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Num?ro complet. D?fra?chi.
12x21 cm., 186 pp., bross. edit., cop. ill. a col., ottimo stato. 898
In-8° pp. 164, bross. edit. come nuovo.
in-4° 168 pages entièrem. ill. en coul., carte, index, rel. cartonnage ill. plast. Photographies de T. Molenaar et M. Freeman. Très bel exemplaire [PL-T2] Très bel exemplaire
br. .La linguistica e la scienza dell'uomo. raccoglie le sei lezioni di Roman Jakobson che hanno inaugurato la sua cattedra di linguistica all'École Libre des Hautes Etudes. .Mito e significato. presenta cinque conversazioni durante le quali Lévi-Strauss ha condensato i presupposti e le implicazioni del suo metodo.
pp. liv, 211 + Two maps, one folding. Numerous red underlinnings. Text in English and Latin. Lacks first fly leaf. 170mm. Original full cloth binding, soiled. Reprint of the 1914 edition. Pitt Press Series. CLASSICS BX 1
ill., br. Un viaggio che analizza e rivela le vicende che hanno caratterizzato le streghe e la caccia alle streghe in Piemonte: un viaggio nel passato, condotto con rigore ma proposto con un linguaggio semplice e accessibile che per la prima volta raccoglie i casi piemontesi documentati. Un viaggio nel mistero, ma soprattutto nella storia, effettuato con gli strumenti dell'antropologia, della criminologia, della sociologia del diritto e della psicologia. Un viaggio che ci riporta ai tempi in cui nelle nostre campagne le streghe si ritrovavano al sabba per praticare i loro riti contesi tra magia e culto dei diavoli; dove vengono a galla le storie di alcuni inquisitori piemontesi, chi fu artefice di grande repressioni e mandò al rogo molte streghe e chi invece fu assassinato da mano ignota; un viaggio che ci mostra come perfino la corte sabauda non fu indenne dalla paura delle streghe e che durante il governo di Vittorio Amedeo II vi fu chi fu squartato perché colpevole di aver praticato magia nera per uccidere il duca. Un viaggio originale che sarà l'occasione per conoscere un volto poco noto del Piemonte dove storia e filologia sono continuamente messe sotto assedio da leggenda e mito.
br. La caccia alle streghe è parte di un periodo storico che è stato facile preda del mito e della leggenda, assumendo connotazioni che in alcuni casi rendono problematica la ricostruzione di fatti e vicende di un tempo attraversato dalla grande paura del diavolo, con tutti i risvolti sociologici e culturali che tale paura poteva determinare. In fondo, basta pensare a quante tradizioni, luoghi comuni e credenze circolano, ancora oggi, intorno all'immagine della strega: miti che spesso hanno completamente trasfigurato la dimensione storica di fatti concretamente ancorati alla realtà.
in-8°, 213 pages, 2 cartes, ill. h.t. coul., relie cartonnage ed., jaq. ill. plast. Bel exemplaire [CA30-2]
br. In che modo i cinesi vedono loro stessi, il mondo e le sfide del futuro? Dove va e che cosa è la Cina oggi? Dove sono finite le tradizionali treccine degli antichi mandarini, le biciclette e gli abiti di Mao? Dove sono le famiglie numerose e le tante concubine? Tutto ciò che ha fatto la Cina per secoli è andato perduto. La Cina oggi è grattacieli, limousine, treni veloci, aeroporti fantascientifici; alla sera, esplodono i colori delle luci al neon, non più i fuochi d'artificio. I cinesi stanno cambiando, sono oramai irriconoscibili. In realtà, questo cambiamento è avvenuto così velocemente che nemmeno loro riescono a percepirlo, proprio come un essere che si sta trasformando. Siamo nel bel mezzo di questa enorme trasformazione e non sappiamo che cosa diventerà questa entità, quale forma prenderà e quale impatto avrà sulla coscienza dei cinesi e di noi tutti che guardiamo stupiti alla Cina. Questo saggio vi condurrà attraverso la più grande rivoluzione mondiale dai tempi dell'Impero romano.
