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In-8° pp. 137, bross. edit. con lievi tracce d'uso, picc. firma sul frontespizo.
br. "Le Lettere a un giovane poeta", realmente indirizzate da Rilke al giovane scrittore Kappus fra il 1903 e il 1908, furono pubblicate postume nel 1929. Oggi, più che mai, esse risultano attuali e preziose, donandoci, fin dalle prime righe, uno squarcio di vita vera. La parola diviene così veicolo di sincerità e apertura mentale e il carteggio instaura uno scambio di idee e di consigli su come vivere e scrivere, "C'è un 'unica via da percorrere. Penetrate in voi stesso. Indagate la ragione che vi spinge a scrivere, esaminate se essa estenda le sue radici nel più profondo antro del vostro cuore, chiedetevi se, qualora vi fosse impedito di scrivere, sareste pronto a morire". In queste lettere, unite a due altri brevi testi di carattere affine (Lettere a una giovane signora e Su Dio), Rilke ha saputo descrivere con profondità e precisione il suo percorso verso la letteratura. "E, se il vostro quotidiano vi pare povero, non accusate lui, ma voi stesso che non siete abbastanza poeta da evocarne la complessità, perché per un creatore non esiste miseria, come non esistono luoghi sprovvisti di ricchezza o indifferenti".
br. In queste pagine una delle ultime e più intense testimonianze del grande scrittore di Asiago. L'omaggio a uno dei "cuori pensanti" della letteratura italiana del secondo dopoguerra prende qui le forme di un inedito dialogo ad ampio raggio su tutti i temi cari al compianto scrittore. Dalla viva voce di Rigoni, gli esordi con Einaudi e il rapporto con Vittorini e Calvino, il "sistema delle lettere" in Italia dal '70 a oggi l'amicizia con Primo Levi, Emilio Lussu e Nuto Revelli, la ritirata di Russia e le conseguenze dell'11 settembre sulla scena politica e militare mondiale, il "caso Berlusconi" e il precedente di Mussolini, il significato della parola "patria" per uno scrittore, i compiti dello scrittore e le responsabilità dell'uomo verso la natura che lo circonda. Una "breve storia del nostro futuro" struggente e a tratti quasi profetica.
br. Un pianeta complesso quello di Leonardo Sciascia, abitato da personaggi controversi e governato da leggi incontrollabili. Ma la sua orbita ruota attorno all'unica forza in grado di farlo muovere: quella della verità. Verità che diventa quasi ossessione per lo scrittore, un obiettivo da raggiungere a ogni costo, nonostante tutto. Sciascia, in un contesto storico i cui avvenimenti pesano enormemente sulle spalle di una società che si sente impotente e disorientata, crede fermamente che l'unica missione dell' intellettuale dell'epoca sia quella di, dati alla mano, riportare fatti, denunciare soprusi, svelare retroscena di eventi che i più tentano invece di insabbiare. Conscio di chi sono i suoi amici e, soprattutto, i suoi nemici, si fa portavoce di una giustizia che aveva perso molto, col tempo, del suo significato originario.
Molto buono, bross., sovrac., 20,5 cm, 202 pp, costa scolorita, ingialliture, bordi usurati
br. Almeno fino alla "Versione di Barney", Richler era noto in Canada per la sua attività di pubblicista, come testimonia questa scelta italiana. In questa opera "recensisce" il Deuteronomio e un manuale di scrittura creativa, tesse il profilo di una maniaca dei complotti e le lodi di Shirley MacLaine come autobiografa, redige in forma di trattatello un minuzioso elenco delle balle fatte filtrare sulla stampa da esimi colleghi quali Salinger, Hemingway e Capote. Nei suoi articoli Richler garantisce al lettore un tasso ineguagliabile di irriverenza, imprevedibilità, intrattenimento allo stato puro.
