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br.
In 8', leg. p. ed. ideata da Anita Klinz e riproduce un autografo di Umberto Saba, pp. 109, con due disegni di Renato Guttuso e uno di Carlo Levi, prefazione fi Giacomo Debenedetti; di questo volume l'editore ha fatto stampare nel mese di dicembre dell'anno 1959 223 copie che costituiscono l'edizione originale, di cui 199 numerate da 1 a 199 e 24 non venali contrassegnate dalle lettere dell'alfabeto: nostro es. n. 4. ; abrasionie piccola rottura al piedee alla testadeldorso, abrasioni anche ai margini e agli ang. dei piatti, interno in buono stato, lievei segni del tempo. Prima edizione.Luogo di pubblicazione MilanoEditore Il SaggiatoreAnno pubblicazione 1959Collana Biblioteca delle Silerchie-XXIXMateria/Argomento Letteratura, Prosa, PoesiaPrima Edizione si
br. Figura faro della letteratura egiziana, nata nel 1931 in un piccolo villaggio sul delta del Nilo, Nawal alSa'dawi ha la mente affilata come una spada. E con quest'arma, l'arma dell'intelligenza e della scrittura, ha combattuto fin dall'infanzia una battaglia contro l'emarginazione sociale, contro il sistema politico, contro il pensiero retrogrado e contro le indicibili violenze perpetrate contro le donne. Nel suo "Memorie di una donna medico", pubblicato nel 1958 e tradotto in America alla fine degli anni Ottanta, si chiede: "Perché da piccola ero triste all'idea di non poter volare come le colombe e non sopportavo quelle perdite di sangue che sporcavano le donne ogni trenta giorni?". Così cominciò prestissimo la sua lotta contro gli ingranaggi che le stavano divorando i primi anni di vita: dal non poter fare i giochi dei maschi al dover indossare un abito bianco per un forzato fidanzamento... che Nawal al-Sa'dawi rifiuta con forza. Fugge via! Fugge dall'autorità paterna e materna, dai vincoli famigliari, dagli affetti che possono rivelarsi una prigione, si taglia i capelli cortissimi, si chiude nel suo mondo di libri e di solitudine, si laurea brillantemente in medicina e diventa un medico di successo. Belle le pagine che descrivono il suo contatto con la malattia e con la morte, che tocca con mano eseguendo autopsie, che tocca con l'anima compartecipando alla sofferenza altrui. Con sguardo costantemente critico Nawal al-Sa'dawi ci conduce nella sua biografia, che è quella di una donna dolce e forte, compatta e lacerata a un tempo, fino al momento in cui anche per lei, così apparentemente cinica e distante, arriverà l'amore. Tuttora considerata una delle opere fondamentali del pensiero femminista arabo, "Memorie di una donna medico" affronta temi e questioni che sono ancora pericolosamente attuali.
Mm 155x240 Brossura editoriale di pp. 135, priva del piatto posteriore, fioriture diffuse, testo ben fruibile. Simpatica raccolta di rime giocose ed epigrafi scherzose, opera in buone condizioni.
Volume numero "6" della collana di traduzioni a cura di Arturo Farinelli "I grandi scrittori stranieri". Cura del tomo di Maria Luisa Cervini. Sovraccoperta ingiallita dal tempo mostrante abrasioni ai margini ed al dorso e leggere tracce di usura da sfregamento ai piatti. Coperta rigida marrone con titoli impressi in oro al dorso ed al piatto anteriore. pagine naturalemtne ingiallite dal tempo dai bordi a barbe cotti e logorati non recanti impedimento alcuno alla leggibilità. Numero pagine 301. USATO
S. BARZILAI Palcoscenico e platea. Memorie della scena di prosa. Milano, Garzanti 1940 italian, 286 ST1096T Brossura editoriale, volume in discrete condizioni, abrasioni agli angoli della copertina, tavole fuori testo in b\n, pagine leggermente sfalzate 286 pagine circaCopertina come da foto
(20)S. Original Karton mit illustriertem Deckeltitel und Original Deckel-Ausschnitt, in dem eine sw Porträt-Photographie vom darunterliegenden Titel zu sehen ist. Mit einem kleinen montierten Nummernschildchen am Rücken, sonst gut erhalten. Enthält eine kurze Autobiographie, Gedichte und 2 Prosastücke.
br. «Sembra qui che la natura si rivolti contro le conquiste dell'uomo e si burli della civilizzazione, non opponendole ostacoli invincibili, come nelle Alpi, ma abbellendola, come nella pittura!» (Astolphe de Custine, 1812). La Calabria in un itinerario storico-letterario-esperienziale da leggere attraverso gli sguardi di viaggiatori francofoni che la visitarono e raccontarono, alla fine del Settecento e lungo l'Ottocento, spinti dalle più variegate esigenze. Giovanni Russo ha studiato, raccolto, selezionato e tradotto dal francese memorie e testimonianze, di cui alcune inedite, per creare e ricomporre un vero e proprio percorso rigenerante nell'eredità dello sguardo. Riflessioni, in forma epistolare, diaristica e intellettuale, nate per condividere i resoconti culturali, antropologici, emozionali e paesaggistici di una terra che oggi per molti aspetti non esiste più. Un volume che aiuta a ritrovare le costanti e i mutamenti dell'anima di un territorio, trasformando il viaggio e la scrittura in occasioni di scoperta e riconoscimento.
