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Veduta della città tratta dalla prima edizione del "Palais, Maison et Vues d'Italie, mesurès et dessinés par. P. Clochar, Architecte", opera pubblicata a Parigi nel 1809 e contennete vedute incise da Bence e Clochar. Delineato su carta vergata, finemente colorato a mano, in ottimo stato di conservazione. Veduta della città tratta dalla prima edizione del "Palais, Maison et Vues d'Italie, mesurès et dessinés par. P. Clochar, Architecte", opera pubblicata a Parigi nel 1809 e contennete vedute incise da Bence e Clochar. Delineato su carta vergata, finemente colorato a mano, in ottimo stato di conservazione.
L’opera proviene dalla seconda edizione dello Speculum Orbis Terrarum, pubblicata postuma dal figlio Cornelis nel 1593. Gerard de Jode, editore e cartografo con fervente attività in Anversa, nel 1578 pubblica la prima edizione del suo celebre Speculum Orbis Terrarum. L’atlante, che nella sua prima stesura risulta essere di incredibile rarità, venne successivamente ristampato nel 1593 dal figlio Cornelis, con alcune varianti nel testo e nel numero delle tavole. Incisione in rame, intagliata dai fratelli Johoannes o Lucas van Deutecum, bella coloriura coeva, in buono stato di conservazione. This work comes from the second edition of Speculum Orbis Terrarum, published by his son Cornelis in 1591 after his death. De Jode was born in Nuremberg and worked as publisher and printer in Antwerp as fiere rival of Abraham Ortelius. Copperplate, in good conditions.
Compagnie des Libraires, Paris, 1707. Quattro volumetti in 8vo piccolo (cm 10 x 17), antiporte figurate a ciascun volume e completo delle tavole. Tome primo: pp. (14), 334 + (2); Tome secondo: pp. (2), 359; Tome terzo: pp. (2), 302; Tome quarto: pp. (2), 266 + (30). Legature in piena pelle con dorso a nervi, tagli in rosso. Vedute delle principali città italiane da nord a sud e dei più importanti monumenti. Evidenti usure delle legature, sciolti due front. (con alcune pieghe) e sciolte alcune tavole, nell'insieme tutti i volumi sono ben conservati con tavole ben impresse.
Grande carta geografica di tutta la Liguria, che comprende anche parte delle regioni confinanti, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana.La carta è basata su quella, più grande, di Giuseppe Chafrion, ed è incisa da Antonio Barbey. I centri abitati principali sono rappresentati in pianta. Sono distinti arcivescovadi, vescovadi, feudi della chiesa e feudi imperiali. Tre scale grafiche in miglia d'Italia, miglia genovesi, leghe di Francia.La carta è dedicata al cardinale Giovanni Battista Spinola, e fu pubblicata Mercurio Geografico, raccolta di carte edita a Roma tra il 1660 ed il 1730 dalla tipografia de Rossi. Nel corso degli anni l’atlante fu arricchito da un numero sempre maggiore di carte; le aggiunte del tardo ‘700, come questa, sono pertanto molto più rare delle carte presenti dalle prime edizioni. Incisione in rame, leggere ossidazioni ed una gora d'acqua in alto, per il resto in ottimo stato di conservazione. Map taken from the "Mercurio Geografico", a collection of maps printed in Rome between 1660 and 1730 by De Rossi. Along the years the Atlas has been enriched with many plates; those added at the end of the XVIII century, like the present one, are much more rare to find than the maps of the first editions. Copperplate, in excellent condition.
178814575Paris, Cuchet, 1788 ; in-8 ; plein veau fauve marbré, dos lisse décoré et doré, pièce de titre grenat, roulette sur les coupes, tranches rouges (reliure de l'époque) ; (2), VI, 525, (2) pp. Privilège, (1 bl.), 1 tableau dépliant, 4 planches dépliantes (carte des Iles Ponce, Palmirola, Ventotienne et Zanone).
