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Edizione originale. Esemplare brunito sia internamente (a fogli chiusi) che alla sovracoperta (piccole mancanze a testa e piede del dorso, scolorito); per il resto in ordine. Raccolta di racconti e una commedia, la «farsa finale» del titolo, pregiata dalla splendida sovraccoperta disegnata da Paladini. Esce contemporaneamente al primo titolo della collana (nonché dell’editore tout court): Barbaro, «L’essenza del can barbone». Cammarota, Futurismo, 229.1; Lemarie, Futurisme, p. 98
Edizione originale. Ottimo esemplare. Il testo apparve sulla «Tavola rotonda» 23/18 del primo giugno 1913 e secondo Paolo Tonini uscì in concomitanza con la seconda edizione dell’«Incendiario», proposta sul lato lungo del foglio in cambio della pubblicazione del comunicato. Fa parte di un insieme di comunicati accomunati dall’essere intitolati a «Il poeta futurista»: nel 1911 ne erano usciti uno (rarissimo e mancante ai repertori) per Govoni e uno per Cavacchioli; nel 1912 ne era uscito uno per Folgore. Quest’ultimo dedicato a Palazzeschi è particolarmente importante poiché è un originale pezzo di critica letteraria di Marinetti, con una fondamentale precisazione riguardo al senso del «movimento futurista»: «Spieghiamoci dunque sul significato esatto di questa parola: “Futurismo” vuol dire anzitutto “originalità”, cioè ispirazione originale, sorretta e sviluppata da una volontà e una mania di originalità. “Movimento futurista” vuol dire incoraggiamento assiduo, organizzato, sistematico dell’originalità creatrice, anche se apparentemente pazza. […] un’atmosfera antitradizionale, anticulturale, spregiudicata, nella quale questo spirito libero ha potuto osare, sentirsi compreso, amato, in quanto era solo, tipico, indigesto a tutti, beffeggiato dai critici e ignorato dal pubblico». «Testo poco noto se non addirittura sconosciuto» per Luciano De Maria, che lo ripubblicò nella sua fondamentale edizione degli scritti teorici di Marinetti (TIF 1968, pp. LXXXVIII e 54-ss) traendolo proprio da una copia del comunicato stampa reperita alla biblioteca dell’Archiginnasio. Raro. Tonini, I manifesti del futurismo italiano, n. 57.1; Cammarota, Marinetti, Volantini, 23
Prima edizione. Ottimo esemplare (normale uniforme brunitura). Straordinario design costruttivista per la copertina, il frontespizio e il layout interno di questo calendario dell’editore «Goriška Matica», noto anche negli anni trenta come «Unione editoriale goriziana». La grafica è esplicitamente attribuita nel testo di presentazione a pagina 4. Esposto alla mostra «Frontiere d’avanguardia: gli anni del futurismo nella Venezia Giulia», Gorizia febbraio-aprile 1985, a cura di M. Masau Dan e poi anche alla mostra per il centenario del futurismo Gorizia 2009, a cura di Marino De Grassi. Frontiere d’avanguardia, p. 207 col. 1; Futurismo: Filippo Tommaso Marinetti, l’avanguardia giuliana e i rapporti internazionali, p. 300 ill. (questo esemplare)
Edizione originale. Esemplare proveniente dalla biblioteca di Luce Marinetti, come da timbro ex libris in frontespizio; in più che buone condizioni (lievi fioriture perimetrali; tracce di ruggine alla pinzatura). Raro catalogo dell’importante collettiva tenutasi nel febbraio 1931, con i futurist torinesi, i toscani (personali di Marasco e Thayaht) e — portato dal pisano Bellonzi — il futurista savonese Giovanni Acquaviva, che dopo questa specie di esordio nel movimento diverrà uno dei più vitali e creativi artisti dell’ultima stagione. Marinetti scrive la «Prefazione» e le presentazioni di Marasco e di Thayaht. Fondamentale apparato iconografico, con 27 illustrazioni tra le quali alcune cose molto rare e solo qui riprodotte, come i disegni di Acquaviva, le ceramiche di Farfa e Tullio D’Albisola, le opere di Bellonzi, Casini e RAM.
