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Edizione originale, tiratura di testa. Eccellente esemplare, il numero 3 nella tiratura di testa delle prime 25 copie numerate in numeri arabi, stampate su «vergè pelure de mûrier d’Annam» e con una suite aggiuntiva delle due litografie virate in nero e sanguigna. Poema composto in alessandrini classici, ornato da due belle litografie dell’autore. La tiratura comune di 450 esemplari è in carta diversa e senza la suite.
Prima edzione. Esemplare 29 di soli 30 numerati da 1 a 30, in stato di nuovo. Splendido libro d’artista realizzato in sole 41 copie variamente numerate (una prova per l’archivio della stamperia, dieci I-X con due grafiche originali e trenta 1-30). Raccolta inedita di poesie di Osvaldo Coluccino, poeta e compositore nato nel 1963. Accompagnano i versi due scritti in prosa, «Un dinamismo percettivo», del poeta, e «Sfogliare» dell’artista Franco Guerzoni che compone cinque grafiche e la copertina, combinando tecniche calcografiche con la stampa litografica.
Libro d'artista composta da una poesia di Roberto Didier e interventi pittorici originali di Piero Varroni realizzati a mano a china e acrilico Stampato su carta Alcantara da 160 gr. per le pagine interne e 300 gr. per la copertina. Composto e ideato da Piero Varroni. 8vo (cm 25x18). pp. 14. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 21+VI es. numerati e firmati. .
Illustrations originales de Henry d'Anty, préface de Jean Cassou, un des 30 exemplaires sur Rives B.F.K. numérotés de I à XXX (n° V) comprenant 8 planches refusées, tirage total à 91 exemplaires, avec frontispice d'André Verdet (numéroté 29/100 et signé par l'artiste), traduction des Editions Gallimard, 1 vol. in-folio en feuilles sous couv. rempliée, chemise cartonnée demi-toile et étui pleine toile noire, Editions R. Gastaud, Grenoble, 1961, avec frontispice, 8 planches et 8 planches refusées Exemplaire bien complet des 16 gouaches par Henry d'Anty et du frontispice d'André Verdet. Etat très satisfaisant (étui et chemise frottés avec rouss., bon état par ailleurs). Français
In-8°; pp. (16), 470, (40), con note manoscritte nel testo, e una carta manoscritta prima del frontespizio, una vignetta incisa su legno al frontespizio, tre nel testo (un è la ripetizione della prima); marca tipografica all’ultima pagina; legatura in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Contiene, in versi, un ritratto di S. Francesco, un ritratto dell’istesso stimmatizzato, una canzone, alcuni sonetti, i venti canti della Vita del Santo, e nelle ultime 40 pp. “Apparitioni e miracoli di S. Francesco dopo la sua morte”, Della corda di S. Franscesco, la Regola. Genova imperia liguria san francesco assisi santi saint agiografia poesia poems franciscan miracoli miracle porto maurizio
Edizione originale. Esemplare brunito alle carte e alla copertina (particolarmente al dorso, che reca qualche segno del tempo e piccole mancanze alle cerniere); per il resto in buone condizioni. Rara opera prima tirata in soli 350 esemplari non numerati, dichiarati al colophon. Uno degli esordi eccezionali degli anni trenta italiani, che vedono fiorire «le opere prime e fondamentali, quelle che segnano la nascita di un poeta e gli imprimono indelebilmente i caratteri» — per usare le belle parole di Donato Valli (L’onore del Salento, p. 103). Oltre ai primi tre libri di Gatto — osserva sempre Valli — nello svolgersi del decennio 1930-1940 escono altrettante opere prime di Salvatore Quasimodo e Leonardo Sinisgalli, ma anche «La barca» di Mario Luzi: il nucleo forte della generazione che traghetterà la lirica italiana oltre la metà del secolo, nel secondo Novecento. Alfonso Gatto pubblica «Isola» a soli ventitré anni, grazie al decisivo sostegno economico del padre dell’amico coetaneo Carlo Muscetta (come ha ricordato lo stesso critico nel memoir «L’erranza», Catania 1992): Angelo Muscetta, che conduceva ad Avellino una florida attività commerciale, procurò dunque gli accordi con la tipografia Pergola, mentre la Libreria del 900 diretta da Ugo Arcuno e Salvatore Mastellone — luogo di ritrovo della più vivace intellettualità napoletana, dagli artisti circumvisionisti allo scultore Saverio Gatto, zio di Alfonso — prestò il proprio marchio in qualità di editore. «Isola» fu ben accolta sia da Sandro Penna (“L’Italia letteraria”, 12 febbraio 1933) sia da Eugenio Montale (“Pegaso”, maggio 1933): il primo non mancò di notare i numerosi echi letterari, sin troppo avvertibili non ancora ben diluiti com’erano in uno stile personale («sembra grondare d’acqua bevuta a tutte le più giovani sorgenti»); il secondo chiosava salomonicamente come « avv[enga] raramente che un esordiente […] presenti insieme tante virtù e tanti vizi».
