3 376 résultats
br. Riflettere è stata l'attività principale nella vita di Susan Sontag. E scrivere. Riflettere e scrivere sulla malattia e sulla marginalità dei malati, dei pazzi, degli artisti; sulla rottura delle categorie stereotipiche di maschio e femmina o giovane e vecchio; sul rapporto tra amore, eros e amicizia; sulla necessità dell'impegno contro le guerre e della critica alla società occidentale; sul bisogno di reagire all'anti-intellettualismo. Nella sua vita. Susan Sontag ha sperimentato di tutto: la laurea a Harvard e l'insegnamento alla Columbia University insieme alle droghe e al punk-rock dei concerti di Patti Smith al Cbgb; il divorzio e la fuga dall'insegnamento universitario e poi la vita tra New York e Parigi e l'amicizia con Roland Barthes. In "Odio sentirmi una vittima" Susan Sontag racconta che cosa significhi essere una donna intelligente, indipendente e appassionata. Una donna che ha saputo trasformare l'inquietudine esistenziale in un'incessante e fruttuosa ricerca, nella tensione a reinventarsi perpetuamente. Una donna che non ha avuto paura di rivoluzionare tutto più e più volte, muovendosi sempre in terra straniera e sempre scoprendo di essere già in cammino: una vita passata ad andare via, un eterno apprendistato alla vita.
br. Queste interviste a Susan Sontag, raccolte in un arco di tempo che va dal 1975 al 2002, si propongono come un cammino lungo l'evoluzione del pensiero della scrittrice americana. Nella gran varietà dei suoi interessi culturali e politici e nel costante aggiornamento delle prospettive, vi spiccano alcuni punti fermi. Forse il più rilevante è il rapporto col testo e l'esercizio della scrittura come un dovere interiorizzato, come forma necessaria di impegno umano prima ancora che sociale. Le letture più amate, spesso di classici europei - da Gide a Dostoevskij -, l'esercizio costante della citazione e della rielaborazione critica, tutto ci parla di un rapporto con il reale sempre mediato dall'esercizio della scrittura, non come interpretazione, ma come autentico codice in cui la realtà umana si esprime. Il segreto dell'impatto di uno scrittore "impegnato" diventa quindi non l'eteronomia ma una radicale e perseguita autonomia dell'arte, l'unica in grado di percepire le autentiche continuità culturali. La militanza della Sontag in molti temi cruciali del Ventesimo secolo, dal pacifismo al femminismo, fino alle politiche statunitensi dopo 1'11 settembre, è a volte esplicitata, più spesso implicita sotto il tono apparentemente disimpegnato di queste interviste. In realtà le sue risposte seguono il rigoroso senso strutturale di chi è abituato a governare i propri pensieri rispetto a un ideale formale (che coincide con il senso morale), senza preoccuparsi di compiacere l'interlocutore. Come riassume la Sontag a chiusura di una di queste interviste: «Non scrivo perché c'è un pubblico. Scrivo perché c'è la letteratura».
br. Leggendo la recensione di un libro, spesso si ha la sensazione che il recensore s'impegni più a sezionare l'opera solo per il gusto di sfoggiare la propria cultura che non nel provare ad avvicinare il potenziale lettore al testo, oppure, che l'opera segnalata sia frutto di un giornalismo succube di mera informazione pubblicitaria. In questa raccolta di recensioni italiane sono i libri stessi a raccontarsi, e lo fanno con le sole parole in loro possesso, quelle stampate. Grazie agli estratti dalle loro opere ci si avvicina (o riavvicina) a Italo Calvino, Carlo Cassola, Carlo Collodi, Edmondo De Amicis, Beppe Fenoglio, Primo Levi, Paolo Villaggio, Dino Buzzati, Alessandro Manzoni, Pier Paolo Pasolini, Cesare Pavese, Leonardo Sciascia, Ignazio Silone, Mario Soldati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e a tanti altri ancora. Una raccolta adatta a tanti usi, più o meno ortodossi: dar sfoggio di cultura, scegliere che cosa leggere davvero, trovare una mano per i compiti a scuola ma anche una guida per librai e bibliotecari.
