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25277Paris, Defer de Maisonneuve, 1793. Grand in-4, 161 pp. Plein veau marbré, dos lisse orné de filets, urnes et fleurons dorés, page de titre maroquin rouge, triple roulette dorée encadrant les plats, fleurons dorés aux angles, roul. dorée sur les coupes, double roul. dorée int., tranches dorées (rel. ép.).
Paris, Defer de Maisonneuve, 1793. Grand in-4, 161 pp. Plein veau marbré, dos lisse orné de filets, urnes et fleurons dorés, page de titre maroquin rouge, triple roulette dorée encadrant les plats, fleurons dorés aux angles, roul. dorée sur les coupes, double roul. dorée int., tranches dorées (rel. ép.). Premier tirage du frontispice et des 5 figures hors texte imprimées en couleurs, " à la poupée", d'après MONSIAU. (avant la lettre). Pour l'encrage à la poupée, on grave le dessin au burin ou à l'eau-forte, puis on colorie la planche avec une poupée, un petit tampon, pour chaque couleur : puis on tire une épreuve. Le procédé est très long, mais il évite l'emploi de plusieurs planches et le repérage. Après chaque épreuve, il faut recommencer à colorier le cuivre. Les couleurs se justaposent par taches, sans se superposer ni s'imbriquer par point. (ref : Cohen, 436). BEL EXEMPLAIRE SUR GRAND PAPIER VELIN avec de grandes marges.
1927bf4823Jonquières Henri Cartonné 1927 "EDITION ORIGINALE avec envoi de Paul POIRET, POPÔLOREPÔ, morceaux choisis par un imbécile et illustrés par un autre. Suite de 35 aquarelles par Pierre Fau. Bien complet du livret de table des matières. Tirage limité à 300 exemplaires numérotés sur Rives (n°95), avec un bel envoi de l'auteur : ""Après un bon déjeuner / je n'ai / pas pu / repu / arriver / à trouver / une dédicace digne / des willing"". Premier et seul tirage, mythique et introuvable album. On joint le fac-similé en supplément de l'édition originale. In-8 (16,5 x 23 cm.) La couverture de notre exemplaire a été recollé sur un jaquette papier, qui recouvre l'exemplaire qui lui a été relié, demi toile, le travail est ancien et plutôt bien réalisé. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande."
4°, mm 230x170, pp. (8), 152, (4), 152-180, bella legatura in mezza pelle ottocentesca con dorso riccamente impresso in oro, titolo al tassello superiore, in basso anno e luogo di stampa impressi in oro; esemplare marginoso stampato su carta di grande qualità, rare macchioline ad alcune pagine e al fascicolo H una lieve fioritura. Annotazioni in matita alla verso della carta di guardia iniziale, al recto dell'ultima carta annotato il prezzo in matita Lire 18. Il frontespizio è posizionato al verso della prima carta, reca semplicemente DELLE RIME DI M. PIETRO BEMBO / TERZA IMPRESSIONE, seguono alle carte n.n. le dediche a Paolo III e al Cardinale Farnese. A pagina 152 inserite 4 pagine con le rime di Della Casa in risposta al Bembo, le pagine 162-163-164 bianche riportano solo la numerazione nell'angolo superiore, a pagina 165 l'editore giustifica l'aggiunta delle rime non approvate dal Bembo per la stampa e pubblicate qui inedite fino alla pagina 179; a pagina 180 gli errori di stampa e il colophon con le indicazioni tipografiche: Stampate in Roma per Valerio Dorico et Luigi fratelli, nel Mese d'Ottobre. M.D.XLVIII. Terza e migliore edizione delle rime, più completa delle precedenti, cfr. Gamba, 141: "Rara. Edizione veramente bella e da tenersi in estimazione, siccome quella che fu procurata da Carlo Gualteruzzi, riveduta da Annibal Caro, ed accresciuta di rime sopra un originale del Bembo istesso." La miglior edizione delle Rime pubblicate in princeps nel 1530. Barberi: "Le edizioni dei fratelli Dorico sono assai ricercate per il tratto raffinato dei loro caratteri".