Edizione originale. Ottimo esemplare completo del rarissimo foglio di errata corrige, che conta una ventina di voci; pecetta blu stampata in bianco «“Poesia”. Organo del futurismo. Direttore F.T. Marinetti. Via Senato, 2 - Milano» applicata al piede del piatto anteriore; firma d’appartenenza coeva elegantemente vergata al frontespizio («ex libris Attilio Piovano 6. VI. 1910»); dorso e taglio superiore normalmente scoloriti, con una sigla a lapis blu all’angolino alto esterno del piatto superiore. Rara quarta raccolta di Corrado Govoni, opera culminante e insieme terminale della «prima fase», sospesa tra simbolismo crepuscolare e impennate “futuriste”. Impaginata nello stesso formato elegante delle «Fiale», e stampata in una carta simile, di pregio, a spese dell’autore. Alle soglie del 1909, contemporaneamente alla nascita del futurismo, Govoni sceglieva Marinetti come suo editore di riferimento, e gli consegnava anche le rese della produzione precedente (come presto fece anche Aldo Palazzeschi), da quel momento messa in commercio sotto l’egida di «“Poesia” organo del futurismo». «La quarta raccolta di Govoni risistema il repertorio esplorato nei primi libri e anticipa, anche solo attraverso squarci fulminei (come quello, già così pienamente futurista, che occupa la parte centrale di “Amo”), gli sviluppi più innovativi delle raccolte a venire [...]» (F. Targhetta, Corrado Govoni 1903-1907, tesi di dottorato 2008 Uni Padova, p. 5). Cammarota, Futurismo, 249.4 e 249.7
Prima edizione. Esemplare in notevolissima rilegatura moderna d’amatore, fatta realizzare ad hoc per il libro di Gozzano, che conserva i due piatti della copertina originale; in ottime condizioni (minima mancanza all’angolino della copertina anteriore, senza perdite di testo; prime carte appena brunite; ex libris privato rimosso al verso del frontespizio). Forse la più celebre delle raccolte gozzaniane, contiene per la prima volta in libro «La signorina Felicita, ovvero la felicità». «Nasce qui il personaggio destinato, più di ogni altro del suo tempo, a rovesciare la maniera illustre del maggior poeta, il personaggio che diverrà famoso della “Signorina Felicita”, per ora affidato a “L’ipotesi” (autunno 1907) e poi sviluppato e modificato sensibilmente nella “Nuova antologia” del 16 marzo 1909. Può dirsi questo il fulcro della nuova raccolta di versi a cui Gozzano pensa in questi anni, sino a quando la pubblica presso Treves (Milano) nel febbraio 1911, nel volume “I colloqui”, copertina di Leonardo Bistolfi» (Guglielminetti, voce del Dizionario biografico degli italiani, vol. 58, 2002). Il manoscritto era stato consegnato all’editore nel settembre 1910; Gozzano stesso ne aveva realizzate tre copie in manoscritto calligrafico (di sua mano) da affidare ai maggiori critici letterari dell’epoca (Luigi Ambrosini, Giuseppe Antonio Borgese, Francesco Pastonchi): il libro era molto atteso e la data di uscita, fissata con largo anticipo al 3 febbraio 1911, fu poi posticipata per problemi tecnici dell’editore al 27 febbraio — data nella quale il libro apparve contemporaneamente in tutte le librerie italiane, affiancato dalle recensioni sul «Secolo» (Ambrosini) e sulla «Stampa» (Borgese). Pastonchi del «Corriere» non ritenne di pubblicare una recensione, causando le lacrime del suscettibile poeta (De Toma, “Le non godute” e altre note gozzaniane, in: Lettere italiane 37:1: 83-108, pp. 97-100).
