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ill., br. Il sogno delle avanguardie del Novecento di dare forma artistica alla vita si è mutato, nel corso del tempo, nella tentazione di ridurre la vita stessa alla totale spettacolarità della rappresentazione, simile, per molti aspetti, al tentativo messo in atto dalle manifestazioni più avanzate dell'industria dello spettacolo tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo. Ma, dato che nessuna forma d'arte è in grado di sussumere la vita in sé, ovvero la realtà noumenica tout court, è una realtà particolare quella che la reality art spettacolarizza, una forma di vita determinata che si basa sulla metafisica fondamentale dell'epoca contemporanea, secondo la quale essenza della vita è il non-senso e dell'essere il non-essere. Qui la storia dell'avanguardia incontra quella del nichilismo e si fa portavoce esemplare dello spirito del tempo, fino alla modificazione stessa della concezione tradizionale dell'origine dell'opera d'arte, attraverso il passaggio dal paradigma della produzione della forma da un niente relativo (apeiron) a quello della creazione dal nulla assoluto (nihil). La concezione della creatio ex nihilo, però si rivela immediatamente anche come paradigma pratico assolutamente inaccettabile da parte di quel sistema dell'arte che, pure, non può fare a meno di perseguirlo come suo ideale più proprio. Così la falena non si stanca di corteggiare la fiamma, incurante della minaccia di morte che ne accompagna lo spelndore.
Weinheim und Basel, Beltz Verlag, 1982, in-8, brossura editoriale, pp. 228.
85pp., 23cm., text in Latin, Doctoral Dissertation (University of Paris), original softcover, stamp at verso of title page, text is clean and bright, good condition, S112932
TWO VOLUME SET. [VOL.I]: Gespräche / Ueber die Evidenz in metaphysischen Wissenschaften. Ueber die Wahrscheinlichkeit / Phaedon, oder über die Unsterblichkeit der Seele / Von der Unkörperlichkeit der Seele / Morgenstunden, oder Vorlesungen über das Dasein Gottes / An die Freunde Lessing's / Sache Gottes, oder die gerettete Vorsehung. [VOL.II]: Briefe über die Empfindungen / Rhapsodie, oder Zusätze zu den Briefen über die Empfindungen / Ueber die Hauptgrundsätze der schönen Künste und Wissenschaften / Ueber das Erhabene und Naive in den schönen Wissenschaften / Der Ursprung unserer Ideen vom Erhabenen und Schönen / Ausgewählte kleinere Aufsätze philosophischen und ästhetischen Inhalts / Jerusalem, oder über religiöse Macht und Judenthum / Einleitung zur Uebersetzung der Schrift des Rabbi Menasse ben Israel: Rettung der Juden / Aus der Correspondenz mit Lavater, Ronnet und dem Erbprinzen von Braunschweig-Wolfenbüttel. Betrachtungen über Bonnet's Palingenesie. [BOTH VOLUMES]: 210x150mm. 537+602 pages. Hardcover with gilt spine. Cover and spine stained/age-stained. Inner cover and whitepages slightly age-stained. Text block edges slightly age-stained. Pages yellowing. [SUMMARY]: Both volumes are otherwise in very good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
Melvin Rader A modern book of esthetics: An antology. New York, Holt, Rinhart and Winston 1973 english, 568 ST1143 Opera con copertina rigida, sottolineature a penna.
