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(Codice CU/6275) In 8° grande (25 cm) 272 pp. Prima edizione. Storia della musica sinfonica, biografia di un concerto, maestri della sinfonia, glossario. Con 24 tavole a colori fuori testo. Bel volume, cartone editoriale illustrato. Ottimo esemplare. COME NUOVO. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Per una serie di circostanze sfavorevoli, dei cui motivi avrò ampiamente occasione di dire nel corso del presente testo, i rapporti tra cinema e cultura non sono mai stati e non sono tuttora dei migliori. Al cinema, quest'arte venuta su nel Novecento e passata attraverso tanti entusiasmi ma anche tante delusioni, tante esperienze positive ma anche tanti fallimenti, non è di fatto mai riuscito di sfondare come si richiederebbe sul piano della cultura... Guido Oldrini (1935) è ordinario di Storia della Filosofia all'Università di Bologna. Proveniente dalla scuola di Eugenio Garin, ha pubblicato numerosi saggi su Hegel e l'hegelismo in Europa, sui problemi della filosofia tardo-rinascimentale (La disputa del metodo nel Rinascimento, Le Lettere 1997) e sulla storia del marxismo. Tra i suoi lavori come storico del cinema ricordiamo: La solitudine di Ingmar Bergman (1965), Problemi di teoria e storia del cinema (1976), Chapliniana (1979), Il realismo di Chaplin (1981), Gli autori e la critica (1991), Preliminari a una storia del cinema (2004). Descrizione bibliografica Titolo: Preliminari a una storia del cinema Autore: Guido Oldrini Editore: Napoli: La Città del Sole, 2004 Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 140 pagine; 22 cm ISBN: 8882922367, 9788882922368 Collana: Volume 41 di Testimonianze Soggetti: Cinematografia, Storia, Critica cinematografica e filmica, Saggi, Spettacolo, Cinema, Televisione e radio, Film, Comunicazione, Media, Lezioni, Storiografia, Metodo storiografico, Novecento, Cultura, Estetica, Capolavori del muto, La passione di Giovanna d'Arco, Dreyer, La corazzata Potëmkin, Ejzenstejn, La febbre dell'oro, Chaplin, Bergman, Neorealismo italiano, Cinema giapponese, Akira Kurosawa, Avanguardia, Nouvelle Vague, Visconti, Antonioni, Wenders, Oliveira, Kubrick, Davies, Mappa, Hollywood, Cinematography, History, Film and Film Critics, Essays, Entertainment, Cinema, Television and radio, Film, Communication, Media, Lectures, Historiography, Historiographic Method, Twentieth Century, Culture, Aesthetics, Masterpieces of the silent, The passion of Joan of Arc, The Battleship Potemkin, The Gold Fever, Italian Neorealism, Japanese Map, Vanguards Parole e frasi comuni Aristarco artistica autori avanguardie borghese Bunuel Chaplin cineasti cinema sovietico cinematografica classico comico conflitto creativa crisi critica cultura arte democrazia documentarismo dopoguerra Dovzenko dramma drammatica Dreyer Dziga Vertov Ejzenstejn estetica fase febbre dell'oro fenomeno film forma formale generale ideologico Ingmar Bergman interna Jacques Prévert kabuki Kammerspiel Konrad Wolf Kurosawa lavoro letteratura livello lotta Lukàcs moderno montaggio narrativa nazionale neorealismo New Deal nouvelle vague opere paese passato periodo personaggi personalità poetica popolo Prevert princìpi problematico problemi prospettiva protagonista Pudovkin reale realismo regista resta romanzo Rossellini Sanjuro Satyajit Ray senso sequenza sfondo significa slapstick sociale società stile stilistica storia del cinema storica storiografia Strindberg sviluppo svolta tecnica tendenza teoria Terence Davies tragedia tratti umana Welles Wenders western
Grand in-4, broché, couverture imprimée rempliée, 166 p., nombreuses illustrations et reproductions dans le texte. Très bon exemplaire.
