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Il Mulino, Bologna, 1974 – In-8, bross., pp. 173. Firma d’app. in antip./rariss. sottol. leggere a matita.
br. Le immagini che il fotografo dona al mondo sono racconti, esperienze, visioni. In questo senso, esse costituiscono un invito alla riflessione, al dialogo, allo scambio di punti di vista, al fine di ampliare la prospettiva originale e di integrare il mondo dell'altro nel proprio. Il fotografo, come il filosofo, propone, suggerisce, stimola. Quando a essere immortalata in una fotografia è una persona, questa può rivedere sé stessa nell'immagine prodotta dall'occhio e dalla sensibilità del fotografo. Farsi ritrarre offre la possibilità di osservarsi da una prospettiva diversa, nonché l'opportunità di fare un'esperienza a volte inedita. Ecco allora che la fotografia inizia a delinearsi come esperienza di rivelazione di sé. Le opere fotografiche riprodotte in questo libro sono ritratti che si ispirano alla figura mitologica di Lilith, simbolo di emancipazione e fascino femminile, che ne Lo Specchio di Lilith è simbolo di catarsi in un percorso estetico ed esperienziale.
22x14 cm; 223, (1) pp. Brossura editoriale illustrata. Prima edizione come nuovo.
Paris, Aux Editions du Monde Nouveau, 1922, in-16, br., pp. 245, (11). Radi segni in matita.
ill., br. Importanti ritrovamenti archeologici e indagini etnografiche mettono in evidenza come le condotte estetiche costituiscano un elemento essenziale dei processi attraverso i quali la nostra specie ha costruito e incessantemente costruisce il proprio mondo e la propria identità. Considerazioni come questa ci spingono ad abbandonare la tradizionale concezione dell'estetico come elemento marginale nello studio delle culture umane, riportandolo nel cuore dell'esistenza concreta degli individui e delle società. Questo libro inaugura una riflessione antropologica fondamentale sulla complessità e diversità dei fenomeni estetici da un punto di vista cognitivo e comportamentale, sociale e individuale, storico ed evolutivo. Nella sua ambizione interdisciplinare, l'autore ha l'obiettivo di parlare non solo agli specialisti dell'estetica filosofica ma anche agli studiosi di scienze umane che nelle loro ricerche entrano quotidianamente in contatto con i fenomeni e le categorie dell'estetico.
Seuil, 1967, édition originale sur papier ordinaire, 327 pp., broché, couverture un peu défraîchie, dos bruni avec nom de l'auteur un peu effacé, état correct.
br. L'orizzonte della riflessione estetica di Diderot, con particolare riferimento alle arti della rappresentazione, al teatro e alla pittura, è stato oggetto nella seconda metà del Novecento di una serie di letture critiche che hanno colto nell'opera del grande enciclopedista uno snodo decisivo per la formazione di uno sguardo estetico della modernità, capace di dialogare con le istanze contemporanee che attraversano gli studi di cultura visuale, le svolte metodologiche della storia e della critica d'arte novecentesche (Fried, Marin. Arasse), la riflessione sulla rappresentazione teatrale e sul ruolo dell'attore (Szondi, Barthes, Ejzenstejn) così come l'interrogazione nei confronti del soggetto e del linguaggio rivolta dal pensiero filosofico contemporaneo (Lyotard, Lacoue-Labarthe). Dall'incontro fra il Novecento e Diderot, qui ricostruito attraverso una selezione di saggi per lo più inediti in italiano, emerge l'immagine di un pensatore al tempo stesso a noi prossimo e distante, capace di parlare alla contemporaneità con forza attraverso la polifonia della sua scrittura, l'apertura alle differenze e alla molteplicità dei saperi e dei discorsi che rendono i suoi testi degli organismi ibridi, dei mostri testuali capaci di dare voce alla "parola degli altri" (Starobinski), come di intercettare e catturare nelle maglie della scrittura le immagini del suo tempo, mettendo in opera un esercizio dello sguardo che lavora negli interstizi fra il visibile e il dicibile.
Milano, Rizzoli, 1987, in-8, pp. 158. Con foto a colori di Giò Belli.
br. Se si eccettuano le poesie giovanili, i primi testi pubblicati da Artaud riguardano la pittura. Sono resoconti dei Salons parigini, secondo una tradizione critica che in Francia fin dal XVII secolo costituisce un genere letterario colto e raffinato. Basti pensare ai Salons di Diderot e di Baudelaire. In questi primi scritti, Artaud delinea una vera e propria teoria della pittura: ricerca una "verità" in pittura, un'espressione, un pensiero. Rifiuta la semplice tecnica, la pittura narrativa, l'effetto decorativo. L'interesse di Artaud per la pittura si connette anche alla sua attività di pittore, attività che, interrottasi nel 1924, sarà ripresa negli ultimi anni. Proprio alla luce dell'ultimo Artaud, i Salons sono rivelatori, non solo perché anticipano molte tematiche che saranno riprese negli scritti della maturità, ma anche perché Artaud è sempre ritornato sui suoi scritti per riscriverli, correggerli, a partire dalla nuove posizioni raggiunte, in una ricerca continua mai definitiva.
