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Secondo stato (datato 1597) della rarissima pianta prospettica di Venezia di Giacomo Franco e Luca Bertelli, per la prima volta pubblicata nel 1580, il cui unico esemplare noto è conservato alla Universitatsbibliothek di Salisburgo ed è sconosciuto alle bibliografie sulla città. Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con margini, piccoli difetti ai lati che non toccano la parte incisa, nel complesso in ottimo stato di conservazione.La descrizione che segue è tratta da: S. Bifolco-F. Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa", che sarà pubblicato ad ottobre 2018.In alto al centro, a caratteri grandi ed interrotto dall’isola di Murano, è inciso il titolo: VENETIA. Nella parte inferiore della tavola si trova una legenda alfanumerica di 205 rimandi (I-XXXV e 1-170 con alcuni numeri posposti o ripetuti) distribuita su dieci colonne. I primi 35 nomi, contrassegnati con numeri romani, sono intitolati NOME DE IRII PRINCIPALI, una descrizione dei canali della città. Segue una legenda denominata TUTTE LE CONTRADE OVERO Parochie di Venetia, 170 rimandi contrassegnati con numeri arabi a contrade o parrocchie e chiese. In basso a destra sono riportati i dati editoriali: Giacomo Franco fecit. 1597. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord-nord est è in alto. Sulla tavola sono presenti delle indicazioni toponomastiche. Pianta prospettica di Venezia, incisa da Giacomo Franco per l’editore Luca Bertelli. Si tratta di un’ulteriore derivazione della grande pianta di Paolo Forlani (1565), molto simile alla precedente versione del Franco, realizzata per Claudio Duchetti. Vi sono però apportati alcuni aggiornamenti topografici, relativi alla costruzione in pietra del ponte Cannaregio. Nei rimandi infatti si legge: “151 - Il ponte di canareglio è di pietra”. Altra differenza è costituita dalla presenza della fortezza di S. Nicolò, che compare a nord-est del Lido. Il primo stato dell’opera (1580), sconosciuto alla letteratura relativa alle piante della città, è conservato nella raccolta della Universitatsbibliothek di Salisburgo e reca l’imprint dell’editore Luca Bertelli. Il ponte di Rialto, ancora in legno, è rappresentato nella forma originaria a semicerchio. Nei rimandi si legge: “150 - Il ponte de rialto e di legno con molte botteghe sopra dell’una et l’altra”. Nella parte inferiore della tavola, dove si trova la legenda, è incisa una vignetta con due costumi tipici veneziani, probabilmente desunta da un soggetto di Cesare Vecelio (sebbene la prima edizione dell’opera De gli habiti antichi, et moderni di diverse parti del mondo fu pubblicata solo nel 1590). Questa scena di costume, che verrà cambiata nelle successive stesure della lastra, costituisce il principale elemento per distinguere le quattro edizioni dell’opera. La pianta fu ristampata (1597) dallo stesso Giacomo Franco; la lastra viene emendata con l’aggiornamento relativo al nuovo ponte di Rialto, ora in pietra, e viene cambiata la vignetta in basso. Con data 1597 è nota un’ulteriore versione che, in luogo della vignetta in costume, mostra una regata di gondole. L’ultima stesura della pianta vede la legenda inferiore rimossa, sostituita da una scena raffigurante la processione del Corpus Domini. Cassini sostiene che queste ultime edizioni siano dedicate dal Franco alla cerimonia dell’incoronazione della dogaressa Morosina Morosini. Moglie del doge Marino Grimani, quando, nel 1597, il marito fu eletto alla massima carica dello Stato, per lei venne organizzata una grandiosa festa di incoronazione: la dogaressa arrivò in Piazza San Marco a bordo del Bucintoro ornato da drappi d’oro e di seta, con un seguito di 400 dame. Seguì una messa solenne in Basilica e un ballo che durò due giorni. L’onorificenza... THE VERY RARE SECOND STATE (of four) with the imprint Luca Bertelli for[mis]. Giacomo Franco fecit. 1580.According with Bifolco-Ronca (cf. p. 2482, tav. 1270) ONLY ONE COPY of the first edition is known.Etching with engraving, a fine impression printed on contemporary laid paper, with thin margins, small spots, restored areas at the lower cornes (only in the white margins), otherwise very good condition.Perspective map of Venice, engraved by Giacomo Franco for the publisher Luca Bertelli. It is a further derivation of the great map by Paolo Forlani (1565), very similar to the previous version of the Franco, made for Claudio Duchetti. However, they are made some topographical updates concerning the stone construction of the Cannaregio bridge. In fact, the references read: "151 - The bridge of canareglio is made of stone”. Another difference is the presence of the fortress of S. Nicolò, which appears north-east of the Lido. The first state of the work (1580), unknown to the literature - cf. Bifolco Ronca (2018) p. 2482, is kept in the collection of the Universitats bibliothek of Salzburg and bears the imprint of the publisher Luca Bertelli. The Rialto bridge, still in wood, is represented in its original form a semicircle. In the references we read: "150 - The bridge de rialto is made of wood with many shops above one and the other". At the bottom of the engraving, where the legend is found, a vignette is engraved with two typical Venetian costumes, probably taken from a subject by Cesare Vecelio (although the first edition of the work “De gli habiti antichi, et moderna” was published only in 1590).This costume scene, which will be changed in the subsequent issue of the plate, is the main element to distinguish the four editions of the work. The map was reprinted (1597) by Giacomo Franco himself; the plate is amended with the update relating to the new Rialto bridge, now in stone, and the vignette below is changed. With the date 1597 a further version is known that, in place of the costumes, shows a gondola regata. The last issue of the map sees the lower legend removed, replaced from a scene depicting the procession of Corpus Christi. Cassini claims that these latest editions are dedicated by Franco to the ceremony of the coronation of the dogaressa Morosina Morosini. Wife of the Doge Marino Grimani, when, in 1597, her husband was elected to the highest office of the State, a grand coronation party was organized for her: the Dogaressa arrived in Piazza SanMarco aboard the Bucintoro adorned with gold and silk drapes, with a continuation of 400 ladies. BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 1270 II/IV; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 59; Cassini (1971): n. 25; Marinelli (1881): n. 615; Moretto (2001): nn. 37, 38, 52; Romanelli-Biadene (1982): n. 19; Schulz (1970): pp. 60-61, n. 58-59 e p. 62, n. 65.Censimento1°: Salisburgo, Universitatsbibliothek. 2°: Berlino, Kupferstichkabinet; Monaco di Baviera, Staatlische Graphische Sammlung; Venezia, Museo Correr. 4°: Venezia, Museo Correr. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 1270 II/IV.
