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DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Il "Poema di noi" (premio Viareggio opera prima nel 1950) è stato scritto negli anni Quaranta. Giorgio Piovano si richiamava a quel filone del "realismo socialista" che allora ispirava molta della letteratura di sinistra. Di fronte all'evolversi degli avvenimenti, al modificarsi dello stesso "modo di far politica", potrebbe apparire anacronistico riproporre oggi - almeno nei termini in cui lo viveva allora l'autore - quel "bisogno di verità e coraggio" di cui ha parlato Davide Lajolo nella prefazione a "Il fuoco e la cenere". In realtà, esiste un tenace filo conduttore tra le attese di ieri e quelle di oggi, come d'altra parte, senza quelle speranze, appare arduo capire la delusione e il disincanto che oggi sembrano serpeggiare in una parte della sinistra italiana ed europea. Sarebbe tuttavia riduttiva una lettura di questi versi condotta solo in chiave politica e nostalgica. La poesia di Piovano è soprattutto emozione, come scrive nell'introduzione un altro poeta civile, Alberto Bellocchio: "Poesia? Quella di Piovano è qualcosa di più. È spettacolo, è rappresentazione drammatica, è un torrente in piena, un affresco a tinte forti che ci sloggia dalle nostre plastificate certezze e catafratte abitudini e ci trascina in strada". Se n'era accorto, fra gli altri, Giancarlo Majorino, che aveva incluso alcune liriche di Piovano nell'antologia "Poesie e realtà", dedicata alla poesia civile italiana del Novecento. Questo poema racconta, celebra, qualcosa che esiste ancora ma ormai non ha più consapevolezza di se stessa: la miriade degli uomini senza storia che vengono sfruttati e “vengono a galla solo quando si compilano "le statistiche dei cataclismi.", di tutti noi insomma. Si capisce che questa miriade da popolo in cerca di libertà si è trasformata in massa di consumatori narcotizzati. Tuttavia, questo poema, anche se si definisce ”anonimo e materiale”, riesce in un difficile intento: a dare un senso alla parola “Noi”, perché parla di cose ormai desuete, la collettività per esempio, in un mondo fatto sempre più di individui soli e in guerra fra loro per un tozzo di pane. Descrizione bibliografica Titolo: Poema di noi Autore: Giorgio Piovano (1920-2008) Incisioni (quattro) di: Giansisto Gasparini Postfazione di: Alberto Bellocchio Editore: Milano: Effigie, Marzo 1950 Nuova edizione: Giugno 2007 Lunghezza: 77 pagine; 23 cm, ill. ISBN: 8889416408, 9788889416402 Collana: Volume 28 di Stelle filanti Soggetti: Poesia italiana, Raccolte poetiche di singoli poeti, Poesie, Classici, Poema degli uomini senza storia, Estetica, Realismo socialista, Premio Viareggio, Artisti realisti nelle campagne pavesi degli anni '50, Anime nobili, Dimenticati, Neorealismo, Epica, Operai, Lavoratori, Poveri, Capannoni, Ultimo canto, Ultimi, Partito d’Azione, Senatori, PCI, Il fuoco e la cenere, Comunisti, Giancarlo Majorino, Lirica, Novecento, Libri Vintage, Fuori catalogo, Anni Cinquanta, Proemio, Letteratura, Italian poetry, Poetic collections of individual poets, Poems, Classics, Poem of men without history, Aesthetics, Socialist realism, Realist artists, Countryside, Noble souls, Forgotten, Neorealism, Epic, Workers, Workers, Poor, Sheds , Last song, Last, Fire and ash, Communists, Opera, Out of print books, Fifties, Proemio, Literature
A clean, unmarked book with a tight binding. Edge wear, small tears, and price sticker to price-clipped dust jacket. 210 pages. 4 7/8"w x 7 1/2"h.
Gallimard, 1946, mention de 26e édition, 254 pp., broché, tranches brunies, traces d'usage, état correct.
Mm 130x195 Invito alla lettura di Lara Vinca Masini. Brossura originale, xix-206 pagine. Copia come nuova con ancora il suo cellophane protettivo originale.
