5 782 résultats
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm 41,5 x49,7 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm 38,5 x49,5 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm 37,5 x48,3 e ampi margini). Carta geografica tratta dal Appendix Theatri A. Ortelii et Atlantis G. Mercatoris continens Tabulas Geographicas.. edizione latina di Amsterdam 1631. Prima stesura della carta del capostipite della famiglia Blaeu , tratta dal suo primo atlante. In seguito il Blaeu arricchirà la carta modificandone il cartiglio. Rara. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. Koeman Bl 3, p. 81, 12.
In alto a sinistra, in un cartiglio ornato con fregi e sormontato dallo stemma dei Medici, si legge: Orlandus Malavolta Lectoribus. SENA VETUS Originem ab Hetruscis, incrementu(m) a Romanorum Colonia P. Cornelio Rufino, et M. Curio Dentato Coss. Deducta Ioanne Pont. huius nominis primo Episcopalem habuit dignitatem Libertate donata est Carolo Magno insigni victoria parta Montis Aperti clade dicta est CIVITAS VIRGINIS, familiarum splendore et suis gestis nobilitata, suorum’que Civium virtute viribus aucta hoc sibi vendicavit Imperium, Quo demum faelicius beatius’que Optimo Principi suo Cosimo Medices obtemperandi daretur facultas. Nel cartiglio in alto a destra: Has Matematicas Proportiones ORLANDUS MALAVOLTA dimetiebatur, atq decreto publico in Aula Dominorum Sen. Status Conservatoru(m) olim pingi Curavit. In basso, in un ampio riquadro, una lunga dedica di Ubaldino Malavolti (figlio dell’autore): Al Clar.mo Sig.re il S.r Baccio Valori. Ubaldino Malavolti S. Da poi che con l’occasione del Privilegio domandato al Ser.mo G. Duca per l’HISTORIA DI SIENA, che al presente ha fatte stampare Salvestro Marchetti, hebbi ventura di conversar lungamente con la S. V. Cl.ma la quale con som(m)a attentione m’ascoltò sempre gratiosamente, non ho lasciato mai di pensare in qual maniera (preso da le sue virtù, e cortesie) potessi mostrarle almen piccol segno della Servitù mia; E non havendo, per le mie deboli forze, cosa a ciò bastante, mi son rivolto alle fatiche del Padre mio; E considerando che a V.S. non fusse per esser discaro il vedere i Siti, e le distanze delle Città, e Castella, e molti altri luoghi dello STATO DI SIENA raccolti in picciola carta, e con Geometriche misure e disposti, si come gli ha sentiti nominare nel corso della Historia, ho giudicato con la presente Corografia sodisfare a questo mio desiderio; Col quale anco a lei desiderando compiacere, le bacio le mani, rimanendo insieme a V.S. Clariss. Et al Generoso Sig.r Filippo suo figliuolo obligatiss. Ser.re Che N. S. le feliciti. Di Siena il di XXV di Maggio. M D XC IX. Carta priva di scala grafica; orientazione fornita con una rosa dei venti nel mare, il nord è in alto. Nel lato sinistro indicati i climi, a destra la durata del giorno alle varie latitudini. Graduazione ai margini di 1’ in 1’, da 41° 30’ a 42° 58’ di latitudine e da 33° 30’ a 35° 30’ di longitudine. “La carta fu realizzata esplicitamente per corredare la Historia di Siena, che veniva stampata proprio in quell’anno da Silvestro Marchetti. Interessante è l’indicazione contenuta nel cartiglio in alto a destra, secondo cui Malavolti avrebbe dipinto questa stessa carta, con matematiche proporzioni, nella Sala dei Conservatori della Repubblica (1573). La notizia è confermata da Del Rosso in una pubblicazione del 1905, nella quale riporta uno stralcio della pittura. Almagià ritiene che l’informazione non sia attendibile, non essendovi traccia alcuna della pittura originale e perché il Malavolti, storico di professione, non sarebbe stato in grado di compiere un rilievo del genere. Di fatto, la carta deriva essenzialmente dalla Tuscia di Girolamo Bellarmato, come dimostrano l’identicità delle coordinate e le sostanziali somiglianze di tutti gli elementi. Tuttavia, il Rombai ha definitivamente accertato che la carta del Malavolti fu fatta affrescare nella sala del Palazzo Comunale di Siena nel 1573, e andò distrutta – forse alla fine dell’800 – a seguito di alcuni restauri. Inoltre, la conferma di studi geografici del Malavolti, provano un suo possibile contributo personale alla pittura murale, probabilmente ispirata al lavoro originale del