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br. Un taccuino ha raccolto emozioni, riflessioni, immagini. Vent'anni di vita in balia del grano e del vento. La terra natale devastata non è solo paesaggio, ma condiziona vicende personali e professionali. Quanti "no" ci sono concessi? Qual è il nostro margine di manovra? Quanto spazio la società è disposta a concederci? Domande come bottiglie nel mare in tempesta. La laurea e la fuga. Il ritorno. Il bosco e il circo. La disillusione. La savana e la montagna. Il mare. L'arte di saper fiutare il vento salva la vita.
br. Come approdi momentanei di un itinerario inventato - dal Mar di Cina e dall'Oceano Indiano al tenebroso "Mare Abbracciante" in Estremo Occidente sfilano isole mirabili, piccoli universi dagli ambigui confini, viste, immaginate e raccontate da autori musulmani di varia provenienza (dall'Iraq alla Persia, al Marocco, alla Spagna), mercanti e viaggiatori, ma anche sedentari compilatori di opere geografiche, in un arco di tempo che va dalla metà del IX al XV secolo. Isole che appaiono e scompaiono, isole abitate soltanto da donne, o da esseri che si fanno sentire ma non si fanno mai vedere, l'isola delle scimmie, del leggendario e vendicativo uccello Rukhkh, degli antropofagi, del rubino, dei granchi pietrificati, degli androgini. Infinite varianti di isole fantastiche, che evocano meraviglie: come "Finzioni" di Borges, o "Le città invisibili" di Calvino o il "Libro dei mostri" di Wilcock.
br. Dal febbraio del 1522 al giugno del 1525 per più di tre anni Ludovico Ariosto fu commissario del duca di Ferrara Alfonso I in Garfagnana, la regione impervia e selvaggia, covo di banditi e masnadieri, restituitasi proprio allora, dopo la morte del pontefice Leone X, alla Signoria estense. Di questo periodo e della sua attività di governo resta un folto gruppo di lettere, ben 156 delle 214 a noi pervenute, una vera e propria cronistoria di quella straordinaria esperienza affrontata con coraggio e lodevole operosità da un uomo strappato, per necessità di vita, al mondo dei suoi affetti e dei suoi studi. L'intervento dell'Ariosto non sempre sostenuto, anzi spesso osteggiato dalle direttive del duca Alfonso, si manifesta in queste lettere come pratica di una sana amministrazione, come attenzione particolare a difesa dei diritti dei più deboli, nonché come notevole senso di misura e di equilibrio nei rapporti diplomatici con le autorità delle terre confinanti, lucchesi o fiorentine che fossero. Una saggezza e una moralità nella pratica quotidiana, ma con i tratti distintivi del più grande Ariosto.
brossura Tra il febbraio del 1935 e il luglio del 1936, Roberto Arlt pubblica sul quotidiano con il quale collabora dal 1928 e grazie al quale raggiunge una fama eccezionale, "El Mundo", le sue "Acqueforti spagnole". Arlt viaggia in lungo e in largo nella penisola iberica e ne trae il racconto di un'avventura dalle molteplici tinteggiature sullo sfondo della frenesia che si respira nel paese alle porte della guerra civile. In ciascuno dei luoghi visitati, Arlt si immerge nelle attività di ogni giorno, ascolta gli aneddoti nei bar, nelle strade e nei caffè, si abbevera al calore della vita e si affligge davanti alla miseria dei quartieri poveri e alla grande quantità di disoccupati che popolano le strade, delinea il quadro economico e sociale e cerca di comprendere una situazione politica che si presenta turbolenta e prossima a esplodere. Trovano spazio nel taccuino di Arlt le feste religiose, il panorama culturale, i movimenti nazionalisti e indipendentisti, la questione agraria, la descrizione dei monumenti, delle chiese e delle città: sono questi gli universi per i quali Arlt transita, cercando di dare risposte e vaticinando catastrofi ormai prossime.
