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In -8°, pp. 453, (3). Legatura alle armi reali del Portogallo, tagli dorati. Il ferrarese Angelo Talassi, improvvisatore del XVIII secolo, conobbe Goldoni che lo giudica, nei suoi “Memoires”, “un de ces talents surprenants qui, sur tel sujet qu'on lui propose, débitent à l'impromptu et en chantant, cent vers ou cent couplets, sans jarnais manquer ni à la rime ni a la raison”. Di Talassi parla diffusamente anche Benedetto Croce (“Quaderni della critica”, novembre 1946, n. 6, pp. 38-47), riportando una valutazione di Carlo Piancastelli, secondo il quale “L’olmo abbattuto” è “rarissimo” e crede “che non si trovi nelle pubbliche biblioteche del Regno, e che forse qualche grosso carico di copie dovette andarne distrutto”. Ultima di tre opere da lui pubblicate, “L’olmo abbattuto” fu stampato a Lisbona, dove il Talassi, dopo aver viaggiato per “mezzo mondo” (cioè per tutta l’Europa) aveva ottenuto una pensione dal Re di Portogallo, ciò che qualifica questa stessa legatura (troviamo lo stemma reale portoghese anche al frontespizio). Sempre Croce ha un affettuoso sbilanciamento per il poeta, del quale s’imbatte casualmente in varie opere e richiami, ciò che, scrive, “mi fece sentire com'egli contasse su di me come un'anima dell'oltremondo dantesco per essere richiamato non solo nel suo nome ma nelle sue opere ai dimentichi suoi connazionali” (ibidem, p. 44). 3 This work is classified as “very rare” by Benedetto Croce.
Prima edizione. Esemplare 11/98 in più che buone condizioni (copertina brunita e usurata ai bordi e alle cerniere; interno ben conservato, con carte appena brunite sulle barbe, come usuale). Rarissimo e malnoto libro d’artista, o «livre de dialogue» — nella definizione di Yves Peyré — tra Ungaretti (e Mallarmé) e Carlo Carrà, tirato in sole 110 copie numerate a stampa in tre serie (1-98, A-B, CI-CX) dalla casa editrice «fondata a Milano nel 1944 da quattro ventenni alle prese con la fine della guerra e la rinascita culturale del paese: Massimo Carrà [figlio dell’artista], Fernando Ghisotti, Lodovico Castiglioni ed Edoardo Hensemberger» (S. Piombo, Il Balcone, FdL 2010/1: 21-24). Compare qui per la prima volta la traduzione ad opera di Ungaretti del «Monologo di un fauno» insieme alla sua traduzione del «Pomeriggio di un fauno», già uscita sulle pagine della rivista «Poesia» nel luglio 1946, qui in prima edizione autonoma e stampata con alcune varianti. Entrambe confluiranno l’anno seguente nel sesto volume della serie «Vita d’un uomo» per la collana «Lo specchio» Mondadori: la raccolta di traduzioni significativamente intitolata «Da Gongora a Mallarmé». Ungaretti fu molto legato a Mallarmé dai tempi della scuola, e la sua poesia, pur con varie declinazioni, è fortemente mallarméiana fin dagli albori. A detta dello stesso autore, queste versioni del «Fauno» si attengono molto alla lettera dell'originale, discostandosi dalle traduzioni che ne avevano fatto gli ermetici in quegli stessi anni, più attente a riprodurre il linguaggio evocativo di Mallarmé. -- Accompagnano il testo cinque eleganti litografie su zinco di Carlo Carrà, disegnate ad hoc per questa edizione, tutte datate e firmate in lastra, che ritraggono il fauno e le ninfe in diversi momenti del poemetto. In appendice, alcune dediche in versi che Mallarmé vergò in copie del suo «Faune», da lui stesso poi raccolte e qui stampate in francese senza traduzione. Jentsch, Libri d’artista, p. 87 n. 122; Carrà Opera grafica (1976) nn. 79-82; Costadura, Mallarmé, le classique, le byzantin: Présence de Mallarmé dans la culture littéraire italienne entre 1914 et 1951 (in: Revue de Littérature Comparée, 72.2, aprile 1998: 231-ss)
pp. 44 in quartini sciolti stampati in grigio + 9 belle e grandi acquef. a più col. firm. e numer. a 60 esempl. Es. n. 25. Perfetto stato di conservazione. Raccolta poetica dai colti riferimenti letterari che spesso risalgono fino alla mitologia, in particolare nei componimenti dedicati al Po. A questo fiume e ai paesaggi lacustri sono ispirate le vivide e personali incisioni di questo famoso artista della Svizzera italiana, nato nel 1928 e tutt'ora attivo come importante scultore. Blendinger, Nag Arnoldi. Catalogo ragionato dell'opera grafica, 224-233.
