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<p>18 cm, rilegatura coeva in mezza pelle con angoli, piatti in tela rossa, titoli e fregi impressi in oro al dorso, carte di risguardie decorate con motivi floreali, p. (7) 428 (2). Ordinarie tracce del tempo ai piatti. Interno ottimo.</p>
Tela c/sovr., cm12x18, pp LXXVIII (2) 190 (10). A cura di Federico Pfister, prefazione di David Irwin. Coll. NUE Nuova Universale Einaudi #148.
br. La bellezza conforta, riscalda e illumina il nostro percorso di vita. Ma è possibile una bellezza indipendente dal bene, perfino alleata del male? Questo libro risponde di no, in primo luogo negando che le immagini siano paradigma di oggettività, emblema di neutralità descrittiva. Anche quando pensiamo che mostrino la realtà nuda e cruda, senza possibilità d'inganno, sono spesso più ambigue di qualsiasi discorso, e danno origine a discorsi senza fine. II modo in cui sono costruite, tagliate e contestualizzate afferma un progetto di mondo, di umanità: la figura della tabaccaia felliniana di Amarcord potrebbe non distinguersi dalle "velone" dell'omonimo programma tv, ma racchiude un messaggio radicalmente diverso. Nelle particolari circostanze in cui viene proposta e percepita, un'immagine è portatrice di giudizi. D'altra parte, se "un'immagine vale più di mille parole" è perché può suscitare emozioni intense e rappresentare un vigoroso stimolo all'azione. Ispirato dai grandi filosofi occidentali, Ermanno Bencivenga ci guida alla scoperta del significato etico delle immagini, muovendosi sul doppio registro della passione e del giudizio. I numerosi esempi tratti dalla storia dell'arte, dal cinema, dalla pubblicità e dalla cronaca confermano uno dei cardini del pensiero kantiano: il bello è simbolo del bene. Lo può rappresentare in modo diretto o in modo indiretto, facendone avvertire la mancanza. L'esito è identico: risvegliare in noi il desiderio del bene.
br. Nel 1853 esce l'"Estetica del Brutto" di Rosenkranz e, insieme, hanno luogo le prime del "Trovatore" e della "Traviata". La cosa, per quanto casuale, è in certo modo anche simbolica. La formazione di Giuseppe Verdi avviene in un periodo in cui si impone all'attenzione il brutto, la più sconcertante tra le categorie estetiche. E il biografo di Hegel ce ne offre il primo, e a tutt'oggi insuperato, bilancio. Nei suoi drammi Verdi dà ampio spazio alla fisicità grottesca e repellente, alla laidezza morale di taluni personaggi, allo squallore di non pochi ambienti, e allo spessore esistenziale che li costituisce, e ne progetta il riscatto al di fuori dei canoni estetici ai suoi tempi dominanti. Le sue scene si popolano di figure non edulcorate da un bello ideale né deformate dallo specchio omologante della bella presenza e, ciononostante, emancipate dall'angoscia della negatività loro inerente. Nel tutto del teatro musicale giocano elementi diversi in variabili rapporti tra loro, ma la musica riveste un ruolo preminente, contribuendo potentemente a determinare il destino del brutto. È sul piano dell'ascolto che prende corpo l'enorme carica di riscatto di cui Verdi investe il negativo che rappresenta. La scelta coraggiosa di Verdi lascia aperte non poche domande circa la nostra strana attrazione per il brutto, e l'estetica può offrire strumenti per metterle meglio a fuoco.
Nella vita, nella politica, nell'arte c'è il brutto ed il bello. Il cattivo gusto quotidiano convive con una dea povera e disprezzata: la bellezza.
br. Il volume The Aesthetic Field ha segnato il debutto filosofico, nel 1970, di Arnold Berleant, una delle voci più originali della riflessione estetica statunitense contemporanea. Mettendo a fuoco il concetto di "campo estetico", il volume intreccia istanze di origine fenomenologica, altre legate alla tradizione pragmatista e altre ancora connesse con i primi maturi esiti della filosofia analitica dell'arte. La teoria estetica svolge in tal modo un ruolo essenziale per un ripensamento del modello di esperienza già in sintonia con tesi che oggi dominano il dibattito culturale e filosofico. Il volume infatti delinea un orizzonte che si è rivelato cruciale con il passaggio all'epoca "post-analitica" in cui oggi ci muoviamo e in cui, non a caso, Berleant occupa una posizione di spicco con le sue indagini sull'ambiente e sull'"impegno estetico".
br. Il volume The Aesthetic Field ha segnato il debutto filosofico, nel 1970, di Arnold Berleant, una delle voci più originali della riflessione estetica statunitense contemporanea. Mettendo a fuoco il concetto di "campo estetico", il volume intreccia istanze di origine fenomenologica, altre legate alla tradizione pragmatista e altre ancora connesse con i primi maturi esiti della filosofia analitica dell'arte. La teoria estetica svolge in tal modo un ruolo essenziale per un ripensamento del modello di esperienza già in sintonia con tesi che oggi dominano il dibattito culturale e filosofico. Il volume infatti delinea un orizzonte che si è rivelato cruciale con il passaggio all'epoca "post-analitica" in cui oggi ci muoviamo e in cui, non a caso, Berleant occupa una posizione di spicco con le sue indagini sull'ambiente e sull'"impegno estetico".
