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brossura "La carne impassibile" è un viaggio affascinante e terribile nel territorio della corporalità dal Medioevo alla Controriforma. Oggetto di esorcismi e di mortificazioni, di torture e di cerimoniali terapeutici sacro-profani, affetto da malattie incurabili e da logoramento precoce, il corpo era lo specchio di un universo corruttibile, verminoso, putrescente, centro ossessivo di un immaginario tutto rivolto alla speranza della vita ultraterrena e alla "impassibilità" beata della carne santificata e incorruttibile.
Lisboa, Imprensa Nacional, 1937. 4to.; LV pp., 314 pp. Ejemplar carente de cubierta superior.
20x13. 422p. Enc. Cart. Ed. sobrecubierta.
Zaragoza, Institución Fernando el Católico, 1982. 4to.; 32 pp. Cubiertas originales.
br. Cosa può succedere se Ken, il fidanzato di Barbie, viene a sapere che la sua amata bambolina è la causa della deforestazione del Borneo? Succede che una campagna pubblicitaria lo denuncia e la casa produttrice è costretta a cambiare la filiera produttiva. Succede cioè che la vita dell'orango della foresta pluviale e quella dei nostri figli in Europa sono legate tra loro molto di più di quanto si pensi. Poi succede anche che un rapper di un quartiere chic di Seul lancia su YouTube il suo Gangnam Style, e la canzone finisce per essere cantata in dialetto trentino, magari dal pronipote di un irredentista antiasburgico; e succede che un senegalese che vive a Firenze vende un souvenir «etrusco» fatto in Cina a una turista americana. Insomma, è ovvio che l'etnologia e l'antropologia sono completamente da ripensare. Nel nostro mondo globalizzato, nello strano «frittatone planetario» nel quale viviamo, barriere, specificità e contorni sono semplicemente saltati. L'antropologo allora si interroga, cerca nei libri gli insegnamenti dei maestri, ma si vede costretto a rileggerli in chiave diversa, proprio come avviene nella copertina di questo volume, che è un misto di hi-tech e di antropologia ottocentesca (un tantino razzista). In pratica l'antropologia esce dall'università e entra nel mondo, si fa «pop», «antropop», perché è questo il mestiere degli antropologi: interpretare i popoli. E i popoli oggi sono un miscuglio inestricabile. Duccio Canestrini si diverte con gli stereotipi: la Venere ottentotta somiglia troppo a Rihanna per non raccontarlo, gli errori di traduzione sono talmente belli che è un peccato non dirli, il positivismo di Lombroso trova nel Django di Tarantino un magnifico contraltare e il piercing dei nostri ragazzi è un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. In chiave antropop.
In 8, pp. 1251-1264, con 1 tav. f. t. lit. 'Padova Lit. P. Fracanzani'. Br. ed. muta con indicazioni del titolo manoscritte. Intonso. Estratto dagli Atti del R. Istituto Veneto Tomo VIII Serie V.
Mm 105x155 Collana "Itinerari alpini". Volume nella sua brossura originale, 249 pagine con illustrazioni in nero nel testo e cartina in allegato. Opera in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Diversi decenni fa, Clifford Geertz, in un saggio divenuto celebre (Generi confusi), rilevava un grande cambiamento in atto nelle scienze sociali, che finalmente riconoscevano la loro scientificità nella parentela con le scienze umane. Da quel momento iniziò un processo che ha portato a trovare nell'analogia, nella metafora, nella traduzione culturale gli strumenti propri di una disciplina, l'antropologia, che si occupa di soggetti viventi capaci di senso nel loro dire e nelle loro azioni. Il presente studio si pone come un'indagine critica delle linee di ricerca aperte dal paradigma teatrale sorto sulla scorta di Goffman, Turner e Schechner, che ha inaugurato nuove prospettive attingendo dal teatro - inteso come spettacolo e come performance - metafore illuminanti e pratiche di socialità originali per comprendere i processi culturali, in un'ottica di dialogo trasversale tra le discipline, auspicato da più parti ma spesso disatteso.