Two volumes, complete. AN OUTSTANDING ASSOCIATION COPY, EXTRA-ILLUSTRATED WITH SPECIAL PLATES, OF THE FIRST AND ONLY COMPLETE EDITION, and first and only critical edition, of the works of Pierre de Brach, an important 16th-century poet from Bordeaux, a close friend of Montaigne and many other key French Renaissance literary figures. ABOUT HALF THE WORKS ARE PUBLISHED HERE FOR THE FIRST TIME: Dezeimeris (1835-1913) had discovered an important manuscript which included many texts thought lost forever, including the "Tombeau et regrets funebres sur la mort d'Aymee" and the second book of the "Amours". Extensive scholarly apparatus, notes, and index. Edition limited to 260 copies, of which this is ONE OF 40 COPIES BEAUTIFULLY PRINTED (by Gounouilhou of Bordeaux) ON FINE WHITE WOVE PAPER, with numerous woodcut ornaments, headpieces, and tailpieces. Title-pages printed in red and black, with large woodcut printer's device. Text in Italic type, notes in Roman type. Two engraved portraits on Chinese paper and several other plates. WITH A SIGNED PRESENTATION INSCRIPTION FROM DEZEIMERIS TO FRANCOIS DEFREMERY (1822-1883) OF THE ACADEMIE FRANCAISE. Bound in are FOUR AUTOGRAPH LETTERS (and an inscribed visiting card) from Dezeimeris to Defremery, dated from October 1878 to February 1879, discussing this work and Dezeimeris' election to the Academie des Inscriptions et Belles-Lettres. Dezeimeris was elected in late December 1878, and in the earlier letters we can see how he marshals his forces and asks Defremery for assistance. Dezeimeris mentions that HE HAS ADDED A FEW RELEVANT PLATES TO THIS SET WHICH ARE WHICH WERE NOT PUBLISHED WITH IT AND THUS ARE NOT FOUND IN OTHER COPIES. After Defremery's death this set passed into the hands of noted bibliophile Philippe-Louis de Bordes de Fortage (his engraved bookplates). His collection was auctioned from 1924 to 1927. 4to. Attractively bound in contemporary quarter morocco and decorated boards. Top edge gilt, other edges uncut. Light wear to bindings, a little bit of faint foxing, else a fine set with an excellent provenance. Vicaire I, 919; Brunet supp., 167: "Belle publication." Viollet le Duc (I, 333): "C'etait un ecrivain correct, un versificateur elegant et harmonieux, bien superieur sous ce rapport a tous les poetes ses contemporains. On peut lui reprocher de manquer de la verve et de l'entrainement de Ronsard, par exemple; mais comme forme de langage, c'est un auteur des plus remarquables et assurement digne d'etre etudie. A rare set, with a terrific provenance.
FIRST EDITION of these poems and prose poems by Gimferrer (in Catalan, with Japanese translation laid in), illustrated with EIGHT ORIGINAL FULL-PAGE COLOR LITHOGRAPHS, four by Fusako Yasuda and four by LluÌs Pessa. EDITION LIMITED TO ONLY TWELVE (12) NUMBERED COPIES. Signed by the author and the artists. 4to. Loose as issued in original wraps and very attractive board slipcase covered with Japanese paper. FINE AND BRIGHT, WITH NO DEFECTS. Like new. A LIVRE D'ARTISTE OF THE GREATEST RARITY.