Prima edizione. Esemplare uniformemente brunito al piatto superiore, con traccia di rimozione d’antica etichetta; per il resto ottimo. Plaquette molto rara: manca per esempio ai regesti storici di Claudia Salaris e alla stragrande maggioranza della letteratura specialistica dedicata al futurismo, compreso il Dizionario del futurismo; è censita in sole quattro copie in ICCU. È una delle ultimissime pubblicazioni sotto l’insegna delle Edizioni futuriste di «Poesia». Raccoglie nove «aeropoesie» di guerra, con spunti paroliberi, a opera di questo effimero gruppo di ventenni presi da entusiasmo fascista e futurista e radunati all’insegna della città etiope Gondar e del motto «lo riprenderemo», riferito all’«impero» in Africa orientale (di cui Gondar era capitale) definitivamente perso dopo la battaglia di Amba Alagi nel novembre 1941. Il leader dell’effimero gruppo è Silvio Labella, che chiude il fascicolo con il manifesto «Come e perché è nato il Gruppo futurista romano “Gondar”». Amedeo d’Aosta, viceré d’Etiopia e — pur nella sconfitta — eroico leader ad Amba Alagi, era morto di malattia il 3 marzo 1942 prigioniero nell’ospedale militare inglese di Nairobi. «Il Gruppo romano futurista Gondar “Lo riprenderemo” è composto dei ventenni paroliberi aeropoeti aeropoetesse aeropittori aeromusicisti futuristi Silvio Labella, animatore, Gino Celli, Antonio Chiocchio, Renato Di Nicola, Vanda Macrini, Ernesto Picilocchi, Giovanni Menichino, Tullio Previtera, Ugo Piccone, Anna Maria Leoli, Paola Conti, Eugenio De Vita, Edoardo Colonelli, Marcello Giampaoli» (da p. [2]). Cammarota, Futurismo, Libri di aa. vv. n. 87
Edizione originale. Ottimo esemplare. Catalogo della prima collettiva futurista tout court, che inaugura a Parigi la tournée europea dei pittori futuristi nel 1912. Testo in francese «Les exposants au public» – comune a tutti i cataloghi di detta tournée – a firma di Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini – che sviluppa le idee esposte da Boccioni nella conferenza sulla pittura futurista al Circolo Internazionale Artistico di Roma il 29 maggio 1911. Segue la redazione in francese del Manifesto dei pittori futuristi (a firma degli stessi). 8 riproduzioni b.n. di opere esposte, due per artista (manca Balla): Severini, Danseuse obsédante, La modiste; Russolo, Souvenirs d’une nuit (e La révolte a chiusura delle illustrazioni); Boccioni, Les adieux, Le rire; Carrà, Les funérailles de l’anarchiste Galli, Cahots de fiacre. Da alcune lettere di Boccioni conosciamo la tiratura, che fu tra le 13.000 e le 17.000 copie (Pacini). -- «L’esposizione di pittura futurista alla Galleria Bernheim Jeune di Parigi, che si svolge dal 5 al 24 febbraio 1912, costituisce il primo appuntamento internazionale del movimento in ambito pittorico [...]. La risonanza all'avvenimento è grande e l'esposizione viene descritta come un grande successo di pubblico [...]. Il catalogo comprende anche un'opera di Balla non presente nell'esposizione oltre a un'importante dichiarazione introduttiva intitolata “Les Exposants au public” [...]» (Diz. Fut.) Pacini, Esposizioni futuriste 1912-1918, pp. 17-19; Nuovi archivi del futurismo, I, 1912/1; Diz. Fut., p. 478c-479a