br. Vladimir Solov'ëv, tra i massimi filosofi russi dell'Ottocento, più giovane di Dostoevskij di oltre trent'anni, ne fu il grande discepolo spirituale, tanto che Anna Dostoevskaja paragonò il rapporto tra il giovane filosofo e il marito con quello del monaco Zosima con il giovane Alësia de I fratelli Karamazov. Tra il 1881 e il 1883 scrisse tre discorsi in memoria di Fëdor Dostoevskij, nei quali la sola questione che gli sta a cuore non è riferita alla sua vicenda personale, né alla critica delle sue opere, ma da quale idea fu ispirata tutta la sua opera: «A me pare che non sia lecito guardare solo e semplicemente a Dostoevskij come a un autore di romanzi, come a un letterato dotato di talento e d'intelligenza. C'era in lui qualcosa di più grande, e quel "di più" dà luogo alle sue peculiari caratteristiche e aiuta a spiegare l'azione ch'egli esercita sugli altri». In occasione del bicentenario della nascita di Fëdor Dostoevskij, rileggere il ritratto spirituale di un amico e discepolo, onora la memoria di «un apostolo e di un profeta che come nessun altro nella letteratura russa, è riuscito a dischiudere ai suoi contemporanei sino a noi oggi la bellezza della fede cristiana» (Hilarion di Volokolamsk, dalla Prefazione).
br. «Queste prose di varia materia e ispirazione, scritte dal 1925 a oggi e che hanno, stando all'avvertenza dell'autore, come filo unitario il loro carattere ambiguo, "oscillante tra l'asciuttezza dell'aforisma e il pieno abbandono del colore", sono senza dubbio, per nitore formale e magia delle illuminazioni che le sorreggono, tra le pagine più belle donate in questi ultimi anni alla nostra letteratura. Bisogna pensare, come modelli, a certe prose di Valéry e di Alain, per ritrovare un uguale gusto di scelta, di invenzione e di stile; bisogna, inoltre, riferirsi a certe "variazioni" di Borges per cogliere un esempio simmetrico di trasparenza linguistica e di calcolate distillazioni di contenuti fantastici e morali». (Domenico Porzio)
br. In questo romanzo convivono narrativa e storia attraverso personaggi e fatti che fanno da sfondo ad un avvenimento dai contorni tragici verificatosi nel 1911 a Itri, piccolo paese in provincia di Caserta.
ill., br. Ancora un volo per quell'ometto dal mantello e dai capelli color del grano: il piccolo principe festeggia settant'anni di vita da supereroe del mercato editoriale. Diventato un fenomeno virale, il protagonista di questo classico della letteratura ormai pervade ogni canale mediatico e prosegue il suo cammino planetario nelle traduzioni più strabilianti. Una miriade di principini, con vesti diverse, migrano da un mezzo al'altro: ecco come una storia può percorrere lunghi viaggi, arrivare così a farsi leggere, ascoltare, vedere, toccare e vivere, saltellando attraverso media diversi. In queste pagine l'autrice ci consegna una documentata riflessione, una sorta di guida per potersi orientare tra i diversi codici narrativi del medesimo racconto e personaggio, secondo un approccio "crossmediale" che, oggi, interessa in particolare una letteratura per l'infanzia e l'adolescenza sempre più contaminata, non soltanto nei generi.