8350adressée de Rome en 1850.Copie manuscrite au crayon de papier 12 pages de format 310x200mm. Très rare
Bellissima carta manoscritta, raffigurante il barese da Barletta a Torre di Canne. Firmata in basso a sinistra "Riccardo di Francesco Guglielmi delineò"La carta è un probabile disegno preparatorio fatto eseguire da Gabriele De Sanctis, per il suo "Atlante Corografico del Regmo delle Due Sicilie", per la prima volta edito edito a Napoli nel 1843.La parte cartografica è assolutamnete fedele a quella che troviamo nell carta incisa, come pure i decori del cartiglio contenente il titolo, qui denominato "Terra di Bari", mentre nella carta a stampa verrà denominato "Provincia di Terra di Bari". Anche l'indicazione cardinale del nord, rappresentata da una freccia sulla destra, è identica.L’Atlante Corografico, come consuetudine all’epoca, uscì a dispense. Venne anche stampato un Manifesto di Associazione, probabilmente nel 1843, allo scopo di raccogliere sottoscrizioni per l’opera, nel quale era descritto il contenuto dell’opera, le carte già realizzate e il relativo costo. Nel prospetto erano previste anche due tavole con la “Posizione astronomica, topografica e geodesia, popolazione e divisione amministrativa…” che non furono mai realizzate. Il materiale che utilizzò per la compilazione, era costituito dai due atlanti, anteriori solo di un decennio, realizzati dal Marzolla e da De Salvatori. Di fatto, De Sanctis non era né geografo né topografo, e il suo atlante è anzitutto un’opera di compilazione. Le tavole, prive di reticolo geografico, sono veri e proprio esercizi di grafica e calligrafica, che fanno dell’opera uno dei più raffinati atlanti del secolo.Scala di 10 miglia italiche pari a mm. 105.China ed acquarello su carta, leggeri difetti nei margini, per il resto in buono stato di conservazione. Bellissima carta manoscritta, raffigurante il barese da Barletta a Torre di Canne. Firmata in basso a sinistra "Riccardo di Francesco Guglielmi delineò"La carta è un probabile disegno preparatorio fatto eseguire da Gabriele De Sanctis, per il suo "Atlante Corografico del Regmo delle Due Sicilie", per la prima volta edito edito a Napoli nel 1843.La parte cartografica è assolutamnete fedele a quella che troviamo nell carta incisa, come pure i decori del cartiglio contenente il titolo, qui denominato "Terra di Bari", mentre nella carta a stampa verrà denominato "Provincia di Terra di Bari". Anche l'indicazione cardinale del nord, rappresentata da una freccia sulla destra, è identica.L’Atlante Corografico, come consuetudine all’epoca, uscì a dispense. Venne anche stampato un Manifesto di Associazione, probabilmente nel 1843, allo scopo di raccogliere sottoscrizioni per l’opera, nel quale era descritto il contenuto dell’opera, le carte già realizzate e il relativo costo. Nel prospetto erano previste anche due tavole con la “Posizione astronomica, topografica e geodesia, popolazione e divisione amministrativa…” che non furono mai realizzate. Il materiale che utilizzò per la compilazione, era costituito dai due atlanti, anteriori solo di un decennio, realizzati dal Marzolla e da De Salvatori. Di fatto, De Sanctis non era né geografo né topografo, e il suo atlante è anzitutto un’opera di compilazione. Le tavole, prive di reticolo geografico, sono veri e proprio esercizi di grafica e calligrafica, che fanno dell’opera uno dei più raffinati atlanti del secolo.Scala di 10 miglia italiche pari a mm. 105.China ed acquarello su carta, leggeri difetti nei margini, per il resto in buono stato di conservazione.
1869042-I1869. Bleistift, mit Bleistift umrandet, auf festem cremefarbenem Velin, rechts unten bezeichnet und datiert ?Capri Mai / 69.?. 19,3:17,2 cm. Verso: Landschaftsskizze. Bleistift. An den Rändern leicht vergilbt und ungleich beschnitten. Minimal angeschmutzt. Verso im Rand oben und rechts Reste alter Verklebung.
in-4, pp- (4), VIII, 207, (5), copertina edit. in cartoncino, protetto entro astuccio in carta marmorizzata, tit. su tassello al dorso. Magnifica pubblicazione dedicata alla Svizzera (Berna) ed all'Italia settentrionale (Lago di Como, Milano, Cremona, Pavia, Mantova, Venezia, Ravenna, Cesena), corredata di 70 belle incisioni originali in rame a puntasecca, di cui 35 a piena pag. protette da velina e 58 legni (iniziali e culs-de-lampe) in tre tonalità di colore, il tutto da Louis Jou (pittore e incisore, Barcellona 1896-Provenza 1968). Le finissime incisioni ritraggono per lo più vedute inusuali delle città menzionate, paesaggi e qualche opera d'arte. Il volume, realizzato sotto la direzione artistica di Edouard Chimot, viene definito da Carteret ''belle et importante publication, très cotée''. André Suarés (1866-1948), fu eclettico scrittore francese la cui linea letteraria era ''l'émotion créatrice est la seule connaissance''.Tiratura di 191 esemplari; il presente (n. 174) è uno dei 110 ''sur papier vélin d'Arches fabriqué spécialement pour l'édition ''. Lussuosa edizione, in perfetto stato.. Carteret, Le trésor du bibliophile, IV, 372. Bénézit, VII, 608..
18206127) Politi, gest. Titel mit Vignette von G. Politi sowie 34 gest. Tafeln (von G. oder R. Politi?). Messina, Presso Giusep. Pappalardo, 1819 (recte: 1820). Folio (33,0 x 26,7 cm). 1 Bl. Widmung (datiert Palazzolo, 20. X. 1820), V, X, 167 S., (1 S. Druckfehler), 1 leeres Bl. Halblederband d. Zt. mit Marmorpapierbezug, goldgeprägtem Rückenschild u. etwas Rückenvergoldung.