Edizione originale. Ottimo esemplare (minime sfrangiature marginali alla brossura, piccole gore marginali al piatto anteriore, leggere tracce di sporco e abrasioni al piatto posteriore; leggerissime fioriture alle carte). Rarissimo libro pubblicato in sole 500 copie a spese del curatore Ezra Pound, che vi appare con le sole iniziali «E.P.». Nella primavera del 1929 l’editore «Aquila Press» ordinava al poeta americano una versione commentata dell’opera omnia di Cavalcanti da pubblicarsi con sfarzo, su carta grande, assieme alla riproduzione fotografica di uno dei testimoni manoscritti. Mentre era già in corso la tiratura, l’editore chiuse per fallimento: le pagine già completate vennero inviate a Pound in Rapallo, il quale fece realizzare questa versione privata, «rappezzata fra le rovine» dell’editore, appunto. Gallup, Ezra Pound: a Bibliography, B27
Settimanale diretto da Tomaso Monicelli. Il primo numero reca la data 6 giugno 1909; cessò le pubblicazioni col numero 22 del 29 maggio 1910. Dapprima la testata fu disegnata da Pietro Chiesa poi da Antonio Rubino. Pubblica testi di politica, storia e letteratura (poesie e racconti di Gozzano, Giorgieri Contri, Vannicola, Govoni, Lucini), abbelliti da numerose illustrazioni di Golia, T.M. Cascella, Fabiano e Rubino. Tutto il pubblicato rilegato in volume.
Prima edizione, nella tiratura di lusso nella variante in marocchino avana. Esemplare 188 di 200 numerati a mano in inchiostro rosso, in eccellenti condizioni (dorso appena scolorito). Tiratura di lussa tirata in soli 200 esemplari numerati a mano, in carta grande, rilegati in marocchino in diversi colori. Considerato uno dei capolavori assoluti di D’Annunzio, il «Notturno» segna il ritorno all’arte dopo l’impegno militare e politico della Grande Guerra e dell’impresa fiumana. L’opera fu composta nel 1916, quando il poeta era a letto convalescente a seguito del grave incidente aereo occorsogli il 15 gennaio: mentre sorvolava Grado fu costretto a un atterraggio di emergenza e nel violento impatto sbatté la tempia, rischiando di perdere l’occhio destro. Per due mesi ebbe entrambi gli occhi bendati, ma nonostante questo non si rassegnò all’inoperosità: pur di scrivere, si fece preparare migliaia di striscioline di carta su cui vergava singole frasi e porzioni di testo di poche parole; il materiale fu assemblato dalla figlia Renata, e nacque così la grande prosa lirica del «Notturno». Alla tiratura ordinaria, molto elegante, si aggiunse questa di lusso, tirata in soli 200 esemplari: di maggiore formato, era stampata su carta a mano e ampliata con i facsimili degli autografi dannunziani; Treves infine corredò ogni copia di una bella legatura in pieno marocchino di colore nero, bordeaux, blu o avana scuro, come la presente. Guabello, Raccolta dannunziana, n. 314; De Medici, Bibliografia di Gabriele D’Annunzio, n. 110.
