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Complete series of the revised Ambrosian Lectionarium in 9 large volumes in new condition, editor's hardcovers in cloth, gilt edges, 30cm., in editor's protective cartonnated boxes, together about 6000pp., [Content: Mistero della Incarnazione del Signore. Festivo (lvii + 485pp., ISBN 978-88-8025-665-6), Mistero della Incarnazione del Signore. Feriale (xix + 736pp., ISBN 978-88-8025-674-8), Mistero della Pasqua del Signore. Festivo (xix + 545pp., ISBN 978-88-8025-683-0), Mistero della Pasqua del Signore. Feriale (xix + 592pp., ISBN 978-88-8025-684-7), Mistero della Pentecoste. Festivo (xix + 667pp., ISBN 978-88-8025-690-8), Mistero della Pentecoste. Feriale (in 2 volumes, ISBN 978-88-8025-691-5), Per le celebrazioni dei santi (in 2 volumes, ISBN 978-88-8025-783-7)], to this series is added: Messale ambrosiano quotidiano (I: Mistero della Incarnazione del Signore, II: Mistero della Pasqua del Signore, III: Mistero della Pentecoste, together 3900pp., Milano, 2008-2009], total weight is 28kg. : extra shipping expenses will apply, R91272
Bella carta del Friuli tratta dall'edizione latina del Theatrum Orbis Terrarum. La mappa è basata sul manoscritto che Giovanni Sambuco inviò ad Ortelius poco prima del 1573. Il Theatrum Orbis Terrarum e che è considerato il primo vero “atlante” moderno. L’opera fu pubblicata in 7 lingue e 36 edizioni, per il quale – nel 1570 - Ortelius ottenne il privilegio, ovvero una sorta di diritto d'autore che impediva ad altri cartografi di pubblicare i propri lavori. Il Theatrum rappresentava il lavoro più avanzato del lavoro della descrizione cartografica. L’Ortelius vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. Ortelius fu anche il primo a citare le fonti, menzionando i nomi dei cartografi nel “catalogus auctorum”. Dal 1598 al 1612 le edizioni postume del Theatrum furono realizzate dal suo collaboratore Johannes Baptiste Vrients. Incisione in rame, coloritura coeva con ritocchi, in ottime condizioni. The map shows a marvelous detailed plan of Venice and extends to east of Istria and north into the Maritime Alps. A nice full color example with wide margins. Based upon a manuscript map by Johannes Sambucus sent to Ortelius shortly before 1573, itself based on an anonymous Venetian map of Friuli from the 1560's. Map taken from the Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. Ortelius was also the first to cite sources, mentioning the names of cartographers in the "catalogus auctorum". From 1598 to 1612 the posthumous editions of the Theatrum were made by his collaborator Johannes Baptiste Vrients. Copper engraving, contemporary coloring, in good condition. M. Van den Broecke "Ortelius Atlas Maps" (2011), n. 119.
La carta del Regno di Napoli inserita in tutte le edizioni del Theatrum Orbis Terrarum di Ortelius, a partire dalla prima del 1570, deriva dalla carta di Pirro Ligorio edita a Roma da Michele Tramezzino nel 1558 e successivamente ristampata dal De Cavalleris, sempre a Roma. Esemplare tratto dall'edizione con testo latino al verso, del 1574. Al verso, dopo il testo a stampa, è aggiunta un'antica nota manoscritta. Il Theatrum Orbis Terrarum è considerato il primo vero “atlante” moderno. L’opera fu pubblicata in 7 lingue e 36 edizioni, per il quale – nel 1570 - Ortelius ottenne il privilegio, ovvero una sorta di diritto d'autore che impediva ad altri cartografi di pubblicare i propri lavori. Il Theatrum rappresentava il lavoro più avanzato del lavoro della descrizione cartografica. L’Ortelius vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. Ortelius fu anche il primo a citare le fonti, menzionando i nomi dei cartografi nel “catalogus auctorum”. Dal 1598 al 1612 le edizioni postume del Theatrum furono realizzate dal suo collaboratore Johannes Baptiste Vrients. Incisione in rame, finemente colorata a mano, alcune macchie marginali, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Map taken from the Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. Ortelius was also the first to cite sources, mentioning the names of cartographers in the "catalogus auctorum". From 1598 to 1612 the posthumous editions of the Theatrum were made by his collaborator Johannes Baptiste Vrients. Copper engraving, contemporary coloring, in good condition. M. Van den Broecke "Ortelius Atlas Maps" (2011), n. 139; I. Principe "Carte geografiche di Calabria nella raccolta Zerbi", p. 37.