In 16°, bross. edit., pp. 170 + 32 tavv. b/n f.t. Buon esemplare intonso.
br. Un luogo comune vuole che il gusto sia l'organo con cui conosciamo la bellezza e godiamo delle cose belle. Dietro questa pacifica facciata, il saggio di Agamben mette invece a nudo la dimensione tutt'altro che rassicurante di una frattura che divide immedicabilmente il soggetto. All'incrocio di verità e bellezza, di conoscenza e piacere, il gusto appare come il sapere che non si sa e il piacere che non si gode. E, in questa nuova prospettiva, estetica ed economia, homo aestheticus e homo aeconomicus, rivelano una segreta e inquietante complicità.
E. FRANZINI Gusto e disgusto di Elio Franzini. Segrate, Nike 2000 italian, 183 CR.79 Brossura editoriale, volume come nuovo, copertina e interno in condizioni eccellenti, legatura salda 183 pagine circaCopertina come da foto
prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che mima una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l'impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo globale. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l'autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un'articolata ricostruzione dell'itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente fedele al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l'uomo totale, l'uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l'ermeneutica critica lukácciana, l'equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l'immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l'autore non rinuncia a verificare di volta in volta l'irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell'opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un'operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e peculiare costante in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo' di ragione interna l'opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ragione stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell'operato di György Lukács. Tattica e etica, «fermezza e flessibilità», per l'appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell'esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l'asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell'antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l'autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ragione etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell'uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – si dà, si impone a titolo di superamento d'ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. È in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l'«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l'andamento ideologico, l'ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l'autore riconosce il valore d'insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l'eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. È qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un'autentica consapevolezza democratica. Descrizione bibliografica Titolo: György Lukács filosofo autonomo Autore: Tibor Szabó (Thibor Szabo) Prefazione di: Lelio La Porta Appendice: György Lukács: Testamento politico, tradotto da: Antonio Infranca Editore: Napoli: La Città del Sole, Dicembre 2005 Edizione, 2, Seconda Collaboratore: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Lunghezza: 311 pagine; 23 cm ISBN: 8882922987, 9788882922986 Collana: Volume 117 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia, Esistenzialismo, Positivismo, Marxismo, Saggistica, Critica, Novecento, Pensiero filosofico, Opere generali, 1885-1971, Ricerca sociologica, Estetica, Ungheria, Protomarxismo, Anni Venti, Bucharin, Merleau-Ponty, Simone de Beauvoir, Sartre, Conversazioni, Ontologia, Umanesimo esistenzialista, Realismo, Espressionismo, Avanguardie letterarie, Distruzione della ragione, Teorie, Heidegger, Antropologia, Stalinismo, Dogmatismo, Scuola di