29 735 résultats
0324-Bo.J. Radierung, 1748, auf Bütten mit Wasserzeichen: Lilie im Kreis (Hind 1). 13,6:27 cm. Blatt 20, der ?Antichità romane de?tempi della Republica??. Abdruck der römischen Ausgabe, o.J., 1748. Literatur: Focillon 62; Hind 21; Taschen 95; Wilton-Ely 124. - Sehr kräftiger Abdruck mit vollem Rand, die Ränder leicht gebräunt.
0325-Bo.J. Radierung, 1748, auf Bütten mit Wasserzeichen: Lilie im Doppelkreis (Hind 3). 13,5:27 cm. Blatt 7, der ?Antichità romane de?tempi della Republica??. Abdruck der römischen Ausgabe, o.J., 1748. Literatur: Focillon 48; Hind 8; Taschen 81; Wilton-Ely 110. - Sehr kräftiger Abdruck mit vollem Rand, die Ränder leicht gebräunt, im Unterrand ein ca. 3 cm langer Einriß.
630-Eo.J. Bleistift, auf cremefarbenem Velin. - Verso: Studien von Akanthusranken. Bleistift. 17,6:10,6 cm. Provenienz: Englischer Privatbesitz, bis 1972. Vergleichsliteratur: Ausst. Katalog: Die Nazarener - Vom Tiber an den Rhein. Drei Malerschulen des 19. Jahrhunderts. Bearbeitet von N. Suhr und N. Kirchberger. Mainz, 2012, S. 65-68, Farbabb. S. 67, 182, 183, 185-187 und 189.
631-Eo.J. Bleistift, auf bräunlichem Velin. 23:16 cm. - Mit Tesafilmresten am Oberrand, Einriß im Oberrand und rechtem Seitenrand, geglättet. Provenienz: Englischer Privatbesitz, bis 1972. Vergleichsliteratur: Ausst. Katalog: Die Nazarener - Vom Tiber an den Rhein. Drei Malerschulen des 19. Jahrhunderts. Bearbeitet von N. Suhr und N. Kirchberger. Mainz, 2012, S. 65-68, Farbabb. S. 67, 182, 183, 185-187 und 189.
2 vol. in 16°, antiporta figurata, pp. XVI+678; pp. II+670. Legatura coeva in piena pergamena.Edizione riccamente figurata da xilografie in nero nel testo e da 19 tavole ripiegate f.t. tra cui una pianta della città di Roma. Fresco esemplare. La famosa guida romana si componeva di tre tomi (due relativi alla descrizione della città con vari itinerari e un volume spesso mancante dedicato agli usi e costumi degli antichi romani). I nostro esemplare si compone solo dei primi due tomi. Raro.
In folio; 38,6x28,2 cm. Firma a stampa in controparte (come in tutti gli esemplari) a stampa nel lato destro. Firma autografa a matita di Sartorio sempre sul lato destro e dedica autografa dello stesso artista all’amico, noto artista, traduttore e fra i più importanti restauratori del primo novecento, direttore del Regio Gabinetto di Restauro presso la Soprintendenza alle Gellerie del Lazio dal 1924 e dal 1926 direttore emerito dei restauri delle collezioni del Comune di Roma, Tito Venturini Papari (1864 - 1944, noto per essere stato uno dei primi a chiedere di istituire, fina dal 1901, una cattedra di restauro nelle scuole d’arte italiane e anche per un’aspra polemica con gli Accademici di San Luca quando questi chiese, primo restauratore, di essere ammesso fra gli accademici proprio in quanto maestro della sua arte, cosa che riuscì per la prima volta negli anni 60’ del novecento a Pico Cellini) e a alla moglie di lui Ginevra Lea Cecconi della famiglia dei Cecconi Principi , in occasione del loro matrimonio. Autore poliedrico e dal grande impatto visivo, Sartorio, all’inizio del Novecento, pensò e realizzò una serie di incisioni (tre in tutto) dedicate alle lotte degli animali, serie che avrebbe fortemente influenzato l’immaginario collettivo del novecento. Una di queste tre incisioni è proprio quella qui rappresentata, dal titolo “Lotta regale” nella quale si rappresenta la lotta fra una tigre ed un elefante. Le due fiere sono ambientate nella savana, nelle immediate vicinanze di uno specchio d’acqua per il controllo del quale, gli animali, probabilmente si battano. Il gioco dei chiaro-scuri rende la scena estremamente viva, ma quasi cristallizzata nel tempo dando l’idea che la tigre non si potrà mai liberare dal peso dell’elefante. Giulio Aristide Sartorio (Roma, 11 febbraio 1860 – Roma, 3 ottobre 1932), personalità poliedrica, fu celebre pittore, incisore, scultore, scrittore e regista cinematografico, alla continua ricerca di nuove forme espressive. Probabile autodidatta, poco si sa della sua formazione artistica giovanile. Quello