br. Percorrendo l'Italia palmo a palmo, nella sua paziente auscultazione del mondo, già da tempo Franco Arminio registrava una epidemia in corso: quella dell'"autismo corale", che ci vede rinchiusi dietro i nostri piccoli schermi, impegnati in una comunicazione che ha perso ardore e vitalità. In queste pagine il poeta torna a offrirci le sue parole come fiaccole per illuminare il presente, offrendo il suo stesso corpo come testimonianza, come repertorio di tentativi e rimedi: "Ho vanamente cercato la guarigione scrivendo. La ferita è ancora qui. Con il tempo mi sono cresciuti dentro consigli che posso dare". Le pagine di questo nuovo libro di Arminio sono fitte come gli scaffali di un antico speziale, allineano racconti visionari accanto a vere e proprie orazioni civili, che pongono domande e chiedono risposte con vibrante ostinazione. La cura invocata passa sempre attraverso una lingua che si fa strumento di conoscenza, alla ricerca di una comunicazione, di un senso condiviso, di quella intima vicinanza della quale abbiamo tutti più che mai bisogno. E se non ci sono certezze, se tutti siamo un po' più fragili, a curarci sopraggiunge la fiducia nella capacità delle parole di unire i nostri sguardi "per fare comunità, per dare coraggio al bene".
brossura Saggi contenuti nel volume: «Poi che ponesti mano alla predella». Studio sui freni per cavalli ai tempi di Dante. Nota sulla datazione della «Mascalcia» di Dino di Piero Dini. I cavalli nell' «Orlando innamorato». Di un repertorio di briglie cinquecentesco falsamente attribuito a Cesare Fiaschi. «Gli ordini di cavalcare» di Federigo Grisone: nascita di un genere. Federico Grisone: una prima biografia. Evangelista Ortense: il volgarizzamento dell'«Ippica» di Senofonte. Qualche annotazione linguistica.
brossura Lo storico greco Arriano, che ha descritto l'epopea di Alessandro nell'"Anabasi di Alessandro", ha voluto descrivere anche il suo viaggio in India attraverso il diario di bordo dell'ammiraglio Nearco. Arriano scrisse "L'India" cinque secoli dopo l'impresa di Alessandro e in tutti questi anni non c'era stato alcun progresso nelle conoscenze geografiche e storiche. Quanto c'è di valore scientifico e quanto c'è di letterarietà nell'opera di Arriano? E quale fu lo scopo di Arriano scrivendo "L'India"? Di fatto, "L'India" è l'unica monografia sul subcontinente indiano che ci sia giunta nella sua integrità dal mondo classico. Testo greco a fronte. Saggio introduttivo di Delfino Ambaglio.
ill., ril. Arriano nacque tra l'85 e il 90 d.C. a Nicomedia, in Bitinia. Egli cominciò a scrivere di Alessandro quando il carattere di lui già da tempo era diventato oggetto di discussione nelle scuole di filosofia e di retorica. In quei tempi, Alessandro era la massima figura che fosse mai apparsa nella storia, e un concentrato di tutto ciò che l'uomo aveva sognato e immaginato. Arriano era sobrio, scrupoloso, preciso: cercava di rinnovare l'esattezza di Senofonte: consultò e utilizzò gli storici più fededegni. Arriano cancellò i paesaggi orientali, che avevano incantato Curzio Rufo: sfumò le figure minori e le ombre, e tutto il suo quadro fu occupato dal nuovo Achille, che conquistò il mondo.