133-Io.J. Bleistift, auf gelblichem Bütten mit Wasserzeichen: TJ (ligiert), links unten bezeichnet und datiert ?Albano a 13t, Mai 1829.?. 24,8:37 cm.
In-4 (mm. 325x216), mz. pergam. antica con ang. (risg. rifatti), titolo ms. al dorso, 5 cc.nn., 406 pp.num., 3 cc.nn. (di Indice). "Mancano:" l'antip. allegorica che rappresenta le Belle Arti e la tav. con il ritratto dell'A. (qui entrambe riprodotte su carta antica). Il vol. è illustrato nel t. da 5 tavole inc. in rame (che raffigurano le colonne di ciascun ordine), ed è ornato da testat., iniziali, finali e numerosis. figg. nel t., tutte inc. su legno. "Prima edizione".<br> Cfr. Comolli,IV, p. 4-5, che dell'opera precisa: "merita riguardi, e per la dottrina che contiene, e per la rarità degli esemplari, interi specialmente" - Berlin Katalog,I,2619 - Cicognara,589 - Riccardi,I,222: "Raro e pregiato. Nella prima parte tratta delle operazioni e divisioni delle linee rette col compasso aperto a caso."<br> Aloni al frontesp. che è stato restaur. per manc. (da un max. di cm. 15 a cm. 7) con trascriz. a mano del testo mancante, fatto a regola d'arte; prime 4 cc. restaur. per piccola manc. margin.; alone al marg. bianco inf. che intacca un certo numero di carte, ma complessivam. buon esemplare su carta forte.
1797LBW-444Firenze, Pagni, e Bardi, 1797. En 40 sections montées sur soie verte et pliées, formant une carte de 725 x 1460 mm ; étui de papier avec titre en lettres dorées.
Carta geografica tratta dal Cosmographia Generalis di Paulus Merula. La carta, seppur di chiara ispirazione mercatoriana, rappresenta una riduzione di quella realizzata da Petrus Plancius nel 1592. Una bella rosa dei venti è posta al centro del mar Tirreno; la lastra è firmata in basso a destra Baptiste Doetecumus sculpsit. La raffinatezza dello stile incisorio di Baptiste van Doetecum è molto evidente in questa mappa. Baptiste era figlio di Joannes, che insieme al fratello Lucas, proveniva da una famiglia di incisori originaria di Deventer, attiva ad Anversa, Haarlem e Amsterdam nella seconda metà del XVI secolo. Oltre alle mappe dello Spieghel, i Doetecum sono autori delle più belle carte pubblicate da Hieronymus Cock, Gerard de Jode e Abraham Ortelius. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. Molto rara. Bibliografia R. Borri, Italia nelle antiche carte dal Medioevo all'Unità nazionale (2011), scheda 86; The New Hollstein (Doetecum) n. 999; Gunter Schilder, Monumenta Cartographica Neerlandica, I, p. 30, 20. A rare map taken from Cosmographia Generalis by Paulus Merula. The map, though clearly inspired by Mercator, represents a reduction of one made by Petrus Plancius in 1592. A nice compass is placed at the center of the Tyrrhenian Sea. The plate is signed at lower right Baptiste Doetecumus sculpsit. The qualityof Baptiste van Doetecum's engraving style is very evident in this map. Baptiste was the son of Joannes, who together with his brother Lucas, came from a family of engravers originally from Deventer, active in Antwerp, Haarlem and Amsterdam in the second half of the sixteenth century. In addition to the Spieghel maps, the Doetecums are authors of the most beautiful maps published by Hieronymus Cock, Gerard de Jode and Abraham Ortelius. Copper engraving, in excellent condition. Bibliografia R. Borri, Italia nelle antiche carte dal Medioevo all'Unità nazionale (2011), scheda 86; The New Hollstein (Doetecum) n. 999; Gunter Schilder, Monumenta Cartographica Neerlandica, I, p. 30, 20.
067-Do.J. Feder in Braun, blau laviert, etwas rote Kreide, auf Bütten, mit bogenförmigem Abschluß. Ca. 15,6 x 28,6 cm. Mit restaurierten Fehlstellen im unteren Rand, oben links und rechts schräg beschnitten, insgesamt ewas stockfleckig.- Entwurf für eine Lünette.
In-4to, cc. 4 nn. (prima bianca), pp. 152 + 6 tavv. f.t. incise in rame. Frontespizio in rosso e nero con vignetta con le armi de'Medici. Legatura coeva in oiena pelle con fregi e dorature al dorso e ai piatti. In-4to, cc.4 nn. (including blank and half-title), 152 pp. and 6 etched plates of botanical specimens, title-page printed in red and black with engraved vignette of the Medici arms. Bound in contemporary leather with gilt at spine.
