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brossura
In-8 p., cartoncino edit. legato con punti metallici (lievem. arrugginiti), pp. (16), testi in italiano e inglese, con 11 ill. fotografiche a colori e in b.n. del poeta visivo e fotografo sperimentale Franco Vaccari (Modena 1936). Cfr. Dematteis/Maffei, Libri d’artista in Italia, 1960-1998, p. 208, n. 2742. Edizione di 200 esempl. di cui 100 numerati e firmati. Ben conservato.
Olivares, 1988. In-8, cartonato editoriale, sovracoperta, custodia, pp. 263. In ottimo stato
ril. "Vacca crede nella letteratura e lo fa visceralmente, da sempre, e per questa ragione la diffonde e la divulga con quella passione e con quel radicalismo che sono cifre distintive del suo impegno (e del suo ingegno) e che sono pure gli strumenti (umani, in primis) della sua lotta contro l'abbrutimento e il piattume imperanti. [...] Inquadra i suoi autori come degli irregolari, dei battitori liberi che non hanno accettato di scendere a patti e tanto meno di stipulare compromessi con la propria epoca e con la scena culturale che li ha accolti (non di rado male). Ognuno di essi - questo il pensiero di fondo di Vacca - non si è concesso sconti e scorciatoie e ha proposto l'onestà di una visione, di un sentire la parola, come punto essenziale e non negoziabile della propria presenza". (Dalla prefazione di Simone Gambacorta)
ill., br. Il volume è il catalogo della mostra allestita presso il Museo d'Arte Contemporanea e del Novecento di Monsummano Terme nel periodo 2 aprile - 25 giugno 2006. Vi sono esposte le opere di cinque giovani artisti toscani, legati dalla comune provenienza da luoghi geografici contigui, e di un'artista olandese che ha trovato nel paesaggio toscano un luogo dell'anima. Ciascuno di essi ha interpretato un tema forte, legato al territorio, seguendo un codice espressivo e stilistico personale, arrivando a instaurare un rapporto unico tra artista e oggetto: Fabio Cresci/roccia; Paolo Fabiani/acqua; L. Addo Trinci/ceramica; Antonio Catelani/arte sacra; Emanuele Becheri/padule; Connie Dekker/lavoro femminile.
In-folio, tela moderna, conserv. cop. orig., pp. 67 con ill. a col. e in b.n. nel t. e 8 tavv. a col. su cartoncino + 2 xilografie. Numero Speciale dell'Illustrazione Italiana. Ben conservato.
br. Johannes Urzidil era il giovane scrittore a cui spettò il temibile compito di pronunciare alcune parole su Kafka alla cerimonia che ebbe luogo a Praga due settimane dopo la sua morte. Egli disse allora che in Kafka "l'altissima singolarità umana generava la sua fortissima magia poetica". Su tale "singolarità" poche testimonianze ci illuminano come questo libro. Anche perché Urzidil sa evocare, con la stessa precisione, la singolarità dello sfondo su cui trascorre l'ombra di Kafka: Praga, la città nera e magica, che Urzidil visse nel suo momento più glorioso, quando Kafka era uno, e curiosamente non il più noto, fra i centoquaranta scrittori di lingua tedesca della città.
cm. 17 x 24, viii-378 pp. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum? - Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia L?autore ha condotto una lunga e minuziosa ricerca sull?universo femminile leopardiano elaborando una dettagliata trattazione delle personalit? di tutte le donne che, in un modo o in un altro, entrarono nella vita del poeta recanatese lasciandovi tracce pi? o meno rilevanti. Si tratta di una ricerca scientificamente condotta, effettuata su documenti di diversa provenienza e sulle testimonianze dirette di Leopardi e di altri personaggi, suoi corrispondenti, maschili e femminili, parenti o amici. The author carried out a long and detailed research work on Leopardi?s feminine universe dealing extensively with the personalities of all the women who, in one way or another, entered into and had a significant impact on the life of this poet from Recanati. It is a scientifically based research study, conducted on a variety of documents as well as personal records left by Leopardi and his correspondents, men and women, relatives or friends. 720 gr. viii-378 p.
cm 17 x 24, x-446 pp. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum?. Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia 439 Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l?attivit? letteraria e intellettuale.Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche.Raffaele Urraro tenta di realizzare quel ?romanzo autobiografico? che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue ?vicende interiori? e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condi
brossura L'autore ha condotto una lunga e minuziosa ricerca sull'universo femminile leopardiano elaborando una dettagliata trattazione delle personalità di tutte le donne che, in un modo o in un altro, entrarono nella vita del poeta recanatese lasciandovi tracce più o meno rilevanti. Si tratta di una ricerca scientificamente condotta, effettuata su documenti di diversa provenienza e sulle testimonianze dirette di Leopardi e di altri personaggi, suoi corrispondenti, maschili e femminili, parenti o amici.
