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ill., br. A partire dall'ultimo scorcio del XIX secolo, la crisi del pensiero metafisico ha trasformato radicalmente il nostro modo di considerare lo "schermo" del sensibile in cui l'arte affonda le sue radici: anziché occultare la verità, si è riconosciuto che esso la rende visibile, mostrandosi possibilità stessa del suo irradiarsi. Muove da qui, nella filosofia francese dell'ultimo Novecento, una tradizione di riflessione sulla pittura inaugurata da Merleau-Ponty e rilanciata da Lyotard, Foucault, Maldiney, Deleuze, Derrida, Nancy, per ricordare solo i nomi più noti. È una tradizione dallo stile inconfondibile, mediante cui la filosofia - invece di assumere le arti a proprio oggetto secondo le arti riflette per interrogarle e interrogarsi su come pensare ed esprimere il nostro mutato rapporto con gli altri, le cose, il mondo. Cercandovi insomma le parole per dirlo e per dirsi. In quella tradizione s'inscrive questo libro, nel contempo discutendola e tentando di prolungarla.
br. L'impatto tra l'arte e le nuove tecnologie elettroniche (dalla computer graphics alla realtà virtuale) è attualmente oggetto di un dibattito esteso a una quantità di saperi e discipline. Ma come è cambiata la natura stessa dell'arte? Come è cambiata la nostra percezione della sua tradizionale funzione di "produzione del nuovo"? La pratica artistica può ancora considerarsi come in passato l'esempio più eminente della creatività umana? Massimo Carboni e Pietro Montani hanno raccolto le pagine di venti maestri sul tema del rapporto tra arte e tecnica. Tra questi: Valéry, Brecht, McLuhan, Heidegger, Adorno, Baudrillard, Maldonado, Lévy.
In-16 (Cm 18,5 x 11,5), pp. 127, brossura editoriale. Collana "Contatti, 7" Terza edizione Novembre 1998. Ex libris alla prima carta. COME NUOVO
Mm 115x185 Brossura editoriale di pp. 239, in ottimo stato. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Mm 150x215 Collana "Aesthetica preprint" - Brossura editoriale, 66 pagine. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE
Tra immagine e parola. Storia dell'arte ed estetica
Carchia, Gianni Retorica del sublime. Roma, Laterza 1990 italian, 187 1990. Copertina editoriale in brossura pieghevole. IX, 187 p. ; 22 cm. B82
In-8 (cm. 22), brossura, titolo al dorso, pp. 229, con illustrazioni in bianco e nero, ISBN 88-8125-392-5. In buono stato di conservazione (good copy).
IN 8°, pp.410, COPERTINA EDITORIALE CON TITOLO IN ROSSO SU FONDO GRIGIO, CON<BR>OTTANTASETTE ILLUSTRAZIONI in b/n.f.t. OPERA IN CUI L'AUTORE STIMOLANDO IL LETTORE,<BR>LO PORTERA' ALLA CONOSCENZA E ALLA RIFLESSIONE DELL'ARTE. I SAGGI, TRATTANO<BR>DEI PROBLEMI PIU' MODERNI ED ATTUALI DELL'ARTE, DELL'ESTETICA E DELLA CRITICA<BR>D'ARTE. OTTIMA CONSERVAZIONE.ID 1798
br. Il pròbleme che l'immagine del cinema moderno pone è lo stesso di fronte a cui si trova la filosofia della differenza del grande libro del 1968, "Differenza e ripetizione": uscire dalla tutela del Tutto-Uno, sottrarsi al percorso verticale e gerarchico della rappresentazione, produrre un differente rapporto tra "io, pensare, essere". La filosofia deve pensare con i propri strumenti, i concetti, un essere che è un terreno di differenze senza gerarchia, un io che esce dai canoni del soggetto trascendentale, un mondo che non è un tutto-uno e che il pensiero non è più in grado di pensare nemmeno come il proprio orizzonte. L'arte (il cinema come arte) affronta lo stesso problema: la frattura del tempo narrativo tradizionale, la singolarità non integrabile in un intero, l'interstizio reso visibile, la dissociazione tra il visivo e il sonoro. Allora, che cosa può pensare il pensiero nelle sue differenti forme? In che cosa consiste la sua potenza, se non può pretendere l'onnipotenza e se l'idea del tutto non può nemmeno più essere il suo orizzonte?
br. Il pròbleme che l'immagine del cinema moderno pone è lo stesso di fronte a cui si trova la filosofia della differenza del grande libro del 1968, "Differenza e ripetizione": uscire dalla tutela del Tutto-Uno, sottrarsi al percorso verticale e gerarchico della rappresentazione, produrre un differente rapporto tra "io, pensare, essere". La filosofia deve pensare con i propri strumenti, i concetti, un essere che è un terreno di differenze senza gerarchia, un io che esce dai canoni del soggetto trascendentale, un mondo che non è un tutto-uno e che il pensiero non è più in grado di pensare nemmeno come il proprio orizzonte. L'arte (il cinema come arte) affronta lo stesso problema: la frattura del tempo narrativo tradizionale, la singolarità non integrabile in un intero, l'interstizio reso visibile, la dissociazione tra il visivo e il sonoro. Allora, che cosa può pensare il pensiero nelle sue differenti forme? In che cosa consiste la sua potenza, se non può pretendere l'onnipotenza e se l'idea del tutto non può nemmeno più essere il suo orizzonte?
