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SETTE E MEZZO.
<p>2 voll. in 1 tomo, 15 cm, rilegatura coeva in mezza pelle, titolo e fregi impressi in oro al dorso, piatti marmorizzati, p. 163; 144. Due antiporta calcografici.</p>
ill., br. I "saggi" di Antonio Petti - così definiti da Edoardo Sanguineti in riferimento alla sua opera grafica - sono stati attraversati da non pochi critici. Alcuni di questi hanno intravisto in essi, benché con varie sfumature, una sorta di "teatro del mondo" e, come in tutti i teatri, le scene di rappresentazione, permanenti o mobili, isolate o multiple. Affidate all'artista a sequenze discontinue, le scene sono agite da "personaggi-maschere", che spesso sono sospesi, aerei come palloncini e sgangherati come marionette: scene tutte, più o meno, incise da motivazioni ideologico-grottesche. All'interno del catalogo, con la prefazione di Raffaele D'Andria, i disegni e i dipinti dell'artista Antonio Petti si alternano alle scritture dell'uomo Antonio Petti. Con le parole, Petti ritrae luci e ombre degli incontri con gli amici e intellettuali della Napoli degli anni Sessanta-Settanta. Tra gli altri: lo scrittore Luigi Incoronato, "un uomo gentile, dalla umanità immensa"; il giornalista e scrittore Enzo Striano, "vicino come un compagno di strada, premuroso e gentile"; il giornalista e poeta Luigi Compagnone, "un saltimbanco della mente."
in-8, pp. 310, con ritratto dell'autore in antiporta e decine di vignette nel testo; bella legatura coeva in m. pelle blu e angoli, titolo e fregi in oro su dorso a nervi. Ottimo esemplare, fresco e marginoso.. .
ill. La superstizione di Gabriele d'Annunzio è ben nota. E così pure l'uso che fece di amuleti e talismani sin dagli anni giovanili, come ricordò negli scritti letterari, negli appunti e nell'epistolario infinito. Il saggio Gli amuleti di d'Annunzio esemplifica anche gli oggetti scaramantici che volle a protezione della propria casa di Gardone Riviera, la Prioria del Vittoriale degli Italiani. Il tema va ben oltre la curiosità e l'intrigo esoterico. Documenta, infatti, il singolare mondo del poeta da cui scaturì la sua vena lirica, la sua concezione metafisica, la sua tensione verso l'oltre, il desiderio di congiungere la terra al cielo, anche attraverso simboli, in un gioco di rimandi in cui l'anima possa trovare immagini adeguate per penetrare il mistero dell'Infinito in cui tutto è Uno. La prima sezione del libro Esoterismo dannunziano è di Attilio Mazza; la seconda, Oggetti scaramantici al Vittoriale, è frutto della ricerca di Antonio Bortolotti.
br. Cresciuta come la bambina più "normale" nella più tradizionale delle famiglie americane - quelle solo apparentemente felici, in cui i genitori inseguono il sogno pubblicitario della vita esemplare -, Maggie Nelson sceglie di sposare l'artista transgender Harry Dodge, nato uomo in un corpo femminile, e di diventare madre grazie al dono della fecondazione assistita. Il concepimento, momento generativo e dunque trasformativo per eccellenza, diventa l'occasione per parlare della propria esperienza e per esplorare con coraggio e determinazione ogni sfumatura della sua complessa sessualità, senza mai ostentare un nome preciso per i suoi sentimenti, senza nascondere le fantasie più proibite, rifiutando ogni inutile etichetta di genere, ogni sfuggente classificazione, e rivelandosi al pubblico in tutta la sua nudità di donna, di figlia, di madre. Di essere umano. Tra romantiche fughe notturne su Mulholland Drive, confessioni e difficili coming out, Gli Argonauti, diventato subito un caso editoriale in America, è il racconto di una bellezza perennemente in fuga, braccata, incompresa da un mondo che si finge civile, ma che non è ancora capace di abbandonare il retrivo sistema binario secondo il quale le cose o sono buone o sono cattive, o sono normali o sono strane, inaccettabili: queer. Una bellezza travolgente, vera, che non si lascia afferrare.