1660ST19567-160Paris: Chez Pierre Lamy 1660. FIRST EDITION. 179 x 120 mm. 7 x 4 3/4". 10 p.l. 496 35 1 pp. <br/> EXTREMELY FINE 19TH CENTURY RED MOROCCO BY HARDY stamp-signed in gilt on front turn-in covers with gilt coat of arms and French fillet border raised bands compartments ruled in gilt and with elegant gilt floral and foliate tooling gilt lettering gilt dentelles all edges gilt. Front free endpaper with bookplate of poet Auguste P. Garnier 1885-1966. Tchemerzine IX 332. ◆Trivial imperfections only: A VERY FINE COPY INSIDE AND OUT.<br/> <br/> In a very handsome binding by one of the most widely sought-after binders of the turn of the 20th century this is a beautifully preserved volume of verse by a founding member of the Académie française. A protégé of Malherbe Honorat de Bueil Seigneur de Racan 1589-1670 is primarily known for his elegant pastoral and religious poetry which as Britannica notes succeeds at "preserving the elegiac lyricism of an earlier age and foreshadowing the gentle melancholy of Alphonse de Lamartine." According to Tchemerzine the present work is "the most complete edition of Racan's religious works" and is in large part composed of his verse interpretations of the Psalms. The Hardy atelier produced luxurious volumes many of them armorial for a range of 19th century connoisseurs. Although we have not been able to identify the coat of arms on the covers the crown with pearls indicates that the owner bore the title of "Comte." Among other connections in the bibliopegic world Henri Hardy employed Jean Marius Michel as a gilder near the start of his career; he also worked with Charles Meunier and Émile Mercier before meeting Robert Hoe in Paris and agreeing to come to New York in early 1896 to serve as foreman of the newly established Club Bindery. In 1917 Hardy along with his compatriots Leon Maillard and Gaston Pilon formed the French Binders with the stated intention of "bringing together distinguished members of the craft to afford them opportunity to work under the most advantageous conditions." The present item is an excellent example of Hardy's earlier work is in outstanding condition inside and out and makes an excellent impression on the shelf. The bookplate on the flyleaf indicates that it was once owned by the French poet Auguste P. Garnier 1885-1966 who later ran the Garnier publishing house established by his family in 1833. Chez Pierre Lamy unknown
[Toscana?], [s.n.], 1736, manoscritto su carta, in-8 piccolo, legatura coeva in piena pergamena (piccole mancanze al dorso, qualche forellino alle cerniere, legatura un poco allentata), titolo in oro sul dorso ("Discorsi sopra Om. T. III"), tagli azzurri, steso in chiarissima grafia su [296] carte. è presente una paginazione manoscritta coeva con errori: pp. [8], 346 [ma: 352], 229, [3]. Con titolo al frontespizio in rosso e nero e tre finissimi disegni a piena pagina in inchiostro bruno: Omero ed Apollo entro un ricca cornice decorata al recto della prima carta, il busto di Omero al recto della terza carta e il ritratto della madre di Omero, Creteide, al verso della stessa terza carta. Il manoscritto è diviso in due parti dalla paginazione coeva: la prima parte (pp. 352), reca sette sermoni di argomento omerico di Dione Crisostomo, due dissertazioni di Massimo di Tiro, testi di Dionigi di Alicarnasso e Platone, tutti relativi alla poesia omerica. La seconda parte (pp. 229, [3]), reca un testo del quale non siamo riusciti ad identificare l'autore: "L'istoria degli eroi, dialogo". Il volume reca una data in fine alla seconda parte: 2 gennaio 1736.
19677325Paris, Seghers, 1967. In-4 (200 x 260 mm), 57 pp., 2 ff. n. ch. En feuilles, couverture ocre imprimée d'éditeur à rabats, chemise en demi-chagrin marron, titre et auteur en long au dos, étui bordé (P. Goy & C. Vilaine).
18471852Paris : Perrotin 1847 2 volumes in-8, 243 x 153 Demi-maroquin vert à long grain, filets dorés, dos à nerfs orné, tête dorée, non rogné, couverture et dos conservés (Stroobants). portrait, (2 ff.), XL, 410 pp., (1 f.), 25 planches, 1 fac-similé, couverture illustrée ; frontispice, (2 ff.), 401 pp., (1 f.), 26 planches, couverture illustrée.
19677327Paris, Éditions surréalistes, 1967. In-4 (160 x 280 mm), 55 pp., 1 f. n. ch. Broché, couverture crème imprimée d'éditeur rempliée, chemise demi-chagrin rouge, titre, auteur, illustrateur et éditeur en doré, étui bordé (P. Goy & C. Vilaine).
1967139759Madrid - ZAJ / Artes Gráficas Luis Pérez Enoro 1967. 86 plates (88 pages). Partially in colour print. In Original box. (Very good condition. Box a little browned). 29x22,5x3 cm
Le 36 acqueforti originali, numerate e firmate, che compongono la raccolta ''I Mesi'', sono state eseguite dal 1977 al 1979, ed incise su lastra di rame (cm 15,5x10,5). Testo ed ordinamento dei testi di Guido Giuffré Tiratura delle incisioni eseguita interamente dall'Artista. Es. 33/50. 8vo. pp.. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 50 es. + 10 p.d.s.. .