Edizione originale. Ottimo esemplare (normale leggera brunitura e pinzatura minimamente arrugginita). Raro catalogo della collettiva tenutasi alla Galleria Pesaro: «Nel nome di Boccioni l’ultima grande mostra futurista presso la milanese Galleria Pesaro» (NAF I 1933/16). Il nucleo delle opere esposte — quasi 400 per 91 artisti!!! — proviene dalla «Mostra nazionale d’arte futurista» ospitata all’interno della «III settimana mantovana» (Palazzo Ducale di Mantova, maggio 1933: cfr. NAF I 1933/11; Gazzola, Bot, p. 207). Marinetti scrive la «Prefazione» e la presentazione di «Gerardo Dottori pittore futurista» (Cammarota, Marinetti, Prefazioni, 116). L’evento avvenne in accordo con la personale boccioniana ospitata dal Comune di Milano nelle sale della Villa Reale per le «Onoranze nazionali a Umberto Boccioni». Amplissima personale di Gerardo Dottori, e mini-personali di Mino Rosso e Pippo Oriani all’interno di un enorme evento espositivo che rappresenta uno sforzo eccezionale di allargamento del movimento futurista. Cammarota, Marinetti, XI.116; Nuovi archivi del futurismo I, 1933/16; Gazzola, Bot, p. 207
Prima edizione. Ottimo esemplare con normali fisiologici piccoli difetti in copertina (dorso leggermente scolorito, con una lacerazione senza perdite fermata al piede e principio di distacco a testa e piede delle cerniere), comunque ben conservata nel suo rosso vivo; interno fresco e pulito; indicazione di «13° migliaio» in copertina. La prima antologia dei poeti futuristi. Precedono una serie di scritti di Marinetti (Proclama ai giovani italiani; Manifesto tecnico della letteratura futurista; Risposta alle obiezioni; Battaglia. Peso + odore), della Direzione del Movimento futurista (L'atmosfera futurista creata da noi; Le vittorie della pittura futurista) e di Paolo Buzzi (Il verso libero). Poesie e parlibere di L. Altomare, M. Betuda, P. Buzzi, E. Cardile, G. Carrieri, E. Cavacchioli, Auro d'Alba, L. Folgore, C. Govoni, G. Manzella-Frontini, Marinetti, A. Mazza, A. Palazzeschi. La tiratura fu larghissima: nelle lettere a Palazzeschi, Marinetti parla (seriamente) di 20.000 copie; e aggiunge: «Sarà diffuso in Europa e in America, con uno slancio più che americano. Metterò a disposizione di ognuno dei poeti del gruppo due o trecento copie» (cit. in Salaris). Cammarota, Marinetti, 37 (raro); Id., Futurismo, Libri di aa. vv., 2; Salaris, Marinetti editore, pp. 101 e 120-s
Edizione originale. Ottimo esemplare. Fondamentale mostra romana del febbraio 1931, creata per celebrare la prima traversata atlantica organizzata da Balbo a cavallo del 1930-31 e ufficiale atto di nascita dell’«aeropittura». Contiene per la prima volta a stampa il «Manifesto della aeropittura», cui segue il catalogo della piccola ma densa esposizione, dove primeggiano Tato e Dottori, seguiti da Prampolini, quindi a parimerito con due opere cadauno Diulgheroff, Fillia, Oriani, Brunas, Thayaht, e le singole opere di Balla, Ballelica, Benedetta. L’iconografia prevede Dottori («Stormo di aeroplani» e «Sintesi di mare dall’alto-Volo»), il disegno di Prampolini «Eliche», Tato «Aeroplani», e il bello scatto della «Vittoria dell’ala» di Thayaht. Nuovi archivi del futurismo I, 1931/4; Tonini, I manifesti, 246.1
Catalogo della mostra tenutasi alla Galleria Pesaro di Milano nell'ottobre 1929. "Il Gruppo dei pittori futuristi Milanesi guidato dal giovanissimo e genialissimo Bruno Munari si presenta in piena efficienza". Dall'introduzione di F.T.Marinetti.