In 16, br., pp. 124.Copia vissuta: nastro adesivo al dorso e all'interno per tenere i piatti, leg. lenta, strappi al piatto post., dedica di app. all'occhielloLuogo di pubblicazione NapoliEditore Editrice TirrenaAnno pubblicazione s.d. Materia/Argomento Poesia, ProsaCondizione Titolo Usato - Accettabile
br. Risultato di una decennale fascinazione per la prolifica autrice nippo-tedesca Yoko Tawada, il volume costituisce la prima monografia in lingua italiana su una figura e un'opera già ampiamente analizzate in Europa e oltreoceano. Se da una parte s'intende presentare l'opera di Tawada e le complesse articolazioni della sua scrittura in termini di appartenenza, genere, identità ed estraneità, dall'altra viene elaborato un confronto con il pensiero di Kafka. Si tratta infatti di uno scrittore emblematico dell'idea di contatto tra forme (trans)culturali e (trans)identitarie. Il percorso delineato formalizza tale confronto, in primo luogo intorno alla loro concezione di linguaggio e di estraneità e, secondariamente, sulle modalità rappresentative della metamorfosi; intesa sia in un'accezione "fisica", sia di "trasformazione e peregrinazione" testuale ed estetica.
br. Risultato di una decennale fascinazione per la prolifica autrice nippo-tedesca Yoko Tawada, il volume costituisce la prima monografia in lingua italiana su una figura e un'opera già ampiamente analizzate in Europa e oltreoceano. Se da una parte s'intende presentare l'opera di Tawada e le complesse articolazioni della sua scrittura in termini di appartenenza, genere, identità ed estraneità, dall'altra viene elaborato un confronto con il pensiero di Kafka. Si tratta infatti di uno scrittore emblematico dell'idea di contatto tra forme (trans)culturali e (trans)identitarie. Il percorso delineato formalizza tale confronto, in primo luogo intorno alla loro concezione di linguaggio e di estraneità e, secondariamente, sulle modalità rappresentative della metamorfosi; intesa sia in un'accezione "fisica", sia di "trasformazione e peregrinazione" testuale ed estetica.
Art stamp on half-title page. No marks or inscriptions. No creasing to covers. Lowest 2 cm of spine strip missing. A clean very tight copy with unmarked boards, dusty page edges and no bumping to corners. Tucked in are (1) signed 'Good Wishes' slip of same format as book, (2) a number of old small newspaper cuttings.. 64pp. John Ruskin's thoughts on literature, painting, the Queen's gardens, architecture, drawing, laws and government. Illustrations after J.M.W.Turner. Undated, signed slip dated 1917. Scarce.
brossura Una guida turistica raffinata e una lettura deliziosa: questo offrono le sei lettere delle "Mattinate fiorentine", pubblicate tra il 1875 e il 1877, in cui Ruskin sviluppò i temi relativi all'arte e alla storia di Firenze maturati attraverso i suoi ripetuti soggiorni nella città toscana. Egli concentra la sua attenzione su singole opere d'arte ed edifici, visti sullo sfondo delle vicende politiche della città nel corso dei secoli. Il libro conduce il lettore attraverso sei itinerari che illustrano i monumenti più famosi dell'arte fiorentina, da Santa Croce, a Santa Maria Novella, al Duomo, al Campanile di Giotto. Un percorso che si illumina di osservazioni personali sui dati del passato e del presente, sulle strutture architettoniche, sui soggetti artistici.
brossura Fernando Pessoa non è stato un poeta ma tanti poeti. In Pessoa non è contenuta una letteratura ma tante letterature. Con la sua attività poetica, così vasta e complessa, è un autore in continuo svolgimento ancora oggi a oltre settant'anni dalla sua morte. L'obiettivo di questo lavoro è stato quello di ripercorrere l'attività poetica di Pessoa, attraverso la funzione intermediario esercitata dello scrittore e intellettuale italiano, Antonio Tabucchi, che è stato il maggior conoscitore, critico e traduttore dell'opera del poeta portoghese. Tabucchi ha inoltre attinto ai concetti della saudade, della finzione e della maschera, tanto cari a Pessoa, per dare vita ai suoi romanzi, che rappresentano una parte importante della letteratura italiana contemporanea.