br. Sentire è "disporre delle facoltà dei sensi". È qui che comincia l'estetica: prima di contrassegnare, nella modernità, l'oggetto di una specifica disciplina filosofica, estetico è l'aggettivo che descrive uno stato di sensibilità primaria del vivente, una potenza del corpo in attesa del contatto con l'esterno. Ma oggi "chi" sente? Il sentire contemporaneo è innervato, embricato, articolato dalla comunicazione. Il nostro privato - la nostra soggettività - non è mai interamente nostro. L'interiorità è lavorata dalle agencies mediali, ostaggio del marketing, oggetto di contesa nell'economia delle esperienze. Questo libro elabora un'ipotesi: il sentire non appartiene più a un soggetto ma è prodotto da una macchina. Si può estendere al sociale la nozione moderna di macchina, che appare già nell'opera di Marx, alla metà dell'Ottocento? Di conseguenza, che cosa può essere o diventare un soggetto-del-sentire, dunque un soggetto propriamente estetico, se usciamo dalle coordinate del senso comune: interiorità, immediatezza, spontaneità, scelta? E come funziona oggi questa macchina che fa-sentire, e che è insieme estetica ed economica? Com'è un desiderio embricato, coinvolto inestricabilmente nei dispositivi che pre-dispongono del sentire, oggi? E come chiamare il prodotto esemplare della macchina?
br. Che cosa indicavano i Greci con la parola ágalma? Almeno tre grandi direzioni sematiche: quella dell'ornamento e del tesoro, quella del simulacro del divino, e quella dell'immagine informe. È Platone, nel Simposio, a conferire alla parola spessore e peso filosofico. Ma sarà Jacques Lacan, nella cultura contemporanea, che raccoglie e modifica profondamente questi significati re-inventando l'ágalma per noi, nella confluenza tra la potenza del desiderio e gli inganni dell'immaginario. Ripercorrendo alcune delle argomentazioni di Lacan questo libro traccia ulteriori direzioni di sviluppo e amplifica l'elevata densità che il termine racchiude anche nelle deviazioni che suggerisce. Ragionare su ágalma è ragionare sul modo in cui l'immaginario e il desiderio si intersecano nelle nostre vite, per comprendere l'immaginario al di fuori delle retoriche insopportabili che ce lo impongono come costrizione alla creatività, come must dell'epoca postindustriale dei "beni simbolici" e dei processi di valorizzazione pervasivi, come parola magica del paradiso delle merci. Il tutto per restituire al termine ágalma il carattere problematico di evento da pensare, di enigma e di domanda, ma forse anche di illusione vitale.
br. Anima è un'antica parola per indicare ciò che nella cultura occidentale sta alle spalle del soggetto, un'entità che sente, titolare di aisthesis e matrice dell'estetico. Oggi però, dopo il soggetto moderno, il sentire dell'aisthesis non è solo una premessa o la prima tappa della soggettivazione ma piuttosto ciò che ne rimane: un resto o un movimento di fuga. Come pensare l'anima oggi? Oltre l'Estetica come filosofia dell'arte, si tratta di descrivere i caratteri del campo estetico, l'esterno che affetta l'anima: uno spazio sociale dove operano specifici meccanismi di produzione che ci fanno sentire. L'anima: un effetto o una perturbazione del campo.
brossura Flavio Caroli ripercorre le tappe di una scienza relativamente giovane come la storia dell'arte, vista attraverso gli occhi dei «maestri» che lo studioso ha avuto la fortuna di frequentare all'inizio della sua carriera. Ai ricordi personali si affiancano le fondamentali esplorazioni del «pensiero in figura»: carrellate di opere che mostrano le diverse storie dell'arte direttamente dalla penna di Longhi, Graziani, Arcangeli, Briganti, Gombrich e Ragghianti, in un prezioso intreccio di vita e bellezza.
Brossura editoriale in cartoncino semirigido lucido, dalla copertina illustrata, leggermente macchiata. Ritratto di Bulgakov in quarta. Buonissimo lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, velate da tonalità ocra, come i tagli. Volume n. DC ( 600 ) della collana e numero XXII ( 22 ) della serie Storia dell' arte. Estetica. Numero pagine 133. USATO
Scholar's name to ffep (Jenifer Neils). Underlining in pen and pencil to some pages. Includes postcard from Rhys Carpenter to Prof. Mary H. Swindler (dated 1940 in Rome) tipped in. ; The present monograph is a critique not of artistic taste but of artistic behaviour. It makes no attempt to eulogise or appreciate or evaluate ancient Greek art, but [solely to examine Greek artistic procedure and by such an examination to arrive at some fundamental esthetic problems and principles. ; A Midland Book; 177 pages
In-8°, pp. XXII, 348, 25 pregevoli tavole a colori fuori testo, pregevole iincisione su rame alla maniera nera di Alberto Rocco fuori testo a mo' di segnalibro, brossura editoriale con sovraccopertina muta in carta velina. Esemplare numero 37 di 326.
In-8°, pp. VII, 253, 23 tavole a colori fuori testo, pregevole illustrazione monocroma (acquaforte di Ernesto Treccani) fuori testo a mo' di segnalibro, brossura editoriale con sovraccopertina muta in carta velina. Esemplare numero 37 di 326..
In-8, broché, couverture muette de l'époque (dos cassé), (4), 569 p. Née à Venise en 1675, la peintre italienne Rosalba Carriera lança la mode du pastel lors de son passage à Paris en 1720. Spécialiste de portraits de la noblesse européenne de son époque, elle fut élue à l’Académie Royale en 1722. Bon état intérieur.