Prima edizione. CON DEDICA Ottimo esemplare pregiato dalla dedica autografa dell’autore. Importante saggio preceduto da un Collaudo di Marinetti (Manifesto d’aeropittura futurista Maringuerra). Cammarota, Futurismo, 1.1
Edizione originale. Ottimo esemplare. Rarissimo estratto autonomo: nessuna copia nei repertori istituzionali online e manca ai più recenti e completi repertori (Salaris, Tonini, D’Ambrosio). Manifesto pubblicato nell’immediato dopoguerra ma elaborato nel fervore degli ultimissimi anni del futurismo — fervore che vede tra i protagonisti principali proprio Giovanni Acquaviva, con i suoi «quarti d’ora di poesia» e la ricca inventiva artistica e teorica: «Domenica 5 novembre 1944: il trentasettesimo quarto d’ora di poesia verrà dedicato completamente alla poesia dialettale ligure, ed il trafiletto del “Lavoro” riporta il fatto con queste parole: “Dopo una prolusione di Acquaviva, sui dialetti, definiti come un complesso di varie elasticità d’accenti della madre lingua e crogiuolo linguistico unico al mondo [...]”» (Farris, Teorica futurista e dialetto, p. 16). A differenza di quanto afferma Farris nel suo «I manifesti futuristi savonesi», questo estratto non esce nel 1950: abbiamo potuto registrarne ben due esemplari con dedica autografa dell’autore datata gennaio 1948, così come accuratamente scheda Cammarota: «... riprende e modifica il ‘Poema in vastità della ricchezza dialettale d’Italia, inedito del 14 gennaio 1945». Cammarota, Futurismo, 1.3; Farris, Teorica futurista e dialetto (Resine ott-dic 1980: 3-22); Id., Manifesti futuristi savonesi, p. 95
9442Milan. Direction du Mouvement Futuriste. 1913. Feuillet plié formant 4 pages de 23 x 28,5 cm. E.O.
<p>24 cm, br. editoriale illustrata, p. 98, numerosi spartiti per canto. Raro </p>
Edizione originale, opera prima. Bell’esemplare proveniente dalla collezione Mughini. Notevole e provocatorio libro d’artista in forma di romanzo sintetico parolibero (lungo solo 15 pagine!) preceduto dal Manifesto futurista del romanzo sintetico - di cui è prima applicazione - e seguito da un Indice passatista teso a dimostrare come il romanzo sia veramenre ridotto ai minimi, essenziali termini. Cammarota, Futurismo, 26.1
In 4, cm 23 x 28,7, pp. (4). Rara edizione che presenta alcune varianti rispetto alla prima (che ha in calce le firme di Bonzagni e Romani invece di quelle di Balla e Severini, come nella nostra), alla prima ufficiale (che alla 4o riga della prima pagina riporta la dicitura: Noi non invochiamo certo la materiale distruzione dei musei..., nella nostra cambiata in: Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica...), all'edizione con la dicitura Direzione del movimento futurista (nella nostra 'Uffici di poesia...' e con altra impaginazione che termina la prima pagina con 'cerebrale', mentre nella nostra termina con 'farraginoso').