S. A. LE CENTO CITTA' D'ITALIA. Milano, s.e. 1887 - 1902, Descrizione dei fascicoli presenti: 1° Vol.: Serie XII - Dispensa 137esima: LAGO D'ISEO Serie XII - Dispensa 138esima: CATANZARO Serie XII - Dispensa 139esima: MASSA MARITTIMA 1887 - Anno XXII: ROMA ANTICA, ROMA MODERNA, MILANO, NAPOLI, FIRENZE, VENEZIA, GENOVA, TORINO, BOLOGNA, PALERMO, LIVORNO, PISA. 1888 - Anno XXIII: RAVENNA, VERONA, RAVENNA, SIENA, FERRARA, PARMA, SAVONA, PIACENZA, COMO E IL SUO LAGO, CREMONA, PADOVA, SIRACUSA. 1889 - Anno XXIV: SAN REMO E LA CORNICE, AOSTA E LA SUA VALLE, MODENA, FORLI', BERGAMO, PERUGIA, NOVARA, SPEZIA, ANCONA, BRESCIA, MESSINA, VERCELLI. 1890 - Anno XXV: DOMODOSSOLA, POMPEI, VICENZA, TERAMO, PISTOIA, MANTOVA, MASSA E CARRARA, BIELLA, AMALFI, LUCCA, TORTONA, AQUILA. 1892 - Anno XXVI: CITTA' E VILLE DEL LAGO MAGGIORE, LUGO. 1891 - Anno XXVI: CATANIA, BORGO SAN DONNINO E CIRCONDARIO, PINEROLO, CHIETI, ASTI, BENEVENTO, URBINO, CENTO, SASSARI, MONZA, CAGLIARI, TRAPANI, CIVIDALE. 1892 - Anno XXVII: FELTRE, GIRGENTI, PESARO, CASALE MONFERRATO, CALTANISSETTA, UDINE, LECCE, AREZZO, CITTA' DI CASTELLO. 1893 - Anno XXVIII: TRIESTE, CORTONE, VITTORIO, TRENTO, CUNEO, ACQUI, CONEGLIANO, AVELLINO, REGGIO EMILIA, RIVA E IL LAGO DI GARDA, GAETA, BADIA - POLESINE. 1894 - Anno XXIX: FOGGIA, POLA E L'ISTRIA, BELLUNO, TIVOLI, VOGHERA, STRADELLA E CIRCONDARIO, ROVIGO, ESTE. 2° Vol.: 1894 - Anno XXIX: SALUZZO, GORIZIA, LORETO, VOLTERRA, NICOSIA. 1895 - Anno XXX: TERNI, CHIOGGIA, MONSELICE, CALTAGIRONE, IMOLA, CASTELFRANCO VENETO, VILLAFRANCA DI VERONA, MACERATA, SONDRIO E LA VALTELLINA, CAMPOBASSO, LUCERA, CHIERI. 1896 - Anno XXXI: CASERTA, GUBBIO, MONTEVARCHI, PRATO, VIGEVANO, LODI, CIVITAVECCHIA, FIESOLE, CREMA, ALESSANDRIA, GROSSETO, GALLARATE. 1897 - Anno XXXII: EMPOLI, SPOLETO, CESENA, COSENZA, VARESE, ORVIETO, CAPUA, VIAREGGIO, SAN SEPOLCRO, CASTELLI ROMANI, ASCOLI PICENO. 1898 - Anno XXXIII: REGGIO CALABRIA, BARLETTA, ANAGNI, SOLFERINO E SAN MARINO, CASALMAGGIORE, ANDRIA, LA LUNIGIANA, TRANI, CARPI. 1899 - Anno XXXIV: CHIAVASSO E DINTORNI, BRINDISI, NOLA E DINTORNI, VITERBO, NOVI LIGURE, ORISTANO, TARANTO, IVREA E IL CANAVESE, POTENZA, PIENZA, MOLFETTA, SAN GIMIGNANO, MONREALE. 1900 - Anno XXXV: PORTOGRUARO, RIETI, ALCAMO - CALATAFIMI - SEGRESTA, VAL D'ELSA E I CASTELLI SENESI, ONEGLIA - SESTRI - PONENTE E PEGLI, VARALLO E DINTORNI, MONDOVI - SANTUARIO E DINTORNI, TERMINI IMERESE - SOLUNTO - CASTELFRANCO SELINUNTE, FAENZA, NOTO - PALAZZUOLO ACREIDE, SAVIGLIANO. 1901 - Anno XXXVI: IGLESIAS E DINTORNI, GALLIPOLI, CITTADELLA, RAPOLANO, ALGHERO, SUBIACO, POZZUOLI, TEMPIO - CAPRERA - MADDALENA. VALENZA E DINTORNI. 1902 - Anno XXXVII: NOCERA - CAVA DEI TIRRENI - COMISO, L'ISOLA D'ELBA, LANUSEI, BASSANO - LONIGO - ASIAGO, SUSA E DINTORNI, BOSA E DINTORNI, PESCARA - CASTELLAMAREADRIATICO, MURANO, FIRENZE, TORINO NUOVA, ROMA CONTEMPORANEA, MILANO NUOVA. moltissime ill. in xilografia. Molto buono (Very Good) Ottimo es.. <br> in folio <br> leg. mezza tela coeva con piatti marmorizzati <br> 2 voll. contenenti 188 fascicoli<br>
Veduta panoramica della città tratta dal celebre Liber Cronicarum del 1493, basata sul modello di Francesco Rosselli, chiamato Veduta della Catena. "La cosiddetta Veduta della Catena, è la prima rappresentazione conosciuta di una intera città, risultato non di una proiezione fantasiosa, ma di una costruzione che, basata sull’osservazione diretta dal vero, si avvale anche della prospettiva. Questa grande silografia, come ha dimostrato Hülsen, deriva dall’opera originale a bulino, su sei lastre di rame, attribuita a Francesco Rosselli, di cui oggi è conservato solo un frammento, raffigurante la campagna in direzione di Fiesole. La copia silografica, attribuita già da Kristeller a Luca Antonio degli Uberti è conservata presso il Gabinetto delle Stampe di Berlino. La silografia con ogni probabilità è stata realizzata nella prima decade del XVI secolo a Venezia, come indicato dal tratteggio a linee parallele nelle zone d’ombra, che si utilizza solo nella prima decade del sec. XVI. La filigrana della carta, di recente individuazione, fu usata a Venezia nel 1494-95 e a Siracusa intorno al 1529 (Briquet 2537, 2546). Rispetto al modello fiorentino, Lucantonio degli Uberti introduce due elementi innovativi: la figura dell’artista disegnatore, in basso a destra, e il motivo decorativo della catena, chiusa in alto a sinistra da un lucchetto – di qui la