749-Eo.J. Graphitstift, mit Sepia laviert, auf bräunlichem Bütten mit Wasserzeichen: Wappenschild mit den Buchstaben D & C B (ähnlich Heawood 3267 und 3268; Paris um 1797). 63,7:49,1 cm. - Papier leicht vergilbt. Vergleichsliteratur: S. Francksen-Liesenfeld, Der Landschaftsmaler Ludwig Philipp Strack 1761-1836, Biographie und Werkverzeichnis, Veröffentlichungen der Oldenburgischen Landschaft, Bd. 14, 2008, G 42 und G 58. Gutachten: Dr. Silke Francksen-Mansfeld, Hamburg, vom 10.12.2017. - In ihrem ausführlichen Gutachten schreibt Dr. Silke Francksen-Liesenfeld u.a.: ?Die Zeichnung stellt einen nicht genau bestimmbaren Landschaftsausschnitt dar, den Strack 1806 und 1818/19 in zwei Wandgemäldezyklen malerisch umgesetzt hat. Die erste Fassung in Öl, die zu einem ursprünglich vermutlich neunteiligen, nicht vollständig erhaltenen Zyklus mit Ansichten aus Italien gehört, hatte Strack 1806 für das Stadtpalais des Kaufmanns und Konferenzrates Georg Friedrich Baur an der Pallmaille in Altona geschaffen und befindet sich heute im Besitz des Altonaer Museums in Hamburg. Der Bildtitel ?Felsental bei La Cava? ist in einer zeitgenössischen Quelle zu der leicht variierten Fassung überliefert, die zu dem 1818/19 entstandenen Wandgemäldezyklus im sogenannten ?Strack-Saal? des Oldenburger Schlosses ? heute Landesmuseum für Kunst und Kulturgeschichte ? gehört. Die sechsteilige Ansichtenfolge mit Veduten aus Italien ist als Bestandteil einer Innenraumgestaltung für den ehemaligen herzoglichen Speisesaal in situ erhalten und wurde zwischen März 1818 und Februar 1819 von Strack im Auftrag Herzog Peter Friedrich Ludwigs ausgeführt. Protagonist in beiden Panneaus ist die mächtige Pinie, deren Ast- und Kronenbildungen sich mit der Darstellung in der Zeichnung bis in kleine Details decken. Aber auch einzelne, in der Zeichnung dargestellten Bäume lassen sich in den Gemälden als Baumindividuen wiederfinden, ebenso die in den Dunst der Ferne getauchte Krone einer zweiten kleineren Pinie im Hintergrund. Auch den bereits in der Zeichnung berücksichtigten Lichteinfall von rechts hat Strack in beide Wandbilder übernommen. In beiden malerischen Versionen wird dem Betrachter die harmonische Verbindung von Vegetation und Architektur in Form einer gemauerten Brücke mit Torbogen vor Augen geführt, die einen plätschernden Fluss überspannt und aufgrund nachweislich im Hinterland Salernos ehemals befindlicher ähnlicher Brückenkonstruktionen, vermutlich ebenfalls auf ein topographisches Motiv zurückgehen. Strack hatte im Jahr 1790 zusammen mit dem Landschaftszeichner Christoph Heinrich Kniep (1755-1825) in dem kleinen, nördlich von Salerno gelegenen Städtchen La Cava di Tirreni Quartier genommen, um von dort aus, die wegen ihres malerischen Charakters bei Künstlern und Italienreisenden gleichsam beliebte Gegend mit dem Zeichenstift zu durchwandern. Die nicht datierte und signierte Zeichnung dürfte demnach auf Naturstudien beruhen, die Strack damals während seiner Suche nach lohnenden Motiven in der zerklüfteten und von zahlreichen Wasserläufen durchzogenen Umgebung La Cavas aufgenommen hat. Die Zeichnung dürfte als Vorbereitung auf eine malerische Umsetzung um 1805/06 entstanden sein.
38-EFo.J. Bleistift, auf chamoisfarbenem Velin mit Wasserzeichen: De Canson Frères. 23,7:44,7 cm. - Mit leichter Knickspur am linken oberen Rand.
Xilografia, 1482 circa. Carta a proiezione trapezoidale, dimensioni 550/520x365. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, in splendida coloritura coeva, minimi restauri alla piega centrale, perfettamente eseguiti, lievemente rifilata al lato sinistro come illustra la foto, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta a proiezione trapezoidale, tratta dall’edizione del 1486 della Geographia di Ulm.Donnus Nicolaus Germanus era un cartografo di origine tedesca attivo a Firenze nella seconda metà del XV secolo. Sconosciute sono le sue origini, ma il nome Donnus, diminutivo di Dominus, lascia intendere che si tratti di un monaco benedettino probabilmente originario di Reichenbach. Pioniere della cartografia, si dedicò allo studio della traduzione latina della Geographia di Tolomeo curata da Jacopo Angelo. Nel 1466 il Germanus (Nicolaus Laurentii), che lavorava a Firenze come cosmografo presentò in visione a Borso d’Este, duca di Ferrara, il manoscritto di una Geographia, come visto a base dell’edizione di Bologna del 1477. Nel 1468 Nicolaus produsse la sua terza edizione della Geographia, questa volta spostando la Groenlandia a nord della Scandinavia e l’Islanda a Nord Ovest, alla stessa latitudine. A partire dalle mappe di questa terza versione di Nicolaus, furono realizzate le edizioni a stampa della Geographia di Ulm del 1482 e 1486. Si tratta della prime edizioni stampate al di fuori dell’Italia. Il lavoro contiene 32 carte, delle quali cinque non di derivazione tolemaica, tutte realizzate, a differenza delle versioni italiane, in silografia. Le incisioni su legno sono di Johannes Schnitzer di Arnheim. L’opera è considerata come la più elaborata ed importante edizione della Geographia, proprio perché per la prima volta erano aggiunte alcune carte geografiche di fattura moderna, che servivano da paragone con quelle tolemaiche. La successiva ristampa del 1486, fu edita dal Reger, che acquisì le matrici nel 1484 da Holle. Le matrici in legno furono ristampate senza variazioni sostanziali; unico cambiamento è il testo al verso delle carte (dove è tralasciata la decorazione) ed il titolo di ognuna, aggiunto nella parte superiore della mappa. L’edizione del Reger per la prima volta introduce il Registrum alphabeticum e il De locis et mirabili bus mundi, che diverranno molto popolari tanto da essere inseriti nelle successive edizioni del Tolomeo di Roma del 1490 e 1507/8. Magnifico esemplare di questa importante carta. Woodcut, 1482. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, in beautiful contemporary colouring, minimal restoration at center fold perfectly executed, otherwise in excellent condition. The map is cut at the left side, as illustrated. Very rare map on trapezoid projections, from the edition of 1486 of the Geographia of Ulm. Donnus Nicolaus Germanus was a cartographer of German origin active in Florence in the second half of the fifteenth century. Its origins are unknown, but the name Donnus, short for Dominus, suggests that it is probably a Benedictine native of Reichenbach. A pioneer in cartography, he devoted himself to the study of the Latin translation of Ptolemy's Geographia curated by Jacopo Angelo. In 1466 Germanus (Nicolaus Laurentii), who worked in Florence as cosmographer, appeared in a vision to Duke of Ferrara Borso d'Este, the manuscript of a Geographia. In 1468 Nicolaus produced his third edition of the Geographia, this time moving to the north of Scandinavia, Greenland and Iceland in the North West, at the same latitude. Starting from the maps of this third version of Nicolaus, were made the printed editions of the Geographia of Ulm in 1482 and 1486. This is the first editions printed outside Italy. The work contains 32 maps, of which five are not derived from the Ptolemaic, all made, unlike the Italian versions, in woodcut. The woodcuts are by Johannes Schnitzer of Arnheim. The work is considered as the most elaborate and important edition of the Geographia, because for the first time were added some maps of recent construction, which served as a comparison with the Ptolemaic. The next reprint of 1486, was published by Reger, who acquired the matrices in 1484 by Holle. The plates were reprinted without material changes; the only change is the text on the reverse of the map (where the decoration is omitted) and the title of each, added to the top of the map. The edition of Reger for the first time introduces the Registrum alphabeticum and De locis et mirabili bus mundi, which will become popular enough to be included in subsequent editions of Ptolemy to Rome in 1490 and 1507/8.A magnific example. R. Borri "L'Italia nelle antiche carte…" (2011), scheda 6; Almagià 6b, Perini p. 20.