che si sa è che sicuramente fu introdotto all’arte dal padre e dal nonno, discreti pittori e che iniziò ad ottenere un discreto successo economico, copiando affreschi, mosaici, quadri e statue delle basiliche e dei musei romani (firmandole fra l’latro con i nomi degli artisti e omettendo il suo) ed arrivando ad aprire una sua bottega in Via Borgogna a Roma, a soli 19 anni. Mentre porta avanti la sua attività economica di bottega, nel tempo libero, Sartorio si reca nelle campagne romane alla ricerca di spunti dal vivo che inizia a mettere su tela in uno stile verista ispirato dall’opera di Michetti e Palizzi. Nel 1882 presenta all’Esposizione di Roma uno delle sue produzioni originali, il quadro “Malaria” che ottiene notevole successo. Da questo momento in poi i suoi successi si susseguono senza sosta. Entra in contatto con il mondo letterario stringendo amicizia con Carducci ,Eduardo Scarfoglio e Gabriele D’Annunzio per il quale realizza, nel 1886, le illustrazioni per il romanzo Isotta Guttadauro che sancisce, anche, la sua adesione all’estetica preraffaellita di William Holman Hunt, John Everett Millais e Ford Madox Brown, ma rielaborandola, verso una visione sempre più fantastica. Nel 1889, il suo quadro I Figli di Caino, vince la Medaglia d’Oro all’Esposizione Nazionale di Parigi. Sul finire del secolo e dopo un viaggio in Inghilterra si reca in Germania dove dal 1895 al 1899, detiene la cattedra di professore presso l’Accademia di Weimar, dove conosce, anche, Nietzsche ed i simbolisti tedesche, sancendo definitivamente, il su avvicinamento al Liberty. La stampa che qui presentiamo, venne realizzata, al suo rientro in Italia dalla Germania, ancora sotto la fascinazione del nuovo gusto artistico che stava prendendo piede nel nord Europa. Prima rara edizione, con dedica autografa ad illustre personaggio.
Veduta fantastica della città posta nella parte inferiore del foglio che contiene anche il testo descrittivo, tratto dal "Liber cronicarum cum figuris et umaginibus ab initio mudi usus mit temporis" rarissima edizione "tascabile" della celebre cronaca del mondo, edita ad Ausburg presso Johann Schonsperger, nel 1496. Prima edizione in tedesco dello Schonsperger. Egli abbrevia sia il testo sia il formato dello Schedel per produrre un edizione che fosse più maneggevole a commerciabile di quella di A. Koberger. "Nel 1469 venne realizzata un'edizione delle Cronaca di Norimberga in formato ridotto a cura di J. Schonsperger in cui le immagini sono copie ridotte di quelle originali ed anche i testi sono sintetizzati. Questa edizione (la seconda in tedesco) è comunque assai più rara della prima. L'editore Schonsperger è noto in quanto impiegò a Norimberga un nuovo carattere gotico chiamato Fraktur nel poema composto per la morte di Massimiliano I" (cfr. Marigliani p. 117).Silografia finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Molto rara.BibliografiaC. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 10. Fantastic view of the city placed in the lower part of the sheet that also contains the descriptive text, taken from the "Liber cronicarum cum figuris et umaginibus ab initio mudi usus mit temporis", the very rare "pocket edition" of the famous chronicle of the world, published in Ausburg by Johann Schonsperger, in 1496. First German edition of the Schonsperger. He shortened both the text and the format of the Schedel to produce an edition that was more manageable and marketable than that of A. Koberger. "In 1469 an edition of the Chronicle of Nuremberg was produced in reduced format by J. Schonsperger in which the images are reduced copies of the original ones and also the texts are synthesized. This edition (the second one in German) is however much rarer than the first one. The publisher Schonsperger is known because he used in Nuremberg a new gothic character called Fraktur in the poem composed for the death of Maximilian I" (see Marigliani p. 117).Woodcut, with fine later hand colour, excellent condition. Very rare.BibliografiaC. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 10.