denominazione Veduta della Catena - per cui sono state fornite diverse interpretazioni. Il punto di osservazione principale è da sud-ovest, in corrispondenza del campanile della chiesa di Monte Oliveto, ed è stato rialzato per dare maggiore leggibilità alle emergenze architettoniche e al tessuto urbano. Nella veduta l’asse centrale verticale viene fatto coincidere con l’asse della cupola di Santa Maria del Fiore che, simbolo religioso e civile della città, diventa così elemento principale e punto costante di riferimento nella rappresentazione della città stessa. La veduta crea un campo spaziale continuo che non solo mostra gli edifici, ma anche gli spazi aperti, le piazze e anche il corso delle strade di recente realizzazione, e non ancora chiuse dagli edifici che saranno costruiti lungo i loro lati. I monumenti della città sono quindi disposti nella pianta in modo da riflettere le reali relazioni tra di loro. Fuori dalle mura della città, l’immagine restituisce le principali caratteristiche del paesaggio naturale: vista da sud-est, la pianta mostra la città delimitata a nord dalla parete naturale degli Appenini; la valle del Mugnone, attraverso la quale passa la strada che collega la città a Bologna, crea una spettacolare apertura tra le montagne nell’angolo superiore a sinistra. Fiesole e S. Domenico sono rappresentate con un gruppo di edifici sormontati dal toponimo. Il convento di S. Miniato e di S. Francesco segnano le vette che dominano la città da sud. L’Arno attraversa diagonalmente l’immagine tagliando la città in due parti. Dunque, la rappresentazione del paesaggio non è né evocativo né poetico. Questa rappresentazione senza soluzione di continuità tra la città, fulcro dell’immagine, e il paesaggio, risponde sia alla realtà politica, in quanto i territori rappresentati appartengono di fatto allo Stato fiorentino, sia ad un’ambizione pittorica: sia la città che il paesaggio circostante sono concepiti come uno spazio topografico unitario. La veduta riporta il titolo FIORENZA, variante poetica del toponimo che, come sottolinea David Friedman, fa allusione ai concetti di “fiore” e di “fioritura” e viene usata con intento celebrativo, collegata ai concetti di pace e prosperità" (cfr. Bifolco/Ronca, p. 2149). La monumentale opera di Schedel, il Liber Cronicarum, rappresenta uno “dei più straordinari lavori mai realizzati” dall’editoria del XV secolo. Gli incisori erano Michael Wolgemut, famoso maestro di Albrecht Dürer, e il figliastro Wilhelm Pleydenwurff. Wolgemut fu il tutore di Albrecht Dürer tra il... It is the most famous image of Florence given to the prints at the end of '400. Having been inserted in the very fortunate work of Hartman Schedel commonly known with the name of "Chronicle of Nuremberg" can be said without doubt common. The work is based on the model by Francesco Rosselli, the so called Veduta della Catena. "La cosiddetta Veduta della Catena, è la prima rappresentazione conosciuta di una intera città, risultato non di una proiezione fantasiosa, ma di una costruzione che, basata sull’osservazione diretta dal vero, si avvale anche della prospettiva. Questa grande silografia, come ha dimostrato Hülsen, deriva dall’opera originale a bulino, su sei lastre di rame, attribuita a Francesco Rosselli, di cui oggi è conservato solo un frammento, raffigurante la campagna in direzione di Fiesole. La copia silografica, attribuita già da Kristeller a Luca Antonio degli Uberti è conservata presso il Gabinetto delle Stampe di Berlino. La silografia con ogni probabilità è stata realizzata nella prima decade del XVI secolo a Venezia, come indicato dal tratteggio a linee parallele nelle zone d’ombra, che si utilizza solo nella prima decade del sec. XVI. La filigrana della carta, di recente individuazione, fu usata a Venezia nel 1494-95 e a Siracusa intorno al 1529 (Briquet 2537, 2546). Rispetto al modello fiorentino, Lucantonio degli Uberti introduce due elementi innovativi: la figura dell’artista disegnatore, in basso a destra, e il motivo decorativo della catena, chiusa in alto a sinistra da un lucchetto – di qui la denominazione Veduta della Catena - per cui sono state fornite diverse interpretazioni. Il punto di osservazione principale è da sud-ovest, in corrispondenza del campanile della chiesa di Monte Oliveto, ed è stato rialzato per dare maggiore leggibilità alle emergenze architettoniche e al tessuto urbano. Nella veduta l’asse