Prima edizione. Esemplare stampato ad personam per Piero Malcovati, in ottime condizioni (leggere tracce di sporco al cofanetto, che presenta i tagli fessurati e reataurati, altrimenti privo di particolari difetti da segnalare). Conserva il pergamino protettivo. Firma del presidente dei «Cento amici del libro» Bino Sanminiatelli al colophon. Raccolta di 13 liriche.
Collezione completa in edizione originale. Ottimo stato di conservazione, esemplare con grandi margini. «E veramente io non so qual capriccio mi tocchi ora il cervello di volere con questi fogli ragionare di cose, che dipingano costumi, facciano ritratti della vita umana, e delle usanze del mondo...». Così recita la prefazione di questo celebre periodico, scritto interamente e con eleganza dal Gozzi (1713-1786) sul modello dello “Spectator” di Joseph Addison. L’autore fu poeta e traduttore, ma si segnalò in particolare per la sua attività in ambito editoriale e per la redazione di questa rivista: con una prosa limpida e vivace come poche altre nel Settecento, Gozzi fornì una serie di gustosi quadri della società veneziana, mettendone in luce gli aspetti più variegati, dalla politica al costume, fino alla morale e alla cultura. Si ristampò più volte. Ritratto del Gozzi inciso da Baratti all’antiporta del primo volume; grandi incisioni ai frontespizi dei 12 volumi. 12 voll. in 6 tomi
9 acqueforti originali a colori su fogli sciolti ripiegati di Hsiao Chin (lastre: cm 10,3x7,8 - 13x10; foglio: chiuso cm 13x10 - aperto 13x30). Poesie dell'Artista in italiano e inglese Acqueforti tirate sui torchi di Giorgio Upiglio a Milano. Custodia editoriale in carta vergatina azzurra. Esemplare N. 1. 16mo (Cm 12x10,2). pp. 60 n.n.. . Ottimo (Fine). . Prima edizione di 85 esemplari numerati e firmati dall'Autore (First edition of 85 copies numbered and signed by the author). .
Prima edizione. Ottimo esemplare a grandi margini nella variante in brossura avorio, stampato su cara pesante (usura perimetrale alla brossura; restauro al dorso; segni d’attenzione a matita viola nel testo). Timbro di possesso «Biblioteca la Ricciardetta» al piatto anteriore e al frontespizio e firma di possesso al piatto anteriore. Rarissimo opuscolo stampato in 50 copie, che reca le fittizie indicazioni editoriali «All’Insegna della Speranza, pei Tipi della Fame». Torna qui preponderante la vicinanza di Lucini agli ultimi, che sembrava essere culminata in «Gian Pietro da Core» con i suoi ideali di ribellione e progresso, ma che in seguito erano parsi affievoliti; riemerge qui invece come reazione sdegnata alla violenza contro i rivoltosi dei moti di Milano (maggio 1898), inserendosi nella poesia di Lucini di quegli anni, che, «risalendo ai grandi modelli di G. Parini e C. Porta, poteva agevolmente essere ricondotta all'interno di una oramai ben definita "linea lombarda", nutrita di concretezza tematica e di partecipazione etico-civile. Lo scopo era quello di cogliere le contraddizioni che si annidavano nella falsa coscienza della società, demistificandone le ipocrisie e i pregiudizi. [...] Prendendo spunto dai moti milanesi del 1898, repressi nel sangue da F. Bava Beccaris, [il «Sermone»] sviluppava un violento discorso antimonarchico» (Giuseppe Zaccaria, «Lucini», voce del «Dizionario biografico degli Italiani», volume 66, 2006). L’opera è significativamente dedicata ad Anna Kuliscioff, che era stata arrestata per sovversione nello stesso 1898. Degni di nota anche i fregi «Bona fide» e «Sine fraude», al piatto anteriore e al frontespizio il primo e al piatto posteriore il secondo: vennero usati altrove da Lucini (ad esempio in «Ai mani gloriosi di Giosuè Carducci», 1907), sempre per libri usciti dalla tipografia Botta di Varazze; la coincidenza spinge a identificare lo stampatore ligure con l’editore di questa rarissima placchetta.