Edizione originale. Straordinario esemplare a pieni margini (214 x 157 mm), per gran parte intonso, nella rarissima brossura originale (restauro professionale molto ben riuscito). Prima raccolta poetica di Ippolito Nievo, rarissima, tirata in soli cento esemplari. «Sono ventitré pezzi; un vero mosaico che si unifica però bellamente nello scopo d’una restaurazione civile e morale. Dio voglia che i lettori capiscano!» (lettera di Nievo ad Attilio Magri, 2 maggio 1854). Già da questa prova giovanile emergono con tutta chiarezza la verve polemica e l’impegno civile e politico del poeta, che culmineranno con la sua opera maggiore, le «Confessioni»: «Fin dagli inizi […] la sua attività di scrittore in versi è, più spesso che poesia, una poetica; […] una poetica mai smentita né alterata nella sua essenza, perché le ragioni di poesia e le ragionio di vita sono, per il Nievo, tutt’uno. E proprio per questo intento pratico, civile, come si diceva allora (e spesso voleva dire anche “politico”), le poesie del Nievo, specialmente quelle della prima raccolta udinese, […], non di rado sono giornalismo in versi» (Nievo, Poesie, ed. Gorra, p. XXXIII). Nei «Versi» furono stampate le ventitre poesie apparse su «L’Alchimista friulano» tra il novembre 1853 e il maggio 1854. La rivista era diretta da Camillo Giussani, brillante e precoce giornalista, pressoché coetaneo di Nievo, che ebbe un ruolo fondamentale nella pubblicazione. Fu a lui che venne l’idea, già nel dicembre 1854, di raccogliere in un volumetto i componimenti che uscivano sulla rivista. In una lettera del 4 dicembre inviata a Nievo, dopo aver lodato le qualità del poeta, «uno di quei pochi caratteri onorevoli, in cui l’intelligenza è in armonia col cuore», osservava che «i suoi versi meriterebbero di apparir in una veste più degna che non sulle pagine di un giornale», offrendosi infine di pubblicarli in volume (le citazioni in Nievo, Poesie, ed. Gorra, pp. 890-1). Nievo accettò di buon grado l’offerta di Giussani e il lavoro procedette secondo uno schema assai efficace: «Man mano che uscivano [in rivista, le poesie], se ne utilizzava nella tipografia Vendrame – la stessa che stampava il giornale – la “composizione” per il volume» (Nievo, Poesie, ed. Gorra, p. 899). Così facendo, il libro dei «Versi» risultava già pronto per essere presentato alla censura nel maggio 1854. E anche questo delicato passaggio si svolse senza intoppi: fin dai tempi della pubblicazione in rivista, Nievo aveva infatti lasciato carta bianca a Giussani di intervenire sulle sue poesie, e il direttore, mosso da ragioni prudenziali, non si era fatto alcuno scrupolo a modificare i testi, arrivando anche a cassare interi versi. Come accennato, l’edizione risulta oggi molto rara (se ne contano 10 esemplari nel catalogo SBN), tanto più nella sua brossura originale. Data la tiratura bassissima, il volume divenne presto introvabile anche ai tempi del poeta: quando un suo compagno di studi gliene chiese una copia, Nievo rispose con parole eloquenti: «de’ primi versi satirici non ho più in casa nemmeno l’odore» (Nievo, Poesie, ed. Gorra, p. 891-2). Nievo: Poesie, a cura di Marcella Gorra (Milano, Mondadori, 1970)