Grande carta della Valle dell'Anien (l'antica Diocesi Tiburtina) incisa da Giovanni Petroschi e disegnata da Diego de Revillas.Nel cartiglio in alto, il titolo “Dioecesis et agri Tiburtini topographia nunc primum trigonometrice delineata et veteribus viis villis ceterisque antiquis monumentis adornata”. In basso a destra, il nome dell’incisore, Giovanni Petroschi: “Io. Petroschi inc”. Sul monumento in basso a destra, la dedica dell’autore, Diego de Revillas, al patriarca di Antiochia Joachim Portocarrero, e la data, 1739.La carta costituisce, con quella della Diocesi dei Marsi pubblicata sempre dal Revillas nel 1735, uno dei primi tentativi di applicare le misurazioni trigonometriche per costruire una carta geografica “nunc primum trigonometrice delineata”, per dirla con l’autore. È noto che Revillas fece più di 150 misure angolari.L’orografia, l’idrografia e la topografia sono molto accurate. La presentazione artistica della carta è tipica dell’epoca. In alto a sinistra, drappeggio con cartina dei “Tiburis suburbia” con scala grafica propria; a destra, lungo drappeggio per la “notarum explicatio” delle sigle e dei segni convenzionali inserite nel testo.La carta ebbe un’edizione postuma nel 1767 per opera del Petroschi che la dedicò al card. Flavio Chigi.Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini, tracce di colla al verso, in ottimo stato di conservazione.Bibliografia: A. P. Frutaz, Le carte del Lazio, I, XXXVII, 1, Roma 1972, pp. 82-83; G. Lugli, Monumenti antichi dei Lincei, XXXI (1926), 468, n. 3; L. Luzio, Diego de Revillas e le sue carte della diocesi marsicana e tiburtina, in Rivista Geographica Italiana, 56, pp. 331-41; T. Ashby, The Classical topography of the Campagna Romana, in Papers of the British School at Rome, 3 (1906), pp. 198-200 Grande carta della Valle dell'Anien (l'antica Diocesi Tiburtina) incisa da Giovanni Petroschi e disegnata da Diego de Revillas.Nel cartiglio in alto, il titolo “Dioecesis et agri Tiburtini topographia nunc primum trigonometrice delineata et veteribus viis villis ceterisque antiquis monumentis adornata”. In basso a destra, il nome dell’incisore, Giovanni Petroschi: “Io. Petroschi inc”. Sul monumento in basso a destra, la dedica dell’autore, Diego de Revillas, al patriarca di Antiochia Joachim Portocarrero, e la data, 1739.La carta costituisce, con quella della Diocesi dei Marsi pubblicata sempre dal Revillas nel 1735, uno dei primi tentativi di applicare le misurazioni trigonometriche per costruire una carta geografica “nunc primum trigonometrice delineata”, per dirla con l’autore. È noto che Revillas fece più di 150 misure angolari.L’orografia, l’idrografia e la topografia sono molto accurate. La presentazione artistica della carta è tipica dell’epoca. In alto a sinistra, drappeggio con cartina dei “Tiburis suburbia” con scala grafica propria; a destra, lungo drappeggio per la “notarum explicatio” delle sigle e dei segni convenzionali inserite nel testo.La carta ebbe un’edizione postuma nel 1767 per opera del Petroschi che la dedicò al card. Flavio Chigi.Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, con margini, tracce di colla al verso, in ottimo stato di conservazione.Bibliografia: A. P. Frutaz, Le carte del Lazio, I, XXXVII, 1, Roma 1972, pp. 82-83; G. Lugli, Monumenti antichi dei Lincei, XXXI (1926), 468, n. 3; L. Luzio, Diego de Revillas e le sue carte della diocesi marsicana e tiburtina, in Rivista Geographica Italiana, 56, pp. 331-41; T. Ashby, The Classical topography of the Campagna Romana, in Papers of the British School at Rome, 3 (1906), pp. 198-200
Grande e complessa raffigurazione allegorica delle situazione italiana durante la prima invasione del 1796. Sulla destra un soldato dopo aver deposto le armi disserra le porte ai Galli, che entrano "a torme a torme con occhio truce". Nel mentre alo centro si vede la Libertà mentre calpesta il venerando codice delle leggi, afferrare il manto d'Itallia e questa nel cercar di fuggire lascia cader la cornucopia sulla quale si avventano i Galli "desiosi d'estinguer la cruda lor fame". Accanto alla Libertà sta la Frode la quale alza l'infausto vessillo segnale di ribellione. Ed accanto a lei inseparabile il Gatto da cui traspira la maligna astuzia. Sul suolo si vedono i preziosi monumenti delle belle arti infranti. Sul lato opposto il pauroso coniglio riposa sulla spada e "l'indolente ed invilito Genio militare assonna turpemente in mezzo a tanta ruina". L'ultimo oggetto simbolico della coposizione è il Cane, raffigurazione dell'Inghilterra, che lancia, rivolto al mondo, incessanti latrati invitandolo a vegliar sempre sull'imminente pericolo.La stampa è inpreziosita da una bella cornice in noce coeva. Dimensione con cornice 615x660.