centrale verticale viene fatto coincidere con l’asse della cupola di Santa Maria del Fiore che, simbolo religioso e civile della città, diventa così elemento principale e punto costante di riferimento nella rappresentazione della città stessa. La veduta crea un campo spaziale continuo che non solo mostra gli edifici, ma anche gli spazi aperti, le piazze e anche il corso delle strade di recente realizzazione, e non ancora chiuse dagli edifici che saranno costruiti lungo i loro lati. I monumenti della città sono quindi disposti nella pianta in modo da riflettere le reali relazioni tra di loro. Fuori dalle mura della città, l’immagine restituisce le principali caratteristiche del paesaggio naturale: vista da sud-est, la pianta mostra la città delimitata a nord dalla parete naturale degli Appenini; la valle del Mugnone, attraverso la quale passa la strada che collega la città a Bologna, crea una spettacolare apertura tra le montagne nell’angolo superiore a sinistra. Fiesole e S. Domenico sono rappresentate con un gruppo di edifici sormontati dal toponimo. Il convento di S. Miniato e di S. Francesco segnano le vette che dominano la città da sud. L’Arno attraversa diagonalmente l’immagine tagliando la città in due parti. Dunque, la rappresentazione del paesaggio non è né evocativo né poetico. Questa rappresentazione senza soluzione di continuità tra la città, fulcro dell’immagine, e il paesaggio, risponde sia alla realtà politica, in quanto i territori rappresentati appartengono di fatto allo Stato fiorentino, sia ad un’ambizione pittorica: sia la città che il paesaggio circostante sono concepiti come uno spazio topografico unitario. La veduta riporta il titolo FIORENZA, variante poetica del toponimo che, come sottolinea David Friedman, fa allusione ai concetti di “fiore” e di “fioritura” e viene usata con intento celebrativo, collegata ai concetti di pace e prosperità" (cfr. Bifolco/Ronca, p. 2149).Schedel's monumental Liber Cronicarum was “one of the most extraordinary works ever produced” The woodblock cutters were Michael Wo...
Petit in-8, plein maroquin grenat, dos janséniste à nerfs, titre doré, armes dorées au centre des plats, double filet doré sur les coupes, large dentelle intérieure, tranches dorées (rel. XXe de Brugalla), (6), 370 f. [sign. A-Z8, Aa-Yy8], vignette de titre gravée sur bois (marque de l'imprimeur à la nef). Seconde édition de ce rare et important ouvrage, publiée quelques mois après l’originale. Né à Valladolid, Cristóbal Suárez de Figueroa quitta la maison paternelle à dix-sept ans et passa une grande partie de sa vie en Italie. Après des études de droit à Bologne et Pavie, il exerça la profession de magistrat, eut de graves démêlés avec l'Inquisition, fut excommunié et emprisonné. " 'El Pasajero' est son oeuvre essentielle. Il y met en scène quatre interlocuteurs, représentant chacun une condition sociale, effectuant ensemble un voyage qui les conduit de Madrid à Barcelone puis jusqu'en Italie. Les quatre voyageurs ont mille sujets de conversation: les femmes, l'amour, l'armée, la vie estudiantine, les métiers, la politique, la littérature, la poésie, le théâtre et les théories dramatiques, les écrivains à la mode... toute une époque défile dans ces tableaux de moeurs brossés avec beaucoup de piquant et d'alacrité. Au passage Figueroa ne se prive pas de cribler de ses flèches les gens de lettres: Quevedo, Cervantes, Alarcón, Lope de Vega, Arguijo (…)" (Bernard Sesé in Encyclopedia Universalis). L’ouvrage est cité comme une "source inestimable pour les coutumes et mentalités des Espagnols sous Philippe III et le Siècle d’Or". “Inestimables informaciones sobre las costumbres de la España de su tiempo (…) y una fuente abundante de información acerca de España e Italia, con extensivas descripciones de sitios, tal como Milán y Madrid" (I. Bascuñana, Barcelona, PPU, 1988). (Goldsmith, S.963. Palau, XXII, 323914. Salva, II, 2004). Les deux éditions de cet ouvrage sont extrêmement rares: seulement 2 exemplaires de cette seconde édition sont recensés à WorldCat (BnF et British Library) et un unique exemplaire de l’originale de 1617 (BnF). Têtes des feuillets A3-8 réenmargées sur 4mm. Très bel exemplaire, parfaitement relié en maroquin janséniste grenat, par Emilio Brugalla. Provenance: l’homme d’affaires et grand collectionneur Isidoro Fernandez (1887-1963), avec ses armes dorées sur les plats et deux ex-libris dorés sur cuir.