In-16 gr. (mm. 188 x 120), 3 volumi, pregevole legatura in marocchino verde alle armi, piatti con cornici decorate a secco, dorso a cordoni con titoli in oro, tagli dorati, risguardi decorati, pp. (4),352; (4),368; (4),416,(2). Esemplare completo degli occhietti e dell’errata. "Edizione originale" del più celebrato romanzo della lingua italiana; tiratura insolita e probabilmente intermedia con varianti della prima tiratura e varianti della seconda. Il primo volume, come usualmente, non presenta varianti o modifiche tipografiche apportate in fase di stampa. Nel volume secondo, a differenza della quasi totalità degli esemplari, la spaziatura incongrua nelle lettere della parola “rispetto” (p. 22, r. 28) è qui corretta e la riga intera ristampata correttamente; invece l’errore tipografico a p. 183, con caduta del 3, è presente. Nel terzo volume è presente l’errore di stampa a inizio del rigo (p. 298, r. 13) con la virgoletta chiusa, invece che aperta e anche la caduta della “l” in “al-|tro” a fine rigo (p. 412, r. 1). E’ presente la variante con la prima lezione “gioia carnale” (p. 330, r. 14) poi autocensurata dal Manzoni nel più innocuo “gioia mondana”. Harris e Sartorelli, sulla base di alcuni elementi materiali, ipotizzano che il primo stato recasse la lezione “carnale”, poi sostituito in corso di stampa con “mondana”; tra gli esemplari censiti dai due studiosi, quelli che recano la lezione censurata sarebbero meno numerosi. Invece, è presente la variante con la lezione corretta “di questa storia” senza la caduta della preposizione ‘di’ nella frase “in più d’un luogo di questa storia” (p. 378, r. 13): errore segnalato anche nell’errata, che ne indica la presenza “in alcuni esemplari”. Cfr. Vismara,1: “E’ questa l’edizione Principe; essa è ricercata dagli amatori perché rara, e dai critici vien pure ricercata pei così detti lombardismi che vi si contengono” - Parenti “Bibl. Manzoniana”, 35-36 - Parenti “Rarità”,I,198 - Fumagalli,531 - Salveraglio, 21 - Govi “Classici”,295 - Harris-Sartorelli “La Ventisettana dei Promessi sposi: collazione e cancellantia, in «Annali manzoniani”,I, 2016. Occasionali fioriture e macchioline, una leggera gora a poche carte del secondo volume, una piccola menda riparata a p. 131 del primo volume, ma certamente un buon esemplare. Insieme ai tre volumi del Manzoni, è offerto il fascicolo del Corriere delle Dame dell’8 Settembre 1827 nel quale si annuncia l’uscita del romanzo.
27-Go.J. Öl, auf Papier, auf Hartfaserplatte aufgezogen, verso mit Zuschreibung an August Lucas sowie älterer Besitzvermerk. 22:18 cm. Diese vor der Natur gemalte Ölstudie dürfte im September/Oktober 1832 während der Reise in den Süden entstanden sein. Bäume, immer wieder Bäume nehmen im malerischen und zeichnerischen Werk von August Lucas einen wichtigen Platz ein. ?Seit 1822 zeichnete und skizzierte er Bäume, besonders Eichen und Buchen. Er beobachtete ihren hohen Wuchs mit Borke, Wurzeln und Knorpeln im Detail.? (Zit. aus: Barbara Bott, Gemälde hessischer Maler des 19. Jahrhunderts. Darmstadt, Hess. Landesmuseum, 2003, S. 194).
002-Io.J. Bleistift, auf Bütten mit Wasserzeichen: Vogel auf Dreiberg im Kreis, links unten bezeichnet und datiert ?Olevano den 11ten Sept. 24.?. 26,7:38,3 cm. Verso: Vier Studien einer stehenden jungen Frau. Bleistift. Die Studien auf der Rückseite der Zeichnung scheinen nach vorne durch. Horizontale Mittelfalte, vereinzelte kleine Stockflecken. In der bisher einzigen umfassenden Ausstellung der italienischen Landschaften von Heinrich Reinhold, waren 5 Zeichnungen vom Sommer 1824 zu sehen, die alle Landschaften bei Olevano darstellen (vgl. Ausst. Katalog: Heinrich Reinhold (1788-1825). Italienische Landschaften. Gera 1988, Nrn. 159-163, Abb. Ss. 243-247). Einen vergleichbaren Landschaftsausschnitt in der Serpentara mit dem kleinen Wäldchen, den wir hier vorstellen, hat Reinhold bereits 1821, von nahezu demselben Standort aus, gezeichnet (vgl. op. cit. Nr. 75, Abb. S. 161).