Mm 140x220 Collana "". Atti del 21° Convegno internazionale di studi pirandelliani svoltosi in Agrigento nel dicembre del 1988. Brossura editoriale di 379 pagine. Esemplare in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Paris, Cercle d'Art, 1998; in-8, 470 pp., broché. Pierre Restany est un grand critique d'art et le découvreur des nouveaux réalistes. Il a été également un grand témoin de l'art contemporain de New York et de la nouvelle culture américaine. Très bon état.
ill., br. "Piccola storia della fotografia" di Walter Benjamin, compare per la prima volta nel 1931 sulla rivista "Die literarische Welt", dove viene pubblicata in tre articoli successivi. Si tratta di un testo in qualche modo pionieristico, uno dei primi tentativi di tirare le fila di una disciplina che proprio in quegli anni si andava affermando su più fronti - esposizioni, editoria, grafica - e in modo sempre più massiccio e accessibile al vasto pubblico. Benjamin individua le tematiche e le ricerche che muovono la fotografia dai primi dagherrotipi fino agli autori a lui contemporanei, intrecciando il suo racconto con un dibattito di natura teorica sui legami tra arte e fotografia, ancora oggi di grande attualità. Questa edizione - la prima illustrata in Italia - ripropone alcune delle immagini scelte da Benjamin nel 1931.
Hélène Parmelin Picasso dice.... Milano, Rizzoli 1971 italian, 125 ST1127 Opera con copertina morbida in brossura con alette.
250pp.avec figures dans le texte et 5 planches hors-texte, br.orig., dans la série "Bibliothèque de philosophie contemporaine", très peu de soulignements, sinon en bon état
9780761822912 This listing is a new book, a title currently in-print which we order directly and immediately from the publisher. Print on Demand title, produced to the highest standard, and there would be a delay in dispatch of around 10 working days. For all enquiries, please contact Herb Tandree Philosophy Books directly - customer service is our primary goal
15x23 cm., XI-116 p., 2 ill. in nero n.t. di cui una in anti-occhiello, bross. edit., cop. ill. a col., bibliography, ottimo stato, (Foundations of Philosophy Series). 813
in-8°, 284 pp., figures n&b, broche, couv. Bon état. [109B-12]
2 volumes in-12, demi-chagrin noir, dos à nerfs filetés or, compartiments fleuronnés, titres et tomaisons dorés, (4), ii, (2), 292 p. et (4), 360 p., qqs soulign. "Les cours d'histoire de l'art professés à l'Ecole des beaux-arts par Hippolyte Taine ont été réunis sous ce titre de 'Philosophie de l'art'. Ils ont exercé une profonde influence en France" (Encyclopédie Universalis). Très belle reliure de maître.
TWO VOLUME SET. [BOTH VOLUMES]: 190x125 mm. [292]+[360] pages. Hardcover. Cover corners slightly bumped and slightly worn. Spine edges rubbed. Tipp-Ex marks on spine. Pencil inscription on few pages. Few page edges slightly worn. Pages yellowing. [VOL.I]: Pen inscription on cover. Few pages slightly age stained. [VOL.II]: Few page edges slightly water-stained. [SUMMARY]: Else both volumes in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
2 voll. in 8 rilegati in un unico tomo, pp. 292; 360. Legatura in mz. tl. coeva. Conservate all'interno le copertine originali in brossura.
Présenté par G. de Bertier de Sauvigny, Slatkine Reprints, Ressources, 1980, 360 pp., broché, traces de plis sur le dos, bon état. Bibliothèque Marcelin Pleynet.
In-8, broché, 38 p. (sans couverture). Edition originale. Exemplaire très frais.
Mm 110x180 Collana "I Tascabil" - Brossura editoriale, 84 pagine. Esemplare in condizione di nuovo nel suo cellophane protettivo originale.
pp. 168, in 8°, brossura.
ill., br. "Chi scrive ha tentato in passato una definizione di paesaggio. La dimensione teorica apriva una sfera metafisica sempre più lontana dall'esistenza, astraendo il concetto dalla realtà. Una buona occupazione per il filosofo, ma poco utile per un ambito in continua trasformazione, da svelare per poter agire. Allora l'etica riprese il suo posto, indicato a suo tempo dai filosofi antichi e dai tragici: il suo ruolo di dottrina del luogo dove l'uomo costruisce e agisce". Paesaggio non è una nozione. Eric Dardel lo considera espressione fedele dell'esistenza. In effetti, il tentativo di cercare una definizione ne svaluta la reale essenza che ammiriamo o in cui viviamo, creando un'astrazione povera, priva della sua ricchezza etica. Nell'ampio panorama delle pubblicazioni sul paesaggio questo volume occupa una posizione a sé: la riflessione di un filosofo che raccoglie la propria esperienza tra ricerca e azione, teoria e progetto. Lo studio parte dalla profondità del nostro passato per guardare al futuro di un mondo umano, dove tutela dei luoghi e lettura della storia nella sua evoluzione si conciliano con il processo di trasformazione dei paesaggi, legato agli eventi contemporanei. Lo sguardo è lo strumento che sa cogliere le trame visibili e invisibili di un paesaggio come insieme di elementi eterogenei in relazione tra loro.