In-8 p. (mm. 225x155), p. pergam. antica (risg. rifatti), tit. oro su tassello al dorso, tagli rossi, (8),208 pp.num., 1 c.b., 6 cc.nn. (Allegoria ed Errata); bello è il frontespizio figurato, con le armi di Alfonso II d’Este, Duca di Ferrara; ornato da graziose testate e grandi capilettera figurati a vignetta, tutti inc. su legno. Al fine del poema “in Ferrara, per Vittorio Baldinj, 1581”. Al verso della penultima carta è xilografata la marca tipografica che raffigura una piramide con il motto “Prudentia perpetuat”. Prima edizione curata da Febo Bonnà, così in Raccolta Tassiana (Biblioteca A. Mai di Bargamo),155 che precisa: “Fu riveduta da G.B. Guarini e fu la prima a recare l’"Allegoria" e ad avere nel titolo la dicitura "Poema heroico". Il Bonnà sperò di indurre il Tasso a scrivere egli stesso gli argomenti ai canti, ma il Poeta non ne fece nulla e l’edizione ne rimase priva”. Restauro per picc. manc. all’angolo super. esterno delle prime 7 cc.; due macchiette a p. 15 e 151; ultima c. restaur. per ang. inf. mancante (mm. 55x80); ultime 9 cc. con alone; qualche traccia d’uso, ma complessivam. buon esemplare.
In-8 gr. (mm. 265x188), 12 volumi, p. pergamena coeva (due dorsi e un piatto poster. con picc. manc.), dorso a cordoni con titolo ms., tagli azzurri. L’opera, ornata da eleganti e grandi capilettera figurati a vignetta inc. su legno, è così composta: - (1722) Vol. I, cc.nn. 4, pp. LII,604, inclusa la pregevole antiporta con figure allegoriche, su disegno di Dom. Maria Fratta e inc. in rame da Ant. Luciani. Dedica al Principe Francesco Eugenio di Savoja. - (1735-1742) Voll. II-XII, “curati da Anton Federigo Seghezzi, che seguì in genere l’edizione di Firenze, 1724, aggiungendo però un buon numero di Lettere del Tasso, a lui comunicate dal Muratori, ed altri scritti riguardanti il Poeta” (così Raccolta Tassiana, n. 7). Importante e imponente edizione degli scritti del Tasso fra cui Il Goffredo ovvero la Gerusalemme Liberata, La Gerusalemme Conquistata, Il Rinaldo, l’Aminta, Lettere, Rime, Dialoghi e anche commenti, annotazioni e polemiche sugli stessi. Opera assai rara. Cfr. Raccolta Tassiana, n. 5: “G. Mauro è il P. Bonifazio Collina. La Raccolta non andò oltre il 1° vol.; la pubblicazione delle Opere del Tasso fu ripresa nel 1735 da Stefano Monti, che utilizzò questo 1° vol. cambiando semplicemene il frontespizio agli esemplari invenduti; infatti la licenza nel 1° vol. rimase a nome del Buonarrigo, 1722; nel 2° è invece del Monti, 1735. Gli esemplari del vol. 1° che conservarono, come il presente, il frontespizio originale, vennero poi completati anch’essi con i volumi II-XII dell’ediz. Monti” - Morazzoni “Il libro illustrato veneziano del ‘700”, p. 2556 - Gamba,983 - Manca allo Choix de Olschki. Esemplare ben conservato.
046-Io.J. Bleistift auf Velin, links unten bezeichnet und datiert ?Il tempio di Giove a Pompei li 15 Settembre 31.?, in der Mitte signiert (?) ?Wiegmann?. 29:35,5 cm. Provenienz: Drei nicht identifizierbare Sammlerstempel.
Sei volumi di cm. 25, pp. 839 (9); 830; 1244; 1014; 1091; 791. Frontespizio inciso a ciascun volume, 4 piante di città ripiegate (Milano, Venezia, Padova e Mantova), una veduta di Venezia a doppia pagina, 2 tavole ripiegate e 977 incisioni xilografiche prevalentemente di vedute, panoramiche, scene storiche e particolari delle città e dei paesi descritti. Elegante legatura coeva in mezza pelle, dorsi lisci con titoli e fregi in oro ed a secco. Qualche brunitura sparsa, ma esemplare genuino ed in ottimo stato di conservazione. Seconda edizione di un'opera ancor'oggi ricercata per la quantità di informazioni storiche, statistiche e topografiche riguardanti l'alta Italia. Ogni provincia viene descritta dettagliatamente a partire dal capoluogo fino a tutti i centri minori che la compongono. Notevole inoltre l'aspetto vedutistico che risulta una delle maggiori fonti documentarie del tempo soprattutto per quanto concerne la provincia e le zone solitamente meno privilegiate dal punto di vista iconografico. Insieme ormai piuttosto raro a reperirsi completo, anche perché formato da studi monografici che vengono spesso proposti singolarmente. Cfr. Cremonini 164; Catalogo Hoepli, 593: "Opera delle più interessanti e compiute per quel tempo, che illustra le regioni del Lombardo-Veneto sotto tutti gli aspetti, storico, artistico, culturale, economico, ecc". Non comune.