In folio (mm 390x265). Frontespizio calcografico con figure allegoriche, 54 tavole di mappe a doppia pagina in coloritura coeva incise finemente in rame da Giuliano Zuliani e Marco Alvise Pitteri.<BR>Mezzo vitellino marezzato con angoli coevo, dorso a nervi con titolo su tassello in marocchino rosso, piatti in cartone marmorizzato. Solo il tomo III dell' Atlante Novissimo, fra i più fascinosi e completi mai pubblicati in Italia nel XVIII secolo, l'opera più monumentale e famosa di Zatta; esce in 4 volumi con 216 tavole che illustrano tutto il mondo conosciuto dell'epoca, accresciuto delle più significative scoperte geografiche, la comparsa delle nuove isole scoperte nell'Oceano Pacifico da James Cook e la prima carta italiana della Nuova Zelanda. Ottimo esemplare di questo celebre atlante con minime tracce del tempo agli spigoli e cuffie, tassello al dorso un po' sbiadito. Indice delle tavole corto nei margini, la marca di Ancona e la Calabria ultra probabilmente da un altro esemplare; carta del Vicentino e del Bolognese/Ferrarese con alone marginale in basso a sinistra, generale lieve arrossamento alla piega centrale. Minime sporadiche macchioline marginali. <BR>Cremonini 72; Phillips 651<BR>Beautiful copy of this celebrated atlas, with all maps in fine contemporary hand-colouring. <BR>
016-Io.J. Aquarell, auf cremefarbenem Velin, rechts unten signiert und datiert ?J.J. Frey Rom 1838.?, auf beigefügtem altem Untersatz vermutl. vom Künstler selbst numeriert und bezeichnet ?N 1 Castel Gandolfo bei Albano, See... Albano in der Ferne das Meer gegen Ardea zu.? . 31:45 cm.
24-EFo.J. Bleistift, Feder in Braun, mit Deckweiß gehöht, auf chamoisfarbenem Velin. 28,2:43,3 cm. - In den Rändern Papier etwas wellig, Knickfalte links unten, Druckstelle rechts unten.
Offriamo una collezione completa di 89 annate, dal 14 dicembre 1873 (Anno I, n. 1) al dicembre 1962. La rivista viene inizialmente pubblicata col titolo "Nuova Illustrazione Universale", che diventa "Illustrazione Universale" dall'1 novembre 1874, per assumere il titolo definitivo di "Illustrazione Italiana" l'1 novembre 1875. La nostra raccolta si presenta sia in brossura edit. sia rilegata (in tela, mz. tela, cartonato). I testi - ad eccezione dell’Anno I (dic. 1873-ott. 1874) con macchie ai nn. 1, 9, 13 e 23 - sono complessivamente ben conservati. Il 14 dicembre 1873 usciva il primo numero della rivista che per novant’anni si chiamò "Illustrazione Italiana" e che è da considerarsi come la piu’ importante rivista italiana tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo. Era settimanale, edita e diretta da Emilio Treves e scriveva di attualità, di eventi nazionali e locali e naturalmente di personaggi celebri, re, regine, principesse, ministri, i VIP di allora. Durante tutta la sua vita l’"Illustrazione" fu specchio della quotidianità, ma soprattutto straordinario archivio iconografico. Per raffigurare gli eventi, nei primi decenni prevalsero gli illustratori. I disegni, xilografie su legno, avevano la natura di vere stampe originali e coinvolgevano i lettori con la ricchezza della loro espressività. Successivamente la fotografia prevalse, ma le immagini non smisero di essere la risorsa principale di questa rivista. Nel 1916 Emilio Treves morì e un altro Treves raccolse la direzione. Nel 1939 subentrò Aldo Garzanti a causa delle leggi razziali, dato che i Treves erano ebrei. Sempre sotto Garzanti la rivista continuò a pubblicare anche dopo la guerra, diventando mensile nel 1951. La concorrenza, di altre testate ma anche della nascente televisione, ne rallentarono il successo e undici anni dopo ne decretarono la fine.
Due parti in un volume ad album di cm. 14,2 x 20, pp. (20) 242 (2); 42. Con bell'antiporta allegorica, grande vignetta al frontespizio e 78 incisioni in rame nel testo raffiguranti le principali città d'Italia. Legatura d'epoca posteriore (inizio '800), in mezza pelle, dorso liscio con titoli e filetti in oro. La carta di dedica b1 proveniente (in maniera praticamente impercettibile) da un altro esemplare. Esemplare genuino e ben conservato, con un paio di strappetti che non creano danno, peraltro senza difetti, come è assai raro per opere di questo genere. L'inchiostratura della parte incisa risulta inoltre assai efficace. Si tratta dell'edizione più completa di quest'opera classica. Cfr. Cremonini, 20.
In-8 p. (mm. 204x147), p. pergam. antica, dorso a cordoni con tit. oro, cc.nn. 154, frontespizio con tit. in caratteri gotici e grande vignetta oblunga xilografata. Vi è rappresentato un trionfo di donne famose, di evidente ispirazione al “Polifilo”, con Lucrezia come sua eroina (”Lucrecia Perusina” i.e. Lucrezia Baglioni Vitelli cui il traduttore dedica l’edizione). Precedono il testo (in grandi caratteri tondi) la dedica del traduttore ed un Proemio. Al verso dell'ultima c. "Stampado in Venetia per maistro Zuanne de Trino: chimato (sic) Tacuino: del anno de la nativita de Christo. m.d.vi. adi. vi. de marzo (1506): regnante linclito Principe Leonardo Lauredano". Il volume è magnificamente illustrato da 105 piccole figure xilografate nel testo (alcune ripetute) con ritratti di donna a figura intera, ambientate in vari tipi di paesaggi, ed ornato da grandi iniziali su fondo nero. "Prima traduzione italiana" ad opera di Vincenzo Bagli, molto rara. Cfr. Sander,1088: "Dans le texte, nombreuses figures (15 différentes, répétées jusqu'au nombre de 105)” - Essling,1505: ".. figures de femmes célèbres dans la fable ou dans l'histoire.. La plupart des figures sont tirées avec deux blocs, l'un contenant le corps du personnage à partir des épaules, l'autre superposé au premier, et contenant la tete et l'attache du buste; de telle sorte que le meme bloc, par l'adaptation d'une tete ou d'une autre part, sert à représenter différentes femmes" - Choix de Olschki,I,515: "Première et rarissime édition italienne" - Bacchi della Lega, pp. 22/23. “L’opera, scritta tra il 1360 e il 1362, ampliata e rifusa negli anni successivi, contiene la biografia di 104 donne illustri di tutti i tempi, da Eva alla regina Giovanna di Napoli, ed è dedicata dal Boccaccio alla bellissima Andrea Acciaiuoli.. Non appare chiaramente quale tipo o ideale muliebre il Boccaccio vagheggi e proponga come modello ai suoi lettori. Più chiaro invece è lo spirito misogino che circola nel trattato, per cui certe eroine sono lodate come eccezioni confermanti la regola: la donna è debole, tortuosa, soggetta a tutti i vizi e in special modo alla lussuria. Nel suo complesso il "De claris mulieribus" è un compromesso tra l’erudizione storica e la novella, un piacevole libro di erudizione con episodiche infusioni di moralità”. Così Diz. Opere Bompiani, II, pp. 836-837. Leggerm. corto del margine sup.; frontesp. sapientemente restaurato al margine e lievemente ingiallito come l’ultima carta; antico restauro al marg. interno su 4 cc. A parte questi difetti fresco esemplare ben conservato.