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare pregiato da sobrio invio autografo dell’artista, Giuliano Della Casa, a noto curatore di mostre e mercante d’arte italiano; in ottime condizioni di conservazione (una traccia di piega trasversale si nota appena alla copertina anteriore), e rarissimo a trovarsi firmato. Libro d’artista molto raro, raccoglie gli scatti di Luigi Ghirri degli interni della palazzina dove abitava Giuliano Della Casa, la cui soglia, raffigurata in uno degli scatti, è riprodotta sulla copertina (che simboleggia la porta marrone scuro con la targa metallica in taglio alto con sopra il cognome «DELLA CASA»). Con un testo critico di Renato Barilli in fine di libro: «In questo caso particolare, abbiamo la registrazione, fedele e aderente oltre ogni limite, dei percorsi visivi che il signor Della Casa deve compiere ogni giorno per raggiungere la propria abitazione: entrare nell’androne d’ingresso, salire le rampe di scale, giungere davanti alla porta; e naturalmente l’operazione, per essere integrale, deve comprendere anche il ritorno. [...]». Nel prosieguo, Barilli accosta l’operazione al cinema di Antonioni, in particolare a «Blow Up», dove si utilizzano le tecniche del thriller («lente zoomate su un materiale plastico banale di tutti i giorni») ma fini a se stesse, «per obbligare il pubblico ad apprezzare la passeggiata dentro le cose per se stessa, per la sua bellezza intrinseca al di là degli interessi di trama».
1775002397Amsterdam et Paris Delalain 1775
Raccolta di 7 racconti di Fulvio Tomizza ed 8 incisioni originali, numerate e firmate a matita, di Franco Dugo (da cm 11x8,8 a 34,5x70) Carta Magnani di Pescia. 4to. pp. 66. . Perfetto (Mint). . Prima edizione di 110 es. numerati. .
Madrid, Ediciones Héroe, Impreso por Manuel Altolaguirre y Concha Méndez, 1936. 4to. menor; 31 pp., 1 h. Encuadernación original en cartoné.
Edition originale de Littérarture, quatrième partie du journal sans je de J. Guichard-Meili, enrichie de 8 gravures au carborundum de Henri Goetz (cm 16x24,5) Esemplare su Papier Zerkall. Stampato nell'Atelier di G. Upiglio per le incisioni e da R. Olivieri per la parte tipografica. Copertina di P. Marras, legatura di G. De Stefanis. Edizione di 90+XXV+15 h.c. es. numerati e firmati dagli Autori. Es. 52/90. 8vo (cm 25x32,5). pp. 44. . Ottimo (Fine). . Edizione di 90+XXV+15 es. numerati e firmati. . ''Un dizionario delle idee rifiutate. Un dizionario dei sacrifici. La letteratura erotica è una lettera scritta in una vasca da bagno vuota da bagnanti completamente vestiti, e indirizzata a maestri di nuoto in alto mare'' (dal testo).
In-16 gr. (mm. 190 x 130), mz. pergam. settecentesca, titolo oro su due tasselli al dorso, tagli rossi, 138 cc.nn., marca tipografica al frontespizio; ornato da testatine, grandi iniziali figur. a vignetta e finalini, inc. su legno. "Prima edizione", dedicata a Carlo Emanuele di Savoia in occasione delle R. Nozze con Caterina d'Austria. Cfr. Gamba: "Rara. Ha il merito d'esser tenuta per la prima ediz. che siasi fatta. Contiene il testo compiuto, e serba eziandio qualche lezione migliore di quelle che stanno nelle più riputate ristampe di Venezia" - Razzolini, pp. 179-180. Cfr. anche Cat. Piantanida,III,4075: “E’ la pastorale più importante dopo l’Aminta e con quella apre la numerosa serie di questo genere teatrale che nel Seicento ebbe il suo maggior sviluppo e la migliore fortuna; le sue ristampe furono moltissime (si videro oltre quaranta ediz. prima della morte dell’A. e quelle posteriori neppure si contano); fu adattata in ogni maniera, tradotta in molti dialetti italiani (specialmente in quello napoletano ed in quello bergamasco) e nelle principali lingue straniere”. Leggerm. corto di margini, con tracce d’uso ma buon esemplare.