Rarissima veduta panoramica della città dal mare tratta dal "Sachsischer Postillon", opera stampata in dispense dal 1784 al 1804. Data la particolare struttura dell’opere queste vedute sono molto rare e quasi sempre mancanti alle collezioni ed ai repertori specializzati. "Incisione su rame, edita in Germania nel 1795 circa. L'autore pubblicò per molti anni, a partire dal 1784, una rivista a dispense, illustrata inizialmente con stampe a carattere sia storico che sacro; dal 1794, fino al 1804, vennero poi inserite anche numerose vedute di città, che ne rappresentarono l'unica illustrazione. Le vedute di città della raccolta sono piuttosto rare, e quasi sempre mancanti ai repertori specializzati. La stampa, che riprende altre stampe settecentesche, raffigura tutta la città di Napoli vista dal mare insieme ai suoi immediati dintorni; presenta una bella dedicatoria in testa, ed al centro un medaglione raffigurante Roberto, conte palatino. Il campo di vista è molto ampio, ma topograficamente poco rispondente alla realtà e con prospettiva fortemente compressa. Molto evidente l'esagerato sviluppo in altezza dei principali edifici, peraltro spesso ben riconoscibili, che riprende l’impostazione grafica della Werner-Probst" (cfr. Sergio della Valle, VENTI VEDUTE GENERALI DI NAPOLI dal ’400 al ’700, 2008).Incisione in rame, leggere bruniture nel margine inferiore, per il resto in ottime condizioni. Panoramic view of the city from the sea, from the Sachsischer Postillon, a work printed in instalments between 1784 and 1804. Due to the particular structure of the entire work, these views are quite rare and hard to be found in specialized collections and catalogues. Copperplate, light burnishing on lower margin, otherwise in good condition.
In-4 p. (mm. 302x218), brossura alla francese con incisione originale e tassello con titolo in nero al piatto, tit. in nero al dorso, rivestimento in acetato trasparente, custodia edit., pp. 44,(8). Vi sono raccolte 8 poesie, inclusa la sezione dei “Versi a Dina”, già pubblicate da Vanni Scheiwiller nella prima edizione del 1955 + altre 4 in “Appendice” tratte dall’edizione del 1961. Le illustra 7 straordinarie tavole blu (di cui 1 alla copertina e 2 a doppia pagina) incise dall’artista Giulia Napoleone. Questo volume è stato composto a mano in carattere Dante e stampato su carta Magnani filigranata sul torchio Dingler dell’Officina Bodoni. Le 7 incisioni sono state tirate da Anna Ziliotto. Questa pregiata edizione, firmata dall’artista, consiste in 100 esemplari ad personam e 30 numerati I-XXX. Il ns., "ad personam", è allo stato di nuovo.
13545Paris Furne et Cie, éditeurs 1840 in 8 10 volumes reliés demi chagrin vert, dos à nerfs, filets et caissons dorés (reliure XIXe), 25 gravures hors-texte, dont frontispices, quelques rousseurs éparses. Bel exemplaire
La carta in esame appartiene a un progetto di atlante – in ambito antiquario noto come “Zattone” – mai portato a compimento, della così denominata Societè Calcographique, un’operazione commerciale messa su da due editori leader del mercato veneto del XVIII secolo, Antonio Zatta (1722-1804) e Giuseppe Antonio Remondini (1747-1811). La denominazione dell’impresa editoriale è nota attraverso una carta del mondo che, nella parte bassa del cartiglio, reca l’iscrizione a` Venise Chez la Societè Chalcographique 1799. (Sicilia 2014: 287). Il progetto sembra non sia stato portato a compimento poiché nessun atlante, con un proprio titolo, indice e frontespizio, contenente queste mappe, è noto in bibliografia. Probabilmente le carte venivano vendute singolarmente o a fascicoli come era comune per imprese editoriali di un certo costo. Le carte a tutt’oggi note sono realizzate mediante l’utilizzo di rami più antichi, appositamente modificati. Le matrici originali hanno molteplici origini: alcune appartengono a un altro sconosciuto Atlante d'Italia dedicato alli Augusti Viaggiatori il Conte, e la Contessa, Del Nort stampato con imprint Venezia MDCCLXXXII presso Vincenzo Formaleoni. Nessun esemplare completo di questa raccolta ci è noto, alcune di queste carte fanno parte di una raccolta fattizia conservata alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia [284. c. 86], altre sono comparse di tanto in tanto nel mercato antiquario. Il frontespizio dell’atlante di Vincenzo Formaleoni (1752-1797) – che qui pubblichiamo e che ci ha consentito di formulare questa ipotesi – è recentemente apparso in una vendita all’asta Cambi di Genova. Altre mappe dello “Zattone” derivano da lastre di Paolo e Francesco Santini, riusate da Remondini per l’Atlas Universel nell’edizione degli anni 1782/84; altre da matrici impiegate da Antonio Zatta per il Nuovo Atlante pubblicato nel 1796. Le carte dei Santini sono abilmente arricchite, tramite la sovrapposizione