In 8? (cm 22), Leg. edit. tutta tela, pagg. titoli in oro al dorso, pagg. 310, traduzione di Ennio Valentino, firma d'appartenenza al frontespizio, buon es. Prima edizione
(Prose e poesie). RICCI Ugo. Napoli Nobilissima. Prose e poesie inedite. Napoli, 1951 In-8°, cop. figur. a colori, pp. 223 con disegni n.t.
br. Scritto fra il 1609 e il 1610, poco prima della morte dell'autore, il testo di Matteo Ricci che qui pubblichiamo per la prima volta in forma autonoma è stato per secoli il veicolo principale attraverso cui l'Occidente ha conosciuto la Cina. Esso è parte integrante del resoconto scritto dal gesuita al termine della sua trentennale missione in Cina, che lo portò fino alla corte dell'imperatore Wan Li della dinastia Ming. Suddiviso in brevi capitoli, esso descrive l'Impero celeste nei molti suoi aspetti che stupirono, e ancora stupiscono, il lettore occidentale: dalla scrittura per ideogrammi all'arte della stampa, dalla "scoperta" dei ventagli alla medicina cinese, dalla complessa organizzazione dell'impero e della corte alla cerimonia del tè. E ancora: il ruolo dell'esercito, il confucianesimo, le sette religiose e gli eunuchi, il giudizo sulla poligamia, fino alla pratica disinvolta dell'infanticidio (soprattutto delle femmine), e alla mutilazione del piede delle donne, le quali addirittura non ricevevano un nome ma venivano designate con un numero. Per la vastità dei temi affrontati, l'efficacia dello stile che unisce concisione, parsimonia nel giudizio e concretezza anche brutale nelle descrizioni, ed evoca illustri precedenti quali Erodoto, Tacito o Tito Livio, questo libro può essere considerato uno dei capolavori dell'etnografia premoderna. Con una prefazione di Bernardo Valli e un saggio di Filippo Mignini.
br. L'espansione dei generi di consumo ha risvegliato negli ultimi anni l'interesse per tutte le scritture ispirate più dal desiderio di raggiungere un vasto consenso di pubblico che dall'ambizione di lasciare un'impronta originale e durevole nella storia letteraria. Le letture d'intrattenimento appaiono caratterizzate da forme espressive distanti dalla letteratura più accreditata; la loro maggiore accessibilità, d'altro canto, ha favorito nel corso dei secoli l'allargamento dell'alfabetizzazione e la diffusione dell'italiano comune. Nel volume si analizzano le peculiarità stilistiche e linguistiche di un'ampia produzione d'intrattenimento: dall'antica stampa popolare alla contemporanea chick-lit, dal "rosa" al "giallo", dalla narrativa per l'infanzia al fumetto, dal feuilleton al fotoromanzo.
br. Il focus su cui convergono, da diverse angolazioni, i saggi e gli interventi di Codice giallo è costituito dal fenomeno della ibridazione o mutazione (come indica il titolo delle giornate di studio, di cui il volume raccoglie gli Atti: Mutazioni e attualità della crime fiction nel mondo contemporaneo), da intendersi sia in una prospettiva di genere e di linguaggi sia, in una prospettiva transmediale e comparatistica, che come attraversamento di frontiere, di confini disciplinari, come "traduzione" o ricodificazione in diversi contesti narrativi, tematici e tecnologici.
br. Agnes è la protagonista de "L'immortalità". C'è un momento dell'opera in cui Agnes, dopo aver passato due giorni in Svizzera, decide di tornare a Parigi. Prima di mettersi in auto, si attarda qualche ora a contemplare le montagne. La sera morirà in un incidente stradale. Seguendo lo svolgimento dell'ultimo pomeriggio di Agnes, il critico compie una lettura dell'intera opera romanzesca di Milan Kundera, dallo "Scherzo" all'"Ignoranza". François Ricard traccia una linea di confine tra il "romanzo della lotta" di matrice romantica e il "romanzo dell'esilio" che dai personaggi kafkiani, presi in un universo la cui forza sovrastante rende ogni loro lotta priva di senso, giunge a quelli kunderiani, che, negando la loro condizione di eroi, desolidarizzano perfino con il genere umano; analizza la ricchezza epica e musicale dei motivi e dei temi dell'opera kunderiana che formano, al di là di ogni cesura linguistica, un solo e unico paesaggio; illumina la loro scoperta di territori inesplorati dell'esistenza; si confronta con la loro onnipresente sfida formale - il testamento che il romanziere non ha mai inteso tradire. Il libro di François Ricard su Milan Kundera non è soltanto il più importante contributo del migliore dei suoi interpreti, ma il resoconto inatteso di un'esperienza estetica, una lettura interiore che, riannodandosi con la grande tradizione del saggio, considera l'opera non come un "oggetto" da spiegare ma come un "luogo" in cui meditare.