1885003201Léon Vanier, 1885
[...] apposita est e regione latina interpretatio. Nota item & variae lectiones margini adscriptae cura et recensione Jacobi Lectii. Lettera dedicatoria a Domino Mauritio Landgravio Hassiae, comiti in Katzenelnbogen, Dierz, Zigenhaim, Nidda, & c. Domino suo Clementissimo. 1 35x22.5 cm., [24], 739, [1], 624, [46]p , splendida marca editoriale figurata sul frontespizio,capilettera, testatine e finalini splendidamente incisi, alla pagina 617-18 dell'Iliade abbiamo 4 singolari iscrizioni a sciarada sia in greco che in latino , legatura in mezza pelle con 6 nervi, in fine: Index rerum et verborum locupletissimus in omnes Graecos poetas veteres, heroici carminsis scriptores , bruniture diffuse, in greco e in latino Prima edizione curata da Jacobus Lectius (1560?-1611); un'edizione della stessa opera ma con diverso curatore usci dalle officine di De la Roviere nel 1566.
Prima edizione. Leggero foxing su qualche carta, ma ottimo esemplare. Prima stampa di componimenti dopo il trasferimento di Leopardi a Napoli. Le composizioni «Alla primavera o Delle favole antiche», «Ultimo canto di Saffo», «Inno ai Patriarchi o dei Principi del genere umano» e «Alla sua donna» occupano le pagine 31-72 del secondo volume del Parnaso Italiano Novissimo raccolto e pubblicato per cura di U.E. Alle canzoni seguono le annotazioni già apparse nell’edizione di Bologna del 1824. La stampa fu possibile per l’amicizia di Pietro Giordani con l’editore Carlo Mele che si firmava con le iniziali U.E. L’editore conobbe probabilmente Leopardi nel suo peregrinare da esule politico dal 1823 al 1826. Raro, tre copie nel catalogo Iccu (Biblioteca civica Angelo Mai e Archivi storici comunali, Bergamo; Biblioteca nazionale Braidense, Milano; Biblioteca del Centro librario e bibliotecario per la diffusione della cultura Cristo Re, Portici Napoli). Il volume della «Nuova Biblioteca scelta italiana» contiene «Il corsaro di Lord Byron e la Bucolica di Virgilio recati in versi da G. Niccolini».
18827333Paris, Alphonse Lemerre, 1882. In-12 (180 x 119 mm), 1 f. n. ch., 153 pp. Demi-chagrin maroquiné bordeaux, dos janséniste à nerfs, titre, auteur et date en doré, tête dorée, non rogné, couvertures et dos conservés (P. Goy & C. Vilaine).
Prima edizione in Italia. Bell’esemplare in barbe. Impresso per la prima volta in una placchetta di soli 100 esemplari ‘privato more’, a Parigi, il carme costituisce la prima apparizione di versi manzoniani in una stampa autonoma (nel 1802 Manzoni aveva pubblicato «A Francesco Lomonaco. Sonetto per la “Vita di Dante”» nel volume I dell’opera di Francesco Lomonaco, «Vite degli eccellenti italiani»). Si tratta di un’epistola consolatoria in versi sciolti rivolta alla madre, composta in occasione della morte del di lei compagno Carlo Imbonati. Manzoni non ebbe occasione di conoscerlo personalmente, ma ne tracciò un ritratto elogiativo, elevandolo a maestro intellettuale e modello di rettitudine. Subito dopo l’edizione privata parigina furono realizzate tre stampe in Italia, di cui questa milanese costituisce la principale (affiancata contemporaneamente da una rarissima edizione romana in cinquanta esemplari, e successivamente da un’edizione bresciana). La stampa milanese presso De Stefanis fu procurata per le cure di Giambattista Pagani, stretto amico dell’autore negli anni giovanili. Vismara, Bibliografia manzoniana, n. 193; Pionna, Giambattista Pagani (Milano 2001)
Terza edizione modificata, sostanzialmente definitiva. CON DEDICA Dorso leggermente angolato, ma ottimo esemplare (lievissime bruniture alle carte). Sigla «E.M.» manoscritta al colophon, come previsto dalla giustificazione editoriale. La rara terza edizione degli «Ossi di seppia» è, ancora una volta, un’edizione capitale nel lungo lavorio di perfezionamento. È l’astro nascente Enrico Falqui, editor di Carabba, a portare gli «Ossi» a Lanciano per un’edizione che sarà quella letta per tutti gli anni ’30, a fianco delle raccolte dei poeti ermetici che via via stavano uscendo. Le sezioni rimangono le stesse di «Ossi» 1928, con il breve intermezzo degli «Altri versi» qui posposto ai «Sarcofaghi», a fare da ponte tra questi e la suite