Mm 140x225 Collana "Bibliothèque scientifique". Brossura originale, 204 pagine con alcuni disegni in nero nel testo. Prefazione di Jean Duvignaud. Lingua francese - french text. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Georges Bataille fa sfilare davanti agli occhi del lettore le prime figure create dall'uomo non per perseguire uno scopo utile, bensì al solo fine di corrispondere alla sua essenza spiritualmente libera: la caverna dipinta di Lascaux rappresenta la nascita assoluta dell'arte. Questo "miracolo" coincide però con l'apparizione nel mondo dell'uomo stesso e con il congedo dal suo passato animale; arte, umanità ed espressione del sacro compaiono insieme all'origine, concentrate in questa eccezionale testimonianza figurativa. Attraverso una sapiente considerazione delle manifestazioni di queste prime origini (la festa, il gioco, il sacrificio, il divieto e la trasgressione), Bataille ci avvicina a quegli uomini che, come viene affermato nel testo, furono nella storia coloro che cominciarono.
br. Georges Bataille fa sfilare davanti agli occhi del lettore le prime figure create dall'uomo non per perseguire uno scopo utile, bensì al solo fine di corrispondere alla sua essenza spiritualmente libera: la caverna dipinta di Lascaux rappresenta la nascita assoluta dell'arte. Questo "miracolo" coincide però con l'apparizione nel mondo dell'uomo stesso e con il congedo dal suo passato animale; arte, umanità ed espressione del sacro compaiono insieme all'origine, concentrate in questa eccezionale testimonianza figurativa. Attraverso una sapiente considerazione delle manifestazioni di queste prime origini (la festa, il gioco, il sacrificio, il divieto e la trasgressione), Bataille ci avvicina a quegli uomini che, come viene affermato nel testo, furono nella storia coloro che cominciarono.
Signature of Robert Bateman, dated 1990, upon half-title page. Over 175 pages. Focuses upon Bateman the painter and the conservationist. 120 all-new paintings are showcased in stunning full-colour plates. Book clean, bright and unmarked with negligible wear to attractive maroon cloth-covered boards. Dust jacket, which bears closed four inch opening to top edge of back panel at spine, bears light wear and is now preserved in a glossy new archival-grade Brodart cover. Nice copy. Book
163pp.with 116 illustrations (also contains notes, chronology, select bibliography, index,…) 29cm., cloth, dustwrapper (some repaired teares in wrapper), text in english, interior and text VG
Zanichelli, Bologna, 1967 (nuova ed. riveduta e ampliata) – In-8, bross. con sovracc., pp. VII + 295. Sottolineature e annotazioni a biro.
In-8°, leg. in bross. e sov.c. edit., pp. 160. Marginali tracce d'uso alla sovracopertina.
In 16, pp. XIII + (5) + 308 + (13) + (1b) con antip. inc. in rame, vignetta in rame al fr. e due testatine inc. Alcune cc. si presentano uniformemente brunite. Legatura in p. pl. coeva con abrasioni ai p. e lievi mancanze al d. Tagli rossi. Ed. orig. di questo trattato dell'abate Batteux (1747 al fr., ma in realta' 1746) in cui e' ripresa la teoria classica dell'imitazione. Batteux definiva per la prima volta organicamente il sistema moderno delle belle arti. Musica, poesia e arti visive erano esplicitamente separate dalle arti meccaniche ed erano condotte al principio unificatore della 'bella natura' ossia della natura abbellita ed emendata dei suoi difetti. Cfr. Conti, Cassanelli, 'L'arte, critica e conservazione', p. 23.
3 voll. 18 cm, rilegatura mezza pelle fregi e titolo in oro su tassello; pp. xvi, 336; 318; 312; Antica firma ex libris (1805) a due frontespizi
In-8° (cm. 25), pp. 15 (da p. 497 a p. 511). Brossura provvisoria riproducente la cop. della rivista. Segni a biro in cop. Rinforzo di graffe e colla all'intrno del dorso. BATTISTI, allievo di Lionello Venturi a Torino, appena laureato; Questo parrebbe il primo saggio del poi famoso storico dell'arte, e sembra il nòcciolo della pubblicazione omonoima edita nel 1953 (cfr, wiki). In fine, altre 2 pagine di Augusto GUZZI sul filosofo Adolfo FAGGI. Come estratto è ignoto a SBN.
J. J. Pauvert, Libertés nouvelles n° 4, 1968, 190 pp., broché, couverture un peu défraîchie, coiffe inférieure fendillée, état correct.
In-16° pp. 440, bross. edit.
Firenze, G. C. Sansoni Editore, 1948. A cura di Giovanni Macchia. Traduzione di A. Luzzatto. Volume N. III appartenente alla Collana: Scrittori d’Estetica. In 8vo (cm. 21); brossura originale con titoli al piatto e al dorso; pp. (4), 423, (5). PAx
brossura L'arte è passata ovunque nella realtà. Si dice che l'arte si smaterializzi. È esattamente il contrario: l'arte oggi è passata ovunque nella realtà. È nei musei, nelle gallerie, ma altrettanto è nei detriti, sui muri, nelle strade, nella banalità di ogni cosa oggi sacralizzata senza altra forma di procedimento. L'estetizzazione del mondo è totale. Come abbiamo a che fare con una materializzazione burocratica del sociale, una materializzazione tecnologica del sessuale, una materializzazione mediatica e pubblicitaria del politico, così abbiamo a che fare con una materializzazione semiotica dell'arte. È la cultura intesa come ufficializzazione di tutto in termini di segni e di circolazione di segni. Ci si lamenta della commercializzazione dell'arte, della mercantilizzazione dei valori estetici. Ma questo è un vecchio ritornello borghese e nostalgico. Bisogna ben più temere, al contrario, l'estetizzazione generale delle cose. Molto più che la speculazione mercantile, bisogna temere la trascrizione di tutto in termini culturali, estetici, in segni museografici. Questo è la cultura, la nostra cultura dominante, l'immensa impresa di stoccaggio estetico, di risimulazione e reprografia estetica di tutte le forme che ci circondano. Questa è la più grande minaccia, è ciò che io chiamerei il grado Xerox della cultura.
brossura