Rarissima edizione originale. Lieve foxing, strappi alle piegature, ma nel complesso esemplare ben conservato. A p. [4] nota manoscritta (di possesso?) «Boari». L’elegante opuscolo, con la dedica stampata in caratteri oro e bronzo, contiene l’ode senza titolo «Quando la rondine lascia i veroni» scritta da Pascoli in onore di Angiolina Mazzoli, grande amica di Ida e Maria Pascoli, che prese i voti il 7 ottobre 1884 divenendo così Suor Agnese. I versi furono composti su richiesta insistente delle sorelle, ma il poeta ebbe non poche difficoltà a portare a termine il lavoro, rimandandone più volte la consegna. Finalmente, il 17 settembre, inviò il testo a Ida e Maria, insieme ad un sonetto dedicato anche questo ad Angiolina Mazzoli (inc.: «Angiolina, a che luogo ermo e lontano»). Il poeta, tuttavia, non fu soddisfatto del proprio lavoro: non solo definì le due poesie «qualche cosaccia», ma confessò anche alle sorelle: «Non ho saputo far nulla di meglio. Perdonatemi e vogliatemi bene lo stesso» (Maria Pascoli, «Lungo la vita», p. 202). Ida e Maria sottoposero i due testi al confessore del convento di Angiolina Mazzoli, che approvò la stampa solo per il primo. La firma di possesso “Boari” potrebbe appartenere a Caterina Boari, la maestra di Ida e Maria. Rarissimo, non se ne rilevano copie in Iccu. Maria Pascoli, «Lungo la vita», p. 202
Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original manuscript autograph ijazatnama [i.e. License, or diploma for assent] signed by Ali Haydar Gürbüzler written for famous Turkish mevlevi poet Aasf Halet Çelebi, (1907-1958). 18x11,5 cm. In Ottoman script (Turkish with Arabic letters). 8 lines. It starts with "Huve". Dated November 20, 1928. A short qasida on verso signed by 'Mustafa'. Ali Haydar Gürbüzler, known as Ahiskali Ali Haydar Efendi [i.e. Ali Haydar Efendi of Meshketia], the Turkish lawyer, lecturer, professor, clergyman, the mystic is also the last sheikh of the Ismet Efendi Lodge located in the district of Çarsamba, Fatih, in Istanbul. Asaf Halet Çelebi [or, Asef], (1907-1958), was a Turkish mystical poet. Although not very widely known, due to his erudite and often foreign-influenced style, he is considered to be Turkey's first surrealist poet. In his youth Çelebi was still influenced by Ottoman court literature, but starting from 1937 he adopted Western poetic styles and techniques, such as free-form verse. In his poems one finds themes originating in the cultures of Persia and India. As a librarian, Çelebi had a lot of time and opportunity to read, and his readings stood at the base of his poetic work. An often recurring theme of his poems is philosophical ideas which he found, for instance, in Buddhism. From there he took names and terms with vast philosophical connotations, such as Siddhartha and Mara, which, for the non-initiated, created an obstacle in understanding his work, although he did provide explanations in his prose. "Edîb-i Rusen-zamir Asaf Halet bey efendi oglumuza, haz-i viran (?) imtihan(?)-i hayat ve mehatira(?) Mazhar-i ihtiram olduklari daima görülmelidir ki herkes sevke gelsin de onlarin ? olmaga çalissin. Saban (?) Asef Halet bey oglumuzun anane-i(?) ilm u feng(?), Siir ve edebiyat ve musikiye intisabini gördügümde kendisinin feyz ve kemalatinin azadiyatini (?) cenab-i feyyaz görmeden tezrii'(?) ve niyaz ile bu mahalli imza eylerim, fi 7 cemaziyelevvel? Sene 1347 - fi 20 tesrin-i sani sene 1928. El fakir el-hakir'ül-ibad Haydar [i.e. Naqshbandiyya shaykh -Hâlidî shaykh Haydar Efendi of Meshketia -Ahiskali Haydar Efendi)].".
In-8, 158p. Edition originale. Un des 20 exemplaires de tete numéroté en chiffres romains sur Hollande (avant 80 exemplaires sur vélin). Troisième volume de la collection des Cahiers du Rhone. Nom de possesseur en page de faux-titre. En excellente condition.