brossura Giacomo Leopardi ci ha lasciato molti appunti, note e abbozzi di opere di cui si sarebbe dovuto servire per la stesura del racconto delle sue vicende biografiche. Raffaele Urraro tenta di realizzare quel "romanzo autobiografico" che il poeta recanatese non scrisse mai, per ricostruire le sue "vicende interiori" e anche i mali i malanni e le malattie che costellarono la sua vita e ne condizionarono l'attività letteraria e intellettuale.
ril. Scoperto soltanto nel 1991, nell'unica copia sopravvissuta, l'"Exame das tradiços phariseas" (1624) è un punto di raccordo essenziale tra la tradizione averroistica dei marrani iberici e il pensiero di Spinoza. Questo libro fornisce un nuovo profilo biografico-intellettuale di Uriel da Costa. Ne ricostruisce attentamente il corpus delle opere, da secoli deturpato da falsificazioni e false attribuzioni. Dopo averlo vagliato criticamente, offre il testo portoghese dell'"Exame", accompagnandolo con un vasto regesto delle fonti, un ampio commento e una traduzione italiana.
Cortina, 2016. In-8, brossura, pp. 202. In ottimo stato.
br. Il trattato di pace del 1947 aveva previsto la rinuncia dell'Italia alle proprie colonie, che già durante la guerra erano passate sotto l'amministrazione militare britannica. Londra, che mirava a imporre la propria influenza sull'ex impero italiano, in Somalia aveva incoraggiato la nascita di un movimento nazionalista. L'Italia aveva puntato invece al «ritorno in Africa», sostenendo gruppi filo-italiani. Le tensioni si acuirono: 1'11 gennaio 1948, nel corso di incidenti circa cinquanta italiani e una decina di somali vennero uccisi, mentre le autorità britanniche si rivelarono incapaci di mantenere l'ordine. Nonostante la gravità dei fatti e le reazioni immediate, l'eccidio di Mogadiscio sarebbe ben presto caduto nell'oblio. Sulla base di un'ampia documentazione, il volume ricostruisce quella tragica vicenda, inserendola nel contesto degli eventi coevi: dalle elezioni del 18 aprile '48 allo scontro Est-Ovest, alle difficili relazioni italo-britanniche, alla realtà politica e sociale somala, al processo di decolonizzazione.
36 S. Original Karton mit Deckeltitel. (=Sozialer Fortschritt. Herausgeber: W. Sombart. No. 6/7.) Einband mit privatem Nummernschildchen beklebt und etwas stockfleckig, Feuchtrand am oberen Heftrand (Deckeltitel und erste Seite), hinterer Deckel an den Klammern etwas eingerissen, innen sonst sauber und gut erhalten.
In-32 (mm. 70x55), brossura orig. con un disegno di Emilio Tadini, pp. 65,(3). "Prima edizione". Ben conservato.
This is an about very good hardcover copy in the original elaborately gilt decorated gray boards with light wear. One small scrape on the edge of the spine. Spine tips have some wear. Completely clean inside and very clean outside. Text in German. Illustrated throughout in black & white with photographs of Zurich architecture and floor plans, ca. 1914. Photos unnumbered but about 100 photographic plates. 12" high X 9" wide, 208 pages. This book will be securely wrapped and packed in a sturdy box and shipped with tracking.
Querformat: 20cm x 24cm. 49 S. Original Karton mit farbig illustriertem Deckeltitel, Kordelbindung. Einband stärker berieben und mit Randläsuren, am hinteren Deckel Knickspur und Randeinriß. Innen teils etwas stockfleckig, ein- und ausgangs stärker. Untere Ecke mit minimalem Wasserrand, hier vorderer Vorsatz rotfleckig, teils kleine Anstreichungen mit Buntstift. Akzeptabler Zustand. Mit zahlreichen Abbildungen von Photographien auf Tafeln.
ill., br. "Quando si potranno consultare e pubblicare le lettere di Ungaretti, tante cose si metteranno meglio a fuoco, ed impressioni, e dispute e nascite d'idee, ed affetti." Così scriveva Leone Piccioni, suo allievo all'università di Roma e poi curatore delle opere, nella biografia del poeta. Interprete privilegiato di un mondo lirico che è patrimonio dell'umanità intera, Piccioni ha avuto con il Maestro una lunga e approfondita familiarità e, nonostante la frequentazione quotidiana, ha sempre intrattenuto con lui un intenso carteggio, quello che qui si pubblica, dando modo ai lettori di "mettere a fuoco" davvero uno dei maggiori poeti del Novecento europeo. Passano in queste lettere, scritte tra il 1946 e il 1969, oltre vent'anni non solo di vicende personali, di dispute accademiche e letterarie, di riflessioni sulla poesia e sul suo farsi, ma anche di storia culturale italiana; il tutto riletto attraverso gli occhi di Ungaretti, che a Piccioni si racconta e con lui spesso si sfoga, con toni talora impetuosi ma sempre limpidi e vibranti di personale ironia.