Acquaforte misure: mm 310 x 278 Incisore e disegnatore, si dedicò sporadicamente alla pittura. Il padre Francesco, scultore allievo di Giambologna, morì prematuramente ma riuscì ad avviare tutti i suoi figli a mestieri d’arte. Stefano fu il solo ad eccellere, ebbe i primi insegnamenti presso botteghe di dimenticati orefici i quali ebbero tuttavia il pregio di fargli prender dimestichezza con il bulino. Fu sostanzialmente un autodidatta. Le fonti bibliografiche affermano che egli si esercitava a disegnare figure curiosamente partendo dai piedi e a copiare le incisioni di Jacques Callot avendo come unico confronto l'incisore Remigio Cantagallina. Fu notato poi dal pittore Giovan Battista Vanni che lo prese nella sua bottega e gli diede i primi insegnamenti di pittura e del disegno. La vocazione di Della Bella fu sicuramente l'incisione e già le sue prime opere rivelano i temi a lui più cari: scene di vita contemporanea, feste, battaglie e le decorazioni. Lo studio delle incisioni e dei disegno di maestri antichi, la conoscenza e il confronto con i maestri fiorentini e fiamminghi a lui contemporanei allora presenti alla corte medicea furono furono di grande stimolo. Egli è considerato un grafico puro, grazie ai suoi numerosi viaggi tra Roma e Parigi e grazie alla protezione dei Medici maturò un proprio linguaggio grafico, in vita e per tutto il XVIII secolo fu ricercato e collezionato in Francia e in Italia . In questa stampa, tratta dalla serie Vedute di Roma e della campagna circostante composta da sei tavole, protagonista è un grande vaso dalle forme classiche. A destra, sulla terrazza del grande giardino di Villa Medici a Roma si vede un antico e maestoso vaso decorato con un bassorilievo che rappresenta il sacrificio di Ifigenia (oggi il vaso è nella Galleria di Firenze). A sinistra del vaso, è raffigurato un giovane ragazzo seduto a terra, di profilo a destra, con il volto incorniciato da morbidi capelli che scendono sulle spalle e con lo sguardo fisso verso il vaso. Si tratta di Cosimo III de Medici avvolto in un abito riccamente panneggiato intento a disegnare su un taccuino il vaso. Sullo sfondo viene descritto, attraverso un tratteggio più morbido, che conferisce un atmosfera argentea, il giardino ricco di molte varietà di alberi quali cipressi che si stagliano verso il cielo, statue, arbusti e una donna che passeggia sulla sinistra. In basso, al centro iscritto in lastra "Romae in Hortis Medicaeis Vas Marmoreum Eximium", a destra "SD (sovrapposti) Bella MDCLVI". Molti storici ritenevano che il ragazzo rappresentato fosse l'artista stesso, invece adesso si pensa che sia Cosimo III allora principe ereditario di Toscana. Impressione eccellente, dai neri intensi e tratto deciso su carta vergellata color avorio. Ottimo stato di conservazione. Buoni margini oltre la battuta del rame benché irregolari. Stato: II/III con il monogramma e la data modificata. Filigrana: “testa coronata di profilo” (Lieure, 21, Ortolani, 3). Bibliografia: De Vesme-Massar 832, pag. 128.
44605Delaunay.1829.E.O.2 vols.in-8.450 et 592 p.Frontispices et planche dépliante. Demi-reliure brune avec caractères dorés.Des rousseurs.Signature du relieur Vogel en queue du Tome I.