Bellarmato” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1992). Orlando Malavolti (Siena 1515-1596), il più noto degli storici senesi, nacque in Siena il 17 giugno 1515, ricoprendo fin da giovane diverse cariche pubbliche in patria. Caduta la Repubblica divenne, sotto il principato Mediceo,... At upper left, in a cartouche adorned with friezes and surmounted by the Medici coat of arms, it reads: Orlandus Malavolta Lectoribus. SENA VETUS Originem ab Hetruscis, incrementu(m) a Romanorum Colonia P. Cornelio Rufino, et M. Curio Dentato Coss. Deducta Ioanne Pont. huius nominis primo Episcopalem habuit dignitatem Libertate donata est Carolo Magno insigni victoria parta Montis Aperti clade dicta est CIVITAS VIRGINIS, familiarum splendore et suis gestis nobilitata, suorum’que Civium virtute viribus aucta hoc sibi vendicavit Imperium, Quo demum faelicius beatius’que Optimo Principi suo Cosimo Medices obtemperandi daretur facultas. Nel cartiglio in alto a destra: Has Matematicas Proportiones ORLANDUS MALAVOLTA dimetiebatur, atq decreto publico in Aula Dominorum Sen. Status Conservatoru(m) olim pingi Curavit. At the bottom, in a large frame, a long dedication by Ubaldino Malavolti (son of the author): Al Clar.mo Sig.re il S.r Baccio Valori. Ubaldino Malavolti S. Da poi che con l’occasione del Privilegio domandato al Ser.mo G. Duca per l’HISTORIA DI SIENA, che al presente ha fatte stampare Salvestro Marchetti, hebbi ventura di conversar lungamente con la S. V. Cl.ma la quale con som(m)a attentione m’ascoltò sempre gratiosamente, non ho lasciato mai di pensare in qual maniera (preso da le sue virtù, e cortesie) potessi mostrarle almen piccol segno della Servitù mia; E non havendo, per le mie deboli forze, cosa a ciò bastante, mi son rivolto alle fatiche del Padre mio; E considerando che a V.S. non fusse per esser discaro il vedere i Siti, e le distanze delle Città, e Castella, e molti altri luoghi dello STATO DI SIENA raccolti in picciola carta, e con Geometriche misure e disposti, si come gli ha sentiti nominare nel corso della Historia, ho giudicato con la presente Corografia sodisfare a questo mio desiderio; Col quale anco a lei desiderando compiacere, le bacio le mani, rimanendo insieme a V.S. Clariss. Et al Generoso Sig.r Filippo suo figliuolo obligatiss. Ser.re Che N. S. le feliciti. Di Siena il di XXV di Maggio. M D XC IX. Map lacking graphic scale; orientation given with a wind rose in the sea, north is at the top. Left side indicated climates, right side day length at various latitudes. Graduation in the margins of 1' in 1', from 41° 30' to 42° 58' latitude and from 33° 30' to 35° 30' longitude. “The map was made explicitly to accompany the Historia di Siena, which was being printed in 1599 by Silvestro Marchetti. Interesting is the indication in the cartouche in the upper right-hand corner that Malavolti painted this same map, with mathematical proportions, in the Sala dei Conservatori della Repubblica (1573). The information is confirmed by Del Rosso - in a 1905 publication - in which he reports an extract of the painting. Almagià believes that the information is not reliable, as there is no trace of the original painting and because Malavolti, a historian by profession, would not have been able to make such a survey. In fact, the map is essentially derived from Girolamo Bellarmato's Tuscia, as evidenced by the identical coordinates and the substantial similarities of all elements. However, Rombai definitively ascertained that Malavolti's map was commissioned to be frescoed in the hall of Siena's Palazzo Comunale in 1573 and was destroyed-perhaps in the late 1800s-following some restoration work. Moreover, confirmation of Malavolti's geographic studies prove a possible personal contribution of his to the wall painting, probably inspired by Bellarmato's original work (cf. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1992). Orlando Malavolti (Siena 1515-1596), the best known of the Sienese historians, was born in Siena on June 17, 1515, holding various public offices in his homeland from a young age. After the fall of the Republic he became, under the Medici principality, gonfalonier maestro for the Terzo di Camolia (1563) and then captain of the people. In the last years o...
