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Genos, Cahiers de philosophie, n° 3, Lausanne, septembre 1996, 443 pp., broché, bon état.
in-16°, pp. 140. Bross. edit. con lieve ingiallimento del tempo sui piatti.
bross. edit., minimo difetto in cop.
bross. edit., piega e lievi tracce d'uso in cop.
brossura Cosa si cela dietro la questione estetica nell'opera del filosofo e sociologo Georg Simmel? La sua flânerie intellettuale, il suo cosiddetto approccio estetico, hanno rappresentato davvero un ostacolo allo sviluppo di una solida metodologia scientifica in ambito sociologico? O non può piuttosto, il suo modo di procedere, essere messo in relazione con alcune delle più recenti teorie epistemologiche, e se sì, in che misura? L'elemento che accomuna l'insieme dei contributi raccolti nel presente volume, è rappresentato dallo sforzo di offrire uno sguardo nuovo su alcuni degli aspetti più problematici della produzione filosofica e sociologica di questo protagonista del Novecento.
In-8 carré, broché, couverture illustrée, 150 références, 6 planches de reproductions recto-verso, portrait en 2e de couverture. Catalogue des expositions de York, Bristol et Londres en 1963.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. OTTIME CONDIZIONI, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. PRIMA EDIZIONE; SENZA SOVRACCOPERTA. ANCORA PRESENTI LE SGUARDIE DELLA SOVRACCOPERTA E L'EX-LIBRIS DELLA RICHIESTA DI PRESTITO ALLA BIBLIOTECA. George Santayana, nato Jorge Agustín Nicolás Ruiz de Santayana y Borrás (Madrid, 16 dicembre 1863 – Roma, 26 settembre 1952), è stato un filosofo, scrittore, poeta e saggista spagnolo, rappresentante del cosiddetto realismo critico. Descrizione bibliografica Titolo: George Santayana (1863-1952) Autore: George Washburne Howgate Editore: Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 1938 Lunghezza: 363 pagine; 24 cm Peso: 1 Kg Lingua: Inglese Language: English Soggetti: Filosofia, Scritti, Opere generali, Philosophy, A Philosophical Novelist, Last Puritan, Santayana's letters, Daniel Cory, Bernard Berenson, Robert Seymour Bridges, Curt John Ducasse, John Erskine, Horace Meyer Kaller, Lewis Mumford, George Herbert Palmer, John Francis Stanley Russell, Herbert Wallace Schneider, Charles Augustus Strong, Paul Weiss, and Harry Austryn Wolfson, Wendell T. Bush, Alys Gregory, Marianne Moore, John Middleton Murray, Frederick J. E. Woodbridge, essays, Spanish–American philosophers, materialism, naturalistic ethics, aesthetics, Morale, Etica, Estetica, Pensiero, Materialismo, Cosmopolitanism, Epicurean, Rome, Giuseppe Patella, Skowroński, Soliloquies, theory, Stoicismo, Puritanesimo, John Dewey, John Lachs, John McCormick, Epicurus, Peirce, realm of truth, Robert Lowell, Wallace Stevens, George Sturgis, Charles Augustus Strong, Logan Pearsall Smith, Marianne Moore, Works, Bertrand Russell, The Life of Reason, Reason in Common Sense, The Sense of Beauty, The Idea of Christ in the Gospels, Realms of Being, Sfere dell'essere, L'ultimo puritano, L'idea di Cristo nei Vangeli, Il senso della bellezza, Harvard University, Idealismo, Poetry, Poetica, Naturalismo, Ontologia, Coscienza, Winds of doctrine, Character and opinion in the United States, Interpretation of poetry and religion, Modern world, Thinking, Critics, America, Early years, Italy, Roma, Methaphysician, Notes, Bibliography, Ex-Library, Ex-libris, Bibliografia, Literature, Pensiero americano, Biografia, Soliloqui, Libri rari, Vintage, First editions, Collezionismo, Libri antichi
br. I geroglifici egizi, valorizzati dall'estetica fin dalle sue origini settecentesche, sono considerati, nell'età dei Lumi, la lingua muta della sensazione, una sorta di Characteristica universalis che, dopo aver attirato l'interesse, tra gli altri, di Leibniz, diventa la metafora del parlare per immagini: i "geroglifici espressivi" di cui scrive Diderot, peraltro rifacendosi anche a Bacone, accomunano la lingua dei sordomuti all'arte teatrale "del gesto". Due secoli dopo, "arte geroglifica" è definito il cinema delle origini, ancora concepito come teatro filmato, dove l'enfasi espressionistica della recitazione comunica secondo il principio del rebus, che sta alla base anche della lingua geroglifica: lo scrive Abel Gance, lo esemplifica Chaplin, lo teorizzano, tra gli altri, Balázs e Ejzenstein. Ma v'è di più. Il film è una sorta di "universale fantastico", direbbe Vico, che in questo si ispirava proprio ai geroglifici, traducendo concetti astratti in immagini concrete, il cui significato, tuttavia, non è spesso manifesto. Il film, infatti, è, come vuole Kracauer, un "geroglifico visibile", che illustra in filigrana i cambiamenti ancora invisibili di una realtà storico-politica che va saputa, smascherata e denunciata. È un simbolo, proprio alla maniera ermetica, nel quale si celano le "disposizioni psicologiche" di un popolo: anche nei film d'evasione del periodo classico si può intravedere ciò che sarebbe accaduto durante il nazismo.
456pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", originele omslag, nog onopengesneden, zeer goede staat, F39808
456pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", linnen uitgeversband, goede staat, F102511
279pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", gecart. uitgeversband, stofwikkel, stempeltje, 23cm., goede staat, F39811
487pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", originele geïllustreerde omslag, 22cm., zeer goede staat, F39807
487pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", linnen uitgeversband, 23cm., goede staat, F78707
337pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", gecart.band, stofwikkel, 23cm., stempeltje en handgeschreven referentie op titelblad, goede staat, F39810
337pp., in de reeks "Philosophische Bibliotheek", linnen uitgeversband met wat kleine roestvlekjes, tekst helder en fris, 23cm., goede staat, F102512
In 8, pp. 45 + (3b). Mancanza al marg. sup. del p. ant. Br. ed. Estratto dalla 'Flegrea', 5 e 20 aprile 1901. Primo scritto in cui Croce espone l'idea di un Vico 'scopritore dell'estetica', tesi che verra' poi ripresa e integrata nei primi cinque capitoli della monumentale Estetica.
Mm 135x205 Collana " Kepos ". Brossura editoriale di pp. 197. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE. WORLDWIDE DELIVERY
In-12, cartonnage de papier peint vert de l'éditeur, (3) f., 17 planches de reproductions en noir. Edition originale. Très bon exemplaire.
In-4, pleine percaline bicolore de l'éditeur estampée, 130 p., 44 illustrations en noir. Cachet ex-libris "B.G. Hermann Röttger. W. an. do 1913, 19. II acc". Très bon exemplaire.
In-4, demi-toile éditeur, plats de cartonnage rouge estampés, 85 p., frontispice, illustrations in texte, et 44 planches de reproductions à pleine page en noir in fine. Bon exemplaire.