In-8 gr. (mm. 253x174), brossura originale con vignetta di Guido Peyron (un vaso di fiori e un’aragosta in un balcone sul mare), titoli in rosso e nero, pp. 30 (2), con 5 disegni a piena pagina di Libero Andreotti, Felice Carena, Giovanni Colacicchi, Alberto Magnelli (al piede del suo disegno una dedica autografa “A Carlo. A. Magnelli”) e Gianni Vagnetti. E’ contenuto in una custodia e astuccio moderno. "Edizione originale". Cfr. Gambetti / Vezzosi. p. 550: “Cinque poesie già apparse in periodici tra il 1928 e il 1932. Il costo di stampa del volume fu affrontato con una parte del Premio dell’Antico Fattore, assegnato alla poesia eponima nel 1931 da una giuria composta dagli illustratori del volume e da un gruppo di letterati, tutti frequentatori dell’omonimo ristorante. Certamente "il volume più raro di Montale, ricercatissimo"”. La trattoria fiorentina l'Antico Fattore fu eletta a ritrovo settimanale da un gruppo di artisti e le riunioni del mercoledì della Tavolata (di pittori, scultori, poeti, letterati.) divennero una delle più intense esperienze artistico-letterarie dell'epoca: "circostanze imponderabili, casualità fortuite, coincidenze magàte, destini geniali, tutte insieme queste cose determinano, a volte, la nascita di eventi culturali irripetibili" (così Gatta Massimo, Firenze 1929 - L’antica tertulia dell'Antico Fattore tra arte, poesia, cibo e musica). Fu da questo clima culturale che nel 1931 nacque anche un concorso di poesia, il Premio Antico Fattore, "la cui giuria, è questa la particolarità, sarebbe stata composta non da addetti ai lavori (critici, letterati, professori), ma da artisti dello scalpello e dei pennelli". Il primo premio della prima edizione del concorso fu assegnato proprio alla poesia "La casa dei Doganieri" di Montale e l'opera venne quindi pubblicata dall'editore Vallecchi in una placchetta fuori commercio, divenuta una vera rarità bibliografica. Del presente volume (edito da Vallecchi a cura della Tavolata) si sono stampati 150 esemplari. Il ns., XXI, appartiene alla tiratura di 25 numerati con numeri romani ed è arricchito, oltre che dalla firma autografa di Eugenio Montale (datata 1932), dalle firme autografe di Libero Andreotti, Felice Carena, F. Chiappelli, B. Innocenti, L. Gelli, Gianni Vagnetti, Guido Peyron e Alberto Magnelli. Solo la brossura è ingiallita, altrim. molto ben conservato.
178182221Paris [Clousier] 1781-1786 5 vol. Reliés 4 tomes en 5 vol. in-folio, plein veau marbré fauve, dos à six nerfs avec pièces de titre et de tomaison de maroquin rouge et vert, caissons décorés de fleurons et dentelles dorés, triple filet doré en encadrement sur les plats, roulette dorée sur les coupes, tranches cailloutées, reliure de l'époque. Tome I : faux titre, titre, épître gravé + XIII pp. (avant-propos, table, etc.) + 252 pp., tome II : faux titre, titre, XXVIII pp. (avant-propos et table) + 283 pp. + 4 ff. marqués d'astérisques (un entre les pp. 78-79 et trois entre les pp. 108-109), tome III : faux-titre, titre, IV pp. (avant-propos) + XL pp. (discours préliminaire) + 201 pp. + 14 ff. supplémentaires (2 ff. marqués d'astérisques à la page 112 et 12 ff. numérotés 1 à 22 à page 130), tome IV 1ère partie : faux titre, titre, II pp. + XVIII pp. + 266 pp + 2 ff. (table), tome IV 2ème partie : faux titre, titre, IV pp. (avant-propos) + 1 f. (table) + pp. 267 à 429. Édition originale de ce célèbre récit de voyage, superbement illustré de 304 planches, dont 11 cartes, 1 plan de la ville de Naples, 1 carte théodosienne, et 14 planches de médailles, plus de nombreux culs-de-lampe et vignettes dans le texte, dont 25 en deux tons en rouge et noir à la manière des vases grecs antiques, le tout finement gravé en taille-douce d'après les dessins de Choffard, Cochin, Duplessis-Bertaux, Fragonard, Houel, Hubert Robert, Saint-Non, etc.Exemplaire conforme à la description de Brunet (V, 55), avec les planches 87 et 88 du tome III en premier tirage, et sans la planche du Phallus comme souvent. Cet ouvrage d'exception, considéré comme l'un des plus beaux illustrés du XVIIIe siècle, permit à toute l'élite européenne de découvrir les régions de Naples, de la Calabre, des Pouilles et de la Sicile. L’enthousiasme lié à cette publication provient en grande partie du soin apporté par l'abbé de Saint-Non (1727-1791) à l’originalité des sujets et à l'impression des dessins et des gravures. L'ensemble forme l’un des appareils descriptifs et didactiques les plus complets de l’époque. Proche des encyclopédistes, passionné d'art et d'archéologie, l'abbé de Saint-Non consacra toute sa fortune à cette ambitieuse aventure éditoriale. Tout commence à l'automne 1777, lorsqu'à la demande de l'abbé Saint-Non et de son associé Jean-Benjamin de Laborde, Dominique Vivant Denon (1747-1825) se rend dans le sud de l'Italie pour diriger une petite équipe de voyage, composée de deux dessinateurs (Claude-Louis Châtelet et Louis-Jean Desprez) et d'un architecte (Jean-Augustin Renard). En échange de la prise en charge des frais, Denon accepte de fournir le journal de ce "voyage pittoresque". L'on sait aujourd'hui que l'abbé Saint-Non, qui poursuivit seul l'édition, s'est fortement inspiré dudit journal pour rédiger l'ouvrage. Vivant Denon et ses compagnons rendent compte à leur commanditaire de sujets alors en vogue dans les milieux culturels napolitains. Ils se passionnent pour les fouilles de Pompei et d'Herculanum, pour la volcanologie naissante et sont les témoins privilégiés des débuts de l'archéologie. Cette expérience initiatrice se poursuit pour Vivant Denon jusqu'en 1787 à Naples où il mènera une carrière diplomatique. Il faut cependant rendre à l'abbé de Saint-Non la dimension didactique et la volonté d'exhaustivité qui se dégagent de ces 4 tomes, fruit d'un travail nourri de ses propres voyages en Italie, de ses relations avec les artistes de son temps, dont ses amis Hubert Robert et Fragonard, et enfin de la qualité de ses estampes vives et délicates. Reliure frottée avec manques de cuir, mouillures.