Budapest, Ideologie, Morale, Antonio Gramsci, Testamento politico, Totalitarismo, Democrazia, Bibliografia, filozófus, Politikai filozófiája, Lukács és a modernitás. Lukács az európai gondolkodás történetében, Philosophy, Existentialism, Positivism, Marxism, Essays, Criticism, Twentieth Century, Philosophical Thinking, General Works, Sociological Research, Aesthetics, Hungary, Protomarxism, Twenties, Conversations, Ontology, existentialist Humanism, Realism, Expressionism, Literary Avant-gardes, Destruction of Reason, Theories, Anthropology, Stalinism, Dogmatism, Budapest School, Ideologies, Morals, Political Testament, Totalitarianism, Democracy, Bibliography, Libri Vintage Fuori catalogo, Avanguardie, Russia, unione Sovietica, Bolscevismo, Bucharin, Anni Venti, Estetica, Dogmatismo, Ideologie politiche, Scritti giovanili, Democrazia, Concezione dell'uomo, Scuola di Budapest, Rosa Luxemburg, Imre Nagy, Rakosi, Kadar, Romania, Rudas, Partito comunista, Bela Fogarasi, Fascismo, Thomas Mann, Kafka, Musil, Joyce, Weimar, Stalin, Out of print books, Avant-gardes, Bolshevism, Twenties, Aesthetics, Dogmatism, Political ideologies, Youth writings, Democracy, Man's conception, Communist Party, Fascism
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. RARO. Il filosofo ungherese György Lukács (1885-1971) è, dopo Lenin, il più significativo pensatore marxista del secolo XX. Passato attraverso la tempesta delle due guerre mondiali, della rivoluzione d'Ottobre, dello stalinismo, poi testimone diretto e protagonista dei nuovi rapporti sociali di vita instauratisi nell'Ungheria del dopoguerra, egli è autore di opere di grande risonanza internazionale: nella sua fase giovanile premarxista, L'anima e le forme (1910-11) e Teoria del romanzo (1916-20); nella fase protomarxista del suo esilio a Vienna, Storia e coscienza di classe (1923); durante il lungo esilio moscovita (1931-44), celebri saggi critico-letterari sul realismo francese, tedesco e russo dell'Ottocento, celebri studi su Goethe, i capitoli che andranno a costituire più tardi Il romanzo storico (1955), quando escono anche due lavori da lungo tempo in gestazione, Il giovane Hegel e La distruzione della ragione (entrambi del 1954); e nella fase ultima della sua attività, le due principali opere di teoria marxista, l'Estetica (1963) e Per l'ontologia dell'essere sociale (postuma). Da un punto di vista espositivo, ma naturalmente anche dal punto di vista critico, questo libro prende globalmente in considerazione il ruolo da lui svolto, come pensatore e come ideologo militante, nel quadro della civiltà del Novecento. GUIDO OLDRINI, nato a Varese nel 1935, allievo di Eugenio Garin, è stato professore ordinario di Storia della filosofia presso l'Università degli studi di Bologna. Si è occupato della circolazione del pensiero di Hegel in Italia (La cultura filosofica napoletana dell'Ottocento, 1973; Napoli e i suoi filosofi, 1990; L'idealismo italiano tra Napoli e l'Europa, 1998) e in Europa (L'estetica di Hegel e le sue conseguenze, 1994; Hegel e l'hegelismo nella Francia dell'Ottocento, 2001), di temi rinascimentali (La disputa del metodo nel Rinascimento, 1997) e di storia del cinema (Il realismo di Chaplin, 1981; Gli autori e la critica, 1991; Il cinema nella cultura del Novecento, 2006). Circa Lukács, se ne è occupato in una serie non esigua di saggi, interventi, note, recensioni, curando altresì i volumi collettanei Lukács (1979) e Il marxismo della maturità di Lukács (1983). Riveste la funzione di coordinatore del l'ormai ultraventennale rivista «Marxismo oggi». INDICE SEZIONE PRIMA – L'ITINERARIO GIOVANILE DI LUKÁCS DALLA CULTURA BORGHESE AL MARXISMO I. La cultura mitteleuropea nell'età dell'imperialismo 1. Presupposti e implicazioni della crisi postquarantottesca 2. L'orizzonte ideologico dell’imperialismo 3. Dalla “tragedia della cultura” alla tragedia bellica 4. Imperialismo ideologico côté Ungheria II. Scorsa sulla