br. L'immaginario è un dispositivo di gestione del potere e parimenti di esercizio dell'opposizione. Vampiri, fantasmi e zombie non costituiscono mere maschere di un escapismo pilotato, ma sono metafore potenti incorporate in teorie critiche e in pratiche antagoniste. L'immaginario non occupa soltanto uno spazio ristretto del pensare umano, ma riassume in sé in forma attiva/cosciente e passiva/indotta tutte le formulazioni dell'attività intellettuale. Non è tanto l'immaginario a essere politico, quanto il politico a essere immaginario; così come lo sono la letteratura, l'arte, l'economia e perfino le scienze naturali nelle diverse articolazioni paradigmatiche che si sono succedute nel corso della storia. Occorre liberare l'immaginario dal ruolo falsamente sovrastrutturale che gli è affidato nella società dello spettacolo, per affermarne la dialettica appartenenza alla struttura stessa delle società umane e per far sì che tutta la sua potenza diventi strumento di radicale cambiamento dello stato di cose presenti. Quello che il lettore ha tra le mani è un testo antologico sui differenti ruoli e funzioni che l'immaginario può rivestire in ambito culturale, letterario, cinematografico e politico. Non a caso tutti gli autori sono redattori della webzine "Carmilla" il cui logo recita "Letteratura, immaginario e cultura di opposizione": una testata che da anni raccoglie l'attenzione quotidiana di migliaia di lettori, interessati a quella critica dell'esistente di cui si articolano qui alcuni percorsi. Prefazione di Valerio Evangelisti.
br. L'immaginario è un dispositivo di gestione del potere e parimenti di esercizio dell'opposizione. Vampiri, fantasmi e zombie non costituiscono mere maschere di un escapismo pilotato, ma sono metafore potenti incorporate in teorie critiche e in pratiche antagoniste. L'immaginario non occupa soltanto uno spazio ristretto del pensare umano, ma riassume in sé in forma attiva/cosciente e passiva/indotta tutte le formulazioni dell'attività intellettuale. Non è tanto l'immaginario a essere politico, quanto il politico a essere immaginario; così come lo sono la letteratura, l'arte, l'economia e perfino le scienze naturali nelle diverse articolazioni paradigmatiche che si sono succedute nel corso della storia. Occorre liberare l'immaginario dal ruolo falsamente sovrastrutturale che gli è affidato nella società dello spettacolo, per affermarne la dialettica appartenenza alla struttura stessa delle società umane e per far sì che tutta la sua potenza diventi strumento di radicale cambiamento dello stato di cose presenti. Quello che il lettore ha tra le mani è un testo antologico sui differenti ruoli e funzioni che l'immaginario può rivestire in ambito culturale, letterario, cinematografico e politico. Non a caso tutti gli autori sono redattori della webzine "Carmilla" il cui logo recita "Letteratura, immaginario e cultura di opposizione": una testata che da anni raccoglie l'attenzione quotidiana di migliaia di lettori, interessati a quella critica dell'esistente di cui si articolano qui alcuni percorsi. Prefazione di Valerio Evangelisti.
Granada, Biblioteca de la Cultura Andaluza, 1985 4to. menor; 243 pp., 1 h. Cubiertas originales.
28x21. 51p. Ilstr.
br. Si può raccontare una città per frammenti? E se questa città è Torino, già capitale del Capitale, quale spazio esiste realmente per contribuire al dibattito intorno alla città, alle sue dinamiche e alle sue contraddizioni? Torino. Un profilo etnografico risponde a questi interrogativi. Lo fa procedendo in maniera etnografica, attraverso una serie di approfonditi studi di caso dedicati a temi come la riqualificazione dei quartieri centrali, gli spazi della comunità LGTBQ, la condizione liminale dei disoccupati, le politiche locali per le persone senza dimora, le conseguenze di lungo periodo delle migrazioni interne, le pratiche di solidarietà nei mercati rionali, le tensioni sociali nelle periferie meticce, le subculture giovanili, alternative e di strada. La città si ricompone partendo da questi frammenti e la multivocalità diventa un profilo etnografico e polifonico di Torino che, andando anche oltre al caso locale e utilizzando molteplici prospettive antropologiche, sociologiche e storiche, supera le rappresentazioni più comuni e semplificanti.