Il Mulino 1964. 8°:pp.402n. Cartoncino editor. con sopracopertina.
br. C'è ancora spazio per la libertà dell'uomo in un mondo in cui l'immagine si fa sempre più simbolo vuoto, in cui la tecnologia e le macchine si impossessano sempre di più del nostro quotidiano e i nostri pensieri e i nostri desideri sembrano robotizzarsi ogni giorno che passa? Muovendo da questa fondamentale domanda, Flusser si avventura nell'analisi di una disciplina imprendibile, dai contorni sfumati, in cui il confine tra tecnica e arte, tra riproduzione ed espressione, risulta per definizione ambiguo. Ridotta al mero statuto di duplicazione della realtà, svuotata del suo senso primario di "ricostruzione del mondo", la fotografia è per Flusser l'emblema della pericolosa deriva che oggi rischia di travolgere gli esseri umani: quello di essere schiavi di una tecnica priva di fondamento. Ecco il perché di una filosofia della fotografia: solo attraverso un suo ripensamento l'uomo potrà scongiurare la minaccia di asservimento alle macchine e ridare spazio a quella libertà e a quel senso che nell'era postindustriale sembra avere smarrito.
br. La danza è un'arte vivente dei corpi, fondata sul corpo. Questo dato di per sé evidente, tuttavia, non basta a conferirle lo statuto di un'attività che si esaurisce nella costituzione corporea. Considerando infatti il processo di rottura con la tradizione che la svincola dall'etichetta di arte d'evasione e la inscrive nelle svolte più rilevanti del XX e del XXI secolo, è possibile sostenere che, a un livello più profondo, la danza non muove solo il corpo. Essa, potremmo dire, è un corpo che è più del corpo. È corpo e non è solo corpo. È l'arte di far intravvedere la dimensione originaria della corporeità, di muoverne il suo stesso essere: la "chair". Il testo propone una filosofia della danza attraverso una "filosofia della chair", - a partire dalla originale elaborazione che di questa nozione da Merleau-Ponty - allo scopo di ricollocare la danza nell'evoluzione stessa dell'arte e delle arti nella loro relazione col pensiero.
br. È indubbio che la danza sia un'arte vivente dei corpi. Questo dato di per sé evidente, tuttavia, non basta a conferirle lo statuto di un'attività che si esaurisce nella costituzione corporea. Considerando il processo di rottura con la tradizione che la svincola dall'etichetta di arte d'evasione e la inscrive nelle svolte più rilevanti del XX e del XXI secolo, è possibile sostenere che, a un livello più profondo, la danza non muove solo il corpo. Essa, potremmo dire, è un corpo che è più del corpo. È l'arte di farne intravedere la dimensione originaria, di muoverne il suo stesso essere: la chair. Attraverso l'originale elaborazione che di questa nozione dà Merleau-Ponty, il testo propone una filosofia della danza attraverso una "filosofia della chair", allo scopo di ricollocare la danza nell'evoluzione stessa dell'arte e delle arti nella loro relazione col pensiero.
brossura Ancora sentiamo levarsi dall'Antica Grecia il terribile pianto di un capro sacrificale. Alle urla strazianti di dolore si uniscono i canti commossi e le danze sfrenate in onore di Dioniso: la tragedia nasce come un sacro rituale di compartecipazione al ciclo di vita, morte e rinascita. Nell'epoca del consumismo e del "tutto subito", abbiamo urgente bisogno di una filosofia del tragico, aperta alla complessità simbolica della vita. In questa direzione, l'Euripide di "Baccanti" ci consegna un Dioniso daimon, mediano, misterioso e contraddittorio; incarnazione dell'eccesso panico così come maestro di una puntuale presenza all'istante - l'autentico compito di ogni filosofia. Dioniso lo Straniero, ma secondo soltanto ad Atena nei festeggiamenti; Dioniso l'Androgino, l'irrazionale, l'addolorato: molteplici nomi tentano di definirlo, nessuno riesce mai a comprenderlo. Perché la filosofia dovrebbe dunque, e provocatoriamente, occuparsi del tragico? Cosa significa rispondere a una vocazione al dionisiaco? E perché questo ci riguarda?