di cartigli realizzati, nel classico stile di Zatta, su piccole lastre di rame le cui impronte calcografiche sono chiaramente visibili sulle mappe. I cartigli, realizzati dagli stretti collaboratori di Zatta Pasquali, Zuliani e Pitteri, spesso contengono brevi descrizioni storiche, e le mappe furono realizzate probabilmente per illustrare i notevoli cambiamenti geo-politici cui fu soggetta la penisola italiana durante il periodo napoleonico. Le 60 mappe di questa raccolta a tutt’oggi note, datate tra il 1795 e il 1805, sono principalmente dedicate a illustrare la penisola, ma anche altre regioni europee, i continenti e la già menzionata carta del mondo che riporta l’imprint editoriale della Societè Calcographique. Alcune di queste carte, raffiguranti la Repubblica Cisalpina, sono state descritte come parte di un Atlas très Nouveau del solo Remondini, edito a partire dal 1800: “In sostanza siamo di fronte a una semplice operazione commerciale che pensiamo sia stata operata dal Remondini, sebbene egli non si firmi come editore, poiché proprio nel 1799 egli stava acquisendo i rami dello Zatta” (Terre di Langobardia 2005:14). È molto più probabile che i due editori abbiano collaborato in questa avventura editoriale almeno fino alla morte di Antonio Zatta nel 1804, e che il progetto di un atlante completo non sia stato portato a termine anche per la morte, di pochi anni successiva, di Giuseppe Antonio Remondini. Acquaforte, finemente colorata a mano in epoca, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Il Piemonte nella Cartografia del Cinquecento e Seicento 1991, 75; Terre di Langobardia 2005:14; Le Grandi Alpi nella cartografia 2005: 147, 148; Sicilia 2014: 287. Zeno Davoli, Roberto Sanfelici, Terre di Langobardia - La "Lombardia" e il Ducato Estense nella cartografia a st... This very rare map belongs to a never finished project for the atlas of the so called Società Calcografia, a simple commercial trade realized by the two main Venetian publishers of the XVIII century, Antonio Zatta and Giuseppe Antonio Remondini. The term Società Calcografica has been deduced from the map of the world, which is part of the collection and bears in the lower cartouche the French writing “à Venise Chez la Societè Chalcographique 1799”. As already stated, the project was never finished for no atlas containing these maps has ever been listed in any bibliography. Very likely, then, the maps have been sold individually, or maybe as part of smaller, custom collections. The maps of the collection derive from Paolo and Francesco Santini’s plates, used by Remondini in his 1782/4 “Atlas Universelle”, and from the plates of Antonio Zatta’s “Nuovo Atlante”, published in 1796. Santini’s maps have been beautifully enriched, using the system of small, masked plates which can be perceived through the platemarks on the paper, with great cartouches according to the classical style of Zatta and have been probably engraved by the members of his staff, Pasquali, Zuliani and Pitteri. The cartouches bear very often historical descriptions and maybe the maps have been realized to depict the great geographic changes of the peninsula during the Napoleonic period. The modern bibliography Terre di Langobardia describes some of the maps depicting the Repubblica Cisalpina, presenting them as part of Remondini’s “Atlas très Nouveau”, which was printed starting from 1800. In our opinion, the two publishers worked together to the realization of the project until Antonio Zatta died (1804), and the complete atlas was never finished because Giuseppe Antonio Remondini also died in 1811. I personally know 61 maps which were part of the project. Copper engraving, fine hand color, in excellent condition.
Carta geografica raffigurante l’area dove è situata la Palazzina di Caccia di Stupinigi, capolavoro dell’architetto Filippo Juvara, ordinata nel 1729 da re Vittorio Amedeo II, e ultimata nel 1733.Incisione originale eseguita su rame (mm 442 x 536 l’impressione più margini). Impressa a Torino nel 1780 circa da Giacomo Stagnon, su disegno di Michele Angelo Audo. Carta geografica di riconosciuta rarità raffigurante il Parco di Stupinigi e i dintorni fino al limite sud dell'antica città, inserita entro cornice avvolta da nastro. Lungo tutto il lato superiore titolo in francese su nastro. In basso a sinistra decorativo cartiglio con attributi venatori. Seconda tiratura. È stato utilizzato lo stesso rame della prima edizione del 1752 aggiungendo qualche piccola variante, come il titolo, in origine in italiano, ora mutato in francese.Giacomo Stagnon, disegnatore e incisore nato a Mondelli in Valle Anzasca, fu attivo nella seconda metà del Settecento. Scrive Marziano Bernardi in “La Palazzina di Cacci di Stupinigi” (1958): Dalle stampe dello Sclopis, del 