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm 38,5x49,5 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
Incisione su rame in due fogli uniti di mm 602 x 450 alla battuta su carta vergata di filo. Margine superiore breve; buon esemplare senza difetti. Dedica nella parte inferiore al "Sig. Gio: Gasparo Cobenzl, Cameriere delle Chiavi d'Oro di S. Maestà Cesarea, et Accademico degli Argonauti". Proviene dall'opere stampata a Venezia dal titolo "Corso Geographico Universale". Il foglio rappresenta la descrizione topografica delle battaglia tra gli Austro-Polacchi e l'Armata Turca combattute a Gran ed a Neuhaeusel in Ungheria nel 1685, due anni dopo l'assedio di Vienna.
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm. 377x497 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm. 377x497 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
Amsterdam, 1660 circa. Incisione in rame all’acquaforte, vecchia coloritura, cm 38 x 50 (alla lastra) più margini, in basso a destra “Apud Guiljelmum et Joannem Blaeu”, testo latino al verso con il titolo di “Territorium Brixiense incolis. Il Bresciano”. Carta relativa ai Territori di Brescia e di Crema, eseguita sul modello di quella del Magini. Willem Janszoon Blaeu, avviò la sua attività di costruttore di globi e di strumenti astronomici ad Amsterdam intorno al 1599. Dopo aver acquistato alcune lastre dell’atlante del Mercator da Jodocus Hondius, già nel 1630 fu in grado di pubblicare un volume che conteneva sessanta mappe, l’ “Atlantis Appendix”. Cinque anni dopo pubblicò i primi due volumi dell’ “Atlas Novus”. Dopo la sua morte i figli Johannes e Cornelius continuarono l’opera del padre completando la compilazione dell’ “Atlas Novus” in sei volumi intorno al 1655. Sebbene pubblicate dopo la morte di Willem Janszoon Blaeu, avvenuta nel 1638, spesso le carte recano ancora il suo imprint (come in questo caso, in cui si vede il nome del padre a cui segue quello del figlio “Joannem”), anche perché non è dato sapere se fossero esse già pronte o se i figli Johannes e Cornelius le compilassero postume. Alcuni minime lacune della carta in prossimità della brachetta centrale e leggeri aloni marginali, peraltro in margini e in piacevole coloritura, buono stato di conservazione. .
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm 44,3 x53,7 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
Amsterdam, 1660 circa. Dall’ “Atlas Major” edito tra il 1658 e il 1661. Incisione in rame, colore d’epoca, cm 38 x 49 (alla lastra), testo francese al verso. Patina di lieve ingiallimento e foxing marginale, in margini, buono stato.
BLAU GUILJELMUN TERRITORIO DEL CADORINO CON IL FELTRINO. , 1640, Molto buono (Very Good) Buon es.. acquaforte <br> cm. 50 x 38 <br> <br> <br>
Incisione in rame, colorata da mano coeva (cm. 380x24 e ampi margini). Tratta dall'edizione latina dell'Atlas Novus pubblicato ad Amsterdam nel 1640 ca. Esemplare fresco e marginoso. (Blavius o Guilielmus Caesius o Guilielmus Jansonius). Cartografo olandese (Uitgeest 1571-Amsterdam 1638). Allievo a Praga dell'astronomo Tycho Brahe, nel 1599 si stabilì ad Amsterdam, dove iniziò la pubblicazione di atlanti e carte geografiche e la costruzione di mappamondi. Nel 1633 fu nominato cartografo della Repubblica. Alla sua morte l'azienda proseguì per opera dei suoi due talentuosi figli Cornelius (1616-1648) e Johannes (1596-1673) che ampliarono l'ambizioso progetto cartografico del padre. L'Atlas Major è il risultato dell'immenso lavoro dei Blaeu ed è riconosciuto unanimamente come uno dei momenti più alti nella storia della cartografia. Il lavoro dei Blaeu si interruppe nel 1672 quando il grande incendio di Amsterdam distrusse l'officina e gran parte delle lastre. L'anno seguente Johannes morì e le lastre rimanenti vennero disperse e acquistate dai rivali Frederick De Wit, Schenk e Valk. La casa editrice chiuse definitivamente nel 1695.. .
