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Alberto Consiglio Antologia dei poeti napoletani. , Parenti 1955, Copertina cartonata sporca lievemente con bordi molto stanchi. Tagli, irregolari con barbe, e pagine ingialliti in modo lievissimo. Collana: "Saggi di cultura moderna/13". Buono (Good) . <br> <br> flessibile <br> 519<br>
in-8, pp. 176 illustrate, (42 di pubblicità d'epoca), broch. edit. (appena sciupata dal tempo, minime mancanze alle cuffie) figurata con vignetta e capolettera in rosso, testatine, finalini, vignette, fregi, capilettera in rosso, ed alcune pagine musicali. Buon esemplare.. .
Nuova edizione riveduta, seconda ristampa in buono stato di conservazione. Brossura in cartoncino segnata dal tempo con cima e piede del dorso usurati. Interno integro, pagine ben conservate con tracce di matita. Testo in lingua francese. Tagli non rifilati. Numero pagine 398 USATO
ill., br. Il connubio tra immagini e parole, oggi così pervasivo, ha in realtà una storia ben più antica di quel che si tende a credere, e nobili progenitori tanto celebrati in passato quanto ignorati o trascurati dal presente. Tra questi è da annoverare Andrea Alciato, erudito, umanista, "austero e insofferente" giurista ricordato tra i numi tutelari della gloriosa università di Pavia. Il suo "Emblematum liber" (1531), galleria di situazioni umane trasfigurate in metafore, doveva trasmettere - similmente agli ""Adagia" di Erasmo da Rotterdam, suo corrispondente - un patrimonio di saggezza e moralità facendo ricorso anche all'efficacia del mezzo iconografico. Divenne invece l'archetipo di un genere di letteratura che non solo conobbe successo in Europa fin dalla sua nascita, quasi cinquecento anni fa, ma esercitò un influsso sbalorditivo, tanto da costituire la chiave che dà accesso a molta parte dell'arte e della letteratura successive.
br. Sensuali, maliziose, imprevedibili. In queste appassionanti lettere d'amore, scritte tra il II e il V secolo d.C., si raccontano i corteggiamenti, i baci, le gelosie, i tradimenti, le attese felici e rovinose, le malinconie degli amanti in un abile intreccio di variazioni e ribaltamenti, che spesso conferiscono alla narrazione il respiro di una novella. Impreziosite da dotti richiami mitici e letterari, queste epistole fittizie appartengono a un genere erotico che ebbe una straordinaria fortuna in età antica e bizantina. L'introduzione, scritta a quattro mani da Conca e Zanetto, guida alla comprensione delle lettere e ne sottolinea gli aspetti stilistici rilevanti e i raffinati riecheggiamenti letterari.
Brossura tascabile, copertina segnata da piccole imperfezioni da uso, velata leggermente da polvere, cura B. Pedretti, nota di B. Centovalli, firma di possesso al frontespizio, ben conservate le carte offuscate da ossidazione bruna ai margini, minimo pulviscolo e fioriture ai tagli. N. pag. 142. USATO
Collana I Mosaici/Prosa. Copertina in cartoncino lucido, illustrata ai piatti e dotata di risvolti, che appare in ottime condizioni. Leggere tracce di polvere ai tagli. Dedica con firma al frontespizio. Cerniera salda. Interno integro con pagine pulite e ben preservate. Numero pagine 303. USATO
brossura Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli 'afgancy', i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.
ril. Dopo averci fatto ascoltare in "Preghiera per Cernobyl'" le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievic fa parlare qui i protagonisti di un'altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la "grande causa internazionalista e patriottica"; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione... Gli afgancy, i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un'altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.