br. «Tantissimi anni fa, per una collana chiamata "Invito alla lettura di...", fra tanti autori del nostro Novecento scelsi di scrivere su Dino Buzzati. Il clima culturale era ancora così pesantemente influenzato dalle mode neorealistiche, che lo stesso direttore della collana, poco amante delle atmosfere e dello stile buzzatiani, tentò di modificare il mio testo in senso molto negativo verso l'autore, direi addirittura sprezzante. Non ci riuscì. Buzzati è un grande, ed è ormai un classico. Il deserto dei Tartari continua ad affascinare i lettori ed è diventato proverbiale; le novelle dei primi libri hanno spesso una perfezione incantata, sembrano scolpite nel cristallo. E il mio piccolo libro mi pare ancora la chiave giusta per entrare nel suo mondo».
br. Ed è a questo punto che riprende il mio delirio, il mio delirio di rivendicatore-nato. Chi, infatti, dal 1918, e non parlo di teatro, ha gettato un colpo di sonda 'in tutti i bassifondi della sorte e del caso', se non Hitler, l'impuro moldovalacco della razza delle scimmie innate?
br. Per me, non vi è rivoluzione senza rivoluzione nella cultura, ovvero nel nostro modo universale, nel nostro modo, a noi tutti, gli uomini, di comprendere la vita e di porre il problema della vita. Spossessare coloro che possiedono è bene, ma mi sembra meglio togliere ad ogni uomo il gusto della proprietà. In un mondo in cui la «cultura razionalista dell'Europa» ha portato la civiltà allo sfacelo, in cui persino chi pretende resistere è preda della «disperazione del macchinismo», Antonin Artaud fa le valigie, lascia l'Europa e s'imbarca per il Messico, in cerca di una cultura rossa, primitiva, indigena, magica, viva di un nucleo pulsante su cui possa fondarsi la Rivoluzione, che prima ancora d'essere una rivoluzione sociale deve essere una rivoluzione della mente poiché «la Rivoluzione più urgente da compiere è una sorta di regressione nel tempo».
ill., br. Questo libro, redatto e riunito in base alle antiche fonti tratte dai libri dei sogni (Oneirocritica) di Artemidoro Daldiano e di Ahmet F. Serim, cabalisti aulici del califfo Al-Manum, spiega i sogni, svela il futuro e consiglia i numeri della cabala per il lotto.
br. «Un tale sognò di vedere nella luna il proprio volto... Un tale sognò di imboccare il proprio membro con pane e formaggio, come se fosse un animale... Un tale sognò di scuoiare il proprio figlio e di farne un otre... Una donna sognò di avere un occhio nella mammella destra... Un tale sognò che dal cielo cadesse una stella, e che un'altra salisse in cielo dalla terra... Un tale sognò di mangiare i propri escrementi insieme al pane, e di gustarli». Il significato di questi e di centinaia di altri sogni ci viene illustrato nell'opera di Artemidoro, vera enciclopedia teorica e pratica del sogno, scritta nel II secolo dopo Cristo, compendio di tutta l'antica e complessa tradizione greca su questo tema, che nel mondo moderno è stato posto, dopo Freud, al centro di tutta la psicologia e si è rivelato una fonte inesauribile di conoscenze e di misteri. Artemidoro era un interprete di sogni per professione e la sua ambizione era di scrivere un manuale definitivo della sua scienza: con diligenza e minuzia, utilizzando tutta la letteratura precedente, oggi in gran parte perduta, e insieme la sua diretta esperienza, Artemidoro classifica tutti i tipi di sogni e i procedimenti che vi operano, elenca le più disparate immagini che vi possono comparire e ne svela i vari sensi. Il risultato è sorprendente: dietro le sue interpretazioni, spesso asciutte e prosaiche, si profila tutto un diverso regime dell'immagine, che getta luce preziosa su quella che era la coscienza psicologica greca. Naturalmente il lettore moderno non potrà resistere alla tentazione di confrontare le interpretazioni di Artemidoro con quelle della psicoanalisi. E anche qui la lettura sarà quanto mai