esperienza giovanile premarxista di Lukács 1. Tra Budapest e Berlino: il periodo saggistico 2. Metafisica della forma 3. L’operosità estetica di Heidelberg 4. Al tramonto di un'epoca III. Dopo l’Ottobre: il Lukács protomarxista 1. L'adesione/conversione di Lukács al comunismo 2. In esilio a Vienna: il marxismo di Storia e coscienza di classe 3. La congiuntura della “stabilizzazione relativa” SEZIONE SECONDA – LA SVOLTA DEL '30 E LE SUE CONSEGUENZE IV. Le basi teoretiche del Lukács della maturità 1. Sfondo ambientale e vicende dell’attività di Lukács a Mosca 2. La svolta del '30: a) oltre gli schemi del marxismo hegelianizzato 3. La svolta del '30: b) oltre il marxismo della II Internazionale 4. Conseguenze e prospettive della svolta V. Lukács critico e storico della letteratura 1. La letteratura alla luce della teoria del realismo 2. Nuovi studi su Goethe e i suoi nessi con Hegel 3. Una critica a dimensione storiografica 4. Sulla questione formale del contrasto tra realismo e avanguardia VI. In vista di una sistematica marxista 1. Ungheria post-1945: Repubblica popolare e “democrazia di nuovo tipo” 2. Dinamiche della riproduzione allargata 3. Lo strumentario concettuale del marxismo e le sue categorie portanti SEZIONE TERZA – IL MARXISMO “SISTEMATICO” DELLA TARDA MATURITÀ DI LUKÁCS VII. I principi della grande «Estetica» 1. Continuità e discontinuità estetica con il passato 2. Il sostrato ontologico della grande «Estetica» 3. Il per-sé specifico dell’arte e le sue funzioni 4. Lukács e Hegel: due estetiche a confronto VIII. Genesi, impianto e problemi dell'«Ontologia dell'essere sociale» 1. Premesse storico-genetiche 2. La realtà come «complesso di complessi dinamici» 3. Dall’essere reale all'ideale e all’ideologia 4. Implicazioni e arricchimenti del marxismo nell'Ontologia IX. La via marxista all'etica 1. Il retroscena etico della maturazione di Lukács 2. Fonti e reperti di un'etica ontologica 3. Sulla teoria e il ruolo dell’etica secondo l'ontologia marxista 4. La via marxista al concetto di persona SEZIONE QUARTA – LUKÁCS NEL QUADRO DELLA CULTURA DEL NOVECENTO X. Lukács uomo e filosofo: diagnosi dei tratti della sua figura di studioso 1. Una vita per lo studio 2. Lo studioso al lavoro 3. Adempienze e inadempienze del lavoro dello studioso 4. Inadempienze in tema di linguaggio filmico XI. La forma culturale della militanza di Lukács 1. Lukács come intellettuale militante 2.Militanza e conflittualità dei rapporti intellettuali 3. La lotta di classe nella cultura XII. Problemi storici e critici del socialismo 1. La rivoluzione d'Ottobre e i suoi riflessi sulla filosofia e la cultura 2. Alle prese con l'esperienza, i nodi critici e le impasse dello stalinismo 3. Principi di democrazia socialista XIII. L’eredità di un insegnamento 1. Come rapportarsi in concreto al patrimonio intellettuale di Lukács 2. Caratteristiche e potenzialità del retaggio 3. I compiti dell'intellettualità marxista Descrizione bibliografica Titolo: György Lukács e i problemi del marxismo del Novecento Autore: Guido Oldrini Editore: Napoli: La Città del Sole, Marzo 2009 Collaboratore: Istituto italiano per gli studi filosofici Lunghezza: 550 pagine; 23 cm ISBN: 8882923711, 9788882923716 Collana: Volume 127 di Il pensiero e la storia Soggetti: Filosofia Politica, Ideologie politiche, Marxismo, Comunismo, Intellettuali, Dogma, Antidogmatismo, Pensiero filosofico, Capitalismo, Capitale, Svolta, Anni Trenta, Novecento, Germania, Russia, Unione Sovietica, Stalinismo, Libertà, Scienze politiche, Revisionismo storico, Protomarxismo, Teorie, Conservatorismo, Destra, Sinistra, Partiti politici, Giovane Hegel, Idealismo, Anarchismo, Critica, Saggi, Libri Vintage Fuori catalogo, Bibliografia, Riferimento, Studi culturali, Storia contemporanea, Coscienza, Lotta di classe, Estetica marxista, Goethe, Realismo, Utopia, Marx, Engels, Feuerbach, Korsch, Ontologia, Individuo, Lavoro, Militanza, Biografia, Opere, Scritti, Ungheria, Cultura