br. Nessuno ha raccontato la guerra come Svetlana Aleksievi?, instancabile raccoglitrice di storie e testimonianze, poi restituite nei suoi libri attraverso quella "scrittura polifonica" che nel 2015 le è valsa il premio Nobel per la Letteratura. Il primo volume della raccolta di tutte le sue opere include La guerra non ha un volto di donna, Gli ultimi testimoni e Ragazzi di zinco, la cui traduzione è stata rivista a partire da una nuova versione aumentata e inedita in Italia. Nella trilogia delle Guerre l'esperienza tragica del conflitto - il secondo mondiale e quello in Afghanistan tra il 1979 e il 1989 - è resa attraverso il coro di voci che ne sono state protagoniste, vittime e testimoni insieme. "Per me il percorso dell'anima è più importante dell'accadimento stesso, al primo posto non c'è il 'come è stato' ma come la persona l'ha vissuto, patito, che cosa ha compreso di se stesso nella guerra, nella catastrofe nucleare, nella subitanea disintegrazione di quello che era il suo mondo. Nei miei libri il 'fatto' non è il mero accadimento, ma i sentimenti che ne vengono indotti [...]. È la storia dei sentimenti con la speranza che ogni persona desideri maggiormente conoscere qualcosa che riguarda un'altra persona, piuttosto che la guerra o ?ernobyl'. Raccolgo testimonianze non sul fatto che c'eravamo, ma sul come eravamo. Quali persone. E come rispondevamo alla questione: sì, c'eravamo, ma per che cosa?" (Svetlana Aleksievi?).
ril. «Questo libro non parla di Cernobyl' in quanto tale, ma del suo mondo. Proprio di ciò che conosciamo meno. O quasi per niente. A interessarmi non era l'avvenimento in sé, vale a dire cosa era successo e per colpa di chi, bensì le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto. Il mistero. Cernobyl' è un mistero che dobbiamo ancora risolvere... Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl' è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l'acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre... Più di una volta ho avuto l'impressione che in realtà io stessi annotando il futuro». (L'autrice)
brossura "Venti di Palermo" racconta il sogno di venti testimoni - scrittori, artisti, poeti, imprenditori, politici, intellettuali - che resistono all'insensatezza del nostro tempo, ribadendo e impreziosendo ancor di più, con la loro opera, l'incanto per la nostra città. Venti palermitani che raccontano creativamente, culturalmente, politicamente il proprio rapporto con la città, al fine di restituirle e preservarne la memorabile dignità legittima che noi tutti auspichiamo. Un libro di colloqui, di confronto, di considerazioni sulla contemporaneità: "Venti di Palermo" è il canto unanime alla difesa della bellezza e della libertà del pensiero, prerogativa imprescindibile dell'essere umano. I Venti di Palermo sono: Roberto Alajmo, Letizia Battaglia, Mimmo Cuticchio, Emma Dante, Francesco De Grandi, Francesco Ferla, Salvatore Ferlita, Ignazio Garsia, Francesco Giambrone, Franco La Rosa, Valeria Patrizia Li Vigni, Luigi Lo Cascio, Piero Longo, Dario Mirri, Leoluca Orlando, Elisa Parrinello, Gianfranco Perriera, Aurelio Pes, Tommaso Romano, Cosimo Scordato.
Legatura in cartoncino rigido telato, con titolo in oro al dorso, in tassello arancione, e anche al dorso, protetto da sovraccoperta in plastica trasparente, con bandelle. Buonissimo lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, ossidate da tonalità seppia, come i tagli. Presentazione di Fausto Ghisalberti. Volume n. XII ( 12 ) della collana. Numero pagine 472. USATO
Alessandro Tassoni Prose politiche e morali vol. II. , Laterza 1980, Copertina flessibile cartonata con segni d'uso ai margini; pagine integre; vol. II Molto buono (Very Good) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 467<br>
br. Come definire la bibliomania? Una passione sfrenata per i libri, certo, ma non solo. Essere un bibliomane significa vivere di un amore viscerale per le storie che stanno dietro, dentro, intorno ai libri, amarne la forma quasi quanto il contenuto. Oggetti di culto, beni di prima necessità, piccole grandi ossessioni: i libri ci accompagnano per tutta la vita con la loro presenza silenziosa ed eloquente, talvolta anche scomoda. Innumerevoli scrittori hanno cercato di catturare quella strana alchimia che si crea tra noi e le nostre librerie, la gioia che proviamo nell'arricchirle, la vertigine del riordinarle e le difficoltà di preservarle da molti, insospettabili «nemici»... Questa piccola antologia raccoglie le voci di grandi autori alle prese con questi oggetti così quotidiani e al contempo misteriosi, in un intreccio di aneddoti e consigli, elogi e invettive che ruotano intorno al nostro vizio preferito: quello della lettura.
