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brossura
In-16 gr., bross., pp. 99,(5). Prima edizione. In buono stato (good copy).
ril. L'analisi dell'età contemporanea può trovare la spiegazione dei suoi caratteri salienti fin da quando, nella seconda metà del Settecento, una serie di eventi cominciò a incrinare l'Antico Regime e a imprimere un ritmo sempre più accelerato ai processi demografici, economici e politici. Fu allora che la rivoluzione industriale in Inghilterra e la rivoluzione politica scoppiata in Francia posero le basi di una nuova società, si affermò il capitalismo industriale, nacque un'opinione pubblica, fecero le loro prime prove i concetti di nazione e di cittadinanza, di liberalismo e di democrazia. Gabriele Turi tratteggia oltre due secoli di storia in una sintesi generale che riscopre le origini del 'nostro' mondo, quello in cui viviamo.
br. Il mondo dell'editoria conosce ovunque, all'inizio del XXI secolo, un processo di concentrazione e di forte concorrenza internazionale. L'Italia non fa eccezione, come dimostra l'acquisto di RCS Libri da parte di Mondadori nel 2016, ma ha alcune caratteristiche che risalgono al periodo preunitario: marcate specificità regionali, ampia presenza di editori piccoli e medi, grande difficoltà nel creare "lettori", il cui numero rimane molto al di sotto di quello di altri paesi europei e ancora oggi ammonta a meno della metà della popolazione rispetto ai due terzi in Francia e in Germania. Gabriele Turi racconta la storia dell'editoria nell'Italia repubblicana rifiutando modelli di tipo sociologico, spesso astratti o generalizzanti, ma considerandone tutti gli aspetti in rapporto all'evoluzione della società, e mette in dubbio che dalla concentrazione derivi una inevitabile omologazione dei linguaggi.
br. È una storia in gran parte ignorata in Italia quella che racconta in queste pagine Gabriele Turi. E il racconto delle dimensioni e della diffusione del commercio degli esseri umani e della schiavitù, indagate attraverso le tappe che portarono alla loro abolizione: la rivolta degli schiavi di Haiti del 1791 l'emancipazione nelle colonie inglesi (1833) e francesi (1848), negli Stati Uniti (1865) e in Brasile (1888), o nei paesi africani e asiatici ancora nel Novecento. Gabriele Turi descrive questa lunga storia "nella convinzione che il processo lungo e contrastato che portò alla loro estinzione legale prima, reale poi, serva a individuare la ratio del sistema schiavistico e le sue eredità e quindi i numerosi interessi in gioco - economici, sociali, religiosi e culturali - delle classi dominanti. Anche una semplice descrizione non può essere asettica contiene sempre in sé, per come è costruita, un giudizio storiografico. Quella che presento è percorsa da tre questioni distinte, ma per molti aspetti tra loro legate: il nesso della schiavitù con l'ordine economico e politico, il motivo o i motivi del suo abbandono, la ricomparsa di nuove forme di servitù nel periodo contemporaneo, fino ai giorni nostri nei quali il mercato mondiale mette a rischio le tutele dei lavoratori nei paesi in cui erano state faticosamente conquistate".
br. La parabola tormentata di Dino Campana, le luci e le ombre della vita breve e intensa di un aedo speciale raccontata con una scrittura rigorosa che non vuole rinunciare alla poesia della narrazione. Dino Campana si muove tra incomprensioni familiari, rapporti difficili con l'ambiente circostante, antagonismi veri e propri con la società letteraria del tempo e le autorità di pubblica sicurezza. Intanto, mentre viaggia in continuazione, sperimentando ogni sorta di mestieri, cerca il senso del mondo e di se stesso nella poesia: quella che legge, a cominciare dall'amatissimo Walt Whitman, e quella che scrive, affidando la giustificazione della propria vita alle potenti visioni e alla straordinaria musicalità dei Canti Orfici. Gianni Turchetta ci porta per mano alla scoperta di una figura-chiave per capire la poesia italiana del Novecento, e di un uomo di sensibilità profonda e ondivaga, che lo ha portato, tra peregrinazioni fuori e dentro di sé, alla solitudine e alla pazzia, ma soprattutto a lasciarci un capolavoro che non smette di parlarci e di emozionarci.