8° ril. edit. sovracc. fig. testo latino, introduzione, versione e note di G. Baraldi -. Libri III - VI; pp379, come nuovo
In 16? (cm 19,7), Leg. edit. tutta tela, pagg.410 traduzione di Nash Hercus, rare lievi fioriture all'interno, leggeri segni del tempo alla cop. buon es. Quinta edizione
br. Nell'ultimo trentennio sono affiorati sporadicamente nell'editoria italiana alcuni nomi di autori e titoli di testi francesi. La frammentarietà della ricezione dipende in parte anche dalla natura stessa della letteratura contemporanea, non assestata in un pantheon di personalità acquisite e di direzioni consolidate. A partire dagli anni Ottanta, nuove generazioni di scrittori d'Oltralpe hanno avuto bisogno di tempo per affermarsi e imboccare progressivamente vie che infondessero linfa più vigorosa a una narrativa condizionata dallo sperimentalismo precedente. Ne è scaturita tra fine Novecento e inizio Duemila una produzione ricca, articolata e creativa (centinaia di nuovi titoli e numerosi esordi ogni anno, con rilevanti punte di qualità) che ha contribuito a estendere le stesse valenze del romanzo, sconfinando anche in altri territori di genere, come l'autobiografia, il saggio o il reportage. Il volume offre al lettore una mappa ragionata di tendenze: dal romanzo ludico e minimalista al rapporto narrativa/storia, dalla relazione romanzo/società alle scritture di sé, autobiografia e autofinzione.
In 8, cm. 15,5 x 23, pp. XVII + 313 + (13). Brossura editoriale con sovraccoperta trasparente. Tiratura limitata a 300 esemplari stampati su carta a mano della Cartiera Ventura in carattere Garamond, (nostro non numerato). Ottimo esemplare. Raccolta di prose liriche di Lio Rubini a cura di Renato Majolo. Preludio di Carlo Bo.
br. Pubblicata per la prima volta nel 1891, viene qui proposta una lettura originale della Leggenda del grande Inquisitore, racconto inserito da Dostoevskij nei Fratelli Karamazov. Il confronto drammatico tra la figura di Gesù e quella del grande Inquisitore testimonia il contraddittorio rapporto dello scrittore con il cristianesimo nelle sue diverse forme storiche. Sebbene della Leggenda di Dostoevskij si siano occupati molti autori, l'interpretazione di Vasilij Rozanov è particolarmente incisiva e attuale: più che a una critica letteraria siamo di fronte a un'indagine filosofica che ben si attaglia ai problemi dell'uomo contemporaneo.
brossura Le pagine di "Guerra è pace" sono dedicate agli ultimi eventi che hanno sconvolto il mondo intero: l'attacco dell'11 settembre alle Twin Towers di New York e la risposta americana del 7 ottobre. La sua voce forte, polemica, piena di rabbia ma anche di compassione per le vittime, di qualunque bandiera e religione, si leva anche per condannare in modo lucido e documentato i rischi della globalizzazione dell'economia mondiale; della privatizzazione delle risorse energetiche; del divario tra Oriente e Occidente; della guerra nucleare, in cui il nostro nemico sarà la Terra stessa i cui elementi si volgeranno tutti contro di noi. Arundhati Roy sottolinea con forza la necessità a riprendere in mano il proprio futuro.
br. Alla fine del 1920 Joseph Roth si trasferisce a Berlino, collaborando con la Frankfurter Zeitung e altri quotidiani. Proseguendo la tradizione viennese del feuilleton, Roth porta questo genere a una moderna forma di reportage letterario, e si pone come appassionato testimone e acuto osservatore della vita sociale del suo tempo. I reportage qui raccolti ci offrono una sorprendente e personale visione della Berlino degli anni Venti, una città che si propone come asilo per rifugiati ebrei, russi, turchi, armeni, greci, una metropoli di persone senza fissa dimora, di mendicanti, di senzapatria che lottano per la propria sopravvivenza. Roth accompagna il lettore alla scoperta di luoghi significativi, primo fra tutti lo Scheunenviertel, il quartiere che un tempo dette rifugio ai molti ebrei esuli dell'Europa dell'Est, un mondo vitale e variopinto che "puzza di cipolle, pesce, grasso e frutta... ", e di cui Roth si serve anche per fare una sofferta e acuta riflessione sulla questione ebraica. Ma c'è anche la Berlino delle avanguardie, dal volto moderno, borghese e benestante, cui Roth non risparmia scetticismo e ironia su temi quali il traffico, l'architettura, la politica, la moda, i grandi magazzini, il ritmo frenetico della metropoli in espansione e la commercializzazione dell'industria del divertimento. Ogni luogo, con i suoi bizzarri ed eccentrici individui - tra cui accattoni, prostitute, ballerine, magnaccia, garzoni di bottega, artisti... - che popolano le notti e i quartieri berlinesi, nonché la gente comune osservata nella sua quotidianità, diventa per Roth l'occasione di penetranti considerazioni storiche e sociali, descrizioni piene di simpatia nei confronti degli emarginati, e di accusa e denuncia del conformismo dei tempi nuovi che porta alla perdita di identità e all'appiattimento dell'individuo. Roth ci regala insomma un quadro variegato, divertente e sofferto di una città inquieta e in continua espansione che ha rappresentato una grande rivoluzione culturale e dei costumi.