1783, e se si vuole, per il contorno pittoresco dell’ambiente venatorio, dalle tele del Cignaroli, noi possiamo rappresentarci la stupenda villa regale, non più soltanto ricco padiglione di caccia per correre il cervo, nel suo pieno fulgore sotto Vittorio Amedeo III; quando da dieci anni vi si eran svolte le splendide feste per le nozze della principessa Maria Teresa e del conte d’Artois, futuro re di Francia, e le sere del 17 e 20 ottobre 1773 tutta la Palazzina s’era accesa di fuochi, uno spettacolo che l’architetto Mario Quarini aveva fissato nei suoi disegni conservati nella Biblioteca Reale di Torino; e quando da due vi si era celebrato sfarzosamente il matrimonio di un’altra figlia di Vittorio Amedeo III, la principessa Maria Carola Antonia col principe Antonio Clemente di Sassonia. Una villa immensa, i cui edifici avevano ormai l’estensione degli attuali, biancheggiava nel verde dei folti boschi circostanti fra il torrente Sangone, Orbas- sano, Candiolo e None (li si vede segnati nel “Plan de la forêt royale de Stupinis et de ses environs” inciso in quel tempo dallo Stagnon), al fondo del lunghissimo diritto viale — «quattro miglia» diceva allora la «Guida di Torino» del Derossi — che, ombreggiato d’olmi, partiva dalla Porta Nuova di Torino. Intorno a questa villa inizialmente pensata — nel rapporto fra città e campagna, fra la rigida etichetta della Corte torinese e la fugace libertà dell’esercizio venatorio — come un invito, significato dalle candide ali del cortile aperte verso la capitale, a brevi riposi del sovrano dalle cure dello Stato, e nel suo modulo geniale in perfetta rispondenza con quel pensiero forse unica in Italia, per circa mezzo secolo s’era lavorato ad ampliare e migliorare, con varia fortuna.Incisione su rame, con margini, in perfetto stato di conservazione. Opera molto rara. Carta geografica raffigurante l’area dove è situata la Palazzina di Caccia di Stupinigi, capolavoro dell’architetto Filippo Juvara, ordinata nel 1729 da re Vittorio Amedeo II, e ultimata nel 1733.Incisione originale eseguita su rame (mm 442 x 536 l’impressione più margini). Impressa a Torino nel 1780 circa da Giacomo Stagnon, su disegno di Michele Angelo Audo. Carta geografica di riconosciuta rarità raffigurante il Parco di Stupinigi e i dintorni fino al limite sud dell'antica città, inserita entro cornice avvolta da nastro. Lungo tutto il lato superiore titolo in francese su nastro. In basso a sinistra decorativo cartiglio con attributi venatori. Seconda tiratura. È stato utilizzato lo stesso rame della prima edizione del 1752 aggiungendo qualche piccola variante, come il titolo, in origine in italiano, ora mutato in francese.Giacomo Stagnon, disegnatore e incisore nato a Mondelli in Valle Anzasca, fu attivo nella seconda metà del Settecento. Scrive Marziano Bernardi in “La Palazzina di Cacci di Stupinigi” (1958): Dalle stampe dello Sclopis, del 1783, e se si vuole, per il contorno pittoresco dell’ambiente venatorio, dalle tele del Cignaroli, noi possiamo rappresentarci la stupenda villa regale, non più soltanto ricco padiglione di caccia per correre il cervo, nel suo pieno fulgore sotto Vittorio Amedeo III; quando da dieci anni vi si eran svolte le splendide feste per le nozze della principessa Maria Teresa e del conte d’Artois, futuro re di Francia, e le sere del 17 e 20 ottobre 1773 tutta la Palazzina s’era accesa di fuochi, uno spettacolo che l’architetto Mario Quarini aveva fissato nei suoi disegni conservati nella Biblioteca Reale di Torino; e quando da due vi si era celebrato sfarzosamente il matrimonio di un’altra figlia di Vittorio Amedeo III, la principessa Maria Carola Antonia col principe Antonio Clemente di Sassonia. Una villa immensa, i cui edifici avevano ormai l’estensione degli attuali, biancheggiava nel verde dei folti boschi circostanti fra il torrente Sangone, Orbas- sano, Candiolo e None (li si vede segnati nel “Plan de la forêt royale de Stupinis et de ses environs” inciso in quel tempo dallo Stagnon), al fondo del lunghissimo diritto viale — «quattro miglia» diceva allora la «Guida di Torino» del Derossi — che, ombreggiato d’olmi, partiva dalla Porta Nuova di Torino. Intorno a questa villa inizialmente pensata — nel rapporto fra città e campagna, fra la rigida etichetta della Corte torinese e la fugace libertà dell’esercizio venatorio — come un invito, significato dalle candide ali del cortile aperte verso la capitale, a brevi riposi del sovrano dalle cure dello Stato, e nel suo modulo geniale in perfetta rispondenza con quel pensiero forse unica in Italia, per circa mezzo secolo s’era lavorato ad ampliare e migliorare, con varia fortuna.Incisione su rame, con margini, in perfetto stato di conservazione. Opera molto rara. cfr. Ada Peyrot, Torino nei secoli, tomo I, n° 212.