Edizione originale. Tutto il pubblicato, compreso il numero straordinario uscito nel dicembre 1923 in sostituzione del numero del dicembre 1922 mai pubblicato. Fascicoli sciolti in ottimo stato conservati in 4 cofanetti protettivi. La rivista «La Ronda», tra le più importanti riviste letterarie del Novecento, cominciò le proprie pubblicazioni a Roma nell’aprile del 1919. Inizialmente diretta da un comitato redazionale composto da Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli e Aurelio Emilio Saffi – ovvero “i sette savi” come amavano definirsi-, a partire dal quarto numero del 1920 la direzione passò formalmente in mano ai soli Cardarelli e Saffi allargando tuttavia il gruppo dei collaboratori esterni che includeva, tra gli altri, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Guglielmo Ferrero e Vilfredo Pareto. Nata con lo scopo di restituire vigore alla tradizione letteraria italiana minacciata – secondo i rondisti – dalle spinte sperimentali e avanguardiste (con i futuristi, ma anche Pascoli, riconosciuti come principali responsabili dell’impoverimento della letteratura contemporanea), «La Ronda» vedeva in Manzoni e, ancor di più, in Leopardi i modelli a cui guardare. Non a caso, proprio a Leopardi sarà dedicato il corposo numero triplo del marzo/aprile/maggio 1921 «Il Testamento letterario di Giacomo Leopardi» con la curatela di Vincenzo Cardarelli. Nonostante la condivisione di questa causa comune e il forte legame di amicizia tra i membri fondatori, la rivista cessò le pubblicazioni dopo neppure 4 anni di vita a causa di forti divisioni interne: il penultimo numero uscì infatti nel novembre del 1922 prima che nel dicembre 1923 venisse pubblicato, con la dicitura “numero straordinario”, l’atto finale di questa fondamentale avventura culturale ed editoriale tesa a ridare vita e nuove identità al classicismo e alla sua eleganza.
Prima edizione. Fioriture leggere che raramente intaccano il testo, minimi segni del tempo alla brossura, nel complesso un buon esemplare in carta forte. Rarissima prima edizione in cui compare per la seconda seconda volta il componimento «Adone». La plaquette per le nozze di Rodolfo Malvezzi e Pia Fabrello, curata da Alessandro Paganelli Zicavo, contiene componimenti di Paganelli Zicavo, Bassini, Ricci e Borgognoni, una traduzione di Ovidio ad opera di Olindo Guerrini e la poesia di Pascoli «Adone». Pubblicata per la prima volta nel 1881 per le nozze Nardini - Torri, ma con il titolo in greco «O ton Adonin», «non venne inclusa nelle “Myricae” per il suo contenuto mitologico» (Garboli, «Poesie e prose scelte», p. 370). Dopo la morte dell’autore, la poesia godette di numerose ristampe, e basti citare le due più antiche: «Paraviana», agosto 1922, e R. Garzia, «Due poesie inedite [sic] per nozze», in «Fiera letteraria», 5 settembre 1926. Adornano la plaquette pregevoli testatine, finalini e capilettera incisi. Di estrema rarità, non se ne rilevano copie in Iccu. Pascoli, «Poesie e prose scelte», a cura di Cesare Garboli, volume I, pp. 369 sgg.
Con 5 incisioni originali a colori di Rafael Alberti (manoscritto e acquatinta ''La donna lucertola'', cm 54,5x43,5), Franco Gentilini (''La grande bagnante'', litografia a 12 colori, cm 54,5x43,5), Sebastian Matta (''La piaga'', incisione, cm 54,5x43,5), Hans Bellmer (''Nudo immobile'', acquaforte in negativo, cm 54,5x43,5) e André Masson (''Lea'', litografia a 6 colori, cm 54,5x43,5). Testi poetici di Rafael Alberti (La donna lucertola), Libero De Libero (Versi rimasti nella sua borsa), Franco Prete (Commiato), Louis Scutenaire (Alta mettetevi nell'amore), Patrick Waldberg (Femminile) Stampe tirate a mano da Piergiorgio Spallacci, ad eccezione di quelle di Gentilini (Brunetto Baldoni) e Matta (George Visat, Parigi) e stampate su carta della cartiera Filicarta di Brugherio appositamente creata per questa cartella. Es. 3/90. Folio (cm 58,2x45). pp. 96+stampe. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 90+XXV+10 es. numerati. .