br. Viaggio in Albania, qui per la prima volta tradotto in italiano nella sua interezza, raccoglie l'insieme dei reportages che il grande narratore scrisse in occasione del suo viaggio in Albania nel 1927 in veste di corrispondente della "Frankfurter Zeitung". Scritti con l'humour e la sensibilità ben noti ai suoi lettori, gli articoli sono penetranti descrizioni di quei luoghi: la terra e la natura aspra; il popolo albanese con le sue peculiarità e tradizioni, i suoi cerimoniali nazionali e lo stile di vita; le antiche città dalle suggestioni bibliche e quelle più moderne protese faticosamente al raggiungimento di una qualche forma di progresso: il tutto senza rinunciare mai alla notazione pittoresca, né ad un'attenta analisi storico-politica. L'autore è colpito soprattutto dagli elementi ancora arcaici che caratterizzano il popolo e i costumi albanesi in quei primi decenni del Novecento; a paragone del grande e ormai smembrato impero da cui Roth proveniva, questa ex provincia dell'impero ottomano non poteva non apparirgli ben distante dalla 'civilizzata realtà che aveva conosciuto, sebbene con la consueta ironia Roth non risparmi nemmeno gli stessi 'europei', osservando che molto spesso tradizioni e costumi occidentali non risultavano poi così differenti, e a volte neppure superiori. Lungi dall'essere solo un marginale frammento nell'opera dello scrittore austriaco, questo racconto ha per il lettore italiano un interesse e un'attualità ancora maggiori: quella cioè di una lucida testimonianza sulla cultura di origine - solo in parte modificata dai decenni di totalitarismo marxista-leninista - di un popolo divenuto ormai una componente, sempre più positivamente integrata, della nostra società.
br. Nell'autunno del 1928, Joseph Roth è in Italia, inviato dal quotidiano «Frankfurter Zeitung» per raccontare ai lettori tedeschi il paese di Mussolini. I suoi reportage sono un piccolo capolavoro di giornalismo letterario, in perfetto e singolare equilibrio tra ironia e profonda inquietudine. Roth racconta il pervasivo culto della personalità del Duce, il clima di delazione e lo stato di polizia, l'asservimento della stampa e la censura, le sotterranee forme di opposizione. Il suo sguardo si sofferma sui particolari - l'abbigliamento di una camicia nera o l'ambigua gentilezza del portiere d'albergo che lo spia - e adotta un tono leggero, a tratti umoristico, dietro il quale però lascia emergere, sempre più netto, il grido di allarme. Nella chiave di un pessimismo non ancora disperato, Joseph Roth ci consegna così una lucida e impietosa testimonianza sull'Italia del Ventennio.
In 8? (cm 20,5), Cart. edit., pagg. sovracop.iIll. a colori, pagg. 307, segni del tempo alla sovracop., ma buon es. Supplemento a "Famiglia Cristiana" n. 37 del 13 settembre 2003
br. Come si raccontano gli Stati Uniti d'America? Perché siamo da sempre così legati e attratti dalla loro letteratura? Enrico Rotelli incontra più di venti degli autori americani di maggior talento, da Maaza Mengiste a Jeffrey Eugenides, da Yiyun Li a Michael Chabon, senza dimenticare punti di riferimento generazionali come Erica Jong e Lawrence Ferlinghetti. Premi Pulitzer, poeti laureati e voci nuove, tutti si confrontano da punti di vista diversi sulle speranze, le disgrazie, le lotte e le ipocrisie che la scrittura è chiamata a cogliere e raccontare. Un libro corale che esplora alcuni dei temi, dei luoghi e delle domande di questa terra di immigrati che crediamo di conoscere, e invece ogni giorno viene riscritta con narrative e voci sempre nuove e differenti. Un segno di devozione alla letteratura di questa terra d'oltreoceano, che ormai ha una storia di più di duecento anni ma è spinta senza posa verso il futuro, ricordando quanto scrive Cesare Pavese nella prefazione alla sua traduzione di Moby Dick: "Avere una tradizione è meno che nulla, è soltanto cercandola che si può viverla"