borghese, Democrazia, Borghesia, Proletariato, Zoltai, Zinovev, PCUS, Tertulian, Tonnes, Tolstoj, Max Weber, Wagner, Irma Seidler, Stendhal, Flaubert, Strindberg, Szabò, Georg Simmel, Laszlo Sziklai, Spengler, Polanyi, Rudas, Novalis, Proust, Schiller, Schlegel, Scarponi, Rilke, Plechanov, Popper, Nietzsche, Lenin, Ibsen, Lassalle, Lifsic, Mannheim, Mehring, Lessing, Mezei, Natorp, Montinari, Heidegger, Husserl, Agnes Heller, Moses Hess, Werner Jung, Pierre Bayle, Antonio Labriola, Klages, Gramsci, Kierkegaard, Kracauer, Kofler, Kant, Bela Fogarasi, Paul Ernst, Fichte, Hartmann, Habermas, Cesare Cases, Ernst Bloch, Dostoevskij, Benedetto Croce, Auerbach, Balzac, Adorno, Etica, Realpolitik, Cultura mitteleuropea, Weimar, Ideologia tedesca, Vorwort, Mosca, Nagy, Tesi di Blum, 1956, Rivolta ungherese, Rivoluzione, Burocrazia, Ateismo, Imperialismo, Idee, Lukacs, Political Philosophy, Political Ideologies, Marxism, Communism, Intellectuals, Anti-Dogmatism, Philosophical Thought, Capitalism, Capital, Breakthrough, Thirties, Twentieth Century, Germany, Soviet Union, Stalinism, Freedom, Political Science, Historical Revisionism, Protomarxism, Theories, Conservatism, Right, Left, Political parties, Idealism, Anarchism, Criticism, Essays, Out of print books, Bibliography, Reference, Cultural studies, Contemporary history, Consciousness, Class struggle, Marxist aesthetics, Realism, Ontology, Individual, Work, Militancy, Biography, Works, Writings, Hungary, Bourgeois culture, Democracy, Bourgeoisie, Proletariat, Ethics, Central European culture, German ideology, Moscow, Thesis, Hungarian revolt, Revolution, Bureaucracy, Atheism, Imperialism, Ideas
New Turkish Paperback. Demy 8vo. (21 x 14 cm). In Turkish. 81, [3] p., color ills. Göz ve tin. [= L'oeil et l'espirit]. Translated by Ahmet Soysal. Goz ve Tin, Merleau-Pont'nin iki-uc ayligina Provence kirlarina, Tholonet'ye gittigi gunlerde yazdigi ve hayattayken bitirebildigi son metnidir. Tholonet, Cezanne'in da cok sevdigi ve bircok resmine konu olmus, insana yerlesip yasamak icin yaratilmis duygusunu veren cok guzel bir yerdir.Yazar buradaki gunlerinin keyfini cikararak, ama bir yandan da Cezanne'in gozlerinin izini sonsuza dek tasiyan Tholonet manzarasi karsisinda, resmi ve "gorme"yi yeni bastan sorgulayarak bu metni kaleme almistir. Yuyilimizin en guzel ve en zor metinlerinden biri olan Goz ve Tin'de filozof, baslangictaki, en bastaki kelimeleri aramaya koyulur: ornegin vucudun "gorme"sini, insan vucudunun mucizesini meydana getiren seyi, insan vucudunun aciklanamaz canliligini adlandirmaya muktedir kelimeleri...ve tabii ayni zamanda bu mucizenin kirilganligini dile getirebilecek kelimeleri...
EDITORI RIUNITI 1998. Lievi segni del tempo, leggera ondulazione della quarta di copertina, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO.
In-4, broché, sous jaquette illustrée en couleurs, 111 p., nombreuses reproductions en noir et en couleurs. Textes de John Anthony Thwaites et Hugo Kukelhaus. Ex-dono à Ursus Dix. Très bon exemplaire.
In-12, demi-chagrin brun de l'époque, dos à nerfs, (6), xxxi, 318 p. Recueil des principaux articles sur la musique composés par Saint-Saëns, particulièrement pour "L'Estafette" et "Le Voltaire". L'importante introduction, datée de 1885, est largement consacré à Wagner et au Wagnérisme. Bon exemplaire, frais, très bien relié.
in-8 (240x153), 378 pages, illustrations n&b, broche, couverture illustree. Bel exemplaire [CA26/2]
9780521423908 This listing is a new book, a title currently in-print which we order directly and immediately from the publisher. For all enquiries, please contact Herb Tandree Philosophy Books directly - customer service is our primary goal
Mm 140x210 Le Cahiers de la Photographie 18. Brossura editoriale di pp. 159 con tavole e illustrazioni in nero. Opera in buone condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE. WORLDWIDE DELIVERY.