br. Domenico Ribatti, nel desiderio di cogliere gli intrecci tra scienza e letteratura, ripercorre le tappe della vicenda umana e professionale del fisico Ettore Majorana filtrate dalla lente d'ingrandimento del pamphlet 'La scomparsa di Majorana', pubblicato da Sciascia nel 1975. Che il 'caso' di Ettore Majorana e della sua scomparsa susciti ancora oggi grande interesse è del resto comprensibile se consideriamo che una delle ipotesi avanzate sulla sparizione è legata alle sue ricerche di fisico nucleare. Come è caratteristico di Sciascia, la letteratura viene usata per descrivere e denunciare il groviglio socio-politico del suo tempo, prediligendo personaggi in conflitto col Potere e con la propria coscienza. Quello della scomparsa dunque è un topos letterario, un espediente per affrontare il dissidio tra scienza ed etica, tra progresso e pietas.
br. Ha scritto il romanzo più celebre del suo tempo, tenendo svegli a tarda notte bambini, operai, professori universitari, poeti, mistici. Ha immaginato continenti, razze, mostri, e ha valicato raramente i confini della sua città. Ha raccontato una storia per i suoi figli e i suoi amici, senza sapere che sarebbero stati milioni di persone a leggerlo. Ha ripreso antichi miti scovati in pergamene polverose, facendo respirare al Novecento una boccata d'aria fresca. Le destra e la sinistra se lo sono conteso a Woodstock e nei Campi Hobbit. Ha suscitato amori che durano per tutta la vita, e avversioni altrettanto violente. Ha ispirato Auden, Asimov, Stephen King, ma anche i Led Zeppelin, i Beatles, George R. R. Martin, e ovviamente Peter Jackson. Un padre, un artista, un cattolico monarchico innamorato degli alberi e del tabacco: questo e molto altro è J. R. R. Tolkien, di cui la presente biografia letteraria, uscita a puntate su "Il Foglio" intende indagare l'affascinante segreto di chi, nel nostro stesso tempo, ha saputo trovare una porta d'accesso al regno della magia, ed è tornato indietro a raccontarla.
Name to a front end paper. No other marks or inscriptions. No creasing to covers or to spine. A very clean very tight copy with bright unmarked boards, slightly dusty page edges and no bumping to corners. 298pp. Nonsense and humorous poems and prose. Bibliographic references to twenty-three authors extracts of whose works are collected here. Undated - refers to other books published 1928.
br. Nel 1958, su richiesta di Rowohlt, il suo editore tedesco, Gregor von Rezzori collabora alla traduzione di "Lolita "di Vladimir Nabokov. Da quell'esperienza nasce l'idea di un'impresa che Rezzori realizza una trentina di anni più tardi: un pellegrinaggio negli Stati Uniti sulle tracce di Humbert Humbert e della sua giovane seduttrice, ma anche, e forse ancor più, alla ricerca dell'America del suo immaginario infantile, disegnata sul mappamondo di una stanza dei giochi nel cuore della Mitteleuropa. L'America dei cowboy e degli indiani, della natura incontaminata, dei grandi spazi. I tempi sono cambiati, e lo scenario che si offre a Rezzori e ai compagni di viaggio che via via lo affiancano (un giovane americano, una «vintage virgin» stregata da Scarlett O'Hara, e infine la moglie Beatrice) è ormai irrimediabilmente altro: paccottiglia turistica, chioschi di hamburger, paradisi naturali cementificati in cui le Lolite sono merce rara. Ma c'è anche un'altra faccia dell'America: Gettysburg, Harpers Ferry, i santuari di una storia che agli europei, schiacciati da un passato millenario, pare ancora incredibilmente vicina. Per Rezzori il sogno americano, quel miscuglio irresistibile di divertimento e meraviglioso infantilismo, non si è spento, e la sintesi più efficace non può essere che Las Vegas, Disneyland e nuova Gerusalemme della Terra Promessa. Qui, nel segno dell'affermazione di sé, del proprio stile di scrittura e della propria sensibilità, si conclude un viaggio che per Rezzori è stato anche dialogo a distanza e confronto ininterrotto con Nabokov, «gemello non identico», come lo definisce Zadie Smith nell'introduzione al volume, e suo mito letterario.
