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brossura Siamo entrati, da bambini, nella civiltà della scrittura usando le parole della vita, emme come mela. Con le parole della letteratura il Sillabario di Guglielmina Rogante ci riporta al senso profondo, al profumo della vita e della civiltà, della cucina e delle sensazioni dimenticate. Un dizionario delle fragranze e delle sinestesie che la letteratura e la memoria restituiscono ai cibi, una porzione di immaginario alimentare del nostro tempo.
in-8, pp. 173 con numerose tavole a colori n.t., (3), broch. edit. figurata a colori. Prima edizione in volume delle novelle, che erano apparse settimanalmente sul quotidiano ''Paese Sera'' dall'agosto 1972 in poi. Buon esemplare.. .
ROCCO SCOTELLARO L'UVA PUTTANELLA CONTADINI DEL SUD. , UNIVERSALE LATERZA 1964, Volume in copertina morbida cartonata, dorso imbrunito, indoratura, minimi segni di uso. Gli interni si presentano ingialliti, si notano segni di sottolineatura a matita cancellabile che non influiscono su una lettura scorrevole. Tagli ingialliti e regolari, rilegaura regolare. Prefazione di Carlo Levi. Mediocre (Poor) . <br> <br> <br> 312<br>
br. Questa edizione de "Il Mondo salvato dai ragazzini" approfondisce il lungo percorso morantiano dell'autrice con nuove acquisizioni critiche. Al rapporto Morante-Nanini si aggiunge il confronto Morante-Ferrante: realtà e finzione, Storia e storie, infanzia, formazione, amicizia, dolore, l'ambivalente rapporto madre/figlio. Pur confermando l'unicità di Elsa Morante, si individuano qui temi e consonanze nella scrittura di Elena Ferrante, scrittrice senza volto. Dal mistero connaturato alla figura della Morante, al mistero costruito intorno alla Ferrante per un'identità negata, all'anticonformismo comune ad entrambe, in lotta contro gli stereotipi intorno alla scrittura delle donne. Dopo la prima, questa edizione va oltre l'esegesi critica e ermeneutica, capace di fondere dimensione umana e artistica della Morante in un nuovo stimolante romanzosaggio. Un ulteriore tassello all'intuizione critica in fieri: Elsa Morante ed Elena Ferrante, solo un'allitterazione o reale consonanza artistica e umana?
br. Non tutti sanno che tra "Le cure domestiche", il romanzo d'esordio con il quale Marilynne Robinson divenne una celebrità negli Stati Uniti, e "Gilead", la sua seconda opera narrativa, premiata con il Pulitzer e primo capitolo di una trilogia completata da "Casa e Lila", sono trascorsi ben ventotto anni: dal 1980 al 2008. E non tutti sanno che in questo trentennio o poco meno la Robinson, ben lungi dal rimanere inattiva, si è cimentata ripetutamente con il genere saggistico, regalando ai suoi lettori una serie ininterrotta di perle. Spaziando dalla meditazione teologica a riflessioni sulla letteratura, dal ricordo autobiografico alla disamina di un'intera nazione e delle sue trasformazioni, i saggi di "Quando ero piccola leggevo libri" affrontano da un'angolazione nuova e complementare i grandi temi che sono al centro della sua narrativa - il clima politico e sociale negli Stati Uniti, la centralità della fede religiosa e la generosità di sguardo che ne deriva, la natura dell'individualismo americano e il mito del West - e compongono il ritratto intimo e ricco di sfaccettature di un'autrice che è considerata un vero e proprio classico contemporaneo.
Suppliers stamp to front end and title pages. No other marks or inscriptions. A lovely clean very tight copy with bright unmarked boards and no bumping to corners. Dust jacket not price clipped or marked with small tears/nicks to edges. 340pp. The history of the Glasgow Orpheus Choir which was dissolved in 1951, articles taken from its magazine 'The Lute' and poems and songs sung by the choir.