Edizione originale. Esemplare numero 149/300, in più che buone condizioni di conservazione (brunito ai bordi e sul dorso della copertina; uniformemente brunito all’interno). Opera prima tirata in sole 300 copie numerate nella raffinata collezione di poesia dell’appena nato editore modenese Guanda, «prima verifica di un ventenne poeta nutrito di avide e spasmodiche letture: in questo libretto le “Confessioni” di Sant’Agostino possono benissimo incrociarsi con la “Saison en enfer” di Rimbaud e un primo accostamento a Hölderlin convive con una affettuosa lettura di poeti del “Frontespizio”, come Betocchi e Papi» (Verdino, Luzi: L’opera poetica, I Meridiani, p. XIII). Mario Luzi proveniva da studi e letture inconsuete per un poeta: «La mia ambizione era la filosofia. Al liceo spesso marinavo la scuola per andare a leggermi in pace i miei filosofi, specialmente Sant’Agostino di cui il decimo libro delle “Confessioni” doveva poi diventare il mio breviario per tanti aspetti. Fu quello l’unico periodo nel quale frequentai le biblioteche. Lessi allora anche taluni scrittori moderni come Mann (“Disordine e dolore precoce”) e Proust. Soprattutto il “Dedalus” di Joyce mi colpì in pieno petto. Mi accorsi che i veri filosofi del nostro tempo erano alcuni grandi scrittori e la vocazione infantile per la poesia si confortò» (Acrocca, Ritratti su misura di scrittori italiani, Venezia 1960, p. 252). Filosofo e francesista — come dimostrano i primi libri non poetici (“L’opium chrétien”, Guanda 1938, ovvero rielaborazione della tesi di laurea su François Mauriac; “Un’illusione platonica”, Rivoluzione 1941) — fondamentale per Luzi fu l’ambiente fiorentino, approcciato dal lato universitario (Bigongiari, Macrì, Bo,Traverso) prima che da quello delle «Giubbe rosse». L’esordio poetico fu assai tormentato: di una prima, intensa produzione 1934-1935 — i cui autografi, perduti, sono riemersi nel 2001 e pubblicati nel 2003 (ma vedi anche l’edizione della “Barca” con gli autografi, a cura di Petrini, 2005) — Luzi selezionò ventun componimenti da sottoporre all’editore modenese Ugo Guandalini, che — su modello gobettiano — aveva appena fondato una minuta ma assai vivace casa editrice: «Guanda mi risponde con una lettera lusinghiera, dice di aver esclamato il classico: ecco un poeta. E facendo proposte e accettando docilmente controproposte vuol pubblicare. Io sono tormentatissimo esasperato dal fatto che le poesie non sono tutt’e venti ma pochissime solo di mia piena soddisfazione [...] A Guanda non piaceva il titolo La barca, ma io ho insistito su quello. È significativo e appartiene a un oggetto reale senza essere fraseologico e troppo apertamente logico come lo sono anche i migliori e più concreti di questi ultimi anni, “Realtà vince sogno”, “Sentimento del tempo”. Il titolo insomma è lirico, almeno quello» (lettera a Bigongiari, agosto 1935, in Verdino cit., p. 1318). «La barca» venne ben recepito sia dai colleghi già affermati sia dai coetanei (memorabile la recensione del giovane Caproni sul «Popolo di Sicilia» del 29 novembre 1935). A riguardare oggi il catalogo, fu probabilmente il primo titolo in un certo senso epocale pubblicato dall’editore, in quel prototipo di collana poetica — incunabolo della poi celebre «Fenice» — che timidamente affiancava la collezione ammiraglia dei «Problemi d’oggi». Ospitò anche l’esordio di Petroni («Versi e memoria», 1935) e la seconda raccolta di Gatto («Morto ai paesi», 1937).