br. Perché le parole sono così importanti per così tanti ebrei? Il romanziere Amos Oz e la storica Fania Oz-Salzberger si avventurano lungo le varie epoche della storia ebraica per spiegare la fondamentale relazione che esiste tra gli ebrei e le parole. Mescolando narrazione e studio, conversazione e argomentazione, padre e figlia raccontano le storie che stanno dietro ai nomi, ai proverbi, alle dispute, ai testi e alle barzellette più duraturi dell'ebraismo. Secondo loro, queste parole compongono la catena che lega Abramo agli ebrei di tutte le successive generazioni. Usando come cornice per la discussione questioni quali la continuità, le donne, l'atemporalità, l'individualismo, i due Oz riescono con maestria a entrare in contatto con personalità ebraiche di ogni tempo, dall'anonimo, forse femminile, autore del "Cantico dei Cantici", passando per oscuri talmudisti, fino agli scrittori contemporanei. Suggeriscono che la continuità ebraica, persino l'unicità ebraica, non dipenda tanto da alcuni luoghi essenziali, monumenti, personalità eroiche o rituali, quanto piuttosto dalle parole scritte e da un confronto che si perpetua tra le generazioni. Ricco com'è di cultura, poesia e umorismo, questo libro è un viaggio tra le parole che sono al centro della civiltà ebraica e porge la mano al lettore, qualsiasi lettore, perché si unisca alla conversazione.
ril. L'essere poeta e l'esperienza della poesia, la maschera che lo scrittore di versi indossa, e che è appunto la maschera del poeta. La materia e lo spazio: ciò di cui necessita il poeta. E poi l'essere umano, lo stare al mondo. L'esperienza algerina, da cui sorgerà - pilastro totemico nel Novecento italiano - l'esordio di una voce nuova, l'esordio del poeta Vittorio Sereni, con il "Diario d'Algeria". Dalla Resistenza come esperienza mancata al gioco del calcio, dove per il poeta la fede nerazzurra è sentita come colpa d'origine; dagli incontri con Ezra Pound, Arthur Rimbaud, Eugenio Montale, ai luoghi dove il poeta Vittorio Sereni si tramuta in viaggiatore attento, cantore della memoria o flàneur: Bologna, Lubiana, Toronto, e poi ovviamente Milano, e Luino, la città natale. Il mondo, la politica, gli amici. La vita. Negli "Immediati dintorni" - un grande classico che torna in libreria dopo trent'anni - Vittorio Sereni percorre i sentieri ignoti del proprio essere poeta e del proprio essere uomo, componendo un vero e proprio zibaldone, un diario che lo accompagna per tutta la vita; ci consegna così le chiavi di volta per leggere le sue opere, e ci consente allo stesso tempo di scrutare, come in un diorama, il suo universo simbolico e umano. Ci regala infine l'esperienza immersiva nei mari del fenomeno umano, sul vascello di uno dei più grandi poeti del Novecento, che qui intimamente confessa la sua perpetua e affascinante tentazione per la prosa.
br. In uno di questi cento romanzi in cento parole Eugenio Baroncelli traccia un pezzo di autobiografia: "Si immischiò in molte vite per sbarazzarsi della sua". In realtà i suoi libri, in cui riversa migliaia di pagine lette in poche righe scritte e in cui innumerevoli vite frugate si mostrano in un attimo rivelatore, sono anche un interrogarsi sul mistero dello scrivere: mistero umano e mistero cosmico. Nella sua prosa capace di suggerire nel lettore una lieve saggezza, quella distanza dal quotidiano scorrere che ci fa sentire parte di una storia, qui lo scandaglio affonda nel romanzo. E in cento esempi voluttuosi e discreti accosta del romanzo la magia, che è forse l'inatteso scherzo giocato al personaggio dalla vita e dalla morte.
ill., br. Chissà perché l'isola di San Giulio, al centro del piccolo lago d'Orta, ha suscitato tempo la fantasia di tanti narratori che si occupano di misteri. Da Umberto Eco a Piero Chiara, da Montale alla badessa Cànopi, il viaggio letterario e artistico è ricco di sorprese, incontrando anche Gianni Rodari, che è nato sulle rive del lago: «L'isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano come un gioco di costruzioni. L'insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo».
br. Carlos Castaneda racconta il suo apprendistato filosofico sotto la guida di un indio yaqui di nome Juan Matus, sciamano dalla personalità magnetica, e ci accompagna lungo un percorso iniziatico che conduce fino alle regioni inesplorate della nostra interiorità. Attraverso la descrizione delle pratiche rituali in uso presso la stirpe di don Juan, Castaneda ci insegna ad abbandonare i canoni di pensiero occidentali e a intraprendere un cammino di conoscenza e di ricerca interiori, per arrivare a riconoscere l'esistenza di una vita che trascende i confini della mera percezione sensibile. Ed è percorrendo questo itinerario - una vera e propria rinascita a cui i lettori partecipano passo dopo passo - che si potrà giungere finalmente alla piena consapevolezza di sé e a toccare il nucleo luminoso della propria libertà spirituale. Prefazione di Walter Goldschmidt.