178182221Paris [Clousier] 1781-1786 5 vol. Reliés 4 tomes en 5 vol. in-folio, plein veau marbré fauve, dos à six nerfs avec pièces de titre et de tomaison de maroquin rouge et vert, caissons décorés de fleurons et dentelles dorés, triple filet doré en encadrement sur les plats, roulette dorée sur les coupes, tranches cailloutées, reliure de l'époque. Tome I : faux titre, titre, épître gravé + XIII pp. (avant-propos, table, etc.) + 252 pp., tome II : faux titre, titre, XXVIII pp. (avant-propos et table) + 283 pp. + 4 ff. marqués d'astérisques (un entre les pp. 78-79 et trois entre les pp. 108-109), tome III : faux-titre, titre, IV pp. (avant-propos) + XL pp. (discours préliminaire) + 201 pp. + 14 ff. supplémentaires (2 ff. marqués d'astérisques à la page 112 et 12 ff. numérotés 1 à 22 à page 130), tome IV 1ère partie : faux titre, titre, II pp. + XVIII pp. + 266 pp + 2 ff. (table), tome IV 2ème partie : faux titre, titre, IV pp. (avant-propos) + 1 f. (table) + pp. 267 à 429. Édition originale de ce célèbre récit de voyage, superbement illustré de 304 planches, dont 11 cartes, 1 plan de la ville de Naples, 1 carte théodosienne, et 14 planches de médailles, plus de nombreux culs-de-lampe et vignettes dans le texte, dont 25 en deux tons en rouge et noir à la manière des vases grecs antiques, le tout finement gravé en taille-douce d'après les dessins de Choffard, Cochin, Duplessis-Bertaux, Fragonard, Houel, Hubert Robert, Saint-Non, etc.Exemplaire conforme à la description de Brunet (V, 55), avec les planches 87 et 88 du tome III en premier tirage, et sans la planche du Phallus comme souvent. Cet ouvrage d'exception, considéré comme l'un des plus beaux illustrés du XVIIIe siècle, permit à toute l'élite européenne de découvrir les régions de Naples, de la Calabre, des Pouilles et de la Sicile. L’enthousiasme lié à cette publication provient en grande partie du soin apporté par l'abbé de Saint-Non (1727-1791) à l’originalité des sujets et à l'impression des dessins et des gravures. L'ensemble forme l’un des appareils descriptifs et didactiques les plus complets de l’époque. Proche des encyclopédistes, passionné d'art et d'archéologie, l'abbé de Saint-Non consacra toute sa fortune à cette ambitieuse aventure éditoriale. Tout commence à l'automne 1777, lorsqu'à la demande de l'abbé Saint-Non et de son associé Jean-Benjamin de Laborde, Dominique Vivant Denon (1747-1825) se rend dans le sud de l'Italie pour diriger une petite équipe de voyage, composée de deux dessinateurs (Claude-Louis Châtelet et Louis-Jean Desprez) et d'un architecte (Jean-Augustin Renard). En échange de la prise en charge des frais, Denon accepte de fournir le journal de ce "voyage pittoresque". L'on sait aujourd'hui que l'abbé Saint-Non, qui poursuivit seul l'édition, s'est fortement inspiré dudit journal pour rédiger l'ouvrage. Vivant Denon et ses compagnons rendent compte à leur commanditaire de sujets alors en vogue dans les milieux culturels napolitains. Ils se passionnent pour les fouilles de Pompei et d'Herculanum, pour la volcanologie naissante et sont les témoins privilégiés des débuts de l'archéologie. Cette expérience initiatrice se poursuit pour Vivant Denon jusqu'en 1787 à Naples où il mènera une carrière diplomatique. Il faut cependant rendre à l'abbé de Saint-Non la dimension didactique et la volonté d'exhaustivité qui se dégagent de ces 4 tomes, fruit d'un travail nourri de ses propres voyages en Italie, de ses relations avec les artistes de son temps, dont ses amis Hubert Robert et Fragonard, et enfin de la qualité de ses estampes vives et délicates. Reliure frottée avec manques de cuir, mouillures.
In-folio gr. (mm. 444 x 310), sontuosa legatura in p. pelle bazana coeva, ricca doppia cornice oro ai piatti, dorso a cordoni con decoraz. e tit. oro su tassello, tagli dorati, 14 cc.nn. (compresi: occhietto, bella antiporta allegorica figurata, frontespizio con tit. in rosso e nero, il pregevole ritratto di Maria Teresa d'Austria inciso da Felix Polanzani), 257 cc.num. (mal numer. 253); il vol. è ornato da una grande vignetta al frontespizio, da 20 deliziose testate che racchiudono l'argomento, da bellissimi finali (di cui 6 a p. pag.) e da 22 grandi iniziali figurate, nel t. L’opera è illustrata f.t. da 20 superbe tavole inquadrate in eleganti cornici, ciascuna con dedica e relativo stemma (nella seconda edizione sostituiti da versi tratti dal poema, come precisa il Morazzoni, p. 256), il tutto finemente inc. in rame. "Prima edizione" di questo "monumento tipografico albrizziano, considerato il più bel libro veneziano per le illustrazioni del Piazzetta.. E' questa un'ediz. che ben caratterizza un'epoca e ben si merita tutta l'ammirazione che oggi ancora la circonda.. Alla fine del superbo volume ci attende una gradevolissima sorpresa: l'apparizione dell'editore Albrizzi e del suo prezioso collaboratore Piazzetta, amichevolmente conversanti all'ombra di un boschetto dominato da un'agreste rovina. Il Piazzetta è il personaggio in primo piano e questa vivacissima immagine ha il merito di essere un autoritratto.. Ed è bello infine ricordare che, data la sua magnificenza, l’edizione del Piazzetta poté godere del favore dei maggiori artisti del tempo: nel catalogo degli Associati, coi nomi di tante Eccellenze leggiamo frequentemente quello di personaggi veramente eccellenti nella musica, nella pittura, nella scultura e nelle arti decorative.. Per i letterati? Bastino i nomi di Metastasio e di Apostolo Zeno”. Cosi' Morazzoni, p. 124-125. Cfr. anche Choix de Olschki,XII,18734 - Cohen,978 - Gamba,948 - Brunet,V,666. Ultime 2 carte con picc. fori al marg. bianco; 3 carte con macchietta margin., solo qualche lieve traccia d’uso altrimenti fresco e bell’esemplare.