Seconda edizione accresciuta. CON DEDICA Esemplare 180/191, ben completo della firma autografa del poeta al colophon. In più che buone condizioni (piccoli difetti perimetrali alla sovracoperta, con lieve restauro professionale al dorso; commovente iscrizione manoscritta di privato alla prima carta; per il resto fresco e pulito). Contiene quattro poesie e due prose non comprese nel «Finisterre» del 1943, che appaiono qui in edizione originale. Tiratura di soli 200 esemplari (1-191 e A-I). Libro curato da Giorgio Zampa per l’editore Barbèra in raffinata confezione editoriale, a fogli diseguali con barbe. -- «Dei due autografi [menzionati nel sottotitolo» il primo [pp. 42/3] è un frammento di una poesia del 1926 dedicata a Linuccia Saba, il secondo [p. 51] l’inizio di una traduzione da T.S. Eliot (1928 circa). Si tratta di due composizioni rimaste incomplete ed inedite» (nota al verso del frontespizio). La traduzione di «Ash-Wednesday» risalirebbe invece al 1930, secondo le indagini svolte da G. Contini. Come noto, «Finisterre» costituì poi l’apertura della terza raccolta dell’autore, «La Bufera e altro», pubblicata nel 1956, come già fa intravvedere la nota qui pubblicata, dove il poeta dichiara: «Non offro questo come un nuovo volume di versi, ma semplicemente come un’appendice alle ‘Occasioni’, per gli amici che non vorrebbero fermarsi e far punto a quel libro. Se un giorno ‘Finisterre’ dovesse risultare il primo nucleo di una mia terza raccolta, poco male per me (o male solo per il lettore): oggi non posso fare previsioni». Barile, Bibliografia montaliana, n. A 53
Terza edizione, notevolmente accresciuta e definitiva. Esemplare numero 81 di soli 100 numerati a stampa. In eccellenti condizioni di conservazione. Firama e data (1971) autografa di Montale. La suite «Xenia» uscì per la prima volta nel 1966 in una placchetta di soli 50 esemplari fuori commercio, senza indicazioni editoriali, stampati dalla Tipografia Bellabarba di Sanseverino Marche, oggi praticamente introvabile. La placchetta ampliava e precisava un nucleo poetico apparso nell’ottobre su «La Fiera letteraria» 61.42 dal titolo «In memoria della moglie», poesie 1964-66. Poco meno di due anni dopo, nella primavera, Montale dà alle stampe con Franco Riva una seconda edizione — che però conta conta come prima presso un vero editore — in tiratura limitata a settantacinque esemplari: minime le modifiche (la terzultima poesia «La primavera sbuca» è sostituita dal «Grillo di Strasburgo»). In questa terza edizione, avvenuta ancora poco meno di due anni dopo, ancora con Franco Riva e in soli 100 esemplari numerati, le modifiche sono invece consistenti: all’originale nucleo per la moglie è affiancato un nucleo di nuovi componimenti composti tra 1966 e 1967. È la forma definitiva degli «Xenia», che verrà ripresa l’anno dopo nella raccolta «Satura» del 1971 con i titoli di «Xenia I [i.e. A mia moglie 64-66]» e «Xenia II». Barile, Bibliografia montaliana, n. 70
Con 6 disegni a piena pagina, trasportati all'acquaforte, stampati in sanguigna, di Eugenio Montale Carta a tino Magnani di Pescia, composizione manuale, caratteri Janson. Cm 37x27. pp. 60 (6). . Ottimo (Fine). . Prima ed. di 75 esemplari numerati e firmati dall'A.. .
In appendice: "Adios a Tallone" L'edizione, composta a mano con caratteri Tallone, consta di 507 esemplari, ripartiti in: 12 esemplari in carta Japan Hodomura, 25 esemplari in carta Japan Hosho 2 e 470 esemplari numerati da 1 a 470 in carta Milani di Fabriano. Quello proposto è uno dei 470 esemplari su carta Milani. 4to. pp. 98. . Ottimo (Fine). . Prima edizione mondiale di 507 es. numerati. . Gianfranco Contini giudicò questi "Poemi in prosa" nerudiani all'altezza delle migliori composizioni poetiche dello scrittore cileno. Pablo Neruda apprese la notizia dell'improvvisa morte di Alberto Tallone, direttamente dalla moglie Bianca, e subito scrisse "Adiòs a Tallone" che fu posto a completamento della "Copa de Sangre" quando ancora era in corso di composizione, e che è un commosso estremo saluto allo scomparso.