eccitante: proprio nella totale diversità dei presupposti, certe indicazioni sembrano convergere e integrarsi, a riprova che le immagini oniriche costituiscono una realtà che nessun sistema culturale riesce compiutamente a ridurre al proprio codice. Infine, Il libro dei sogni potrà essere consultato direttamente dai suoi lettori di oggi, come Artemidoro voleva: e da questa via inusuale impareremo a conoscere qualcosa di più di quelle misteriose, ambigue figure che escono, secondo le parole di Omero, da due porte, una di corno e l'altra di avorio: «E ai sogni che escono attraverso la porta d'avorio è pericoloso credere, perché portano messaggi che non si realizzano nei fatti, mentre quelli che procedono per la porta di corno hanno potere nella realtà, ogni volta che un uomo li veda». Ma anche sotto un altro aspetto l'opera di Artemidoro è per noi oggi preziosa: come testimonianza vividissima sulla vita quotidiana e i rapporti sociali nella Grecia dell'antichità, i cui usi e costumi ci appaiono limpidamente riflessi nello specchio dei sogni. La presente edizione è dovuta a Dario Del Corno, uno dei più attenti studiosi dell'onirocritica greca, ed è accompagnata da un suo lungo saggio, che ripercorre tutta la storia del sogno nella Grecia antica e analizza i sottili rapporti di Artemidoro con una tradizione che era insieme religiosa, filosofica e popolare.
Buono stato, coperta illustrata in cartoncino goffrato semimorbido, su I.a di coperta di Henri de Fantin-Latour "Un coin de table", 1872, particolare, punte appena sfregate, etichetta adesiva di libreria su piatto posteriore, cerniera stretta, tagli lievemente ambrati, pagine ben conservate, qualcuna con becca. Traduzione e note di Cosimo Ortesta. Con uno scritto di René Char. XIV volume della collana Tascabili - Classici. Lingue: Italiano, Testo a Fronte Francese. Numero Pagine 127 USATO
ril. Con le sue 790 ricette, raccolte dall'autore con paziente passione nel giro di lunghi anni e innumerevoli viaggi, l'Artusi resta il libro più famoso e letto sulla cucina italiana, quello da cui tutti i grandi cuochi dell'ultimo secolo hanno tratto ispirazioni e suggerimenti. Un'opera singolare che esalta il piacere del mangiar bene; più che un ricettario è un libro di gusto, ricco di dissertazioni, di spunti linguistici in una prosa limpida che ricorda la cordialità del discorso conviviale. Questa edizione speciale, pensata per i 200 anni dalla nascita dell'autore, ne mette in luce la straordinaria modernità e attualità affidando la presentazione a una voce d'eccezione: Massimo Bottura, chef tra i più stimati a livello internazionale.
ill., ril. Un'opera considerata un classico della cultura italiana, che esalta il piacere del mangiar bene. Non solo un ricettario ma un documento storico, un libro letterario sul gusto, ricco di dissertazioni e di godibili spunti linguistici, in una prosa limpida che ricorda la cordialità del discorso conviviale. Con le sue 790 ricette, raccolte dall'autore con paziente passione nel giro di lunghi anni e innumerevoli viaggi, l'Artusi è il libro più famoso e letto sulla cucina italiana, quello da cui tutti i grandi cuochi dell'ultimo secolo hanno tratto ispirazioni e suggerimenti.
ril. Con le sue 790 ricette, raccolte dall'autore con paziente passione nel giro di lunghi anni e innumerevoli viaggi, l'Artusi resta il libro più famoso e letto sulla cucina italiana, quello da cui tutti i grandi cuochi dell'ultimo secolo hanno tratto ispirazioni e suggerimenti. Un'opera singolare che esalta il piacere del mangiar bene; più che un ricettario è un libro di gusto, ricco di dissertazioni, di spunti linguistici in una prosa limpida che ricorda la cordialità del discorso conviviale. In questa edizione la presentazione è affidata a una voce d'eccezione: Massimo Bottura, chef tra i più stimati a livello internazionale. Prefazione Massimo Bottura.