Sei volumi di cm. 25, pp. 839 (9); 830; 1244; 1014; 1091; 791. Frontespizio inciso a ciascun volume, 3 (di 4!) piante di città ripiegate (Venezia, Padova e Mantova), una veduta di Venezia a doppia pagina, 2 tavole fuori testo e 977 incisioni xilografiche prevalentemente di vedute, panoramiche, scene storiche e particolari delle città e dei paesi descritti. Legatura coeva in mezza pelle, dorsi lisci con filetti e titoli. Esemplare marginoso e ben conservato. Manca la pianta di Milano all'inizio del primo volume. Prima edizione. Opera ancor'oggi ricercata per la quantità di informazioni storiche, statistiche e topografiche riguardanti l'alta Italia. Ogni provincia viene descritta dettagliatamente a partire dal capoluogo fino a tutti i centri minori che la compongono. Notevole inoltre l'aspetto vedutistico che risulta una delle maggiori fonti documentarie del tempo soprattutto per quanto concerne la provincia e le zone solitamente meno privilegiate dal punto di vista iconografico. Insieme ormai piuttosto raro a reperirsi completo, anche perché formato da studi monografici che vengono spesso proposti singolarmente. Cfr. Cremonini 164 .
Acquaforte, circa 1735. Firmata in lastra in basso a destra ed incisa da Philip Andreas Kilian, da un soggetto di Friedrich Bernard Werner.6 Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva e finemente colorata a mano d’epoca, con margini, leggere ossidazioni e piccole macchie di colore, per il resto in ottimo stato di conservazione. Martin Engelbrecht, incisore ed editore, nasce ad Augsburg nel settembre del 1684. Insieme al fratello minore Christian, anch’egli incisore, si forma all’arte grafica nella bottega di Gabriel Ehinger. Dal 1708 è attivo a Berlino e a Vienna, alle dipendenze di Jeremias Wolff, del quale diventa prima socio, per poi separarsi nel 1711 per intraprendere la propria attività editoriale. Nel 1729 ottenne il suo primo privilegio imperiale per la pubblicazione delle sue opere, rinnovato successivamente nel 1739. Alla morte del fratello, nel 1735, ritorna ad Ausburg dove si dedica prevalentemente all’editoria religiosa, fino al 1756, anno della morte. La sua produzione consta di oltre 5.000 lastre, che denotano una particolare predilezione per le vedute ottiche, immagini devozionali ed ornamentali, oltre alla rare e pregevoli vedute che appartengono prevalentemente al periodo della sua collaborazione con Jeremias Wollf.Splendida e rara veduta. In primo piano, accanto a uno stemma con le armi nobiliari della città, figure allegoriche, sotto legenda bilingue italiana e tedesca. Stampata e pubblicata ad Augsburg. Acquaforte, circa 1735. Firmata in lastra in basso a destra ed incisa da Philip Andreas Kilian, da un soggetto di Friedrich Bernard Werner.6 Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva e finemente colorata a mano d’epoca, con margini, leggere ossidazioni e piccole macchie di colore, per il resto in ottimo stato di conservazione. Martin Engelbrecht, incisore ed editore, nasce ad Augsburg nel settembre del 1684. Insieme al fratello minore Christian, anch’egli incisore, si forma all’arte grafica nella bottega di Gabriel Ehinger. Dal 1708 è attivo a Berlino e a Vienna, alle dipendenze di Jeremias Wolff, del quale diventa prima socio, per poi separarsi nel 1711 per intraprendere la propria attività editoriale. Nel 1729 ottenne il suo primo privilegio imperiale per la pubblicazione delle sue opere, rinnovato successivamente nel 1739. Alla morte del fratello, nel 1735, ritorna ad Ausburg dove si dedica prevalentemente all’editoria religiosa, fino al 1756, anno della morte. La sua produzione consta di oltre 5.000 lastre, che denotano una particolare predilezione per le vedute ottiche, immagini devozionali ed ornamentali, oltre alla rare e pregevoli vedute che appartengono prevalentemente al periodo della sua collaborazione con Jeremias Wollf.Splendida e rara veduta. In primo piano, accanto a uno stemma con le armi nobiliari della città, figure allegoriche, sotto legenda bilingue italiana e tedesca. Stampata e pubblicata ad Augsburg.