EN-143o.J. Aquarell und Feder in Schwarz, auf Bütten, mit Feder betitelt, datiert und signiert ?Olevano 1931 / C. Grossberg?. Blattgröße 49,7:40 cm. - Provenienz: Privatsammlung, Hessen. - Während seines Romaufenthaltes besuchte Großberg im Jahr 1931 auch das Bergstädtchen Olevano, das schon im 19. Jahrhundert das Ziel zahlreicher Maler aus Nordeuropa war.
25-Go.J. Öl, auf Leinwand, links unten auf einem Stein signiert und datiert ?C. Küchler / pinx. / Roma 1836?. 29:22,5 cm. - Mit vereinzelten winzigen Retuschen. Auf einem verso aufgeklebten Etikett einer alten Sammlung in brauner Feder bezeichnet ?N. 5. / L.W.S. / Küchler Dresden.? Provenienz: Familie Küchler, Dresden.
Carta geografica murale, in nove fogli, raffigurante le marce, i campi e le battaglie del teatro della guerra che venne combattuto nell'Italia Settentrionale durante la Guerra di Successione Spagnola all'inizio del XVIII secolo. La carta è dedicata a Monsignor De Chamillart Ministro e Segretario di Stato e Controllore Generale delle Finanze di Francia ed è particolare testimonianza di quanto accaduto nel 1702 "Dressé sur les memoires les plus particuliers par le S.r Baillieu Ingn.r Suivant les Armées". Il titolo si trova iscritto in un ampio e decorativo cartiglio in cui oltre al titolo, la dedica e l'indicazione editoriale "A Paris chez Besson Geographe de Sa Majeste..." sono indicate le scale grafiche in "Lieues Communes de France" e "Milles d'Italie".L'incisione si presenta ancora in fogli sciolti, con coloritura confinale coeva all'acquerello, caratterizzati da un'inchiostratura omogenea ed intensa. Da evidenziare l'indicazione in giallo delle "Marches et Campemens de l'Armée de France", mentre in rosso sono indicate le "Marches et Campemens de l'Armée de l'Empereur". La carta è completa anche dei due fogli aggiuntivi raffiguranti l'Istria e il breve tratto di costa marchigiana. Perfetto stato di conservazione, estremamente rara a trovarsi nelle presenti condizioni.Rif: Davoli, Sanfelici, Zanasi "Terre di Langobardia La Lombardia, il Corso del Po e il Ducato Estense nell’antica cartografia a stampa 1520-1796", p. 100, n° 41.
Xilografia, 1482. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, in splendida coloritura coeva, minimi restauri alla piega centrale perfettamente eseguiti, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta a proiezione trapezoidale, tratta dall’edizione del 1486 della Geographia di Ulm. Donnus Nicolaus Germanus era un cartografo di origine tedesca attivo a Firenze nella seconda metà del XV secolo. Sconosciute sono le sue origini, ma il nome Donnus, diminutivo di Dominus, lascia intendere che si tratti di un monaco benedettino probabilmente originario di Reichenbach. Pioniere della cartografia, si dedicò allo studio della traduzione latina della Geographia di Tolomeo curata da Jacopo Angelo. Nel 1466 il Germanus (Nicolaus Laurentii), che lavorava a Firenze come cosmografo presentò in visione a Borso d’Este, duca di Ferrara, il manoscritto di una Geographia, come visto a base dell’edizione di Bologna del 1477. Nel 1468 Nicolaus produsse la sua terza edizione della Geographia, questa volta spostando la Groenlandia a nord della Scandinavia e l’Islanda a Nord Ovest, alla stessa latitudine. A partire dalle mappe di questa terza versione di Nicolaus, furono realizzate le edizioni a stampa della Geographia di Ulm del 1482 e 1486. Si tratta della prime edizioni stampate al di fuori dell’Italia. Il lavoro contiene 32 carte, delle quali cinque non di derivazione tolemaica, tutte realizzate, a differenza delle versioni italiane, in silografia. Le incisioni su legno sono di Johannes Schnitzer di Arnheim. L’opera è considerata come la più elaborata ed importante edizione della Geographia, proprio perché per la prima volta erano aggiunte alcune carte geografiche di fattura moderna, che servivano da paragone con quelle tolemaiche. La successiva ristampa del 1486, fu edita dal Reger, che acquisì le matrici nel 1484 da Holle. Le matrici in legno furono ristampate senza variazioni sostanziali; unico cambiamento è il testo al verso delle carte (dove è tralasciata la decorazione) ed il titolo di ognuna, aggiunto nella parte superiore della mappa. L’edizione del Reger per la prima volta introduce il Registrum alphabeticum e il De locis et mirabili bus mundi, che diverranno molto popolari tanto da essere inseriti nelle successive edizioni del Tolomeo di Roma del 1490 e 1507/8. Magnifico esemplare di questa importante carta. Dimensioni 550/520x365. Woodcut, 1482. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, in beautiful contemporary colouring, minimal restoration at center fold perfectly executed, otherwise in excellent condition. Very rare map on trapezoid projections, from the edition of 1486 of the Geographia of Ulm. Donnus Nicolaus Germanus was a cartographer of German origin active in Florence in the second half of the fifteenth century. Its origins are unknown, but the name Donnus, short for Dominus, suggests that it is probably a Benedictine native of Reichenbach. A pioneer in cartography, he devoted himself to the study of the Latin translation of Ptolemy's Geographia curated by Jacopo Angelo. In 1466 Germanus (Nicolaus Laurentii), who worked in Florence as cosmographer, appeared in a vision to Duke of Ferrara Borso d'Este, the manuscript of a Geographia. In 1468 Nicolaus produced his third edition of the Geographia, this time moving to the north of Scandinavia, Greenland and Iceland in the North West, at the same latitude. Starting from the maps of this third version of Nicolaus, were made the printed editions of the Geographia of Ulm in 1482 and 1486. This is the first editions printed outside Italy. The work contains 32 maps, of which five are not derived from the Ptolemaic, all made, unlike the Italian versions, in woodcut. The woodcuts are by Johannes Schnitzer of Arnheim. The work is considered as the most elaborate and important edition of the Geographia, because for the first time were added some maps of recent construction, which served as a comparison with the Ptolemaic. The next reprint of 1486, was published by Reger, who acquired the matrices in 1484 by Holle. The plates were reprinted without material changes; the only change is the text on the reverse of the map (where the decoration is omitted) and the title of each, added to the top of the map. The edition of Reger for the first time introduces the Registrum alphabeticum and De locis et mirabili bus mundi, which will become popular enough to be included in subsequent editions of Ptolemy to Rome in 1490 and 1507/8.A magnific example. Dufour/Lagumina 49; La Collezione Spagnolo-Patermo, p. 104, 5.