Edizione originale. Esemplare con il testo appartenente alla rara prima, corretta tiratura (identificabile a colpo d’occhio dal fatto che l’ultimo rigo della prima pagina termina perfettamente giustificato al lato destro), con la sottoscrizione tipografica stampata a destra al piè dell’ultima pagina. In ottime condizioni (segni di piegatura in quattro parti con lieve usura terminale, particolarmente evidenti in quarta). «La data di nascita della scultura futurista è, di fatto, coincidente con quella del “Manifesto tecnico” lanciato [con data] 11 aprile 1912, da Umberto Boccioni, unico lucido teorico della disciplina e suo principale esponente [...]» (Diz. Fut., p. 1047b). Il manifesto sembrerebbe stato effettivamente diffuso a partire dal settembre 1912, secondo le ricerche di Lista (Le Futurisme 2015 p. 384) sostanziate dalla rassegna stampa in D’Ambrosio, NAF 2, p. 612a. -- «In the summer and fall of 1912, Boccioni focused on the problem of the interaction between perception, emotion, and representation. [...] One of the major sources for this evolution in those months was his decision to extend his Futurist experimentation in the field of sculpture. He wrote a manifesto devoted to this art, which was officially dated April 1912 but was not distributed until after the end of the summer. In June, back in Paris from their European travels with the itinerant Futurist show, Boccioni and Marinetti visited the studio of Medardo Rosso. [...] in reality the manifesto relied on what Soffici had said about Rosso much earlier, in 1909. [...] Sculpture allowed Boccioni to reconsider the relationship between the subject and the surrounding environment and to deepen his study of materiality. He experimented with the insertion of different materials in the sculpture’s body (glass, a wig, a real windowpane, and so on) [...]» (Versari, ed., Boccioni: Futurist Painting Sculpture, Getty 2016, pp. 44-45). Tonini, I manifesti del futurismo italiano, n. 44.1; D’Ambrosio, Nuovi archivi del futurismo 2, n. 1912/76; Cammarota, Futurismo, Manifesti, 13
Edizione originale Esemplare proveniente dalla collezione futurista di Giampiero Mughini, pregiato dalla dedica autografa dell’autore «al poeta Renato Simoni»; in ottime condizioni (copertina un po’ brunita). Opera prima molto rara, precede di pochissimo l’esordio poetico «More di macchia», plaquette impressa a Roma non oltre il giugno dello stesso anno; annuncia infatti al contro-frontespizio le «More» come «di prossima pubblicazione». Umberto Cantone, in un intervento su «La Repubblica» dell’11 gennaio 2015, ha definito Antonio Bruno «il Leopardi di Sicilia»: «con il poeta di Recanati Bruno condivideva il rachitismo e l’irrefrenabile, doloroso desiderio di Assoluto». -- Che questo suo esordio leopardiano nulla abbia del banale scritto d’occasione, del resto, lo conferma la ristampa procurata dallo stesso Bruno nell’ambito dei «messaggi della Gnosi d’Albavilla», pubblicati nei tardi anni ’20: «Una conferenza [...] su un tema che avrebbe fatto da canovaccio e dannazione della vita di nostro fratello Bruno, l’amare senza essere riamato, la dissimmetria nel gioco dei sentimenti tra uomo e donna» (Mughini, La collezione, Torino 2009, p. 32). -- «Io sento con l’infallibilità dell’istinto che i miei antenati letterari si chiamano Giacomo Leopardi, Edgar Poe e Charles Baudelaire» (Antonio Bruno, 26 aprile 1924). Cammarota, Futurismo, 61.1