brossura La tradizione occidentale ha sempre mantenuto la rigida separazione tra natura e cultura come caposaldo del suo pensiero filosofico e antropologico. Negli ultimi anni, tuttavia, questa opposizione è stata messa in discussione, in favore di prospettive aperte all'idea di coinvolgimento attivo e reciprocità nella definizione della dimensione culturale. Sulla scena antropologica si delinea gradualmente il rifiuto delle ontologie dualiste che a lungo hanno costituito il punto di partenza delle scienze umane. Nella comune critica fondamentale alla dicotomia natura-cultura, Dario Agostinetto presenta la riflessione di Tim Ingold con particolare attenzione al suo approccio ecologico e all'indissolubile associazione che intercorre tra l'organismo e il suo ambiente. Beatrice Del Monte e Mara Misiti ripercorrono invece la storia dell'antropologia ecologica presentando, infine, il cyberfemminismo di Donna Haraway come possibile progetto etico-politico.
br. In questa Lettera aperta a un bambino rom, Aime ci mette in guardia contro un'insensata paura dell'Altro che sta intimamente cambiando non solo noi stessi ma anche la nostra cultura, ormai ridotta a un totem tribale. E se una volta, come tutte le culture, anche la nostra era disegnata a matita e c'era sempre una gomma per modificarla, adesso si sta irrigidendo, si sta trasformando in un'arma per colpire. O peggio, sta diventando una gabbia di acciaio che più che proteggerci ci tiene prigionieri. E da lì assistiamo distratti o impotenti a fatti intollerabili che ci appaiono sempre più inevitabili, sempre meno gravi, fino a sembrare normali. Come intingere il dito di un bambino nell'inchiostro per apporre su un foglio la macchia della razza.
br. Morte di Dio e trionfo della religione: tali le coordinate che inquadrano la riflessione di questo saggio. Le società secolarizzate, che hanno relegato il religioso alla mera sfera privata, ne stanno conoscendo l'inatteso revival nella sfera pubblica. È in un contesto emancipato dalle tradizioni, epurato dal riferimento a Dio e al divino, che la religione instaura il proprio incontrastato trionfo: non quale rapporto verticale con il trascendente, bensì come dispositivo di gestione sociale del desiderio, come amministrazione orizzontale degli uomini e delle collettività.
br. Uno dei punti di forza del lavoro di Luigi Luca Cavalli-Sforza è l'abbraccio multidisciplinare che ha innervato il suo approccio alla ricerca scientifica. Gli studi sull'evoluzione biologica di Homo sapiens e sulla genetica delle popolazioni, di cui è stato un pioniere, non avrebbero avuto la stessa dirompente carica innovativa se non fossero stati letteralmente nutriti dai fondamentali apporti dell'antropologia, della linguistica, dell'archeologia, della storia demografica. Questo sguardo trasversale trova compimento in una delle intuizioni più felici e raffinate di Cavalli-Sforza: il concetto di evoluzione culturale, una lettura dello sviluppo culturale degli ultimi 60.000 anni dell'uomo fatta con la lente della teoria dell'evoluzione darwiniana. Le pagine di Cavalli-Sforza, commentate da Telmo Pievani, brillano per chiarezza espositiva, profondità del pensiero e curiosità intellettuale. Sono un inno all'uomo e alla sua storia. Con un saggio di Telmo Pievani.
brossura Viviamo in un "tempo di catastrofi " che il progresso tecnologico non sembra più in grado di contrastare. Ma le recenti crisi ecologiche (da Chernobyl al "morbo della mucca pazza") non sono forse legate ad altri eventi che hanno segnato per sempre il destino dell'umanità - come i genocidi seguiti alla conquista dell'America o la Shoah? Il libro risponde a questa domanda, attraverso una lettura originale dell'opera di Claude Lévi-Strauss. Tracciando un ritratto inedito dell'antropologo francese, Salvatore D'Onofrio mostra come le idee di questo intellettuale ribelle e non consensuale forniscano le chiavi per pensare sia l'avvento della catastrofe sia la possibilità di uscirne. Vero e proprio manifesto antropo-ecologico, questo libro si propone di considerare l'urgenza di un nuovo rapporto degli uomini con la natura, quindi tra di loro. Questo è ciò che Lévi-Strauss aveva imparato dagli amerindiani del Brasile e di cui l'umanità ha grande bisogno.