In-8° (185x110mm), pp. XLII, (2), 448, legatura coeva p. pergamena rigida con titolo in oro entro tassello al dorso. Dedica a stampa "alle Sacre Reali Maestà di Ferdinando IV e Carolina regnanti delle due Sicilie". Una firma del tempo al contropiatto. Fioriture normali. Ottimo stato. Prima e unica edizione, estremamente rara, di questi saggi sulla situazione economica ed agricola del Regno di Napoli verso il declinare del XVIII secolo. I sei saggi qui raccolti discorrono dell'allevamento delle pecore e dei mezzi impiegati in vari paesi per migliorarne le razze ed averne ottime lane, dei "vantaggi che possono risultare per l'Arte Pastorale dallo stabilimento di una regolare Educazione Nazionale", dello stato economico dell'epoca del Tavoliere di Puglia, del mezzo per rendere l'industria delle pecore di Puglia "più utile al Regio Erario ed alla Nazione", dei mezzi per soccorrere i poveri e contrastare la mendicità nel Regno di Napoli, e dello "stato attuale degli altri prodotti del R. Tavoliere di Puglia, oltre la lana, ed i meglioramenti dei quali sarebbe suscettibile". Il Targioni, di cui non sono noti gli estremi di nascita e morte, compose anche delle Idee relative ai mezzi migliori per mantenere e impiegare i poveri (1802), in cui additava come cause della miseria crescente il rialzo artificiale del valore delle monete e la crisi dell'agricoltura soffocata dalla pressione fiscale e dalla mancanza di mezzi di comunicazione, e una Memoria sull'agricoltura e la pastorizia (1814). Einaudi, 5549. Manca al Goldsmith's e alla Kress. Cfr. Tommaso Fornari, Delle teorie economiche nelle provincie napoletane, II, Milano, 1888. Italiano
In-8 p. (mm. 200 x 150), mz. pergam. antica (risg. rifatti), titolo ms. al dorso, 4 cc.nn., 108 cc.num., al frontespizio marca della Compagnia degli Uniti (in cornice figurata: il sole che scaccia le nuvole. Motto: Frustra opposita), ornato da grandi iniziali figur. a vignetta, fregi e finalini, inc. su legno. In questa edizione sono contenuti i tre "Discorsi.." e insieme "Il primo libro delle lettere scritte à diversi suoi amici, le quali oltra la famigliarità, sono ripiene di molti concetti & avertimenti poetici à dichiaratione d'alcuni luoghi della sua Gierusalemme Liberata. Gli uni, e l'altre scritte nel tempo ch'egli compose detto suo Poema”. "Rara prima edizione". "Tutti i "Discorsi" offrono un grande interesse.. vi si scorge sotto le molte citazioni di autorità filosofiche e letterarie, la poesia alta e nuova della "Gerusalemme"" (cosi' Diz. Opere Bompiani,II, pp. 705-706). Cfr. Adams,II, p. 260 - The British Library, p. 660 - Gamba,971: "Questa edizione prima è dedicata da Giovanni Battista Licinio a Scipione Gonzaga..”. Tracce d’uso e restauri per piccoliss. mancanze al frontesp., lieve alone margin. su alc. carte, solo la c. 34 con arross., altrimenti un buon esemplare.
In-8 p. (mm.218x168), p. pergamena coeva (dorso restaur., risg. rifatti), titolo ms. al dorso, pp. (8),345, ornata da fregi e finali inc. su legno. Cfr. Brunet,V,669 - La Raccolta Tassiana,714: “Questa è l’ediz. elencata dal Serassi (autore della “Vita di Torquato Tasso”). Salvo le note tipografiche, la stampa è identica a quella pubblicata a Napoli, Parrino, 1737; fra l’altro la dedica è sempre del Parrino, datata da Napoli. La carta invece è scadente e i margini sono normali”. Con antiche annotazioni margin. a matita, fiorit. e arross. interc. nel t. Molto rara.
In-8 gr. (mm. 280x208), 2 volumi, p. pelle bazana coeva (dorsi restaur.), sottili cornici dorate ai piatti, dentelles dorate ai risg., tagli rossi, pp. (24),152,(8),331; 375,122,(6); con un ritratto del Tasso disegnato da Seeman e inciso da Depuis Jun. e 3 frontespizi (uno generale e due con solo titolo e autore dell’opera; questi ultimi portano una bella e grande vignetta inc. in rame ove figura anche un ritratto del Tasso); il testo è ornato da grandi capilettera a vignetta, testate e finalini, inc. su legno. Questa edizione londinese si basa sulla celebre ediz. di Genova del 1590 illustrata da Bernardo Castelli. L'opera è dedicata alla Maestà di Giorgio, Re della Gran Bretagna, di cui sono riportate le armi in una testata incisa. Le 20 magnifiche tavole f.t. (una per ogni canto), ripropongono le figure di Bernardo Castelli, inc. in rame dal Van der Gucht. Introducono il poema alcune poesie di autori vari in lode del Tasso e del Castelli e una "vita" dell'A. scritta da G.B. Manso. In Appendice: "Tutte le stanze intere, che dall'Autore sono state rifiutate in questo Libro" - "Annotationi di Scipio Gentili nella Gierusalemme" - "Luoghi osservati da G. Gustavini. I quali il Tasso nella sua Gierusalemme ha presi & imitati da Poeti & altri scrittori antichi" - "Tavola di tutte le rime della Gierusalemme Liberata". Cfr. Gamba,948 - Brunet,V,666 - Raccolta Tassiana Bibl. “A. Mai”, 252: “Questa è una delle più vaghe, magnifiche e pregiate edizioni. Procurolla con grandissimo impegno e con non minore finezza di gusto il celebre Nicola Francesco Hayn, antiquario e bibliografo romano, il quale ebbe da tutta la nobiltà inglese grandiosi aiuti per condurla a fine con quella magnificenza che qui si vede (Serassi)”. Pagine ingiallite (per la qualità della carta) sono intercalate da pagine fresche e bianche, ma complessivamente è un buon esempalre.
165020698Padua. Paolo Frambotti, 1650. Kupfertitel, 7 Blätter, 270 Seiten, 9 Blätter, mit 16 (14 ganzseit.) Kupfern u. 4 (2 ganzseit.) Holzschnitten. Kl.-4°. - 19:14,5 cm. Brauner Halblederband des frühen 19. Jhdts. mit Rückenfil. u. Rückentitel.