Edizione originale. Splendido esemplare, copertina senza macchie e segni del tempo, mancante della prima carta bianca probabilmente rimossa a causa di una dedica. Non comune raccolta di poesie 1906-9, la prima pubblicata sotto l’egida del futurismo. Come prefazione, il «Secondo proclama» — ovvero il testo tra il mitopoietico e il programmatico con cui Marinetti traccia il bilancio della reazione alla fondazione del futurismo nel febbraio dello stesso anno. Il proclama appare qui in seconda edizione; nel 1911 verrà ripubblicato con qualche modifica e il titolo definitivo “Uccidiamo il chiaro di luna!”. Cammarota, Futurismo, 68.2
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare brunito al dorso, complessivamente in buone condizioni, pregiato da bella dedica autografa dell’autore Raccolta di parolibere e prose liriche con prefazione di Marinetti, si tratta dell'unica edizione futurista di Cannonieri. «Il volume è una curiosissima raccolta di brani, prose liriche, poesie e tentativi di tavole parolibere, materiati di scorie simboliste e liberty; tra le righe traspare un contenuto esoterico, debitore dell'antroposofia di Steiner, e più vicino alle posizioni artistiche di un F. Casavola, che non a quelle 'canoniche' di A. Ginna» (Diz. Fut. p. 198b). Esemplare modesto ma pregiato da dedica autografa dell’autore. Cammarota, Futurismo, 78.1
In 16 (cm 12 x 16), pp. (24) con 9 tavole illustrate in bianco/nero. Brossura editoriale. Catalogo della mostra di opere di Carra', del suo periodo 'metafisico', svoltasi alla Galleria Paolo Chini di Milano dal 18 dicembre 1917 al 10 gennaio 1918. Comprende una poesia iniziale di Paolo Buzzi dal titolo "Carra'": "Cio' che tu sei / rompe la storia. Cio' che tu fai / cazzotta la natura. Va / ubbriaco di genio, / alle botte della gloria / con le tue gambe corte di Bacco / e cavalca l'abisso delle spume alcooliche / squarciagolando [...]". Segue un testo dello stesso Carra', al quale si intercalano le 9 tavole con le riproduzioni di opere, quindi l'elenco finale delle opere esposte con i titoli dei 30 dipinti e dei 43 disegni. Carra' si presenta ancora in abiti futuristi, dichiarando tuttavia al contempo anche un allontanamento dal movimento, nel presentare le opere nello studio del fotografo Paolo Chini, e nelle parole del testo del catalogo in cui la sua autopresentazione e' esplicita: "Originalita' e tradizione non sono poi termini di contraddizione, per chi bene intende (...) Noi possiamo, ora, dopo un decennio di ricerche appassionate, sostenere il giudizio e la sentenza. Il contenuto metafisico delle mie opere esige dall'osservatore sensibilita' di percezione e un concetto adulto dello stile". In mostra, da un lato, i dipinti della stagione futurista come "Simultaneita' (donna al balcone)", "Trascendenze plastiche", "Donna + bottiglia + casa", dall'altro "La musa metafisica", "Solitudine", "Il dio ermafrodito" di nuova ascendenza metafisica. Savinio e de Chirico si erano incontrati con Carlo Carra' a Ferrara alla fine di marzo del 1917. Inizio' cosi' un breve ma intenso sodalizio che segno' la nascita del gruppo Metafisica in Italia. Per qualche mese de Chirico e Carra', entrambi ricoverati come nevrastenici presso la Villa del Seminario, lavorano insieme in grande accordo e amicizia, come testimonia la loro corrispondenza con Papini e Soffici che avevano propiziato il loro incontro. Tuttavia, nelle rispettive autobiografie, i due artisti ricostruiranno gli eventi che li portarono a conoscersi e il sodalizio in modo diverso: Carra' accennando ad incontri casuali con alcuni artisti e letterati, tra cui de Chirico, e non parlando del loro sodalizio, de Chirico accusando Carra' di aver rifatto spudoratamente i soggetti dei suoi quadri metafisici e di essersi affrettato a organizzare una mostra a Milano (questa del dicembre del 1917) probabilmente con la speranza di "persuadere i suoi contemporanei che egli era il solo ed unico inventore della pittura metafisica ed io, caso mai, un suo oscuro e modesto imitatore" scrisse de Chirico.