degli «Ossi» — una modifica chiaramente migliorativa a livello strutturale. Ma a colpire maggiormente è il l’inesausto ‘labor limae’ stilistico, di cui qui è evidentemente impossibile dare il dettaglio, ben riassunto da Mengaldo: «Negli “Ossi”, la raccolta più antica e più variata nel tempo, il materiale correttori si può sistemare in categorie significative, come: la tendenza a regolarizzare le primitive irregolarità prosodiche e metriche; l’eliminazione di ridondanze fonetiche e semantiche a favore di una maggiore concentrazione; l’attenuazione degli aulicismi; la ricerca di una maggiore precisione; l’eliminazione del puramente aneddotico; la variatio, anche a distanza» (La tradizione del Novecento, 2000, p. 69). Barile, Bibliografia montaliana, A3
Edizione originale. Splendido set dei tre volumi nella brossura originale, con gli esemplari puliti e freschissimi (lieve alone al dorso e al margine interno della brossura ai tre volumi, con leggero intacco delle prime e ultime carte), interamente in barbe. «Cosa terribile; non aver conosciuto Omero: ma certa. Lode al cielo e benedizioni eterne al Monti, che questo, mercè di lui, non accadrà più. Abbiamo non dirò una classica traduzione dell’Iliade, ma l’Iliade in nostra lingua; già ogni Italiano, letto il Monti, può francamente e veramente dire: ho letto Omero» (G. Leopardi, «Titanomachia di Esiodo», in «Tutte le opere», Firenze, Sansoni, 1969, I, pp. 445-46). -- Capolavoro di traduzione a lungo insuperato, l’«Iliade» di Monti si impose per decenni quale punto di riferimento imprescindibile per chiunque volesse intraprendere la lettura di Omero. L’inizio dei lavori è collocabile intorno al 1806, e già nel 1807 vide la luce il primo canto all’interno dell’«Esperimento» foscoliano. L’impegno profuso fu molto intenso, tanto che nel 1808 la versione era già terminata e l’anno successivo fu dedicato alla revisione. Monti, che non padroneggiava il greco, si servì della versione letterale latina di Samuel Clarke, pubblicata a Londra nel 1729, e tenne costantemente sott’occhio le versioni dei traduttori italiani che lo avevano preceduto, in primis quella di Melchiorre Cesarotti. E soprattutto si affidò ai preziosi consigli di dotti collaboratori, tra cui Luigi Lamberti, Andrea Mustoxidi ed Ennio Quirino Visconti. Seppur stampata con grande perizia tipografica, l’edizione presentava parecchi errori, soprattutto al volume terzo. Monti non fu affatto soddisfatto del lavoro e negli anni seguenti tornò a rimettere mano all’opera: non solo corresse gli errori di stampa, ma in un incessante labor limae rivide con grande scrupolo tutti i suoi versi, arrivando ristampare la traduzione in altre tre occasioni, nel 1812, 1820 e nel 1825. Bustico, 354; Parenti, 355; S. Marangoni, Omero neoclassico. Lingua e stile nelle traduzioni di Cesarotti, Monti, Foscolo e Pindemonte, Tesi di dottorato, Udine, 2017. 3 voll.
185878409Paris, Michel Lévy Frères, Libraires Editeurs, 1858, in-8, 125x190 mm, élégant demi-chagrin taupe, dos à cinq nerfs, titre à l'or, tranche de tête dorée, couverture conservée, 356 p. Reliure au monogramme (fer gravé) de Jules Clarétie en pied. Exemplaire enrichi de documents originaux montés sur onglet, rassemblés en partie par Georges Lenseigne, qui fréquentait Olinde Pétel à Châteauroux les dernières années de sa vie. Quelques vers traduits d'O. Pétel avaient été remarqués et publiés dans Le Mousquetaire par Alexandre Dumas en 1854. D'après les biographies berrichonnes, O.P. serait devenu le secrétaire particulier d'A.Dumas, avant de devenir son gendre en 1856 en épousant Marie Alexandrine Dumas. Au bout de cinq ans, suite au tempérament instable d'O. Pétel, Marie Dumas engage une procédure de divorce et le couple se sépare en 1861. En 1890, O. Pétel se remarie in extremis avec Eugénie Desdoits "en même temps que le prêtre lui donnait l'extrême-onction". Après le décès de son épouse, O. Pétel mène une vie de reclus, avec des troubles psychopathologiques grandissants. Seul son ami et confident Georges Lenseigne, amateur d'art et protecteur de jeunes talents, lui rend visite. C'est après sa mort qu'il a pu réunir et recopier les lettres jointes à l'ouvrage.