In-16 gr., brossura (picc. restauro per strappo al piatto anteriore), pp. 318,(2). In buono stato di conservazione (good copy).
ril. Sulla copertina di questo volume sono presenti due illustrazioni: l'una raffigura il mitico androgino, l'essere metà uomo e metà donna raccontato da Aristofane nel Simposio di Platone, l'altra invece, di Dürer, Gesù risorto che incontra la Maddalena. In entrambi i casi si tratta della raffigurazione di due esseri, solo che nell'un caso (l'androgino) i due, l'uomo e la donna, fanno uno, sono come fusi insieme, nell'altro Gesù e la Maddalena si toccano alla lontana, si sfiorano appena. A essere rappresentata è pur sempre una relazione, lo stare insieme di due entità, ma queste immagini intendono la relazione in maniera diametralmente opposta: l'una come vicinanza estrema, che giunge alla fusione, l'altra come distanza. Il 'Simposio' di Platone e 'Noli me tangere' di Nancy sono testi che, pur lontanissimi nel tempo, riflettono sui medesimi problemi: l'eros, la relazione, l'essere due, l'essere uno, l'essere uno come soluzione e salvezza per l'essere due, l'essere uno come catastrofe e negazione dell'essere due, la bellezza.
Ceschina, 1973. In-8, cartonato editoriale, sovracoperta, pp. 763. Prima edizione. Dedica autografa di Michele Maria Tumminelli alla prima pagina bianca. Piccoli strappi alla sovracoperta, pagine interne in ottimo stato.
ill., br. 50 anni di storia colichese, tra documenti, testimonianze, interviste, fotografie, archivi: l'autrice ripercorre la prima metà del secolo scorso, affascinata dai cambiamenti radicali che hanno portato i protagonisti di quegli anni a vedere stravolgere nel giro di pochi decenni certezze secolari. Grandi e piccoli eventi, dalle due guerre alle nuove strade, dalle attività tradizionali alle nuove invenzioni, la Tumminelli ci fa rivivere la vita quotidiana della città di Colico, prestando particolare attenzione alle vicende del Forte Montecchio, che ha costituito una presenza costante e singolare nella sua storia. Avvalendosi sia di documenti storici che di testimonianze dirette, riesce a dare vita a un mondo passato. Come sottolinea nell'introduzione, a spingerla è l'amore per la storia vissuta: le interviste sono il cuore del libro, la ricerca d'archivio le ha consentito di creare il contesto entro il quale inserirle.
br. Il volume approfondisce uno spaccato poco noto ma assai fecondo della biografia intellettuale del pensatore ebreo Martin Buber (1868-1965), ovvero il suo rapporto con la città di Firenze. Attingendo a documenti inediti rintracciati presso il Martin Buber Archive della National Library of Israel in Gerusalemme, l'Autore ricostruisce i nuclei teorici del soggiorno fiorentino del 1905-1906 durante il quale Buber si dedica non solo alla riscoperta della tradizione mistica ebraica del Chassidismo, ma anche allo studio delle principali fonti filosofiche e letterarie del Rinascimento italiano. Inoltre, facendo riferimento all'ultima fase della biografia di Buber, si focalizza l'attenzione sull'incontro, personale e filosofico al tempo stesso, tra il pensatore ebreo e l'allora sindaco della città di Firenze Giorgio La Pira (1904-1977).
In-16 p., brossura originale a colori, pp. 210,(6). Prima edizione. Pagine lievemente ingiallite ai margini per la qualità della carta, altrimenti ben conservato.