PRIMA REDAZIONE DELLA CARTA DEL BOLOGNESE DI G. A. MAGINI NELLA SCONOSCIUTA RISTAMPA DI STEFANO MOZZI SCOLARI.Rarisima carta geografica del territorio di Bologna, firmata da Giovanni Antonio Magini, incisa probabilmente da Arnoldo di Arnoldi e stampata per la prima volta a Bologna nel 1595.Si tratta della prima versione - definita redazione da R. Almagià - della carta del terrorio bolognese del Magini, dedicata al Cardina Sforza e MAI PUBBLICATA nell'atlante maginiano, edito postumo dal figlio Fabio nel 1620, nella quale fu sostituita da una carta composta da due tavole. Il presente esemplare reca l'imprint: Stefano Scolari F. in Venetia. Si tratta di uno sconosciuto (finora) terzo stato, non descritto dalla letteratura, che invece contempla la tiratura veneziana di Francesco Valegio - stampata probilmente postuma verso il 1617-20.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con pieni margini, in ottimo stato di conservazione. MERAVIGLIOSA COLORITURA COEVA.Per la descrizione dell'opera ci affidiamo a ciò che scrive Roberto Almagià nel suo saggio sull'opera maginiana del 1922 (pp. 53-55): "La prima redazione del bolognese, rarissima, che porta la data del 15 marzo 1595, è assolutamente la più antica tra le carte regionali eseguite dal Magini, come dle resto si rileva anche dalla dedica al Card. Sforza: 'Volendo io mandare in luce una compita discrittione dell'Italia, dove siano, oltre le provincie, i territorij particolari delle città, ho voluto far vedere questo di Bologna […]. Non abbiamo alcuna notizia diretta circa le fonti utilizzate dal Magini per questa carta, ma anche in questo caso ci soccorre il confronto con la pittura della Bononienis Ditio di Egnazio Danti nella Galleria Vaticana". A nota di quanto detto, Almagià afferma "Ne ho visto solo due o tre copie" (p. 53, nota 3).Come detto la carta ebbe una prima ristampa veneziana a cura di Francesco Valegio, il cui imprint viene aggiunto nel cartglio del rame originale. Per questo esemplare riportiamo la descrizione tratta da V. Valerio (a cura di) "L'Italia e le sue regioni nella bottega dell'incisore. Venezia e Roma nel '500" (2008), p. 64, tav. 23: "Si tratta di una rappresentazione cartografica a stampa del territorio bolognese, che proviene dalla bottega dell'editore Francesco Valegio, delienata dall'autorevole geografo Giovanni Antonio Magini. Almagià, nel suo Monumenta Italiae Cartographica, aveva solamente segnalato l'esistenza della carta, senza averla potuta esaminare; "della prima redazione (1595) della carta del Bolognese del Magini - così scrive Almagià - si possiede una ristampa probabilmente dallo stesso rame dovuta al Valegio di Venezia, di cui si legge il nome Fran.co Valegio form". L'unica altra copia che si conosce risulta essere presso la raccolta della British Library Map Collection. La ricchezza e la novità apportate dal Magini nella rappresentazione cartografica del Rinascimento sono pienamente riconoscibili in questa carta. In un recente studio, Torresani definisce la carta del territorio bolognese di Giovanni Antonio Magini, conclusa nel 1595 e concepita nell'ambito di un atlante regionale d'Italia (poi pubblicato postumo dal figlio Fabio, nel 1620), insieme alla corografia di Ferrara di Giovan Battista Aleotti, come fondamentale e da quel momento imprescindibile per le successive produzioni cartografiche di quel territorio. […] Tale rappresentazione corografica sarà ripresa per la carta "Piano del Territorio di Bologna" inserita nella nota "Italia di Gio. Ant. Magini data in luce Da Fabio suo figliolo…", monumentale opera in folio stampata per la prima volta a Bologna nel 1620 e nel 1630". Nessuna bibliografia menziona questa ulteriore tiratura di Stefano Mozzi Scolari, il cui imprint sostituisce quello di Valegio nel cartiglio - come dimostrano le abrasioni sotto al nome dello stesso.Scolari è incisore ed editore bresciano, attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie venezia... PRIMA REDAZIONE DELLA CARTA DEL BOLOGNESE DI G. A. MAGINI NELLA SCONOSCIUTA RISTAMPA DI STEFANO MOZZI SCOLARI.Rarisima carta geografica del territorio di Bologna, firmata da Giovanni Antonio Magini, incisa probabilmente da Arnoldo di Arnoldi e stampata per la prima volta a Bologna nel 1595.Si tratta della prima versione - definita redazione da R. Almagià - della carta del terrorio bolognese del Magini, dedicata al Cardina Sforza e MAI PUBBLICATA nell'atlante maginiano, edito postumo dal figlio Fabio nel 1620, nella quale fu sostituita da una carta composta da due tavole. Il presente esemplare reca l'imprint: Stefano Scolari F. in Venetia. Si tratta di uno sconosciuto (finora) terzo stato, non descritto dalla letteratura, che invece contempla la tiratura veneziana di Francesco Valegio - stampata probilmente postuma verso il 1617-20.