1 Vol. In-16 pag. 114 1 ritr. in antip PROG 42960 CATT_ATT 57
Mm 170x240 Volume nella sua brossura originale, 244 pagine con un ritratto in nero fuori testo. Opera in condizioni molto buone, presenta una piccola etichetta di biblioteca dismessa alla prima carta, mostra una leggera gora al bordo inferiore delle prime carte che non compromette la lettura. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 180x250 Brossura editoriale di 127 pagine, etichetta di biblioteca dismessa in apertura, piccole fioriture alla copertina. Due giornate di studio sul pensiero di Giovanni Gentile, Genova 29-30 marzo 1964. Convegno organizzato da Michele Federico Sciacca. A cura della Fondazione Giovanni Gentile per gli studi filosofici. Buono stato. Spedizione entro 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 125x190 Prima edizione - Volume nella sua brossura originale con titolo su riquadro al piatto e al dorso, viii-415 pagine ancora intonse. Minimi segni del tempo alla testa e al piede del dorso, peraltro copia ottima. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
In 8° piccolo (14,3×10 cm); 54, (2 b.), 48 (ma 40), (1 b.) cc. Legatura seicentesca in piena pergamena floscia con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Nota manoscritta ottocentesca al piatto anteriore “Cavalcanti 2-50”. Alcune numeri manoscritti da mano cinquecentesca al frontespizio, ininfluenti. Grande stemma xilografico di Luigi Mocenigo, in ognuno dei due frontespizi. Iniziali xilografiche. Le c.33-40 saltate nella numerazione delle p. della pt. 2 come in tutti gli esemplari conosciuti. Alcuni leggerissimi aloni in 4 pagine, del tutto ininfluenti e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. In alcuni esemplari, la tragedia Canace, precede il testo del “Giudicio”. Alcune copie presentano una variante nel titolo con “Giuditio” al posto di “Giudicio”. Il “Giudicio” è opera di G.B. Giraldi anche se a volte, è attribuita anche a B. Cavalcanti (cfr. Sperone Speroni. Canace … a cura di C. Roaf Bolonga, 1982 pp. XXIII-XXIX). L’opera non presenta lo stampatore ma l’STC Italian p. 636, attribuisce la stessa, probabilmente, ai torchi di Domenico Farri. Prima edizione del più celebre commento della più importante e controversa opera del grande scrittore e filosofo padovano, Sperone Speroni (Padova, 12 aprile 1500 – Padova, 2 giugno 1588). Nato in una celebre famiglia nobile podovana, Speroni degli Alvarotti, il padre Bernardino era archiatra di Papa Leone X, mentre la madre apparteneva alla famiglia Contarini. Considerato un bambino prodigio per le sue capacità d’apprendimento, divenne giovanissimo, a 18 anni, professore di Logica all’Università di Padova. Allievo di Pomponazzi a Bologna, ritornò a Padova dopo la morte di questi, prima per insegnare e poi, per necessità, per seguire gli affari di famiglia. Membro dell’Accademia degli Infiammati, fu l’ultimo dei “Principi” del quali ci rimane testimonianza scritta, succedendo alla carica ad Allessandro Piccolomini. Fu grande amico di Torquato Tasso del quale revisionò, anche, la Gerusalemme Liberata. La “Canace” è una commedia di interesse mitologico, che venne letta, per la prima volta da Giraldi, nell’adunanza dell’Accademia degli Infiammati. Come scrisse Luca Piantoni (Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, Volume 93, voce dedicata a Sperone Speroni) “Canace, composta a stretto giro dall’Orbecche di Giovan Battista Giraldi tra il 9 gennaio e il 9 marzo 1541 e pubblicata la prima volta a Venezia, senza consenso dell’autore, nel 1546. L’opera, la cui rappresentazione fu impedita dall’improvvisa morte di Ruzante, che doveva esserne il principale interprete (Savarese, 1976), sollevò ben presto aspre polemiche, che si protrassero sin quasi alla fine del secolo (con i Due discorsi di Faustino Summo del 1590). Salutata con tempestivo favore da Aretino e Claudio Tolomei, come pure, successivamente, celebrata da Lodovico Dolce e Battista Guarini, essa venne attaccata, sulle prime, a mezzo di un manoscritto anonimo, datato 5 luglio 1543 e a lungo ritenuto di Bartolomeo Cavalcanti, ma da attribuire quasi certamente allo stesso Giraldi (Roaf, 1959); poi nel 1550, con il titolo di Giudizio sopra la tragedia, per i tipi di Vincenzo Busdraghi di Lucca, che vi annesse anche il testo della Canace. Speroni, sollecitato a rispondere con un’Apologia indirizzata ad Alfonso II d’Este, rimasta però incompiuta, tornò a difendersi con un ciclo di lezioni tenute, tra il 9 e il 27 dicembre 1558, nel consesso degli accademici Elevati, dove venne fatta pervenire un’ulteriore risposta, questa volta in latino e con la firma di Giraldi”. La disputa sulle caratteristiche della tragedia che prese avvio dalla “Canace” di Speroni, coinvolse la maggior parte i letterati italiani e proseguì per più di dieci anni. L’opera venne anche castigata per la sua lascivia per il modo in cui, Speroni, utilizzò il tema dell’incesto come strumento narrativo. Rif. Bibl.: Fontanini, I, p. 507. L1065; Gamba 1653.