br. Il lido più lontano è la monografia più completa su "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo. Nella prima parte il libro affronta il romanzo con tre diversi metodi (analisi del racconto, stilistica, variantistica); nella seconda propone un'interpretazione complessiva dell'opera, collocandola all'interno della maggiore letteratura del secondo Novecento italiano: Pasolini, Pomilio, Caproni, Sereni, Elsa Morante. La storia di un Ulisse impossibile, destinato a non tornare mai più alla sua Itaca. Questo libro offre un'analisi generale del romanzo di D'Arrigo ricollegandola al complesso clima culturale e spirituale italiano all'uscita dalla seconda guerra mondiale, affrontando con diversi metodi e punti di vista questa opera straordinaria per invenzione narrativa e potenza dello stile.
br. Il 9 marzo del 1994, all'età di 74 anni, moriva Charles Bukowski. A venticinque anni di distanza, la nuova edizione di questa biografia ricostruisce l'infanzia dolente, gli incontri e gli scontri, i fallimenti e i successi che ne hanno caratterizzato la vita, svelando per la prima volta la personalità autentica e i sorprendenti riferimenti culturali dello scrittore americano. Dalla fama di nazista, coltivata per provocazione, al conflittuale rapporto con i Beat e con le femministe, dagli ippodromi di Los Angeles all'amicizia con John Fante, affiora il ritratto inedito e stupefacente del Bukowski politicamente scorretto che, in ostinata solitudine, ha conquistato e continua a conquistare intere generazioni di lettori.
IN 8°, pp:146, LEGATURA D'EPOCA IN MEZZA PELLE CON TITOLO E FREGI IN ORO, PIATTI MARMORIZZATI. UNA TAVOLA IN ANTIPORTA A SOGGETTO ALLEGORICO INCISA IN RAME A<BR>PIENA PAGINA. EDIZIONE ORIGINALE CONTRAFFATTA DI QUEST' OPERA VIOLENTEMENTE POLEMICA CONTRO LA FRANCIA PER AVERE TRADITO GLI IDEALI DI LIBERTA'. RISTAMPA FATTA A LUCCA NELLA STAMPERIA BERTINI, NEL FORMATO QUASI IDENTICO DELLA PRIMA, COL TITOLO E LA SPIEGAZIONE DEL RAME E, COL RAME COPIATO DA QUELLO DELLA PRIMA, MA IN INCISIONE DIVERSA. PARENTI, DIZIONARIO DEI LUOGHI DI STAMPA FALSI, INVENTATI O SUPPOSTI, pg.126. MINIMA MANCAZA ALLA TESTA DEL DORSO, ALTRIMENTI OTTIMA CONSERVAZIONE GENERALE DI QUESTA RARA EDIZIONE. ID 4815
in-32°; cm 11 x 7; pp. XCIII, (3), 319; leg. pregiata in cartone telato zigrinato con decori figurati policromi, impressi al piatto e al dorso, con titolo a caratteri dorati al dorso e nome della collana in caratteri dorati al piatto ant., e stella d'argento; contropiatti e guardie in carta floreale; tagli a colori screziati; opera facente parte della collana "Piccola Biblioteca Italiana" con lunga prefazione a cura di Rodolfo Renier; scritta "Alfieri" all'occhietto. Rif.: IT\ICCU\TO0\0634604. Cond.: opera quasi in ottime condizioni generali.