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con pieni margini, in ottimo stato di conservazione. MERAVIGLIOSA COLORITURA COEVA.Per la descrizione dell'opera ci affidiamo a ciò che scrive Roberto Almagià nel suo saggio sull'opera maginiana del 1922 (pp. 53-55): "La prima redazione del bolognese, rarissima, che porta la data del 15 marzo 1595, è assolutamente la più antica tra le carte regionali eseguite dal Magini, come dle resto si rileva anche dalla dedica al Card. Sforza: 'Volendo io mandare in luce una compita discrittione dell'Italia, dove siano, oltre le provincie, i territorij particolari delle città, ho voluto far vedere questo di Bologna […]. Non abbiamo alcuna notizia diretta circa le fonti utilizzate dal Magini per questa carta, ma anche in questo caso ci soccorre il confronto con la pittura della Bononienis Ditio di Egnazio Danti nella Galleria Vaticana". A nota di quanto detto, Almagià afferma "Ne ho visto solo due o tre copie" (p. 53, nota 3).Come detto la carta ebbe una prima ristampa veneziana a cura di Francesco Valegio, il cui imprint viene aggiunto nel cartglio del rame originale. Per questo esemplare riportiamo la descrizione tratta da V. Valerio (a cura di) "L'Italia e le sue regioni nella bottega dell'incisore. Venezia e Roma nel '500" (2008), p. 64, tav. 23: "Si tratta di una rappresentazione cartografica a stampa del territorio bolognese, che proviene dalla bottega dell'editore Francesco Valegio, delienata dall'autorevole geografo Giovanni Antonio Magini. Almagià, nel suo Monumenta Italiae Cartographica, aveva solamente segnalato l'esistenza della carta, senza averla potuta esaminare; "della prima redazione (1595) della carta del Bolognese del Magini - così scrive Almagià - si possiede una ristampa probabilmente dallo stesso rame dovuta al Valegio di Venezia, di cui si legge il nome Fran.co Valegio form". L'unica altra copia che si conosce risulta essere presso la raccolta della British Library Map Collection. La ricchezza e la novità apportate dal Magini nella rappresentazione cartografica del Rinascimento sono pienamente riconoscibili in questa carta. In un recente studio, Torresani definisce la carta del territorio bolognese di Giovanni Antonio Magini, conclusa nel 1595 e concepita nell'ambito di un atlante regionale d'Italia (poi pubblicato postumo dal figlio Fabio, nel 1620), insieme alla corografia di Ferrara di Giovan Battista Aleotti, come fondamentale e da quel momento imprescindibile per le successive produzioni cartografiche di quel territorio. […] Tale rappresentazione corografica sarà ripresa per la carta "Piano del Territorio di Bologna" inserita nella nota "Italia di Gio. Ant. Magini data in luce Da Fabio suo figliolo…", monumentale opera in folio stampata per la prima volta a Bologna nel 1620 e nel 1630". Nessuna bibliografia menziona questa ulteriore tiratura di Stefano Mozzi Scolari, il cui imprint sostituisce quello di Valegio nel cartiglio - come dimostrano le abrasioni sotto al nome dello stesso.Scolari è incisore ed editore bresciano, attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie venezia... Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini (1922) pp. 53-55, tav. III; Almagià, Monumenta Italia Cartographica (1929); p. 75 (nota); Torresani, Geografie di un terrotiro. Studi e ricerche per un Dizionario storico dei cartografi in ER, 2006.
br. La cartografia descrive i luoghi attraverso una rappresentazione simbolica che ne comunica forme, dimensioni, caratteri. Dalla corretta e approfondita decodifica dei simboli e delle loro relazioni l'utente è in grado di entrare nell'identità dei luoghi. Questo manuale offre un metodo razionale e consequenziale di lettura della carta per consentire all'utente di trarvi tutte le informazioni necessarie per capire e immaginarsi i luoghi rappresentati, per poi utilizzarle ai propri fini. Il libro è rivolto in primis agli studenti e ai tecnici delle varie discipline territoriali, ma anche a tutti coloro che hanno interesse e curiosità di approfondire la conoscenza dei luoghi per percorrerli consapevolmente.