346 pages including index and black and white photos. The first inside book of rock music, as viewed by a brilliant young ex-philosopher, ex-dropout, ex-prizefights+concert critic, ex-rock lyricist and extraordinary. A kaleidoscope of the rock experience. Glossy illustrated covers with minimal wear. Small slight crease to lower front corner of front cover. Contents unmarked with light yellowing at edges. An excellent copy. Book
In-8 (cm. 22.40), brossura, pp. XII, 368, molto ben illustrato nel testo, in bianco e nero, con 3 rilievi architettonici di Agide Noelli ripiegati e 23 tavole fuori testo, a colori applicate a cartoncini, ed in bianco e nero. Studio critico estetico del Santuario della Madonna di Vico. Proemio di Benedetto Croce. COPIA DI STUDIO, da rilegare ex novo: testo peraltro in buono stato.
br. La contemporaneità - ovvero l'epoca che viene «dopo Warhol» - ha conosciuto tre grandi processi di estetizzazione: il pop (dalla metà degli anni cinquanta agli inizi degli anni settanta), il postmoderno (dagli anni settanta alla fine degli anni ottanta) e l'estetica diffusa (dagli anni novanta fino a oggi). Questo studio individua alcuni momenti decisivi di questi passaggi in cui la realtà è stata concepita e vissuta essenzialmente come una costruzione estetica. La cultura pop, che trova in Warhol la sua figura paradigmatica, ha rappresentato la massima espressione estetica della tarda civiltà industriale dando una forma definitiva a ciò che oggi chiamiamo «secondo Novecento»: l'estetico inteso come consumo simbolico. Questo approdo estremo della modernità confluisce nella fase successiva del postmoderno, nel quale le pratiche più diverse rientrano in un'immensa strategia della simulazione e dell'ibridazione: kitsch, estetica del fake, citazionismo, culto dell'apparenza, finzione. Elaborando una continua erosione di ogni gerarchia culturale, il postmoderno ha aperto le porte a una fase post-storica dell'estetico, sempre meno rintracciabile nell'arte e sempre più presente nelle esperienze della quotidianità. Si giunge così al terzo momento, l'estetica diffusa o estetizzazione diffusa, che rappresenta la dimensione estetica della globalizzazione, dove estetizzazione significa fondamentalmente che anche il non estetico è pensato ed esperito come estetico. Quella che emerge è una radiografia di un passato prossimo che è la chiave per comprendere dinamiche ormai tanto autoevidenti da non essere più interrogate.
br. Usato impropriamente come sinonimo di "cattivo gusto", il kitsch designa una delle categorie estetiche più importanti degli ultimi cento anni. Il profilo ne ricostruisce la genesi e lo sviluppo storico attraverso un percorso in tre grandi tappe. La prima, tra il 1900 e la metà del secolo, vede nel kitsch un problema etico, un male insito nel sistema delle arti che costruisce addirittura modelli di comportamento. Il secondo momento coincide con l'affermazione della cultura di massa, quando il kitsch si proietta nell'esperienza sempre più condivisa del consumo culturale. Nella terza fase si giunge allo stadio finale, nel quale il lessico del kitsch coincide con la stessa definizione del postmoderno e delle pratiche ibride della contemporaneità, dal camp al trash.
239pp., 21cm., text in English, Doctoral Dissertation (Dissertatio ad Doctoratum in Facultate Philosophiae Pontificiae Universitatis Gregorianae), stamp at verso of title page, text is clean and bright, good condition, F108765
Mimesis, 2010, 171 pp., broché, neuf.
br. Non sono rare le occasioni in cui l'estetica fenomenologica si è occupata di argomenti musicali. Se Edmund Husserl ha dedicato solo qualche osservazione al suono e alla musica, riflessioni più ampie vengono in proposito da alcuni suoi allievi: Conrad, Ingarden e Schütz. L'attenzione di questi autori si concentra su tematiche di natura essenzialmente filosofica: lo statuto ontologico ed estetico dell'oggetto musicale, il problema dell'identità di un'opera, le caratteristiche della temporalità in musica. Ne risultano una serie di considerazioni di squisito ordine teoretico, ricche però di conseguenze anche in ambito musicologico.