Una delle 5000 copie stampate in Messico nel 1950, riproduzione in facsimile della prima edizione di 300 copie numerate, coeva. Illustrazioni di David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera. Primera guarda: Pintura de Diego Rivera. Segunda Guarda: Pintura de David A. Siqueiros "Esta edicion del Canto General de Pablo Neruda es reproduccion facsimilar de la especial y limitada que, al cuidado de Miguel Prieto, se imprimio en los Talleres Graficos de la Nacion. Se ha hecho una tirada de 5000 ejemplares en los talleres de "offset" Graficas Barcino, calle del Doctor Garciadiego, 209, por cuenta de MANIFACTURA DE LIBROS, S. DE R. L."<br/>Legatura paperback; tela editoriale in cofanetto<br/>Formato Sedicesimo<br/>Num Pagine 568<br/>Illustrazioni 2 illustrazioni a colori, ognuna a doppia pagina<br/>Prima Edizione
Terza edizione, notevolmente accresciuta rispetto alle precedenti e prima illustrata. Esemplare in ottime condizioni, molto fresco, in pregevole legatura professionale completa della copertina originale. Al frontespizio nota di possesso: «destinato da Maria Tomasi Canella alla cara Elena Pistoni[?]». Raccolta decisamente aumentata rispetto alle precedenti, comprende 116 componimenti, di cui ben 40 inediti, che conferiscono una fisionomia del tutto nuova all’insieme: per la prima volta, in apertura del volume e distinto dalle altre poesie, compare il poemetto «Il giorno dei morti», e «anche le sezioni crescono di numero ed escono dal generico, così da attestare una chiara volontà di ordinamento simbolico. [...] Nel complesso, il quadro dell’opera è ormai delineato e non verrà a mutare di molto nelle edizioni successive» («Myricae», ed. Nava, p. CCLIX). Nuova e definitiva è anche la prefazione, datata «Livorno, marzo del 1894». Il volume è abbellito dalle illustrazioni dei pittori Antonio Antony, Attilio Pratella e Adolfo Tommasi. La stampa di questa edizione fu sofferta e i rapporti con l’editore alquanto burrascosi: nel 1893 Pascoli annunciava agli amici che «Myricae» sarebbe stato ristampato di lì a breve, in forma accresciuta, ma l’uscita del volume tardava ad arrivare e il poeta continuava a pubblicare i propri testi su riviste e periodici. Finalmente, all’inizio del 1894, Pascoli riuscì ad accordarsi con l’editore Giusti di Livorno, ma dovette rassegnarsi a firmare un contratto decisamente svantaggioso, che gli assegnava una percentuale molto bassa sulle vendite e, soprattutto, lo obbligava a cedere all’editore tutta la proprietà letteraria delle sue «Myricae», per sempre. Nonostante le citate difficoltà contrattuali, il volume riuscì molto bene e Pascoli fu molto contento del lavoro dello stampatore, come testimonia la sorella Maria: «diceva che così bene stampato e con quelle illustrazioni gli sembravano migliori anche le sue poesie» (Maria Pascoli, «Lungo la vita», pp. 368-9). «Myricae», ed. Nava, p. CCLIX; Maria Pascoli, «Lungo la vita», pp. 368-9.
Rara edizione originale nell’emissione autonoma (i componimenti vincitori erano pubblicati anche in un volume collettaneo). CON DEDICA Minimi segni del tempo alla brossura, sporadico e leggerissimo foxing, ma ottimo esemplare in barbe, impreziosito dalla dedica autografa di Pascoli «Al suo Maestro G. B. Gandino | devotamente Giov. Pascoli». Il poemetto latino «Myrmedon» fu inviato al Certamen Hoeufftianum nel 1893 in una prima versione ridotta di 184 versi: Pascoli lo redasse volutamente in caratteri artefatti e mal comprensibili, così che il testo non fu pienamente compreso dai giudici del concorso, che invitarono il poeta a presentarne una copia più nitida l’anno successivo. Nel 1894 Pascoli inviò dunque una nuova redazione notevolmente ampliata del componimento, e si aggiudicò con questa la medaglia d’oro. In greco «μύρμηξ» significa formica, e il poemetto gioca proprio sul parallelismo tra il comportamento umano e quello dell’insetto. L’esemplare è impreziosito dalla bella dedica di Pascoli a Giovanni Battista Gandino, professore di letteratura latina a Bologna e amico di Carducci. Pascoli, «Carmina», ed. Valgimigli, pp. 440 e segg., 680-5, 715-6; Gambetti - Vezzosi, «Rarità bibliografiche», p. 642.