<br/> STATO: USATO, COME NUOVO.<br/> NOTE: Dedica in penna al frontespizio.<br/> TITOLO: Terricciuole ovvero Verzasca in Piano. <br/> AUTORE: Broggini,Romano.<br/> EDITORE: Ed. Comune di Lavertezzo<br/> DATA ED.: 1996,<br/>
1997018336Mansfield Centre Connecticut: Martino Fine Books 1997. 2 volumes complete bound as 1. BRAND NEW HARDCOVER in perfect condition. STILL SEALED in the publisher's clear plastic SHRINKWRAP. NO rubbing. NO fading. Bright clean square and tight. Sharp corners. NO owner's name or bookplate. NOT a remainder. Fresh and crisp -- obviously never read. No date but 1997 First Martino printing limited to 150 copies published @ $95. Facsimile reprint of the 1921 two-volume Hispanic Society of America/Yale University Press edition. 2 vols. in 1: xxvi 218pp. xi 291pp. 143 plates mostly photos of important globes. The standard reference on the subject. According to Ristow this is "a comprehensive work including an extensive bibliography an index of globemakers with locations of globes and a general index." -- #317 GUIDE TO THE HISTORY OF CARTOGRAPHY. Keyguide 316: "A comprehensive work that includes a bibliographical listing. Valuable for astronomers as well as carto-historians and geographers." Handsomely bound in the original blue cloth stamped in bright gold over a red spine panel. First Martino printing Limited to 150. Hardcover. New/in publisher's shrinkwrap. 2 vols. in 1: xxvi 218pp. xi 291pp. 143 plates. Great Packaging Fast Shipping. Martino Fine Books Hardcover
(Codice TP/0588) In 4° (30) 286 pp. I terremoti in Irpinia, fino a quello del 1980. Centinaia di foto, testo in 4 lingue. Brossura editoriale, ottimo stato. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
(Codice OS/0248) In 8° 156 pp. Brossura originale. Come nuovo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
(Codice AK/0105) In 8° (20,5 cm) 399 pp. Indagine sulle reciproche influenze tra culture e territorio. Prima edizione italiana illustrata con 3 tavole a colori (una grande ripiegata), 54 foto e 5 carte geografiche. Cartone editoriale, taglio superiore colorato, sovraccoperta. COME NUOVO. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
In-8 oblungo (cm. 24.70), cartonato editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, pp. 303, (1), con illustrazioni, nel testo, soprattutto a colori. Minimi segni d’uso alle cuffie e tracce di polvere, sempre alla sovracoperta; peraltro, volume in ottimo stato (nice copy).
In-8 (cm. 21.20), brossura illustrata, pp. 151, (5), con illustrazioni a colori nel testo. In buono stato (good copy).
IN 8° CARRE ( cm.21 X 21 ), pp.151, INDICE. COPERTINA EDITORIALE PATINATA ILLUSTRATA A COLORI CON TITOLO SU FONDO GRIGIO. VOLUME RICCAMENTE ILLUSTRATO a col. CON DESCRIZIONE DI 83 SCHEDE. COORDINAMENTO DOITT. ROBERTA MARTINELLI, PREMESSA DI VITO TIRELLI. OTTIMA CONSERVAZIONE. ID, 5942
Il confine è una categoria fondamentale della storia politica: nelle discussioni e nelle tensioni del presente come nelle dinamiche dei poteri dei secoli passati. Così come tutte le categorie della politica ha conosciuto però trasformazioni profonde, che rendono illusorio ogni discorso sui confini che attribuisca al termine il medesimo significato attraverso i secoli. Questo volume, frutto di due <br/> STATO: NUOVO.<br/> TITOLO: Terre di confine tra Toscana, Romagna e Umbria. Dinamiche politiche, assetti amministrativi, società locali (secoli XII-XVI).<br/> CURATORE: A cura di Paolo Pirillo e Lorenzo Tanzini.<br/> EDITORE: Olschki Ed.<br/> DATA ED.: 2020,<br/> COLLANA: Biblioteca storica toscana. Serie I,80.<br/> EAN: 9788822267306
45 héliogravure