Buono stato, coperta illustrata in cartoncino patinato semimorbido, illustrazioni di coperta e nel volume di Fabian Negrin, pochi segni d'uso, tagli di testa e di piede con macchioline minuscole, cerniera stretta, tagli e pagine in ottimo stato. Illustrazioni in nero. Numero Pagine 109 USATO
Brossura editoriale in cartoncino flessibile, dalla copertina con bandelle, leggermente annerita. Buonissimo lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, velate da tonalità seppia, come i tagli. Lingue presenti italiano e tedesco. Impresso in cinquecento copie numerate dal Consorzio Artigiano L. V. G. Copia numero 161. Numero pagine 33. USATO
In 8? (cm 21,5), Leg. edit. tutta tela, pagg. con titoli in oro al dorso, sovracop. ill. a colori, pagg. 399, segni del tempo alla sovracop., buon es. Prima edizione. Dietro le quinte del Metropolitan e dietro l'occhio delle telecaere della MBC, le tre soprano pi? famose del mondo gareggiano in abilit?, scaltrezza e seduzione per conquistare il simbolo del successo ed essere proclamate "divine".
br. Ogni inquisito, imputato o rinviato a giudizio si affanna a dichiarare "Sono sereno". Le forze politiche che si definiscono 'moderate' si aggrediscono come gang portoricane e si spernacchiano ferocemente ogni giorno con insulti spaventosi. Un famoso testo satirico nazionale si ostina a sostenere che l'intera Repubblica sia fondata sull'unica cosa che manca: il lavoro. Pensate di essere sbarcati su Marte? Tranquilli, siete sempre in Italia, l'unico paese dove splende il sole, ma piovono pietre! Questo esilarante diario minimo, scritto con spericolata abilità, in precario equilibrio tra il grottesco e la realtà, rincorre i paradossi delle nostre vite quotidiane, i testacoda della politica nazionale, le mode correnti, i vizi antichi, le parole che cambiano senso e le tortuose logiche a cui è costretto chiunque pratichi il più stravagante degli sport estremi: vivere in Italia.
br. L'avventura letteraria di Goliarda Sapienza rappresenta un caso eccezionale nel Novecento italiano per la forza di una soggettività fuori dai canoni, capace di concepire la scrittura romanzesca, teatrale e cinematografica come spazio identitario ricco di sfumature e oltraggi. Grazie a una formazione sui generis, all'interno di un contesto familiare eccentrico, Sapienza attraversa diversi campi di espressione, vivendo dapprima un'intensa stagione teatrale e un appassionato apprendistato ai bordi del grande schermo, per poi approdare alla letteratura avendo maturato una piena consapevolezza della centralità della relazione fra corpo e spazio nella declinazione del se. Il volume, che offre una prima ricognizione monografica dell'opera di Goliarda Sapienza, ricostruisce la cartografia dei luoghi della libertà celebrata nei suoi testi e mira a rintracciare quel gioco di imitazione e presa di distanza dai modelli (letterari, filosofici, cinematografici) che rende inconfondibile ogni sua pagina.
ill., br. La decisione di Vittorini di illustrare Conversazione in Sicilia con le fotografie scattate appositamente per il volume da Luigi Crocenzi testimonia inequivocabilmente l'interesse dello scrittore per le potenzialità narrative del mondo delle immagini. Proprio il fascino per il racconto fotografico lo aveva già condotto ad aggiungere un'appendice iconografica all'antologia Americana, e poi ad utilizzare ampiamente le illustrazioni nel "Politecnico". Fra le pagine di questa rivista si sancisce infatti l'incontro fra lo scrittore e il giovane fotografo marchigiano, il quale aveva pubblicato lì quattro fotoracconti prima di essere investito dell'arduo compito di riscrivere 'per immagini' Conversazione. Il volume ricostruisce le tappe di questo sodalizio attraverso i saggi di Maria Rizzarelli e Antonio Giusa, che accompagnano i frammenti dei racconti dei fotogrammi di Crocenzi. L'ultima sezione è dedicata ad un ulteriore percorso visivo, che grazie al saggio di Natale Tedesco recupera le suggestioni dei disegni di Guttuso, scaturiti anch'essi dalla lettura del romanzo vittoriniano.
br. Se la storia e la teoria della letteratura diventano sempre più nemiche dell'arte del romanzo, solo i romanzieri possono dire qualcosa di interessante sulla loro arte. Da questa realtà trae spunto l'idea di raccogliere nove saggi letterari scritti a diverse latitudini. La storia del romanzo è sovranazionale e così dovrebbe esserlo la critica letteraria. Dalla Francia di Taillandier e Scarpetta alla Spagna di Goytisolo, dall'America Latina di Fuentes all'Italia di Affinati e Moresco, dalla Grecia di Proguidis al mondo anglossassone di James Wood e al Canada anglofrancofono di Francois Ricard, i diversi saggi riflettono ciascuno su un'opera di un grande romanziere del xx secolo, da Kafka a Musil, da Hemingway a Svevo, da Faulkner a Kundera. Baudelaire, all'inizio della nostra modernità, ha affermato che "quanto più la critica è personale tanto più è universale". C'è da aggiungere altro? Forse questo: la sopravvivenza delle opere d'arte dipende dalla nostra capacità di non spezzare il legame famigliare, perfino organico, che ci lega a loro. Se rinunciamo a pensare in modo libero il senso, la qualità e la novità formale delle opere, di quelle presenti come di quelle passate, esse precipiteranno ben presto al rango di décor, di ornamento, destinato a documentare un'epoca storica, ma non a rivelarla.