4°, vignetta xilogr. al front. , leg. coeva t. perg. Letterato e storico torinese ebbe grande fama per un suo scritto. In esso il T. muovendo dal terzo libro della Rettorica aristotelica studiò la natura propria dell'arguzia e la natura del linguaggio, svolgendo non solo le acutezze "verbali" e "lapidarie", ma altrsì quelle "simboliche" o "figurative" (statue, imprese, geroglifici, emblemi, insegne ..) persino i "sensibili animati". Essa contiene già come un abbozzo di quella che doveva essere l'estetica moderna... (Cfr.: Piantanida, Encicl. Ital., Croce, Estetica, ...)
In-4°(cm 16x22) in legatura coeva con titolo su tassello al dorso. Pp 12 non num., 431, 17 non numerate, al frontespizio marca tipografica con emblema di Fenice sorgente da fiamme mirante il Sole entro con cornice con motto Vivam Laetiori Vita sic Renovata istoriata con grottesche, testatine, capolèttere e finalini. Lievi segni del tempo e d'uso alla legatura, interno fresco seppur leggermente rifilato in testa: più che buon esemplare. Una delicata poesia a p. 24 non numerata sulle lucciole e alcune glosse di antica mano. Ristampa veneziana di quest'opera, apparsa per la prima volta nel 1654 a Torino, in cui Tesauro esplora con acume e dovizia di esempi l'intera gamma del parlar figurato, cercando la spiegazione della metafora nei principi salienti della Retorica aristotelica e indugiando in particolar modo sulle "argutezze" e sui "concetti predicabili", cioè su complesse figure retoriche che consentono di realizzare i princìpi e gli orientamenti della poetica barocchista: i fini del diletto e della "meraviglia", la prospettiva illusionista, l'accumulo e lo sdoppiamento degli oggetti rappresentati. La parola è ricondotta alla sua funzione simbolica e l'idea di metafora diviene, coma fa notare Ezio Raimondi, tutt'uno con l'idea di uomo. La presente edizione è accresciuta di due trattati, De'concetti predicabili e Degli emblemi, che pur essendo anche essi afflitti da verbosità, concettismi e barocchismi son pur tuttavia un utile guida per distinguere le figure meramente verbali ovvero retoriche da figure simboliche e in queste le imprese dagli emblemi che sebbene entrambe di natura metaforica differiscono per stili e complessità; presente anche un utile glossarietto di tutti gli altri simboli di fatto ovvero non verbali: ballo, giochi equestri, mascherate, trofei, etc. Nel suo famoso studio "L'Umorismo", Luigi Pirandello ricordava l'opera ("oh, il Cannocchiale aristotelico di Emmanuele Tesauro!"), per l'aridità e cerebralità del suo disquisire, tra le "fatiche speciosissime che si fecero nel secolo XVII per definir l'ingenio". Curioso il fatto che il Tesauro fosse tardivamente arroccato in filosofia su posizioni neo-aristoteliche proprio in un secolo in cui l'aristotelismo, già attaccato o sbeffeggiato da Erasmo, da Giordano Bruno, da Telesio, dal Vives, dal La Ramée, dal Nizzolio, trovava in Galileo uno dei suoi più acerrimi nemici e, insieme, uno dei suoi più conseguenti critici. Cfr., per le altre edizioni, Vinciana, nn. 3726 e sgg. Feller, XII, p. 55. Praz, Studies in XVIIth Century Imagery, II, passim. Sulle concezioni estetiche del Tesauro, Croce, Estetica e Problemi di Estetica, passim. Fassò, cit. Carlo Cordié in Diz. Bompiani d. Opere, II, 33. Italiano
Collana Saggi filosofici X - Avvertenza - Capp. I-XXVII - Due postille - Indice dei nomi 1 21,5x13,5 cm., in brossura, pp. VIII, 280 (2), non refilate, prima edizione, in italiano, buone condizioni. Erroneamente indicata data in copertina 1941, ristampa
ill., br. L'arte affronta l'invisibile. Al di là dell'oggetto, al di là delle articolazioni materiali, al di là del gioco delle forme. Terra incognita. L'esplorazione procede per strade diverse: estetiche dell'ambiente, dei sistemi, delle relazioni. Attraverso una serie di itinerari, che percorrono le teorie e le pratiche artistiche recenti, dalle avanguardie storiche all'arte contemporanea, alle sperimentazioni tecnologiche e al design, si delinea un'inversione di rotta: la focale non si concentra più sull'oggetto ma sul soggetto, ne interroga i meccanismi percettivi, ausculta le dinamiche della sensazione, esplora i reticoli relazionali che lo costringono e definiscono: con l'ambiente che lo circonda, con gli altri che lo fronteggiano. Arte come esperienza.