Rara ed importante carta della penisola, tratta dalla prima edizione della Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum Archetypis curata dal Waldseemuller ed edita da Johannes Schott nel 1513. L’opera è considerata come il primo atlante moderno, preparato usando la traduzione dal greco di Mathias Ringmann; si tratta di una delle più importanti edizioni del Tolomeo, contenente molte nuove mappe della regioni. Sono 20 le carte aggiunte, basate sulle nuove scoperte e conoscenze, oltre al consueto corpo di 27 carte che compongono la Geografia di Tolomeo, basate sull’atlante edito a Ulm nel 1482. Borri la descrive: “Nell’Italia settentrionale l’orografia risulta assai semplificata; è del tutto inesistente nelle altre parti. I monti non hanno più conformazione a placca lineare ma sono rappresentati da coni accumulati, leggermente arrotondati e con ombra a destra. Le medesime semplificazioni si riscontrano per il sistema idrografico, anch’esso inesistente al centro ed al Sud, con la sola eccezione di un breve tratto del fiume Tevere. La carta deriva da quella del Berlinghieri e perciò in essa è stata introdotta la normale orientazione, con l’eliminazione delle imperfezioni tolemaiche e con l’aggiunta dei nuovi elementi tratti dalle carte nautiche”. Xilografia, scala graduata con lieve coloritura coeva, pieni margini, in straordinario stato di conservazione. Eccellente esemplare di questa rarissima carta della penisola, una delle più importanti rappresentazioni a stampa. Bibliografia: Borri p. 17, 16; Almagià (1927) p. 11b; Perini pp. 22/25. A rare and important map of the peninsula, taken from the first edition of the Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum, 1513. The first modern atlas, prepared by Martin Waldseemuller using the translation of Mathias Ringmann. This is one of the most important editions of ptolemy, containing many new regional maps. Twenty new maps based on contemporary knowledge were included in addition to the traditional body of twenty-seven Ptolemaic maps derived from the 1482 Ulm edition. Schott's edition was commenced by the most famous of all early sixteenth-century cosmographers, Martin Waldseemuller and his associate Mathias Ringmann, partly at the expense of Duke Rene of Lorraine. It was brought to completion by Jacobus Eszler and Georgius Ubelin. The atlas contains the first map in an atlas entirely devoted to america (Tabula terre nove), often called the "Admiral's map" after Columbus. The map of Lotharingia (the first map of the Duchy of Lorrain), printed in black, red and olive, is one the earliest examples of colour-printing. This edition was reprinted in 1520 using the same woodcut blocks. Borri: “In Northern Italy orographic is much more simplified and it doesn’t exist in other parts. The mounts have not the linear plate form, but are depictes like a bunch of cones, lightly round with shadow on the right. Extremely simplified also the representation of the hydrographic system especially in the South. The only exception is the course of the Tiber. This map derives from Berlinghieri’s and thus it shows the common orientation, the cancellation of ptolemaic errors and the addition of new elements from sea charts”. Woodcut, light contemporary colour, full margins, in excellent condition. Extraordinary example of a rare map, one of the most important prints ever realized on the peninsula. Literature Borri p. 17, 16; Almagià p. 11b; Perini pp. 22/25. Borri p. 17, 16; Almagià p. 11b; Perini pp. 22/25.
Rara ed importante carta della penisola, tratta dalla prima edizione della Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum Archetypis curata dal Waldseemuller ed edita da Johannes Schott nel 1513. L’opera è considerata come il primo atlante moderno, preparato usando la traduzione dal greco di Mathias Ringmann; si tratta di una delle più importanti edizioni del Tolomeo, contenente molte nuove mappe della regioni. Sono 20 le carte aggiunte, basate sulle nuove scoperte e conoscenze, oltre al consueto corpo di 27 carte che compongono la Geografia di Tolomeo, basate sull’atlante edito a Ulm nel 1482. La Tabula Moderna presenta la gradazione su tre lati (manca sul lato Nord), due scale grafiche (di Italia e Germania) sul lato Sud.Borri la descrive così: "L'orografia assume un aspetto meno libeare, più articolato e variegato rispetto a quello della tavola antica, con bordi molto meno ombreggiati; il sistema idrografico, pressochè dipendente, appare notevolmente arrichito, con la presenza, in discreta collocazione, di tutti i grandi laghi del Nord (compreso il Pennino e quello di Lugano) e dell'Italia centro-meridionale (compreso quello di Bolsena). Anche il numero delle città risulta più elevato e con una più esatta collocazione. Il contorno della penisola invece è quasi identico a quello della tavola antica, eccezion fatta per alcuni promontori (vedi, ad esempio, quelli di Monaco e del Gargano)".Xilografia, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione.Splendido esemplare di un'opera rara ed importante. A rare and important map of the peninsula, taken from the first edition of the Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum, 1513. The first modern atlas, prepared by Martin Waldseemuller using the translation of Mathias Ringmann. This is one of the most important editions of ptolemy, containing many new regional maps. Twenty new maps based on contemporary knowledge were included in addition to the traditional body of twenty - seven Ptolemaic maps derived from the 1482 Ulm edition. Schott's edition was commenced by the most famous of all early sixteenth - century cosmographers, Martin Waldseemuller and his associate Mathias Ringmann, partly at the expense of Duke Rene of Lorraine. It was brought to completion by Jacobus Eszler and Georgius Ubelin. Commentary by Roberto Borri: "L'orografia assume un aspetto meno libeare, più articolato e variegato rispetto a quello della tavola antica, con bordi molto meno ombreggiati; il sistema idrografico, pressochè dipendente, appare notevolmente arrichito, con la presenza, in discreta collocazione, di tutti i grandi laghi del Nord (compreso il Pennino e quello di Lugano) e dell'Italia centro-meridionale (compreso quello di Bolsena). Anche il numero delle città risulta più elevato e con una più esatta collocazione. Il contorno della penisola invece è quasi identico a quello della tavola antica, eccezion fatta per alcuni promontori (vedi, ad esempio, quelli di Monaco e del Gargano)".Woodcut, with full margins, very fine condition. Karrow, 80/40; Borri, 16; Almagià p. 11b; Perini pp. 22 / 25.
89492aaf1874 - 1921, in-folio, reliure en d.- cuir bibliothèque / d.-toile.
album in folio (mm.460x325), leg. mod. m. perg. con angoli, cart. dec. ai piatti e tass. al d. Raccolta di 19 vedute di paesaggi italiani in litografia, disegnate da Michallon e Remond, e rappresentano: Castellamare, Sorrento, vicinanze di Napoli, Tivoli, Narni, vicinanze di Roma, Ariccia, Castel S. Eli, Napoli con la tomba di Virgilio, Tivoli con la cascata e il ponte, Nola, strada di Capodimonte, Tivoli con il tempio di Vesta, veduta di Lugano, Posillipo, Gragnano col Gorgo, panorama di Napoli, golfo di Napoli. Ottimo stato di conservazione. [395]