brossura Viviamo in un "tempo di catastrofi " che il progresso tecnologico non sembra più in grado di contrastare. Ma le recenti crisi ecologiche (da Chernobyl al "morbo della mucca pazza") non sono forse legate ad altri eventi che hanno segnato per sempre il destino dell'umanità - come i genocidi seguiti alla conquista dell'America o la Shoah? Il libro risponde a questa domanda, attraverso una lettura originale dell'opera di Claude Lévi-Strauss. Tracciando un ritratto inedito dell'antropologo francese, Salvatore D'Onofrio mostra come le idee di questo intellettuale ribelle e non consensuale forniscano le chiavi per pensare sia l'avvento della catastrofe sia la possibilità di uscirne. Vero e proprio manifesto antropo-ecologico, questo libro si propone di considerare l'urgenza di un nuovo rapporto degli uomini con la natura, quindi tra di loro. Questo è ciò che Lévi-Strauss aveva imparato dagli amerindiani del Brasile e di cui l'umanità ha grande bisogno.
br. Un seme per il futuro è un'idea coraggiosa che, al di là del suolo a volte gerbido a volte fertile, deve essere gettata in un mondo non ancora in grado di comprendere il valore dei possibili frutti venturi. Così, il seme-idea si fa segno per un mondo a venire, testimone presente di quel che potrebbe essere, ente costitutivamente moderno poiché in anticipo sui tempi della percezione comune. In questo primo ritaglio di futuro vi è uno sguardo al passato volto a ridefinire in senso critico i ruoli di preda e predatore troppo sovente cristallizzati in una narrazione schiettamente antropocentrica. Natan Feltrin rompe, con toni eretici, la tradizionale prospettiva dell'uomo come indiscusso predatore alpha puntando dritto al cuore degli effetti socio-culturali che sono emersi dai meccanismi antipredatori di Homo sapiens. Federica Lovato porta il lettore in un viaggio genealogico dell'attitudine venatoria onde scalfirne i presupposti di naturalità e moralità. Al termine di questo volume chi sia preda, chi predatore e cosa comporti pensare l'altro in termini di «bottino» sono tutte questioni spalancate verso un orizzonte di rinnovamento etico. Introduzione di Nicola Zengiaro. Postfazione di Leonardo Caffo.
br. Il Mediteranneo e il Mezzogiorno. E poi la Sicilia, la Lucania e il Molise: teatri di vicende superstiziose legate a filo doppio a una fede cattolica sedicente e incoerente, che qui riemergono anche dall'analisi storica e contenutistica di alcuni documenti inediti - manoscritti dal Cinquecento in poi - che retrodatano e avvicinano all'Italia le prime credenze vetero-vampiristiche, che smascherano le pratiche magiche messe in atto da un ottocentesco prete di campagna, e che dipingono la sublime blasfemia del rituale marinaro del 'taglio' delle trombe d'aria.
br. Il Mediteranneo e il Mezzogiorno. E poi la Sicilia, la Lucania e il Molise: teatri di vicende superstiziose legate a filo doppio a una fede cattolica sedicente e incoerente, che qui riemergono anche dall'analisi storica e contenutistica di alcuni documenti inediti - manoscritti dal Cinquecento in poi - che retrodatano e avvicinano all'Italia le prime credenze vetero-vampiristiche, che smascherano le pratiche magiche messe in atto da un ottocentesco prete di campagna, e che dipingono la sublime blasfemia del rituale marinaro del 'taglio' delle trombe d'aria.