Volume in 4° legatura editoriale con sopracoperta a colori. 250 pagg. 95 ill a colori, 144 b.n. Legatura salda,pagine bianche.COMPLETO
br. La divinità che cura presenta i risultati di una ricerca etnografica svoltasi nella città di Bahia (Brasile) e focalizza il significato che la malattia acquista in tale contesto nonché il rapporto tra l'individuo, le divinità del candomblé e gli spazi terapeutici. Centrale è la ricostruzione delle reti che collegano tra loro le esperienze personali, la natura organica della malattia, la dimensione spirituale e religiosa connessa al contesto sociale della cultura afro-bahiana. Attraverso l'esame dei miti, della tradizione orale e dei rituali collettivi viene delineata, in particolare, la figura di Omolu, considerato a Bahia come la divinità del candomblé legata a tutte le malattie della pelle, a quelle contagiose, all'epilessia, al tema della morte e quindi agli spiriti degli antenati. È una divinità sempre presente non solo per il suo rapporto diretto con la salute e la malattia ma anche per le sue molteplici dimensioni simboliche, i suoi rapporti analogici, i diversi elementi sincretici, i continui giochi di inversione.
Madrid, Maeva Ediciones, 1998. 4to. mayor; 270 pp. Ilustraciones entre el texto de Alfonso Ortuño. Cubiertas originales.
Barcelona, Estela, 1971. 4to.; 129 pp., 1 h. Cubiertas originales de Enric Satué.
Paris, Les Éditions de France, 1932. 4to.; 264 pp. Primera edición. Cubiertas originales.
Madrid, 2002. 4to.; 201 pp., 1 h. Cubiertas originales.
(etnografia-sociologia)[CARDINI Prof.Dott.MASSIMILIANO.] Per la razza nostra. 1:Per la bellezza e la salute della donna. 2:la cultura somatica nella scuola primaria. Firenze, Vallecchi, 1919, in 16, 112 pp + 8 pp, br. [Euro 14,00]
ill., br. La scrittura è a lungo stata considerata una grande invenzione puramente tecnica ed è stata analizzata da un punto di vista soprattutto storico, teso a mettere in luce origini, diffusione, modificazione dei principali sistemi grafici. A ben guardare però, specie da una prospettiva antropologica, emerge nettamente che la scrittura è anche altro, e soprattutto che l'analisi della scrittura può essere l'analisi di uno degli ambiti privilegiati della produzione ideologica e simbolica delle società. Basti pensare che la scrittura è di certo uno dei più potenti strumenti di conoscenza, di controllo e trasmissione del sapere, di manipolazione della realtà. Il significato culturale della scrittura dunque va ben al di là della sua funzione tecnica. Ogni sistema di scrittura presenta infatti vari aspetti (conoscitivi, sociali, magici, sacrali) la cui osservazione consente di comprendere profondamente la società che li ha prodotti e entro cui circolano. "Antropologia della scrittura", diventato ormai un classico, affronta tale problematica con l'acutezza e la profondità che sempre contraddistinguono lo sguardo di Giorgio Raimondo Cardona, svelando la complessità di ciò che apparentemente sembrerebbe solo un insieme di lettere e di simboli.
br. La lingua è l'elemento primario della vita di una comunità: l'etnolinguistica lungi dall'essere una branca della linguistica (come per troppo tempo è stata considerata), è lo studio delle influenze reciproche tra lingua, pensiero e cultura. Una lingua infatti non è semplicemente un catalogo di segni e di significati da usare nelle varie situazioni: una lingua è un sistema compiuto altamente complesso e altamente contestualizzato, che dà la possibilità a ogni membro della comunità di parlanti di smuovere un intero universo culturale, fatto di relazioni con l'ambiente, con il sistema sociale, con le gerarchie dell'età, del sesso, della professione, della classe. Nell'ambito di questa prospettiva, l'etnolinguistica studia i sistemi di classificazione e di conoscenza della realtà per i modi in cui essi si mostrano nelle categorie linguistiche, mettendo in luce come le produzioni linguistiche di una comunità siano strettamente intrecciate alle rappresentazioni del mondo di quella stessa comunità. Pubblicato per la prima volta nel 1976, questo studio si dispiega attraverso un itinerario affascinante nelle lingue e nelle culture del mondo. Dagli antichi greci ai cinesi, dai musulmani ai Dogon dell'Africa subsahariana fino ai gruppi tagalog delle Filippine, l'autore offre aspetti inusuali di mondi più o meno sconosciuti: scopriamo così che parlare un'altra lingua non significa semplicemente dire in modo diverso le stesse cose, ma anche articolare diversamente il mondo di cui si parla e addirittura crearlo.
Prima edizione. Un volume (22 cm) di 136 pagine, con 12 illustrazioni ft. Brossura editoriale, nella collana Biblioteca di cultura etnologica e religiosa. Ottime condizioni.