Edizione originale. Perfetto esemplare a fogli chiusi, nell’emissione con stampigliature color rosa in sottoimpressione alla copertina (esiste un’emissione meno pregiata con stampigliature in nero). Proveniente dalla biblioteca di Luce Marinetti, figlia di Filippo Tommaso, come da timbro ex-libris ‘LM’. Importante romanzo parolibero, con prefazione originale di Marinetti, «una prova di ricognizione nell’istintuale ed oltre, in zone subconsce, al di fuori del controllo della ragione» come ebbe a definirlo Glauco Viazzi (cit. in Diz. Fut. s.v. Casavola). Cammarota, Futurismo, 92.7
In 8° (18,8×14 cm); (9), 12-154, (6 con indice del catalogo editoriale) pp. Brossura editoriale illustrata con immagine in sanguigna al piatto anteriore opera di Romolo Romani. Una piccolissima integrazione di carta al margine alto bianco del dorso, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione, all’interno con carte bianche e forti ed ancora in barbe. Prima edizione della seconda opera del celebre commediografo, giornalista e poeta futurista siciliano, Enrico Cavacchioli (Pozzallo in provincia di Ragusa, 15 marzo 1885 – Milano, 4 gennaio 1954). Dichiarazione fittizia, come tipica della produzione futurista, di 2° migliaio, in realtà prima ed unica edizione Cavacchioli si formò a Milano. Inizialmente influenzato dalla poetica dannunziana (che in parte non abbandonò mai), passò ben presto a quella crepuscolare. Tra i firmatari del manifesto del movimento futurista pubblicato a Parigi nel 1909, la sua produzione poetica e letteraria si prefiggeva di analizzare le tematiche della vita borghese ma trascurando gli aspetti banali e superficiali dell’esistenza umana, si concentrò sull’elemento irrazionale, illusorio, bizzarro, simbolista e assurdo della cronaca quotidiana. Nel secondo manifesto futurista “Uccidiamo il chiaro di luna!” il suo nome compare fra i poeti “incendiari” e prese parte, anche, alle tumultuose serate futuriste partecipando alle risse e tafferugli con le quali solitamente, di concludevano. Fu presente anche durante il rpocesso per oltraggio al pudore contro il romanzo marinettiano di Mafarka il futurista. Autore di romanzi, simbolisti e grotteschi dal sapore dannunziano, come “Vamp” del 1920 e “Serenata celeste” del 1932, è nella commedie come “La campana d’argento (del 1913), L’uccello del Paradiso (1919) che la sua verve creativa e assurda si sviluppa ai massimi livelli. Con la raccolta di poesie qui presentata, Cavacchioli vinse la seconda edizione del premio di poesia, ideato da Marinetti. Scrive di lui Stefano Giornetti, nella voce dedicata a Cavacchioli nel Dizionario Biografico degli Italiano, Volume 22 (1979): “Nato a Pozzallo (Ragusa), da Vincenzo e da Silvia Federici il 15 marzo 1885, giovanissimo si stabilì a Milano, prendendo parte attiva alla vita culturale come giornalista e poeta. Le sue prime esperienze poetiche echeggiarono i modi dannunziani allora in voga, per passare in un secondo tempo a toni crepuscolari. Aderì subito al movimento futurista, attirato soprattutto dal potenziale di concreta rivolta contro la tradizione e l’accademia, e fu uno dei militanti più in vista di questa corrente d’avanguardia, con una prepotente immediatezza di sentimenti e un fascino quasi barbaro, pure muovendosi per certi aspetti ancora nel solco della tradizione”. Opera non comune da reperirsi completa della brossura editoriale (piatti e dorso). Rif. Bibl.: Salaris, p. 24.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Raccoglie le suites: Passeggiate sentimentali in ciabatte; Veleni, Trombette, ecc.; 7!; I brividi di uno stesso mattino di marzo; A gola spalancata ! ...; Minuetti a passo di carica; Orazione funebre delle «Ranocchie turchine». Il mese di stampa confermato tra le altre cose dalla menzione in «Lacerba» II.9, 1° maggio 1914, in quarta di copertina: «È uscito ...». Notevole copertina grafica impaginata con gran gusto compositivo dal Marinetti editore. Cammarota, Futurismo, 98.4; Salaris, Marinetti editore, p. 175
Prima edizione. CON DEDICA Esemplare pregiato dalla dedica autografa dell’autore, vergata nel dopoguerra (2 giugno 1968) e indirizzata al collezionista e libraio Siro Conforti. In ottime condizioni di conservazione (minima sbucciatura senza perdite al piede del dorso; pagine interne uniformemente brunite, per lo più a fogli chiusi). Rara raccolta di poesie e prose liriche, esito ultimo della sua esperienza di scrittore d’avanguardia tra l’«Italia futurista», rivista della quale fu in redazione, e poi nel «Centone», fondato e condiretto assieme a Corrado Pavolini e Ottone Rosai. Cammarota, Futurismo, 120.3