brossura
brossura
In 8, leg. ed. con sovracc., pp. 223.Prima ed.Leggere tracce d'uso alla sovracc., leggeri segni del tempo ai tagli, interno in ottime condizioni.Luogo di pubblicazione MilanoEditore MondadoriAnno pubblicazione 1982Collana Scrittori italiani e stranieriMateria/Argomento Prosa, NarrativaPrima Edizione Sbr>
in-16, pp. 260, brossura editoriale con sovracoperta figurata a colori conservata. Bella prima edizione di volume autobiografico che racconta l'infanzia dell'artista spesa Bombone, presso Rignano, tra i poggi e le colline del Valdarno. "... un libro nel quale, sullo sfondo di una rappresentazione vivacissima del mondo fine ottocento nella campagna toscana, balzano in rilievo pagine di grande poesia" (dalla seconda di copertina). Ottimo esemplare, piuttosto fresco e con la schedina bibliografica a cura dell'editore ancora conservata all'interno.. Gambetti p. 452..
br. Nell'epoca di internet, della frammentazione delle informazioni, della spettacolarizzazione della cultura, della frenetica corsa al consumo e al successo individuale, che ruolo può ancora avere lo scrittore? In cosa consiste la sua rilevanza? Scrivere può ancora essere un gesto politico? Quanta importanza ha la tecnica? Cosa serve per scrivere bene? Da cosa si misura il valore di un libro, e del suo autore? Che significa scrivere onestamente? Zadie Smith affronta queste domande in maniera intelligente e diretta, partendo proprio dalla sua esperienza di autrice e dalla sua acutezza di critico culturale: ne escono pagine che sono al tempo stesso un vademecum per gli aspiranti scrittori, una brillante provocazione verso gli intellettuali, e uno spunto di riflessione affascinante per chiunque ami la letteratura.
br. Sei brevi saggi scritti fra marzo e maggio 2020, nati dall'attualità ma con un respiro universale. La fragilità del corpo, la rimozione della morte, il valore del pubblico e del privato, il privilegio sociale e la sofferenza, l'uso del tempo, l'incontro con l'altro e i modi in cui ci mette in crisi e ci arricchisce, il disprezzo come virus che infetta le persone: sono questi i temi su cui riflette Zadie Smith durante la primavera della pandemia e delle lotte antirazziste. Mescolando aneddoti personali, ricordi, suggestioni letterarie, idee politiche, non offre facili tentativi di conforto o un semplice diario delle proprie emozioni, ma con la lucidità appassionata che da sempre contraddistingue la sua scrittura saggistica ci dà stimoli per un pensiero critico, solidale e fecondo in un periodo di smarrimento e crisi globale.
br. La mossa del cavallo è un libello, costituito da una raccolta di "saggi e articoli" che pubblicò Sklovskij in Russia sul giornale "Vita dell'arte". Gli articoli, del testo sono brevi, acuminati, talvolta parlano di eventi e personaggi, altri raccontano storie, quasi sempre attorno a fatti di arte, artisti, scrittori, registi della scena pietroburghese per lo più. Sklovskij fu amico di Pasternak, Gorkij, Majakovskij, Brik, etc. e da buon futurista, fu un maestro nel rimanere in equilibrio tra realtà e surrealtà. Il quadro che traccia, della società artistica e culturale di San Pietroburgo è interessantissimo e avvincente.
ril. Quel che l'autore ci propone è un viaggio innamorato e capriccioso nella lirica d'ogni tempo e Paese: cogliendo l'occasione di una rubrica giornalistica, Siti ha scelto e commentato testi che spaziano dall'antica lirica greca alla contemporaneità, attraverso il misticismo medievale e il barocco seicentesco, e poi il simbolismo e oltre. Nella grande varietà dei contesti, la lirica mantiene comunque e sempre un'aria di famiglia - legata all'idea che il poeta sia il trascrittore di parole che giungono da Altrove: che si chiami Dio, o il vuoto dello zen, o l'inconscio, o la segreta alchimia della natura. O la follia, perfino. Quella della poesia è una lingua speciale che si stacca dagli stereotipi quotidiani, facendoci sentire che comunicare e basta è toppo poco. Ora che la lirica, almeno in Occidente, sembra entrata in un cono d'ombra (lacerata com'è tra nostalgia e insopportabile semplificazione), questa mini ma e tendenziosa antologia può funzionare da antidoto, purché il lettore si attenga a semplici istruzioni per l'uso: 1) non leggere le pagine per ordine ma saltare, seguendo l'estro personale o costruendosi categorie alla Borges (i trentenni, i suicidi, gli omosessuali, gli spagnoli...); 2) dare un'occhiata all'originale anche quando non ne conosce la lingua; 3) leggere prima la poesia, poi il commento, poi di nuovo la poesia, che allora si aprirà come quei fiori liofilizzati che immersi in acqua ritrovano la primitiva bellezza.