18 acqueforti originali di Bruno Cassinari, Alik Cavaliere, Luca Crippa, Gianfranco Fasce, Giovanni Korompay, Luciano Lattanzi, Alberto Longoni, Evi Massarani, Gianluca Matti, Gino Meloni, Luciano Minguzzi, Giancarlo Pozzi, Mario Rossello, Sandro Somarè, Ernesto Treccani, Vemil, Luigi Veronesi, Antonino Virduzzo, numerate e firmate dagli artisti (circa cm 22x16). Con una nota di Gian Maria Dossena. Edizione firmata dall'Artista Carta delle cartiere Filicarta. Esemplare 97/125. 4to (cm 30x24). pp. 102 (10) + cartella acqueforti. . Perfetto (Mint). . Edizione di 125 + XXV es. num. e firmati dall'A.. .
Scatola contente un mazzo di 56 carte da gioco disegnate dall'Artista. 1 carta con biografia Scatalofa fatta a mano . Cm 17x12. . Firma autografa dell'Artista (Signed by the Artist). Ottimo (Fine). . Edizione originale di 25 es. firmati. .
“Spirto divin, che su i lucenti giri, / salisti a far tra gli Angeli soggiorno, / Dove le stelle, a cui levasti un giorno / Si dotte ciglia, or sotto il pie’ ti miri, / [...] / Per la Patria si duole, e il duolo è giusto: / Poiché non al tuo ben, Spirto immortale; / Alla gloria di lei manca il tuo busto“. Il brano venne pubblicato nel 1821 come primo dei dodici sonetti raccolti nel “Tributo / alla memoria / dell’insigne astronomo / cavaliere / Antonio Cagnoli / veronese“ (Verona, Società Tipografica Editrice). Il nostro manoscritto presenta molte varianti rispetto alla versione definitiva.
12 acquaforti originali a colori numerate e firmate a matita di Concetto Pozzati (cm 37x38,5) accompagnate da testi inediti di William Hogarth, a cura di Roberto Sanesi Incisioni tirate da Giorgio Upiglio con la diretta assistenza dell'Artista. Carta a mano della Filicarta con impressione del marchio dell'Editore in filigrana. Composizione in caratteri Bodoni e stampa tipografica di Ferruccio Lucini. Es. 86. Folio (cm 43,5x46). pp. 64. . Ottimo (Fine). . Prima edizione di 130 + XXV es. numerati. . I testi inediti pubblicati in questo volume erano rimasti inediti (anche nell'originale) e furono ritrovati nel risvolto di una cartella di stampe di scarso valore acquistata da un piccolo libraio. E. W. Myers in Portobello Road a Londra.
Edizione originale. CON DEDICA Straordinario esemplare, il n. V/X nella tiratura dei dieci in romani a disposizione dell’autore; pregiato dalla dedica autografa del poeta al collega e amico «Vittorio Sereni, con il grande affetto del suo | Raboni | 22/X/67». Sereni firmerà poi la prefazione alla raccolta «Il più freddo anno di grazia» (Genova 1977). Tiratura di 60 esemplari numerati a matita (1-50 e I-X) per il quarto libro del poeta, illustrato da otto acqueforti di Steffanoni. Il titolo deriva da Petrarca (Rvf 58, 8), citato in esergo. La suite «L’intoppo» è la prima uscita dopo «Le case della Vetra», a sua volta prima raccolta cospicua a radunare le liriche raboniane 1955-1965; sarà poi ricompresa nella seconda raccolta poetica, pubblicata poco meno di dieci anni dopo nello «Specchio» («Cadenza d’inganno», 1975).