ill., ril. Negli ultimi sessant'anni l'economia siciliana è stata interessata da una serie di cambiamenti che hanno interagito nella trasformazione di intere aree, provocando talvolta sconvolgimenti antropologici i cui esiti sono ancora in fase di definizione. Il pastoralismo ovino, afflitto attualmente da problemi di carattere congiunturale e strutturale, appare fortemente ancorato a sistemi di produzione tradizionali, timidamente aperti al confronto con le dinamiche politico-economiche contemporanee. Il libro indaga da una parte la dimensione storica della pastorizia isolana e l'ergologia pastorale, dall'altra il modo in cui i pastori reinventano e riadattano la propria cultura, nonché i processi di costruzione e ridefinizione culturale legati al comparto.
br. Questo volume raccoglie le lezioni tenute da Pedrag Matvejevic al prestigioso Collège de France nel marzo del 1997, riprendendo i modelli delle "lezioni-saggio" di Valéry, Barthes e Foucault a Parigi. Tra paesaggi e confini, miti ed etimologie, memorie storiche e riflessioni sull'attualità, l'autore esplora il rapporto che lega il Mediterraneo e l'Europa. In particolare delinea il ruolo e le responsabilità del Vecchio Continente nel nuovo scenario geopolitico: da un lato i paesi dell'Unione Europea, dall'altro le nuove democrazie (o "democrature") nate dopo il crollo del Muro. Senza mai dimenticare, però, l'altra sponda del nostro mare.
ill., br. Dopo la Gloria dell'Incarnazione, la missione e l'esilio si sono alternati nella percezione del credere cristiano in Occidente, nell'eco del lontano inno davidico: «Forestiero e pellegrino son io, come tutti i miei padri» (Salmo 39), dalla «ramogna» di Dante alla solitudine di Barbiana per don Milani. Questa coscienza non è stata tuttavia primaria e, come richiama Rilke, occorre che Dio «si strappi» dai quadranti delle cattedrali perché il popolo si ricordi del cammino. Il libro percorre le stazioni, secolo per secolo, di questo difficile viaggio, sino all'incendio recente della cattedrale di Notre-Dame di Parigi.
br. "Cento pagine divulgative di uno scrittore affascinante e antropologo di qualità, per smontare un valore forte della nostra cultura: la rivendicazione di sé - etnica, politica, religiosa, localistica - che fissa il confine tra noi e gli altri." (Ferdinando Albertazzi, "Tuttolibri") Francesco Remotti (1943) è professore ordinario di Antropologia culturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino. Ha condotto ricerche etnografiche tra i Banande del Kivu (Repubblica Democratica del Congo) e dal 1979 al 2004 ha diretto la Missione Etnologica Italiana in Africa Equatoriale (Ministero degli Affari Esteri).
br. Questo libro analizza in una prospettiva antropologica l'identità e il senso di appartenenza degli abitanti di tre grandi potenze contemporanee: gli Stati Uniti, l'Unione europea e la Russia. Qual è l'immagine mentale che americani e russi hanno della propria patria? Come si rappresentano gli europei l'entità sovranazionale a cui appartengono? L'autore risponde a queste domande descrivendo tre universi culturali profondamente diversi e mostrando come le rappresentazioni collettive di Stati Uniti, Unione europea e Russia siano frutto di una narrazione che distorce e nasconde la realtà.
br. Il libro prende le mosse da una riflessione sulla produzione globale di ricerche antropologiche e sul "mosaico" di umanità che essa configura. La questione è se il mosaico antropologico rappresenti un "indefinito" antropologico o se piuttosto la rigenerazione dei processi culturali nei singoli contesti non restituisca un vero infinito antropologico. Per questa ragione si apre un'interlocuzione tra filosofia e antropologia culturale. Al di là di tutto ciò che può semplicemente completarci. Quindi, il desiderio. Il desiderio per l'altro, il desiderio per l'infinito. Le evocazioni possibili quando raggiungiamo il punto del cuore dell'identità. La risonanza con qualcosa di più ampio. Qualcosa di enigmatico, non del tutto traducibile nel linguaggio, che perciò viene custodito nel profondo. Prefazione di Giangiorgio Pasqualotto, postfazione di Alexian Santino Spinelli.