Mm 155x215 Saggi Marsilio. Brossura editoriale di pagine 334, fioriture alla copertina. Opera in buone condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
3 volumes in-8, plein veau blond marbré de l'époque, dos à 5 nerfs ornés de compartiments fleuronnés et cloisonnés, pièces de titre et de tomaison de maroquin bordeaux et bronze, tranches rouges, (4), clx, (4), 212 p.; (4), 379 p. et (4), 328 p., 27 planches gravées hors texte. Bonne édition de cet essai fondateur, dans la traduction de référence du philologue et historien de l'art allemand Michael Huber (1727-1804) qui vécut à Paris. L'ouvrage est illustré de 27 planches gravées reproduisant 54 figures, précédées de trois tables et "d'explications des gravures". L'essai est précédé d'une préface de l'auteur et de "Mémoires pour servir à l'histoire de la vie et des ouvrages de Winckelmann" en tête du premier volume (160 pages). "Premier historien de l'art au sens où nous l'entendons" (R. Mortier), fondateur de l'archéologie comme discipline, redécouvreur de l'Antiquité classique débarrassée de "l'hellénisme de pacotille qui plaisait à ses contemporains", Winckelmann est le père de l'esthétique théorique moderne. Sa conception du modèle grec survit jusqu'à nos jours et son oeuvre exerça une influence déterminante sur l'esthétique des Lumières. Diderot, en particulier, reconnaîtra son influence dans le 'Salon de 1765'. (Brunet, V, 1463. Conlon, 'Siècle des Lumières, 89:11289. Monglond I, 500). Défauts aux mors, coiffes, coupes et coins. Bon exemplaire, relié à l'époque, intérieur très frais.
Paris, Éditions G. Crès, 1922; in-8, XXVI pp. + 263 pp. + 14 tableaux synoptiques, reliure demi-maroquin brun à coins, dos à nerfs, tête dorée. Elie Faure est un historien de l'art né en 1873 et mort en 1937. Il est très reconnu dans le domaine de l'histoire de l'art. La plupart de ces ouvrages restent d'actualité encore aujourd'hui. Il était le neveu d'Elisée et de Elie Reclus et il eut Henri Bergson comme professeur de philosophie. Il fut également médecin et c'est en cette qualité qu'il rejoint le front en 1914. Bon état.
Mm 140x200 Collana "UH - L'Universe Historique". Brossura originale, 346 pagine con 16 tavole in nero non comprese nel testo in lingua francese - french text. Ottima copia, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Paris, Flammarion, 2008; in-8, 412 pp., broché. Robert de Montesquiou : « Il faudrait manquer d'esprit pour ne pas être snob »… Très bon état.
1ère édition, en reliure éditeur, de cette analyse de la création artistique du XXè siècle et du renouvellement de ses matériaux par la philosophe de l'art et l'esthétique Florence de MEREDIEU, spécialiste de l'art moderne et contemporain; index; bibliographie. Exemplaire bien complet de sa jaquette. Français
Mexico, Edit. Fondo Cultura económica, 1982. Col. Breviarios. Ilustraciones en b/n fuera texto. 350 p. 8º. Cartoné editorial con sobrecubierta ilustrada. Muy buen ejemplar.
br. Innumerevoli sono stati i tentativi di rifare i capolavori del maestro del brivido, ma con scarsi risultati. L'Hitchcock's touch, quel quid indefinibile che determina la grandezza degli originali, sparisce sempre anche nei remake migliori. Emblematico il caso di tentativi addirittura filologici, come lo "Psycho" di Van Sant, che in un omaggio al maestro rifa il film originale quasi fotogramma per fotogramma. Dobbiamo concludere che i buoni remake sono impossibili? Il fatto che lo stesso Hitchcock sia stato il più intelligente rifacitore di se stesso, suggerisce Zizek, complica però il quadro, e forse la risposta giusta, come in un buon film di suspance, non è quella più probabile.
br. Innumerevoli sono stati i tentativi di rifare i capolavori del maestro del brivido, ma con scarsi risultati. L'Hitchcock's touch, quel quid indefinibile che determina la grandezza degli originali, sparisce sempre anche nei remake migliori. Emblematico il caso di tentativi addirittura filologici, come lo "Psycho" di Van Sant, che in un omaggio al maestro rifa il film originale quasi fotogramma per fotogramma. Dobbiamo concludere che i buoni remake sono impossibili? Il fatto che lo stesso Hitchcock sia stato il più intelligente rifacitore di se stesso, suggerisce Zizek, complica però il quadro, e forse la risposta giusta, come in un buon film di suspance, non è quella più probabile.