ISBN 88-339-0834-8<BR>p. 230
13 x 19, brossura, Milano, Bompiani, Nuova corona Bompiani, 1997, 146 pp. Prose disperse e rare e L'inedito Bagaglio presso a cura di: Cristina Nesi. Raro, in buone condizioni generali, come nuovo.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. PERFETTO, OTTIME CONDIZIONI, MAI SFOGLIATO, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Alfredo Panzini (Senigallia, 31 dicembre 1863 – Roma, 10 aprile 1939) è stato uno scrittore, critico letterario e lessicografo italiano. Laureatosi a Bologna con G. Carducci, fu per quarant'anni professore di ginnasio. Nel 1929 fu nominato accademico d’Italia. Culturalmente e politicamente misoneista, aderì senza entusiasmo al fascismo (scrisse però un romanzo propagandistico: Legione decima, 1934). Da una cultura di matrice carducciana, chiusa nel culto dei classici e di alcuni autori dell’Ottocento, deriva il suo stile ora ironico e colloquiale ora elegiaco, ricco di citazioni. Il gusto per la scrittura saggistica ha un limite nel frammentismo: nel breve respiro dell’apologo o del bozzetto (per esempio gli elzeviri pubblicati su «Il Corriere della sera») si esprime al meglio la sua «prosa d’arte»; mentre le sue numerose opere di narrativa denunciano una sostanziale indifferenza ai saldi impianti strutturali. La lanterna di Diogene (1907), diario poetico di un viaggio in bicicletta, è la rievocazione di un mondo agreste della Romagna come alternativa al modernismo. Lo stesso schema è ripetuto in Viaggio di un povero letterato (1919) e in Il diavolo nella mia libreria (1920). In Io cerco moglie (1920), dietro il tono disimpegnato che assicurò successo al romanzo, traspare la crisi dell’intellettuale carducciano tra le tensioni dell’Italia del dopoguerra. In Santippe (1914) e Il bacio di Lesbia (1937) la cultura classica è ridotta a ritratto vivace di momenti domestici della quotidianità greca e romana. Ma la prova più interessante è senza dubbio Il padrone sono me! (1922), la cui struttura appare più compiuta e si avvale di un impasto linguistico di lessico colto e dialetto romagnolo: la fine del vecchio mondo rurale e paternalistico è rievocata con nostalgia e patetismo. P. è anche autore di saggi (L’evoluzione di Giosuè Carducci, 1894; Il conte di Cavour, 1931) e di un importante Dizionario moderno (1905), in cui registra neologismi e barbarismi della lingua italiana, col puntiglio del purista, incuriosito, suo malgrado, delle novità. "In questo libro [...] si parla della campagna dove si lavora, dove si zappa, si semina, si concima, si miete [...]. Occorre dire con quale poetica grazia, con quanta maliziosa polemica (sic!)?" Descrizione bibliografica Titolo: Il ritorno di Bertoldo. Romanzo Autore: Alfredo Panzini (Accademico d'Italia) Editore: Verona: Arnoldo Mondadori, 1936 Lunghezza: 165 pagine; 20 cm Soggetti: Narrativa italiana, Letteratura, Grandi Classici, Libri vintage, Romanzi, Fiction, Prosa, Literatur, Italienisch, Cause personali dell'amore alla terra, Della sapienza degli antichi, Nuova Antologia, Contadini, Giochi di parole, Podere, Pastori, Concimi chimici, Rastrello, Chiese di campagna, Vino, Preti, Racconti popolari, Bertoldino, vita semplice, sottilissime astuzie, Semplicità, Prime edizioni, Anni Trenta, Italian Fiction, Literature, Great Classics, Vintage Books, Novels, Fiction, Prose, Personal causes of love to the earth, Of the wisdom of the ancients, New Anthology, Peasants, Plays of words, Farms, Pastors, Chemical fertilizers, Rastrello, Country Churches, Wine, Priests, Folk Tales, Bertoldino, simple life, very thin tricks, Simplicity, First editions, Thirties Parole e frasi comuni Alboino allora anatre antichi aratri baccalà bella Bellerofonte Bertoldo bestie beve bianca bicchiere bicchieri braccianti breakfast buoi calanchi campagna campi cancello canto casa colonica Catone chiamano citata pubblicazione città cittadino concimaia concimi chimici condimento contadini mezzadri cucina francese cuoce dame Dante diventa dolce domanda donna Erminia Esiodo fagioli famiglia fieno figlio focolare galaverna gente giorno giovane grano inglesi l'acqua uomo lavori della terra letame luce diffusa macchina maiale mangiare Marcolfa mensa mezzadro occhi opere e i giorni padre padrone pane parlare parola pastore patate pater familias pesce piante poeti polenta popolo posa proprietà prosciutto protidi quintali rastrello reggitora ricchezza rispose romanzo servo della gleba signore solfanelli spiga stalla taglio timido Torquato Ulisse vanga vecchio vedere verso viene vino Virgilio vive
brossura
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