Vol. in -12 (13,5 x 19 cm.), brossura editoriale col. avorio con titoli in azzurro e nero sul piatto ant., velina trasparente di protezione, pp. 196, (4). Leggere fioriture su alcuni fogli, nel complesso in buono stato di conservazione.
brossura Con il saggio "Osservazioni sul metodo deduttivo".
br. Nel ricostruire la vita del capo Cavallo Pazzo, il figlio del tuono e della grandine, che nel 1876 sconfisse il 7º Cavalleggeri di Custer nei pressi del Little Bighorn, Vittorio Zucconi ha scoperto molto più di un messia guerriero con una penna di falco rosso tra i capelli: ha incontrato la vita quotidiana, le donne, i bambini, gli amori, i riti e la disperazione di quello che fu un magnifico popolo di liberi cacciatori, i Lakota Sioux delle Grandi Praterie americane, distrutti dall'invasione dei bianchi. Ne è uscito "Gli spiriti non dimenticano", un racconto struggente e meraviglioso, che nessun "viso pallido" potrà leggere senza un brivido di tenerezza e di vergogna. E senza cadere alla fine, come l'autore stesso, sotto l'incantesimo di Cavallo Pazzo, lasciandosi trasportare in un'avventura di straordinaria, emozionante intensità.
br. Questa postuma raccolta degli studi manzoniani di Domenico De Robertis colma una lacuna nel corpo della sua imponente bibliografia e adempie a un desiderio più volte espresso ai suoi intimi. La necessità di aggiornare i rinvii al testo del "Fermo e Lucia" sulla base della moderna edizione critica, promossa dalla Casa del Manzoni, impedirono la realizzazione del progetto: il quale finalmente può vedere la luce coi necessari conguagli delle citazioni che rendono rapida e funzionale la verifica dei passi e delle informazioni filologiche dallo studioso empiricamente ricavate nelle carte autografe delle varie redazioni del romanzo e ora restituite integralmente nei volumi della moderna edizione di riferimento. La recente uscita anche dell'edizione critica della tappa intermedia degli "Sposi promessi" conferma, assieme alla precedente del "Fermo e Lucia", tutti i risultati critici dello studioso e potenzia quel suo metodo di lavoro basato sulla lettura della documentazione manoscritta come primo serbatoio del segreto della poesia di ogni autore. I dieci saggi, bipartiti nelle due sezioni della poesia e della prosa in cui naturalmente si dispongono, assieme ai paralleli elzeviri, usciti sul quotidiano "Il Tempo", che ne rappresentano un finissimo distillato, e qui riproposti nell'"Appendice", testimoniano la quasi trentennale frequentazione di Domenico De Robertis di tutta l'opera artistica del Manzoni, circoscritta nella sua piena maturità professionale...
In 24? (cm 14,5), Leg. tutta tela, pagg.164-(2)+164-(2)+160-(2)+186 4 volumi in un unico tomo, all'antiporta di ogni libro incisione b.n., mende ai tagli e al dorso, mancanza al margine bianco del frontespizio che non lede il testo, alla pag. 139 del secondo volume errore di stampa (la pag. ? numerata 439 anzich? 139), ma buon es. Non censito in ICCU
ill., br. Terra della memoria e luogo del rifugio, esatto contrario del luogo dell'esilio, l'Italia è ancestrale e visitarla significa avvertire in sé, come D.H. Lawrence, la pulsazione di antiche culture, o scoprire d'incanto, per dirla con Albert Camus, quello che il mondo offre di più bello. Nel ventesimo secolo sono tante le storie che ci narrano i viaggiatori italiani e stranieri: storie di uomini, di sentimenti, di emozioni, di città, di paesaggi. Da Virginia Woolf a Jean-Paul Sartre, menti inquiete, malinconici di antica memoria, esuli, espatriati, randagi hanno scelto il nostro paese come il posto dove appagare il proprio desiderio di conoscenza e curare le proprie angosce, dove anelare, negli incontri imprevisti, a quei drastici cambiamenti in cui la vita si rinnova. Così i pur mutevoli tratti del paese consentono a quelli che vi giungono di abbeverarsi alla sorgente della civiltà occidentale, di sperimentare una favolosa regressione temporale nella culla della classicità o di assaporare panorami che, malgrado insidie e stravolgimenti, vìvono del primato dell'arte e della bellezza.
ill., ril. In ossequio al modello culturale legato al mito di Roma, Petrarca praticò quasi tutti i generi: dalla poesia, al trattato morale, all'epistolografia, alla storiografia. Ed è proprio a quest'ultimo filone che appartengono i testi raccolti in questo "Millennio": il "De viris illustribus" e il "De gestis Cesaris". Con il "De viris", Petrarca riprende apparentemente le forme della storia universale medievale, iniziando la trattazione da Adamo e dai personaggi biblici. Ma nello stesso tempo forza questa tradizione focalizzando i suoi personaggi illustri, per quantità di voci e loro dimensioni, nell'ambito della storia di Roma. Con questa "mossa" dà il via alla storiografia umanistica. Al "De viris" (in cui grande rilievo ha la vita di Scipione e che documenta l'appassionato repubblicanesimo del giovane poeta) viene abbinata l'opera più matura del Petrarca storico, il "De gestis Cesaris", interamente centrata sulla vita e le imprese di Giulio Cesare; in essa il Petrarca si muove verso un approfondimento storico-psicologico che assolve Cesare dall'accusa di aver provocato, per ambizione, le guerre civili, e fa affiorare i segni di una sua "conversione" in favore della monarchia imperiale.