br. Rivière è un maestro che occorre oggi riprendere in mano, perché le sue idee e il suo stile conservano quella "informalità" che lo rende autore al tempo stesso classico e moderno. Come direttore della "Nouvelle Revue Française" cercò di mantenere sempre questo equilibrio, che lo portava a cogliere il nuovo senza negare ciò che lo precedeva, come invece accade in certe avanguardie. Grande cultore della musica, della poesia e delle arti visive, resta traccia di questi suoi molteplici interessi critici il libro Études dove sono raccolti i saggi su Baudelaire, Gide e Claudel, ma anche su musicisti come Rameau, Bach, Franck, Wagner, Moussorgski, Debussy e su pittori come Ingres, Cézanne, Gauguin. Rivière ha intuito presto l'importanza di poeti come Baudelaire e Rimbaud, ha sostenuto autori come Alain-Fournier (di cui sposò la sorella Isabelle), Mauriac, Aragon, Valèry, Artaud. Forse oggi si fatica a comprendere che cosa fosse in quell'epoca l'esercizio quasi quotidiano della corrispondenza fra autori e amici, ma i carteggi di Rivière con Alain-Fournier, Proust e Claudel sono vere e proprie occasioni di riflessione sui destini e sull'importanza della letteratura, e si possono leggere anche come palinsesti di saggi da scrivere. I due testi di Rivière qui raccolti sono frutto di conferenze che l'autore tenne in dialogo con Ramón Fernàndez. In esse si dipana compiutamente la poetica critica di Rivière.
br. Inforcando le lenti di un certo Novecento letterario - quello, fra gli altri, di Calvino, Guerra e Malerba -, il volume si propone di indagare nuovamente un Medioevo lontano e vicino, con i suoi sapidi racconti di contadini astuti e saggi e viaggiatori curiosi. I quattro saggi raccolti nel presente volume affrontano da diverse prospettive una pietra angolare dell'immaginario della letteratura moderna, quel Medioevo che non finisce mai di spiazzare nonostante la serqua di luoghi comuni in cui esso è stato spesso imbavagliato e non di rado travisato. Ecco, dunque, la figura di Bertoldo nelle cui tragicomiche vicende cogliamo i riflessi della millenaria cultura contadina; la saga anti-epica di "Millemosche" frutto di un lavoro a quattro mani di Tonino Guerra e Luigi Malerba; quindi la vasta ma ambigua fortuna - tra letteratura, cinema e televisione - del "Milione" di Marco Polo; infine, il sogno calviniano di quelle "città invisibili" che sopravvivono al racconto che le ha inventate. Passaggi esemplari in cui il Medioevo si affaccia alla memoria e alla fantasia di poeti, scrittori, cineasti, suscitando dubbi e domande, e invitando a nuove storie. Ma questo libro non si limita a rammentare l'urgenza del confronto con la storia, nella fattispecie quella definita come medioevale, per chiunque voglia snidare le stratificate contraddizioni del nostro immaginario; invita anche a guardare oltre le allettanti semplificazioni di quegli approcci che non entrano nel cuore della complessità che ogni cultura umana custodisce in sé e sprigiona in poesia e arte.
br. Autore eclettico e dalla produzione ricchissima, Edmondo De Amicis seppe interpretare con acume e ironia la società in cui visse. Sebbene la sua dimensione creativa ideale coincidesse con la forma breve e incisiva dell'articolo, del bozzetto e della novella, egli si cimentò a più riprese con narrazioni lunghe e articolate, con fini e risultati differenti. Questa monografia si propone come indagine complessiva sugli esiti letterari deamicisiani. Seguendo cronologicamente una varietà di temi e problemi cari all'autore, il libro ricostruisce la dimensione umana e intellettuale di uno scrittore che troppo spesso è stato liquidato con facile ironia o letto in modo parziale, privilegiando solo alcune delle sue opere più note e lasciando nell'ombra la complessa vastità e varietà della sua produzione narrativa e saggistica. Questo libro opera un primo complessivo assestamento critico interpretativo dell'intero corpus deamicisiano e si pone come punto di partenza per future letture integrali di un autore su cui molto resta da indagare e che è ben lungi dall'aver cessato di comunicare all'Italia e agli italiani di oggi e di domani.