br. "Eppure io che ho settant'anni, e provengo da quella che un tempo si chiamava la classe operaia, ricordo il piacere di pagare: una sensazione di trionfo, o almeno di soddisfazione profonda, le prime volte che potevo procurarmi, pagando con soldi guadagnati da me, qualche piccolo lusso".
br. Se tra Sette e Ottocento lo spazio viene faticosamente costruito anche in letteratura per rispondere a specifiche esigenze della razionalità borghese, lo sperimentalismo novecentesco tende a negare le certezze acquisite e, dunque, a destrutturare lo spazio tradizionale rendendone aperta e indeterminata la percezione. Questa configurazione spaziale del cosmo letterario può presentarsi come possibilità di fuga e creazione di una geografia fantastica non meno priva di valore gnoseologico (si pensi al fantasticare dell'Arturo morantiano sugli atlanti geografici) o scaturire dall'esperienza personale che elegge il luogo di origine come punto di fuga di ogni prospettiva spaziale [...] Da questo complesso quadro di approcci critici nasce il volume in onore di Matilde Dillon Wanke che al tema del paesaggio e dello spazio ha dedicato tanta parte delle sue ricerche.
In 16? (cm 17,5), Brossura, pagg.251 cop. ill., testo in inglese,. Lievi mende al dorso, segni del tempo alla cop., ma buon es.
In 24, br., sovracc., pp. 171, parzialmente intonso.Prima edizione.Ininfluente mancanza al dorso, ordinari segni del tempo. Ottime condizioni.Luogo di pubblicazione RomaEditore O.E.T.Anno pubblicazione 1945Collana Confidenze 5Materia/Argomento Saggistica, ProsaPrima Edizione Sbr>
brossura Si parte dall'ipotesi che esistano menti di tipo femminile e menti di tipo maschile e si arriva alla conclusione che esistono "lingue maschili" e "lingue femminili". In questa ottica la lingua inglese è "femmina" mentre le principali lingue del continente europeo sono "maschi". La parte psicologica dell'opera è basata su "Tipi Psicologici", vasta opera di C.G. Jung. La parte linguistica è basata sulle opere di Virginia Woolf perché ritenuta grande interprete della psicologia della lingua inglese.
br. Un memoir, i ricordi dell'autore: la sua famiglia, la famiglia d'origine della madre, i due villaggi che l'hanno visto bambino. E i personaggi veri che popolano Leoncin e Bilgoraj - il padre sognatore, ingenuo, fragile, affascinato dal chassidismo con la sua vena mistica, le sue danze e i suoi canti, ma incapace di mantenere la famiglia a un livello accettabile; la madre, donna colta e intellettuale; il nonno, rabbino autorevole e benestante; la nonna, regina di una cucina generosa e affollata - sono, se possibile, ancora più vivi e originali di quelli dei romanzi, come se l'autore, mentre scrive, stesse rivivendo quei giorni lontani, e li raccontasse con lo stesso sguardo critico, ironico, ma affettuoso e tollerante che gli appartiene sempre. Una storia vera, calata nell'ambiente ristretto di due villaggi d'antan, che in realtà rivela un intero universo.
<p>19 cm, ril. edit, titolo in oro al dorso, sovracop. ill. a colori, p. 301.</p>
brossura
In 16? (cm 17,7), Brossura, pagg.286 testo in inglese, piccola mancanza al dorso e all'angolo inferiore del piatto anteriore e della prima carta, ma buon es.
br.