br. Questo glossario non è la classica raccolta alfabetica di vocaboli ma un piccolo patrimonio lessicale di suoni e cadenze che diventa racconto a sé. Voci e ricordi di un'epoca ormai perduta riprendono forma in un testimone che si fa narratore. Opera autonoma che, come in una foto d'epoca, risveglia la memoria di chi c'era, e ai più giovani apre la finestra su un mondo che oggi appare fiabesco.
Vol. in -16 (10,5 x 17.7 cm.), brossura editoriale col. corda con titoli in nero sul piatto e al dorso, pp. 265, (7). In buone condizioni. A cura di Dante Isella - Collana: PICCOLA BIBLIOTECA ADELPHI (N. 76).
ill., br. Goffredo Parise (Vicenza 1929 - Treviso 1986) è stato un intellettuale del secolo scorso: autore di un vastissimo corpus letterario (Premio Strega 1982 per l'opera Sillabari 2), critico cinematografico e sceneggiatore; ha collaborato con numerose riviste e giornali nazionali. Il saggio focalizza l'attenzione sul rapporto tra l'autore e il cinema: partendo dal Parise spettatore, quindi analizzando i romanzi e i film che ad essi si ispirarono (L'ape regina di Marco Ferreri, 1963; L'assoluto naturale di Mauro Bolognini, 1969; Il fidanzamento di Giovanni Grimaldi, 1975; L'odore del sangue di Mario Martone, 2004), mettendo in evidenza peculiarità e differenze. Un'opera che, accompagnata da un certosino apparato biblio-sito-filmografico, si propone di restituire, almeno in parte, il giusto posto ad una delle maggiori figure di intellettuale e letterato italiano della seconda metà del secolo scorso.
br. Il saggio esplora l'opera di Goffredo Parise (Vicenza, 1929 - Treviso, 1986) a partire dalla centralità della percezione e della visione, quali dispositivi della scrittura capaci di riflettere l'atto originario di apprensione del mondo. Per indagare tali questioni, l'autrice forza i confini prettamente letterari per sondare terreni vicini alla filosofia (Maurice Merleau-Ponty per il rapporto con la fenomenologia e François Jullien in relazione all'Oriente), all'antropologia del visivo e alla critica d'arte (Georges Didi-Huberman). L'analogia con la riflessione filosofica - ovvero la possibilità di rileggere l'opera parisiana attraverso la lente del primato percettivo - e l'affinità con la pratica pittorica testimoniano la necessità di superare frontiere tipicamente letterarie e l'esigenza di utilizzare strumenti interpretativi provenienti da altri campi di indagine.
br. Il saggio esplora l'opera di Goffredo Parise (Vicenza, 1929 - Treviso, 1986) a partire dalla centralità della percezione e della visione, quali dispositivi della scrittura capaci di riflettere l'atto originario di apprensione del mondo. Per indagare tali questioni, l'autrice forza i confini prettamente letterari per sondare terreni vicini alla filosofia (Maurice Merleau-Ponty per il rapporto con la fenomenologia e François Jullien in relazione all'Oriente), all'antropologia del visivo e alla critica d'arte (Georges Didi-Huberman). L'analogia con la riflessione filosofica - ovvero la possibilità di rileggere l'opera parisiana attraverso la lente del primato percettivo - e l'affinità con la pratica pittorica testimoniano la necessità di superare frontiere tipicamente letterarie e l'esigenza di utilizzare strumenti interpretativi provenienti da altri campi di indagine.
br. L'avventura letteraria di Goliarda Sapienza rappresenta un caso eccezionale nel Novecento italiano per la forza di una soggettività fuori dai canoni, capace di concepire la scrittura romanzesca, teatrale e cinematografica come spazio identitario ricco di sfumature e oltraggi. Grazie a una formazione sui generis, all'interno di un contesto familiare eccentrico, Sapienza attraversa diversi campi di espressione, vivendo dapprima un'intensa stagione teatrale e un appassionato apprendistato ai bordi del grande schermo, per poi approdare alla letteratura avendo maturato una piena consapevolezza della centralità della relazione fra corpo e spazio nella declinazione del se. Il volume, che offre una prima ricognizione monografica dell'opera di Goliarda Sapienza, ricostruisce la cartografia dei luoghi della libertà celebrata nei suoi testi e mira a rintracciare quel gioco di imitazione e presa di distanza dai modelli (letterari, filosofici, cinematografici) che rende inconfondibile ogni sua pagina.