Genova, Emiliano degli Orfini, 1939, 8vo brossura originale, pp. 55 (Collezione degli Scrittori Nuovi diretta da Aldo Capasso, 36) . Intonso.
In 16? (cm 19,5), Cart. edit., pagg. con titoli i oro al dorso, sovracop. ill. a colori, pagg. VIII-199, traduzione di ida Omboni, buon es. Edizione speciale per "Famiglia Cristiana". Collana "I gialli dell'estate", 4
ill., br.
br. Il genere fantasy viene inteso come risultante dall'unione di due altri generi quali la fiaba e l'epica, rimasti in secondo piano o dimenticati nella cultura recente, ma oggi riportati a vivere in una nuova veste. Vengono studiati gli influssi positivi, e pure le possibilità di aberrazione possibili attraverso un uso distorto del nuovo genere. Si esamina dalla sua origine l'epica cavalleresca medievale e rinascimentale italiana, fino al suo tramonto durante il XVI secolo, e quindi il sorgere e prosperare della fiaba in epoca barocca, la sua trasformazione didattica alla fine dell'Ottocento, quindi il sorgere del genere fantasy, iniziato ad affermarsi in Italia nell'ultimo trentennio del XX secolo. La panoramica sulle tendenze attuali del fantasy italiano tiene conto anche delle produzioni nelle arti musicali, del fumetto, e del nuovo fenomeno mondiale del gioco di ruolo, applicazione pratica e immedesimante delle tematiche e del mondo epico-fiabesco scaturito dalla fantasia di J. R. R. Tolkien.
brossura "Se le porte della percezione fossero purificate / ogni cosa apparirebbe all'uomo come in effetti è, infinita. / Perché l'uomo si è imprigionato così / da veder tutto attraverso le crepe della sua caverna". È rammentando questi versi di William Blake che ho intrapreso a scrivere questo testo autobiografico. E l'ho fatto nel pieno della pandemia, la nostra terza guerra mondiale. Di fronte all'incertezza del presente e del futuro, ho cominciato a fare i conti con il mio passato e mi sono "salvato" grazie ad esso, a quel "matrimonio del Cielo e dell'Inferno" che è sempre stato. Ma non è dal virus che mi sono salvato - questo lo ha deciso o lo decide lui, se mai - ma dall'angoscia di quel primo lockdown che ci ha segnato tutti per sempre. Ripercorrere il mio immaginario ha pian piano dissipato quelle "fitte tenebre" che "si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante" e ho scoperto che "ho vissuto", così come diceva Neruda. Con la gioia entusiasta di un bambino.
brossura "Il Peccato s'iniziò nell'Eternità e non poserà per l'Eternità, / fin che due Eternità non s'incontrino. Ah! perduto! / perduto per sempre!". Fecero peccato Paolo e Francesca? O il loro amore meritava il paradiso? Oppure, come sostiene Blake, il matrimonio del Cielo con l'Inferno? "Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, / prese costui de la bella persona / che mi fu tolta..." e "Amor, c'ha nulla amato amar perdona, / mi prese del costui piacer sì forte / che, come vedi, ancor non m'abbandona." dice Francesca a Dante e lui, che pure ha votato se stesso soltanto alla parte celestiale dell'amore, di fronte a questo loro "prendersi", a questa passione che ancora li avvince, si commuove a tal punto che sviene per l'emozione. "Coloro che domano il Desiderio lo fanno perché il loro Desiderio è abbastanza debole da lasciarsi domare; e il domatore o Ragione ne usurpa il posto e lui riluttante governa. Ed essendo frenato esso diviene grado a grado passivo fin che non è più che l'ombra del Desiderio". Forse Dante, svenendo, pensava già a queste parole di Blake...
Molto buono, bross., 22,8 cm, 604 pp, intonso, lievi segni di usura in copertina