br. Il melodramma e il kitsch si impongono come categorie estetiche predominanti nel panorama artistico, se si affronta il tema dell'arte senza forme preconcette e senza falsi moralismi. Analizzando la radice del kitsch nel melodrammatico, fino a risalire al Settecento, quando il patetico viene apprezzato dal pubblico e da certa critica, si comprende che, a livello di analisi estetica, il melodrammatico e la sua derivazione moderna posseggono dignità categoriale. La nascita del sublime dal lato emozionale-patetico accompagna e rinforza tale indagine. Il melodramma e il kitsch non sono innovativi, utilizzano un eccesso di visibilità e non sfuggono al principio di accumulo, rispondendo alla frenesia del sempre di più.
brossura Il fruitore non desidera l'orrore eppure lo gode nell'arte e lo patisce nella vita. Quando è mostruoso connubio di abiezione e sublime, la fruizione diventa godimento mai pacificato, sempre problematico, spesso irrisolto, che sconfina con l'ambito fisiologico se non patologico. Una retorica degli effetti estremi che il fruitore ben conosce e che trasforma lo spettatore in voyeur o in vittima; che lo trasforma in apatico carnefice quando la crudeltà si lascia esporre senza recessi. Sguardi dell'orrore che sono fruizione del limite, fruizione al limite: il Settecento lo insegna. Un senso del limite è quello che il secolo del buon gusto elabora, perché rappresentare l'orrore significa scegliere non tanto di addomesticarlo ma di renderlo ancora fruibile. Gioco di limiti che limiti non sono se possono alludere a un infinito che porta spesso i tratti del sublime.
brossura Il mostro, enigma che evoca mistero e stupore, perde, a partire dal XIX secolo, la sua meraviglia per acquisire un nuovo significato e porsi al centro dell'arte e delle speculazioni dei filosofi della natura. Per Victor Hugo, Honoré de Balzac, Etienne e Isidore Geoffroy Saint-Hilaire, i mostri non sono spettri paurosi dell'angoscia, non sono fantastici demoni maligni, ma rappresentano il primo interrogativo dell'uomo. Davanti al mostro l'uomo deve arrestarsi e umilmente chiedere. La familiarità con il mostruoso è la forma più immediata e anche più sconcertante per indagare la realtà, per scoprire il perché della vita, dell'uomo e il significato dell'arte e della scienza.
ill., br. La fotografia è un'arte misteriosa. Fin dal suo battesimo, nel lontano 1839, è stata in grado di esercitare un fascino che sopravvive ancora oggi e che non accenna a diminuire. Numerose sono le questioni che lascia in sospeso e a cui non si riesce a trovare risposta: innanzitutto, che cos'è, in fondo, la fotografia? È scienza, è chimica, è documento. Ma è anche sguardo, interpretazione, capacità di mostrare persino quello che non si vede. E che cos'è, oggi, la fotografia - se ha ancora un senso questa domanda? Questo volume si pone proprio dalla parte della contemporaneità, per ascoltare le voci dei suoi protagonisti, di coloro che con la fotografia hanno un colloquio quotidiano: si compone così un dialogo fra collezionisti, critici, teorici della fotografi a e fotografi che salda la riflessione filosofica alla riflessione di chi, con le immagini, ci lavora ogni giorno.
br. Il volume apre al dibattito teorico sulla fotografia nella contemporaneità. L'immagine fotografica travalica i confini di un'estetica intesa come discorso attorno alle poetiche della produzione artistica e diventa domanda sul valore dell'arte, sulla sua persistenza nel mondo attuale. Se è innegabile che la rivendicazione delle potenzialità creative ed espressive della fotografia segna una linea maestra nel corso della sua storia, l'applicazione al mondo dell'arte di criteri propri del mercato finanziario ha profondamente cambiato la fruizione dell'opera, incanalata in un circuito privato di case d'asta, gallerie, collezioni e fondazioni, che spesso monopolizzano le modalità di esposizione al pubblico e selezionano opere e artisti, piegando il gusto degli spettatori ai criteri del mercato. Il volume affronta quindi i grandi temi della fotografia, dall'estetica alla relazione tra fotografia e pittura, in un'ottica estremamente attuale, mettendo nel contempo in grande rilievo anche i problemi più specifici che si insinuano nelle contraddizioni delle definizioni di fotografia artistica, documentaria, di moda, amatoriale ecc.