ill., ril. Estate 1966. Per una serie di conferenze Giuseppe Ungaretti è in Brasile, una terra in cui ha abitato a lungo e a cui è particolarmente legato. Vestita di rosso, alla fine di un incontro pubblico gli si avvicina la giovane Bruna Bianco, che gli consegna alcune sue poesie: prende avvio così una relazione che - data la distanza - si esprimerà attraverso un fittissimo scambio epistolare. Le quasi 400 lettere che qui si presentano, gelosamente custodite per cinquant'anni dalla destinataria, raccontano la cronaca quotidiana di un amore impetuoso e travolgente, che riaccende nel poeta il desiderio di cantare e dà inizio a una nuova stagione creativa. Nella plaquette del 1968 dal titolo "Dialogo", alla voce del poeta, che si firma Unga come nelle lettere, seguono infatti le "Repliche di Bruna". Donna reale, quindi, Bruna, ma al contempo figura poetica, musa, incarnazione della giovinezza al cospetto del «poeta antico». «Felice, e disperato d'esserlo», consapevole che il suo amare è una «smisurata demenza», Ungaretti racconta i pensieri, gli incontri, le delusioni, commenta quadri, mostre e letture, allega prove poetiche e di traduzione, guida la giovane sul sentiero della poesia. Ma affronta anche temi universali: il rapporto tra amore e morte, giovinezza e vecchiaia, e la forza sempre viva del sentimento e della poesia eternatrice.
br. "Mio Gherardo, qualche soldato canta; da una baracca all'altra si tenta il coro; [...] qualche aeroplano gironza; la tua arriva; si fa un gran silenzio d'armi." Dal 18 aprile 1916 all'ottobre 1918 Giuseppe Ungaretti, al fronte col 19° Fanteria, intrattiene una fitta corrispondenza con Gherardo Marone, "un giovine che s'appassiona, un giovine di vocazione", direttore a Napoli della rivista letteraria "La Diana". Le lettere, le cartoline e i telegrammi - a cui Ungaretti spesso allega le poesie da pubblicare sulla "Diana" -, oltre a raccontare il sorgere di una salda amicizia e di un sodalizio intellettuale, testimoniano la genesi della grande poesia di Ungaretti, quella che il mondo conoscerà grazie a "Il Porto Sepolto" (1916), "Allegria di Naufragi" (1919) e "L'Allegria" (1931). Questa edizione delle lettere a Marone riunisce, ordina e commenta sia quelle conservate alla Biblioteca Nazionale di Napoli, sia quelle fortuitamente ritrovate nei mercati di Porta Portese e di Salerno, ora conservate all'Archivio del Novecento della "Sapienza" di Roma, e dà testimonianza del miracolo per cui in mezzo all'orrore può prodursi quel "gran silenzio d'armi" da cui fiorisce la poesia.
In-4 gr. (mm. 337x235), mz. pergam. con ang., dorso a cordoni con ricca decoraz. e tit. oro, conservata la copertina originale, pp. 133,(15), frontespizio in elaborata cornice figurata; illustrato nel t. da 5 belle composizioni a p. pagina e 15 grandi fregi, tutte pregevoli xilografie di Francesco Gamba. "Seconda edizione" (la I e’ del 1916). Cfr. Gambetti-Vezzosi (ediz. 2007), pp. 934-935: “Comprende 30 poesie tratte (con varianti) dal volume omonimo; 26, con varianti, da "Allegria di Naufragi"; 1 apparsa in “La Ronda” (1921) e 7 inedite. Non rarissimo, ma molto ricercato”. Bella edizione in tiratura limitata di 500 esemplari numerati su carta a mano Magnani di Pescia. Il ns., 179, presenta solo lievi fiorit. altrimenti ben conservato, con barbe.
In-16 gr. (cm. 19.30), brossura originale figurata a colori, pp. 71, (5). Prima edizione della Collana “Lo Specchio - I Poeti del Nostro Tempo”. Cfr. Gambetti / Vezzosi, p. 937: “Comprende le 6 poesie di ‘Piccola Roma’, 17 apparse in ‘Primato’ nel 1942 e 9 apparse in altri periodici. Piuttosto ricercato”. Pagine lievemente ingiallite per la qualità della carta, altrimenti ben conservato. In buono stato (good copy).
br. "Ce vice impuni, la lecture": è il titolo di un saggio di Valéry Larbaud, scrittore cosmopolita, mondano patron di una generazione letteraria internazionale dell'Europa fra le due guerre. Ed è appunto il "vizio" della lettura che viene illustrato qui, nelle riflessioni e nelle note suggerite all'autore dalle ripetute, affascinate letture dei testi di due grandi nomi del nostro Novecento. Per molti versi fra loro congiunti, Carlo Emilio Gadda e Gianfranco Contini (al secondo, supremo filologo romanzo e critico, spetta di diritto anche il titolo di scrittore) vissero una quarantennale amicizia, testimoniata dal carteggio che i due "epistolografi di razza" si scambiarono nel corso del tempo. Dalla "Cognizione del dolore" fino agli esercizi poetici continiani, Giulio Ungarelli ripercorre, con suggestioni associate all'universo dei ricordi, alcune fra le pagine più alte e intense della letteratura italiana contemporanea.