Edizione originale. La presente copia è siglata 43/100 ed è in ottimo stato, salvo minima lacerazione senza perdite al margine della scatola telata. Unita l’omonima pubblicazione uscita per i tipi di Zanichelli nello stesso anno, collana «Quaderni di design» diretta da B. Munari (nr. 8). Preziosa raccolta di grafiche tirate in soli 100 esemplari numerati, raccoglie 50 opere originali di artisti diversi, ciascuna numerata e firmata a mano dal rispettivo autore. Le opere sono suddivise in 12 argomenti: «Il segno libero della mano», con Scanavino, De Leonardis, Arosio, Pericoli; «Pathos & magia d(n)ella parola», con Caruso, Diacono, S.M. Martini, Villa, Marocco, Brandolini; «Lo spartito sintattico», con Belloli, Lora Totino, Nannucci; «L’estetico calligrafico», con Accame, Pavanello, Sanesi; «La scrittura negata», con Blank, Comini, Algardi, Danon, Xerra, Spatola; «La parola giocata», con Munari, Franchi, Dorna, Mondino; «L’inserto verbale», con Baruchello, Pozzati, Mussio, Radini, Macchione; «Una scrittura enunciativa», con Altamira, Brunetti, Carpi, Castagnotto; «L’intervento pragmatico sulla scrittura», con De Filippi, La Pietra, Miccini, Pignotti, Sarenco, D’Ottavi; «L’assenza evocata», con Agnetti, Isgrò, Patella; «La scrittura come linguaggio», con Carrega, Oberto (OM), Ferrari, Finotti; «Scrittura al femminile», con Niccolai e Izzo. Straordinario raccoglitore pubblicato in occasione della mostra svoltasi presso il centro culturale «Rondottanta» a Sesto San Giovanni dal 26 settembre al 18 ottobre 1980.
Prima edizione. CON DEDICA Esemplare 5/70, firmato dal poeta e dall’artista al colophon. In ottime condizioni di conservazione, completo dell’acetato protettivo e dell’astuccio. Rarissima e raffinata edizione privata tirata in soli 70 esemplari numerati (più «dieci riservati agli autori»), composta in carattere Caslon e stampata nel torchio a mano da Luigi Maestri su pregiata carta al tino Magnani di Pescia. 17 poesie alternate alle belle incisioni a colori tutte firmate e numerate dall’artista, e protette da velina.
Un testo poetico e 13 fotografie originali in bianco e nero del 1962 di Mario Diacono Copertina e progetto grafico di Piero Varroni. Stampato tipograficamente su carta Hahnemuhle. 8vo. pp. 32. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 7+1 es. numerati e firmati. .
Libro opera su poesia di Guido Ceronetti, pensato e realizzato a mano in ogni sua parte da Giosetta Fioroni, avvalendosi di varie tecniche: tempera, china, collage. Con una poesia di Guido Ceronetti. Ogni copia presenta interventi diversi dell'artista per cui può essere considerata opera unica. Firma a penna di Giosetta Fioroni e Guido Ceronetti Stampato a mano da Pietro Varroni che ha anche esguito le copertine dei contenitori. Carta Alcantara a tino di 300 gr, bianco avorio. Cm 35,5 x 25,5. pp. 12. . Perfetto (Mint). . Edizione di 35 + 5 copie es. numerati e firmati. .
In-8°; pp. (24), 500, cc (24), una tavola allegorica a piena pagina nel testo incisa su legno Legatura in piena pelle con tassello e titolo in oro al dorso, fregi in oro al dorso, ai piatti cornici, angoli e un grande rosone ccentrale impressi in oro; tagli in azzurro. Tra i numerosi poemi, alcuni hanno come argomento opere d’arte di gian lorenzo bernini, procaccini, il Guercino, o anche un’eclissi solare, altre sono dedicate a vari soggetti morali, e ai principali personaggi del tempo. Lievi fori di tarlo al dorso, un timbro a inchiostro al margine bianco al frontespizio.