br. Innumerevoli sono le riscritture, gli adattamenti e le riprese della prima tragedia tebana di Sofocle e altrettanto innumerevoli sono gli studi consacrati alla storia di quest'opera e all'analisi del suo contesto, della sua trama e dei suoi personaggi: dall'analisi del sottotesto politico veicolato dalle differenti rielaborazioni del mito nell'ambito specifico di un genere letterario e di una determinata epoca, a studi di carattere letterario e filologico che affrontano le sue numerose declinazioni, a lavori che si interessano più direttamente ai processi mitopoietici e alla ricezione della figura di Edipo nella storia della cultura occidentale. Da Aristotele a Girard, da Corneille a Testori, a Branciaroli, il presente volume fornisce un'importante introduzione alla storia del mito di Edipo, che non ha ancora esaurito la sua eccezionale potenza espressiva.
br. La riflessione sulle modalità della fruizione può percorrere vie molto diverse. In questo volume si cerca una traccia che attraversa il Novecento: dal pensiero dei filosofi di matrice fenomenologica fino ad alcuni esiti interni alla filosofia analitica. Si tratta di un percorso consequenziale a una scelta ben precisa che privilegia l'esperienza estetica e il suo significato. Piacere e godimento estetici sono oggetto di un'attenta e rigorosa analisi e il vissuto estetico è investigato in tutte le sue stratificazioni di senso. La figura, tanto controversa, del fruitore e quella, non meno problematica, dell'oggetto al quale egli si rivolge sono le protagoniste di un approfondimento del ruolo e del significato dell'opera d'arte, sia essa figurativa, letteraria, cinematografica o televisiva e non solo, poiché "oggetto estetico" è ciò in cui scopriamo contenute altre qualità rispetto alle proprietà fisiche che osserviamo. La fruizione emerge con i tratti della percezione potenziata ma anche come esperienza di sé e invito all'agire. Le due nozioni correlate di oggetto e fruitore si definiscono in un rapporto vitale di scambio e arricchimento reciproco, che appone il sigillo dell'attività, della spontaneità e della creatività a una relazione nient'affatto distaccata, censì coinvolta, partecipe e "interessata".
TIMBRI DI BIBLIOTECA ESTINTA. OTTIME CONDIZIONI, MAI SFOGLIATO. CONTRIBUTO AD UNA INDAGINE SUL METODO DELLA ANTROPOANALISI DI GRUPPO CINE-CONDIZIONATA. Informazioni bibliografiche Titolo: Cinema d'arte, alienazione e psicoterapia: Contributo ad una indagine sul metodo della antropoanalisi di gruppo cine-condizionata Collana: Volume 5 di Pubblicazioni, Istituto Agostino Gemelli per lo studio sperimentale di problemi sociali dell'informazione visiva Autore: Max Beluffi Editore: Bologna: Il Mulino, 1969 Lunghezza: 322 pagine; 24 cm Note: (In testa al front.: Istituto Agostino Gemelli per lo studio sperimentale di problemi sociali dell'informazione visiva. Soggetti: Cinema, Cinematografo e psicologia, Psicologia, Impiego terapeutico, Psicologia ontologica americana, Neurologia, Medicina, Psichiatria, Comunicazione, Estetica cinematografica, Catarsi, Effetto catartico, Linguistica, Psicodinamica, Comunicazione collettiva, Filmologia, Condizione psicotica spettatoria, Fenomeno eido-catartico, Greci, Psychè, Saggistica
61pp., 23cm., text in Latin, Doctoral Dissertation (University of Paris), softcover, stamp at verso of title page, text is clean and bright, F112996