In-16, brossura, pp. 11 con una tavola in bianco e nero nel testo e 31 tavv. in b.n. f.t. In buono stato (good copy).
brossura La vita e le opere di Raimondo de' Sangro, il principe napoletano scienziato, alchimista, massone e amante dell'arte, che trasformò la cappella di famiglia in un tempio dell'ermetismo. In appendice l'autore svela il messaggio criptato e ermetico lasciato da Raimondo de' Sangro per capire il significato alchemico ed esoterico dei capolavori marmorei della cappella, primo fra tutti il Cristo Velato.
br. Quasi 130 dipartimenti, 750.000 chilometri quadrati, 44 milioni di abitanti: queste le stime che contraddistinguono l'Impero del primo dei Napoleonidi. Torino e Genova, Firenze e Roma sono città francesi al pari di Treviri e Bruxelles, Ginevra e Amsterdam. Il vasto intarsio di lingue, dialetti, popoli e nazioni riceve una propria unità soltanto dal volere di Napoleone. E nonostante la brevità del suo regno, l'impronta lasciata risulta più profonda di quanto non avessero sospettato i contemporanei: è in quest'epoca che si consolida l'avvento della borghesia e migliorano le condizioni di vita; sorgono nuove strade, se pur destinate ai soldati e caratterizzate da sentieri fangosi, aggressioni e vetture rovesciate. Se in provincia coloro che sono sfuggiti al Terrore, fermi nel loro rifiuto di riconciliarsi con l'Impero, si ostinano a vivere come una volta, nelle città scompare a poco a poco il sistema di vita dell'ex nobiltà. Ma è la capitale quella che imprime la spinta generale, tra le cui vie si incontrano ceti sociali sconosciuti nelle campagne. Gloria, onori, moda: tutto viene da Parigi. "Gli eroi dell'avventura napoleonica so-no, in questo libro, agricoltori e impiegati, artigiani e commercianti, coscritti e briganti": l'acuto racconto della fondazione di un grande stato moderno.
br. Un Buzzati "avvicinato", attraverso la lente d'ingrandimento di un critico e giornalista intelligente e sensibile, David Borioni, che con parole chiare ci introduce nel mondo poetico di questo artista e scrittore. E sarà una doppia scoperta: David Borioni e Dino Buzzati (con tre lettere autografe).
br. Dopo la morte del Pelide Achille, Agamennone e Menelao decidono che le armi del defunto siano date a Ulisse. Ma Aiace Telamonio insorge, convinto che, essendo il più valoroso dei greci dopo Achille, le armi di quest'ultimo gli spettino di diritto. L'ira lo sconvolge e acceca fino al punto di massacrare buoi e montoni, credendo che siano i suoi compagni. Rinsavito, Aiace sente che il suo onore è leso per sempre e prova una vergogna insopportabile. Può scegliere tra una vita nell'ignominia e una morte che gli restituirà l'onore perduto, conferendogli una gloria immortale. Aiace non dubita di poter risolvere il tragico dilemma unicamente togliendosi la vita: in un bosco sulla riva del mare, in solitudine, si getta sulla spada di Ettore dal quale l'aveva avuta in dono dopo il loro duello. La vita morale si accompagna necessariamente al tragico, che ha nel dilemma la sua figura fondante.
ill. "Un merito per cui il saggio di Tugnoli si raccomanda è il recupero in chiave di attualità di un aspetto per così dire, pubblico della militanza di Maccari, legato alla sua attività spesa per far vivere la rivista Il Selvaggio. Un nome, questo, che ha anche il vantaggio singolare di rispondere a una vera e propria categoria espressiva, su cui non si è portata, in tempi recenti, la giusta attenzione. Infatti l'alacre clima revivalista di cui la critica più aggiornata ha dato prova si è rivolto nella rivalutazione del Novecento, che fu allora il proverbiale avversario storico proprio della variante selvaggia, coltivata invece con tanta tenacia dal nostro Maccari." (Renato Barilli)
brossura I saggi che compongono "Dalla metafisica all'antropologia" articolano e sviluppano il nucleo tematico principale della riflessione di Ernst Tugendhat in questi ultimi anni: la descrizione delle esperienze e delle azioni specificamente umane a partire dal fatto che l'umano è quel vivente segnato in modo radicale dal linguaggio proposizionale. Termini singolari, deissi, possibilità di esprimersi e di riflettere a partire da enunciati assertori o imperativi, diventano, in questi saggi, gli strumenti per comprendere la peculiarità del modo in cui l'essere umano esperisce se stesso, la propria esistenza temporale, i suoi desideri. Particolare attenzione viene dedicata a tre costellazioni tematiche da sempre centrali nella riflessione di Tugendhat: l'esperienza morale, l'esperienza mistica e l'esperienza religiosa.