br. Se la storia del gusto italiano ha un ricettario per eccellenza questo è "l'Artusi", che a oltre 100 anni di distanza appare oggi strumento privilegiato per rileggere i consumi attraverso cui si è formata l'identità nazionale. Questo piccolo libro ne ripropone una selezione molto particolare, dettata dall'autore stesso nell'Appendice che volle aggiungere alla 14" edizione dell'opera e che intitolò "Cucina per gli stomachi deboli", chiosando con arguzia "la quale pare sia venuta di moda". Nel trionfo di carni farcite e preparazioni elaborate del suo ricettario l'Artusi traccia una safety zone per chi voglia mangiar bene senza compromettere la digestione. Quasi un sorprendente ricettario dietetico ante litteram.
ril. Se la storia del gusto italiano ha avuto un ricettario per eccellenza, questo è certamente La scienza in cucina. Così, a oltre cento anni e decine di edizioni di distanza, "l'Artusi" appare oggi come uno strumento privilegiato per rileggere in filigrana, in forma di ricette, le scelte e i consumi che, attraverso fasi alterne di povertà e benessere, hanno contribuito a creare un'identità nazionale. Molte fra le questioni sollevate qui sui cibi e sui sapori rimandano infatti ad altre domande, più gravi, che riguardano conflitti di generazioni e mentalità. Attraverso la storia delle parole, l'origine delle ricette, gli scambi epistolari con i lettori, spesso forieri di consigli preziosi, la fortuna che alcune intuizioni avranno nella storia alimentare italiana, Alberto Capatti ci conduce con curiosa sapienza a investigare le pieghe di un ricettario che funge ancora da guida per cuochi e cuoche che ne hanno rimosso l'origine, smarrito l'autore, alterato le regole, ma non hanno rinunciato a ripeterne i piatti e, soprattutto, a interpretarne il sogno di felicità, ribadito quotidianamente attraverso la condivisione di una tavola apparecchiata.
ill., br. La scienza in cucina è ancora oggi per la cultura gastronomica italiana una pietra miliare, che ha percorso i decenni senza smettere di esercitare la sua influenza su appassionati dell'arte culinaria e di quella letteraria: uno strumento privilegiato per rileggere in filigrana le scelte e i consumi che, attraverso fasi alterne di povertà e benessere, hanno contribuito a creare un'identità nazionale. Un classico senza tempo, capace di entrare in comunicazione con il presente lasciandosi modificare da esso ma rimanendo termine di paragone e punto di partenza imprescindibile. In questo corpus di 790 ricette, pensate e volute dall'Artusi, prende vita la storia del gusto italiano, attraverso le tradizioni della tavola e le parole dei lettori del tempo, i cibi, i sapori e soprattutto le felici intuizioni che diventeranno parte centrale della cultura gastronomica nazionale. Ricette e aneddoti sono, in questa edizione di pregio, corredate dalle illustrazioni di Augusto Majani detto "Nasica", che restituiscono al lettore il gusto per l'arte della cucina, che l'Artusi ancora oggi riesce a trasmetterci, amplificandolo e arricchendolo con il suo immaginario popolare.
br. L'"Autobiografia" di Pellegrino Artusi è l'altra faccia, segreta, de "La scienza in cucina". Tra queste pagine del 1903, sono raccolti i ricordi della prima infanzia trascorsa in Romagna dove la famiglia tiene bottega a Forlimpopoli, e della giovinezza, fino al trasloco definitivo a Firenze dove l'Artusi prenderà domicilio come mercante di sete, ma scoprirà anche la sua vocazione per lo studio e la gastronomia divenendo il celebre autore che insegnerà alle madri di famiglia la lingua del buon gusto e l'arte dei sapori delicati. Dopo la lettura, torneremo ai suoi cappelletti con maggiore consapevolezza della loro storia e di quella di coloro che li hanno allora preparati e ce ne hanno dato memoria.