In 8, br. edit. ill., pp. 173.Prima edizione.Piccolo segno di abrasione alla cop., pagine brunite, buone condizioni.Luogo di pubblicazione BariEditore DedaloAnno pubblicazione 1968Collana Saggi 5Materia/Argomento Arte, Critica dell'arte, EsteticaPrima Edizione Sbr>
ill., br. La storia della pittura moderna si apre con l'immagine usata da Leon Battista Alberti nel De pictura, là dove l'umanista allude alla trasparenza perfetta di una finestra oltre la quale si percepisce la realtà in prospettiva. La finta trasparenza di quella finestra è intimamente legata alla percezione illusoria della profondità e quindi dello spazio tridimensionale della scena. Ma il gioco delle ombre, delle luci e dei colori è altrettanto cruciale nella percezione dello spazio. Quali sono allora i modi in cui i nostri occhi colgono e interpretano la realtà? Un interrogativo con cui si sono confrontati Aristotele, la scienza araba, i filosofi medievali, l'ottica di Keplero e di Newton, e infine l'Ottocento, con la nascita di una nuova scienza del colore e poi della fotografia. Una storia affascinante, che intreccia le vicende dell'indagine scientifica e quelle dell'arte del dipingere, al termine della quale la pittura - come già sapeva Leonardo - si conferma ancora una volta come una scienza.
Torino, Bocca, 1926, in-8, br. Con bibliografia. (N. 323 della “P.B.S.M.”)
Firenze, La Nuova Italia, 1956, in-16, br. edit., pp. XVII, (1), 110, (8). Collana "Pensatori antichi e moderni", n. 50. Prima edizione.
In-8°, pp. 27 (da p. 4 a p. 30). Bross. provvisoria riproducente una cop. della rivista a c. della Bottega d'Erasmo. Segni a biro in cop. GUZZO (Napoli 1894 - Torino 1986), filosofo, professore universitario di Filosofia, estetica e morale, e di Storia della filosofia, fondatore e direttore della rivista "Erma", fondatore (1939), insieme con Nicola Abbagnano, della sezione piemontese dell'Istituto di Studi filosofici.Censito come estr. alla sola Biblioteca dell'Accademia delle scienze - Torino
br. Con la presente traduzione, condotta sulla recente edizione critica tedesca delle opere di Walter Benjamin, "Il concetto di critica d'arte nel romanticismo tedesco" appare in veste monografica. Nel 1919, il filosofo tedesco concluse la sua carriera da studente universitario con questa dissertazione. Per il suo rigore, la profondità delle intuizioni e la sua struttura sistematica, quest'opera è diventata un costante riferimento negli studi sul romanticismo tedesco. Il suo testo è tuttavia altrettanto importante poiché vi si trovano, ancora in germe, alcuni tra i motivi fondamentali del pensiero maturo di Walter Benjamin.