Rarissima mappa tratta dal Nouveau Petit Atlas - Atlas soluagé de son gros pesant Fardeau stampato a Leida, circa 1714. L’atlante è incredibilmente raro e solo una copia completa è conosciuta nella biblioteca di Leida, mentre Burden possiede solo il primo volume. L'atlante è composto di nove parti: una parte generale denominata "Nouveau Petit Atlas" e 8 parti con mappe di una certa regione ogni intitolato "Atlas Soulage de son gros e pesant Fardeau". Quasi tutte le mappe vengono stampate utilizzando e rielaborando le lastre di Janssonius per il suo Atlas Minor, atlante di ispirazione mercatoriana che prima Hondius poi Janssonius ampliarono e aggiornarono. I titoli e la scala sono stati tradotti in francese. I cartigli sono stati modernizzati, con una forma tonda od ovale composta e delle rose dei venti aggiunte. Alcuni toponimi sono aggiunti, come si nota dalla diversa grafia incisa. Le carte dell’Italia provengono dall’ottava ed ultima parte dell’atlante, denominata L’Atlas Soulagé de son gros & pesant fardeu: Ou NOUVELLES CARTES GEOGRAPHIQUES qui contiennent l’ITALIE, avec le Paryies principales qui la composent comme l’Etat del L’eglise, Naples, Sicile, &c. Ouvage propre pour Vouager commodement & agréablement des Yeux. Incisione in rame, con coloritura coeva, perfette condizioni. Grandissima rarità cartografica. A very rare map taken from the "Nouveau Petit Atlas - Atlas soluagé de son gros pesant fardeau" printed in Leiden circa 1714. The atlas is very rare and only one complete copy is known in the library of Leiden, while Burden old only the first volume. The atlas is composed of nine parts: a general part "Nouveau Petit Atlas" and 8 parts with maps of a certain region each titled "Atlas soulagé de son gros & pesant fardeau". Almost all maps are printed from reworked plates of Janssonius's "Atlas Minor". The titles and scale were translated into French. The cartouches have been modernized and windrose added. Copperplate with contemporary outline colour, perfect conditions. Great rarity. Van der Krogt, Koeman's Atlas Neerlandici, Vol. III B, pp. 561/570, 352:51.
301 fascicoli in-4° rilegati in cinque volumi, ciscun fascicolo e composto da 16 pag. con 40 ill. n.t. e con tutte le bross. conservate e illustrate anche all'interno. Legature in mezza tela coeva con ininfluenti segni del tempo. Il Numero che riguarda il Vaticano è doppio. Lieve gora sul margine inferiore di alcuni fascicoli.
16228Paris, G. Charpentier et E. Fasquelle, 1896. In-12, 751 pp., demi-maroquin à coins rouge de l'époque, double filet doré sur les plats, dos à nerfs, auteur, titre, lieu et date dorés au dos, tête dorée, couverture originale conservée (frottements, mors fendus, gardes renouvelées).
Volume in folio antico (30x21 cm), legatura coeva in piena pergamena (minime mancanze agli angoli esterni), titolo manoscritto ab antiquo al dorso, bianca, frontespizio con impresa tipografica in silografia, prefazione, sommario degli argomenti di ciascun libro, 8 cc., 1082 pp.. Testatine, iniziali e cul-de-lampe ornati. Settima edizione (la prima è del 1656 di Venezia, col titolo "Storia delle guerre d'Italia dal 1635 al 1655"), notevolmente ampliata, di questa pregiata opera storiografica, strutturata annalisticamente ed in parte fondata sull'esperienza diretta, che procurò all'autore l'invito a recarsi a Torino come storiografo e consigliere di corte nel 1676. I libri VII-XIII trattano delle guerre civili in Piemonte e contengono animate descrizioni degli assedi di Ivrea e Torino. Lo scrupoloso lavoro di ricerca e rigoroso vaglio delle fonti, rende quest'opera una fra le più apprezzate ed accurate descrizioni della storia d'Italia, a cui attingerà ancora, nel secolo XIX, Carlo Botta. Sostanzioso trattato, esteso e prezioso di notizie e conoscenze, assolutamente degno d'attenzione. Il volume presentato è in più che buono stato, malgrado la carta "povera" secentesca, è del tutto esente da bruniture, rarissime le mende, solo una lieve gora al margine bianco, esterno, inferiore, alle prime carte. D'altissimo valore e di buona rarità.
1744656871 vol. in-4 reliure début XIXe demi-basane rose, dos lisse orné, Chez la Veuve Estienne & Fils, Paris, 1744, XL-288 pp. et 1 f. n. ch., avec 2 cartes dépliantes ("Position des points discutés dans l'analyse géographique" et "Parallèle du contour de l'Italie").