Con 5 acqueforti originali in nero, numerate e firmate, eseguite nel 1982 di Renato Guttuso (cm 24x16). Introduzione di Vasco Pratolini Incisioni tirate da N. e C. Manfredi. Opera composta e impressa su carta Magnani a cura di Mardersteig nella stamperia Valdonega. Nervi e titoli in oro al dorso, tagli dorati. Folio. pp. X + 500. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 200 es. numerati. .
(Venezia), per Gio. Andrea Valvassori, 1564. PRIMA EDIZIONE. In 4to (cm. 20); legatura in pergamena floscia coeva con unghie. Una mancanza al dorso e leggermente ad una cuffia ma copia genuina nella sua prima legatura. Axs
Edizione. CON DEDICA Esemplare 22 di soli 75 ad personam firmati dall’autore, impresso per Piero Zanoli (come ci informano l’occhietto e la cedola allegata) in ottime condizioni. Conserva il cofanetto editoriale in cartonato marmorizzato. Il grande libraio milanese Branduani ci informa che Piero Zanoli fu «ammiratore e cultore delle belle edizioni, con particolare riguardo a quelle di Mardersteig, officina Valdonega». Questa elegantissima edizione raccoglie le poesie «Carnevale di Gerti», «La casa dei doganieri», «Due nel crepuscolo», «L’orto», «L’ombra della magnolia» e «Proda di Versilia», ornate dalle acqueforti tratte dai disegni «dal “Diario” di Forte dei Marmi».
Con una puntasecca originale, su carta Giappone, numerata e firmata, di Mimmo Paladino al controfrontespizio (cm 17,6x11) e 60 xilografie appositamente disegnate dall'Artista e intagliate su legno di testa da A. Porazzi. Saggio di Gianmarco Gaspari. Traduzione di Francesco Tissoni Testo in carattere Baskerville impresso da Ruggero Olivieri su carta Alcantara con filigrana dell'Artista fabbricata a tino dalla Cartiera Sicars. Legatura in cartone di De Stefanis. Edizione originale di 100 + XX + 5 es. numerati e firmati dall'Artista. Esemplare n. 63. 4to (cm 35x25). pp. 160. . Perfetto (Mint). . Edizione di 100 + XX + 5 esemplari numerati e firmati (Edition of 100 + XX + 5 numbered and signed copies). . "Riccardo Aungervyle, signore di Bury, vescovo di Durham, gran canceliere di Edoardo III e tesoriere del Regno d'Inghilterra, dettò le ultime righe del suo unico libro nel castello di Auckland il 24 gennaio del 1344 [...] Ancor prima della sua morte, il Philobiblon era probabilmente già stato affidato alle cure di alcuni dei numerosi copisti che il vescovo manteneva in casa propria, e che in breve, passandolo dalle loro ad altre mani, avrebbero moltiplicato gli esemplari del testo sino a farne uno dei più fortunati e diffusi capisaldi di una dottrina affascinante e incongrua, la bibliofilia." GUARDA IL VIDEO
18 acqueforti originali di Mimmo Paladino, alcune a piena e doppia pagina e altre nel testo (da cm 13x9 a cm 23x30), tirate in calcografia e a rilievo sui torchi di Giorgio Upiglio Volume stampato su carta Zerkall-Butten. Legatura di Giovanni De Stefanis. Edizione firmata al colophon da Mimmo Paladino e Salvatore Licitra. Esemplare n. 50. 4to (cm 34,5x20,5). pp. 36 doppie rilegate alla cinese. . Ottimo (Fine). . Prima edizione di 99+XXVI esemplari numerati e firmati (First edition of 99+XXVI numbered and signed copies). . Salvatore Licitra (Milano 1953), fotografo d'arte, vive e lavora a Milano. Le sue foto appaiono regolarmente su varie riviste di arte e architettura, tra cui Domus, per la quale ha intervistato e fotografato Merz, Pistoletto, Adams, Katz, e Cartie-Bresson. Ha partecipato a numerose mostre fotografiche e nel 1990 ha tenuto una personale a Palazzo dei Diamanti di Ferrara.