br. Con la presente traduzione, condotta sulla recente edizione critica tedesca delle opere di Walter Benjamin, "Il concetto di critica d'arte nel romanticismo tedesco" appare in veste monografica. Nel 1919, il filosofo tedesco concluse la sua carriera da studente universitario con questa dissertazione. Per il suo rigore, la profondità delle intuizioni e la sua struttura sistematica, quest'opera è diventata un costante riferimento negli studi sul romanticismo tedesco. Il suo testo è tuttavia altrettanto importante poiché vi si trovano, ancora in germe, alcuni tra i motivi fondamentali del pensiero maturo di Walter Benjamin.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. INTONSO. Il pensiero di Adorno ha avuto e continua ad avere per chiunque si occupi di musica un'importanza decisiva che non si limita alla concettualizzazione dell'avanguardia musicale: in questo lavoro si cerca infatti di dimostrare come la riflessione adorniana sulla musica nasca rapportandosi principalmente alla tonalità e alla tradizione classico-romantica, a partire dalla quale, come si vede nella prima parte del volume, si costituisce la categoria di "materiale musicale". Tale nozione è protagonista di una "dialettica storica" che traduce nello specifico musicale il concetto adorniano di Aufklärung. La seconda parte del libro è dedicata alla figura di Beethoven, che assolve nell'estetica adorniana - centrata sul rapporto tra espressione individuale e categorie universali della comunicazione - al ruolo di un paradigma unico e non più riproducibile. La terza parte del volume si occupa della riflessione di Adorno sul Novecento: Schönberg, Stravinsky, Mahler e la scuola seriale sono qui altrettante reazioni - tutte problematiche - all'usura della tonalità. Dal confronto tra la "Nuova musica" e quella tradizionale si profila la presenza in Adorno di una filosofia della musica in quanto linguaggio, fondata sulla nozione chiave di "materiale musicale". Descrizione bibliografica Titolo: Il concetto di materiale musicale in Th. W. Adorno Autore: Sara Zurletti Editore: Bologna: Società editrice il Mulino, 2006 Lunghezza: 201 pagine; 24 cm ISBN: 8815114742, 9788815114747 Collana: Volume 53 di Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli Soggetti: Studi culturali, Filosofia, Estetica adorniana, Musicologia, Beethoven, Musica, Composizione musicale, Linguaggio, Somiglianza linguistica, Scrittura, Critica, Krenek, Avanguardia storica, Stile, Materiale, Tradizione, Marxismo, Idealismo, Classicismo, Ascolto responsabile, Eroica, Sonata 106, Stravinsky, Restaurazione, Illibertà, Mahler, Manierismo, Scuola seriale, Bibliografia, Metalinguaggio, Modernità, Senso, Non-senso, Arbitrarietà, Costrizione, Le concept de matériau musical, Ressemblance au langage, Composition musicale, Classicisme, Aufklärung, Esthétique, Tonalité, Musique, Libri Vintage, Fuori catalogo, Saggi, Shonberg, De Saussure, Guillaume, Kant, Kraus, Rosen, Puccini, Paddison, Debussy, Hegel, Handel, Eco, Fubini, Brahms, Debenedetti, Bach, Haydin, Heidegger, Chopin, Boissière, Borio, Bonino Savarino, Berlioz, Teoria, Theodor Ludwig Wiesengrund Adorno, Musicologi tedeschi, Musicisti, Novecento, Pianisti, Pianoforte, Strumenti, Compositori, Dialettica dell'illuminismo, Metafisica, Momenti musicali, Wagner, Dissonanze, Dissonanzen. Musik in der verwalteten Welt, Klangfiguren, Impromptus, Alban Berg, Long play, Pensiero critico, Stravinskij, Minima Moralia, Jazz, Regresso, Sociologia, Cultural studies, Philosophy, Adornian aesthetics, Musicology, Music, Musical composition, Language, Linguistic similarity, Writing, Criticism, Historical avant-garde, Style, Material, Tradition, Marxism, Classicism, Responsible listening, Eroica, Restoration, Mannerism, Serial school, Bibliography, Metalanguage, Modernity, Meaning, Non-sense, Arbitrariness, Constriction, Books out of print, Essays, Theory, German Musicologists, Musicians, Twentieth Century, Pianists, Piano, Instruments, Composers, Dialectic of Enlightenment, Metaphysics, Musical moments, Dissonances, Critical thinking, Regress, sociology Sara Zurletti è professore a contratto per l'insegnamento di Estetica musicale presso l'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Scrive su "Amadeus" e "Suono sud", e ha curato il volume "Adorno 1903-2003. Una Ragione per la musica" (Napoli, Cuen, 2003).
(Codice FS/5505) In 8° 152 pp. Brossura editoriale. Lievissima ondulazione della carta altrimenti ottimo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
Brossura editoriale in cartoncino semirigido lucido, dalla copertina illustrata, leggermente macchiata. Ritratto di Bulgakov in quarta. Buonissimo lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, velate da tonalità ocra, come i tagli. Volume n. DC ( 600 ) della collana e numero XXII ( 22 ) della serie Storia dell' arte. Estetica. Numero pagine 133. USATO
ill., br. "Ogni volta è un gesto del corpo e del pittore che fa apparire l'immagine, cioè la presenza vera di quell'assente che si proietta verso se stesso ritornando a sé per offrirsi come spettacolo, gioco di tratti o di macchie, disposizione di ciò che è effettivamente incorporato nel corpo che dipinge." (Jean-Luc Nancy)
br. Questo libro presenta in traduzione italiana tre scritti risalenti agli anni 1780-1786: le due dissertazioni "Filosofia della fisiologia" e "Saggio sul rapporto tra natura animale e natura spirituale dell'uomo" e il saggio epistolare "Dialoghi filosofici", che riflette le posizioni metafisiche del giovane Schiller nel quadro del dibattito illuministico tra materialismo e spiritualismo.