In-4 gr. (mm. 340x240), mz. pelle mod. con ang., fregi e tit. oro al dorso, conserv. cop. orig. (lieve alone al piatto anter.), pp. XII,83, ornato da graziose testate e capilettera. Questi “appunti storici” sono documentati da 20 magnifiche tavv. in cromolitografia f.t., disegnate e colorate dal vero dall’A. medesimo. Sono tavole (piu' volte ripieg.) che raffigurano antiche stoviglie in ceramica e 71 marchi di fabbricazione. Preziosa e documentata monografia sulle manifatture faentine per provarne la loro antichità, la loro importanza e l’esistenza della fabbrica Ca’-Fagiolo di Faenza. Bella ediz. d’arte di 285 esempl. numerati. Il ns., 195, è ben conservato e intonso.
in testa al front.: Biblioteca del Senato del Regno (vol. I); Biblioteca del Senato della Repubblica (voll. II-VIII) - vol. I A-B (Tipografia del Senato 1943); vol. II C-E (Tipografia del Senato 1950); vol. III F-K (Leo S. Olschki Editore 1955); vol. IV L-M (Leo S. Olschki Editore 1958); vol. V N-Q (Leo S. Olschki Editore 1960); vol. VI R (Leo S. Olschki Editore 1963); vol. VII S (Leo S. Olschki Editore 1990); vol. VIII T-U (Leo S. Olschki Editore 1999) - otto volumi in 4°, bross. edit con titoli a due colori - numerose tavole in b.n. anche con velina protettiva
In folio (mm. 385x267), mz. marocchino coevo, dorso a cordoni (abrasioni) con fregi e tit. oro, piatti in percallino rosso (con macchie) e titolo dorato, risg. damascati, tagli dorati. Il volume presenta una affascinante raccolta di 42 tavole su cartoncino (precedute da un foglio bianco), disegnate e inc. su acciaio dai F.lli Rouargue: sono vedute delle più pittoresche città dell'Italia Settentrionale, Centro- Meridionale e della Sicilia, incluse 6 colorate a mano che raffigurano tipici "mestieri" dell'epoca, con sullo sfondo la città di riferimento. In questa lussuosa edizione le tavole sono presentate con margini molto ampi ma nel 1856 (in formato ridotto) avevano adornato la celebre opera di de Musset “Voyage pittoresque en Italie”. Esemplare ben conservato.
Small spot on top edge. Minor rubbing to boards and spine ends with light chips. Outer hinge covering weak. Boards with extremely light bubbling. Endpapers with light foxing. Hinges not tight ; Large, limited edition # 165 ; 8vo; 562 pages
La carta viene preparata da Gerard Mercator per il suo Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589) che comprende un frontespizio allegorico e 22 carte geografiche della penisola, dei Balcani e della Grecia. Successivamente le carte sono ristampate nell’Atlantis Pars Altera (1595) pubblicato postumo alla morte del Mercatore, dallo stampatore di Duisburg Albert Buys, sotto la supervisione del figlio Rumold Mercator. Composto da sei parti – pubblicate separatamente tra il 1589 e il 1594 – comprende 107 mappe, tutte tranne la carta del mondo di Rumold, firmate da Gerard Mercator. Le lastre vennero poi acquistate da Jodocus Hondius, che tra il 1606 e il 1630 le utilizzò per il suo Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrandole ed aggiornandole con proprie “nuove” carte. Delle mappe di Mercator sono note anche ristampe curate da Johannes Janssonius. Le edizioni Hondius e Janssonius ebbero un grande successo commerciale e furono stampate in più lingue, con il testo al verso della carta in latino, francese, tedesco e olandese. La carta è incisa con i connotati tipici dell'opera mercatoriana. Le montagne sono allineate in un concetto di area montuosa, non per indicare vere catene o valli, ed hanno una struttura con qualche differenza nella dimensione, ma simile per quanto riguarda la forma, con pendici verticali e cime piatte. Le città sono mostrate attraverso castelli più o meno grandi caratterizzati da tetti slanciati ed aguzzi, simili a cappelli di mago. Esemplare tratto dall'edizione con testo francese del 1633 dal titolo Gerardi Mercatoris et I. Hondii Atlas ou Representation du Monse Universel. Incisione in rame, coloritura coeva, in buono stato di conservazione. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134; L. Piloni, "Carte geografiche della Sardegna", tav. XXXII. The map is prepared by Gerard Mercator for his Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589), which includes an allegorical frontispiece and 22 maps of Italy, the Balkans and Greece. Later, the maps are reprinted in the Atlantis Pars Altera (1595) published posthumously after the death of Mercator, by the Duisburg printer Albert Buys, under the supervision of his son Rumold Mercator. Composed of six parts - published separately between 1589 and 1594 - it includes 107 maps, all except Rumold's map of the world, made by Gerard Mercator. The plates were then purchased by Jodocus Hondius, who between 1606 and 1630 used them for his Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrating and updating them with his own "new" maps. Of Mercator's maps are also known reprints edited by Johannes Janssonius. The Hondius and Janssonius editions had a great commercial success and were printed in several languages, with the text on the back of the map in Latin, French, German and Dutch. The map is engraved with the typical connotations of Mercatorian work. The mountains are aligned in a mountainous area concept, not to indicate true chains or valleys, and have a structure with some differences in size, but similar in shape, with vertical slopes and flat tops. The cities are shown through more or less large castles characterized by slender and pointed roofs, similar to wizard hats. Example taken from the Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi by Hondius. Copper engraving, in good condition. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134