in-16, 408 pages, 1 cahier iconographique en couleurs, -, bibliogr., filmogr., index, broche, couverture illustree plast. Tres bel exemplaire. [PM-LP5] Comme dans chaque volume de cette collection, un important dossier historique et littéraire clôt l'ouvrage.
in-16°, pp. XX-89. Leg. edit. con sovracc. ill. a colori con lievi tracce d'uso. Buono l'interno.
in-16°, pp. XXXV-182. Bross. edit. ill. Buona conservazione.
In-8°, pp. 38, (2), brossura editoriale gialla con titolo in rosso. Ottimo stato. Tiratura di 500 esemplari (n° 114), fuori commercio e riservati agli amici de "Les Cahiers de Poésie". Celeberrima prosa poetica del grande simbolista, pubblicata all'origine nel 1873 e a proposito della quale Claudel poteva dire che Rimbaud fu "un mistico allo stato selvaggio". Francese
br. «Dobbiamo diventare bambini, se vogliamo raggiungere il sublime». Queste parole, che Rilke scrisse in un testo sull'arte del paesaggio, si possono leggere come il condensato della sua percezione delle cose, di una sensibilità che con lui nasce e con lui muore. Una sensibilità che si esprime con rara intensità in tutti gli scritti offerti in questo volume - raccolti e tradotti da Giorgio Zampa, che di Rilke è stato uno dei massimi interpreti -, attraverso meditazioni e memorie, confessioni e impressioni di viaggio, lettere (come quelle a un giovanissimo Balthus) e visioni oniriche. Una sensibilità che si trasmette al lettore grazie a una prosa tra le più alte del Novecento tedesco, aerea e profonda, lucente e umbratile. Una sensibilità capace di cogliere il riverbero dell'assoluto in ogni oggetto a cui si volge: dall'arte («Proprio dell'artista è amare l'enigma. Ché ogni arte è solo amore riversato sopra enigmi») all'«essenza infantile e portentosa» del poeta, all'erotismo («una cosa affatto incommensurabile che gli uomini non si stancano di aggredire con norme, misure, regolamenti»). E in grado di spingersi «là dove la realtà conosciuta e quella inconoscibile si concentrano in un solo punto, si completano e diventano un unico possesso» - dove l'esteriore e l'interiore formano «uno spazio ininterrotto in cui, arcanamente protetto, resta un solo punto di purissima, profondissima coscienza». Con una Nota di Marco Rispoli.
br. Tra le pagine meno note dell'opera di Rilke figurano queste intense meditazioni scritte in forma di appunti, frammenti, e brevi racconti autobiografici, tra il 1898 e il 1919. Sul filo di una prosa intensa e immaginifica, solitudine e ricordi confluiscono in un desiderio di intimità con la voce delle cose. Una voce che, come un vento leggero, giunge da lontano nel presente dell'esistenza e si fa epifania, esperienza (Erlebnis) di una realtà che travalica, per fuggevoli istanti, il tempo e lo spazio del mondo 'visibile'. È la «melodia delle cose» che, come nella pittura dei primi maestri del Trecento, si apre sullo sfondo luminoso di una storia di cui noi siamo solo dei «titoli in ombra». Dalla prossimità di un pensiero che interroga arte e vita al tempo stesso, affiorano immagini, ricordi, enigmatiche figure: giovani solitari, un vecchio rannicchiato su una barca, uno sguardo che accarezza le cose, ma che si situa ormai «dall'altra parte della natura», e infine il tentativo visionario di dar voce al suono arcano e impossibile della morte...
brossura Tra il 1903 e il 1908 Franz Xaver Kappus, un giovane allievo dell'accademia militare di Wiener Neustadt, inviò a Rainer Maria Rilke alcune sue prove poetiche. Ebbe così inizio un intenso carteggio: dal poeta maturo scaturisce una sorta di lezione fatta di consigli stilistici e, soprattutto, di insegnamenti spirituali. Rilke esorta Kappus a indagare se veramente lo scrivere sia per lui una necessità, gli indica il peso e la grandezza dell'essere artista, lo esorta alla solitudine come unico mezzo per giungere alla maturazione di sé. Ma soprattutto, prescindendo dal destinatario, si pone davanti a uno specchio straniante e rivelatore che lo aiuta ad analizzarsi e a definirsi.