In 4°, pp. (2), VIII, 263, (1). Legatura alle armi in pieno marocchino, titolo al dorso, tagli rossi. Le dodici tavole di cui si parla sono la prima codificazione scritta del diritto romano, la cui redazione risale alla metà del V secolo a.C. Questo corpus deriva dai “mores”, cioè l’insieme di leggi che avevano fino allora codificazione orale. Secondo Tito Livio e altre fonti antiche, allo scopo di produrre le dodici tavole, il Senato romano inviò in Grecia una delegazione di ambasciatori per studiare le leggi di Atene e di altre città. Le tavole, non si sa di quale materiale, sarebbero state affisse nel Foro e distrutte nel sacco di Roma del 390 a.C. All’epoca della dissertazione di Stramigioli, abate pesarese, sulla scia delle obiezioni di Vico e della riflessione sul diritto romano apertasi nel XVIII secolo, si era aperto un dibattito secondo il quale i Romani non avrebbero fatto questa spedizione: fra i sostenitori di questa ipotesi troviamo Francesco Maria Ganassoni, al quale lo Stramigioli si rivolge direttamente nelle prime tre sue dissertazioni. Curiosa e originale la quarta dissertazione, nella quale si affronta il tema della nautica e della capacità romana di navigare in epoca romana. Alle sette dissertazioni sulle XII tavole se ne aggiunge un’ottava (“sopra le correnti gramatiche della lingua latina”) in cui l’autore contesta il metodo corrente per insegnare “a’ fanciulli detta lingua col mezzo delle medesime”. 2 According to some studies, the XII plates, i.e. the oldest written codification in Roman law, couldn’t have a Greek source. Stramigioli strongly sustains, in this work, that a Roman delegation was on the contrary sent to Athens, to put together this code. In the fourth dissertation the author address the issue to the Roman ability to sail (and so going to Greece).
2167Francfort. Joa Saurri, 1608-1612. 2 tomes en 1 volume in folio (38/23cm), 3 ff. nch. 600 pages. 30 ff. nch - 511pages. Pleine basane dos à nerfs orné. Coupes et coins usés, petit manque de cuir à l'angle du second plat. Reliure ancienne.
42 x 58 cm ; Raccolta suddivisa in 5 parti, ese parte. 1: Tempio di Antonino e Faustina, 9 c. di tav. 14 pp.; 2: Tempio detto della Sibilla in Tivoli, 10 c. di tav. 12 pp.; 3: Tempio detto di Vesta in Roma; 5 c. di tav. 11 (1) pp.; 4: Tempio di Giove Statore, 8 c. di tav. 15 (1) pp. ; 5: Tempio di Giove tonante. Legatura in mezza pelle.
ff. 148 leaves. 8vo. [161 X 97 mm.] [a-i8, K8, l-s8, t4]. Aldine devices on first and last leaves. Some age stain on preliminaries. Handsome 18th century red morocco binding, nicely tooled in gilt. Manuscript shelf title the on bottom edge. Large engraved bookplate of Sir Charles Thomas-Stanford, 1st Baronet (1858-1932), Born Charles Thomas, he was a British Conservative Party politician from Brighton, and sat in the House of Commons 1914-1922. Also with the small ms. ownership for Edwin Wolf II. First and only Aldine edition. First Century saga on the quest for the Golden Fleece. The work was probably composed to glorify Vespasian's conquest of Britain. The 'Orpheus' was translated into Latin by Leodrisio Cribello, a Milanese friend of Francesco Filelfo. Also contains a brief 'Life' prepared by Pietro Crinito. "Fine copies are obtained with some difficulty" - Dibdin II:515. Renouard 97:3; Adams V-77; UCLA II/192; Schweiger II 1099; Brunet V:1045. A lovely pocket sized Aldine. SAFE ALD 1
2 parti in un vol. in-4, pp. X, 376, (27); 434, XXII, (2), bella leg. m. pelle cova con angoli e tit. oro al d. Tagli spruzzati. Belliss. ritr. del Palestrina in antip. inc. da F. Ausler. Ediz. orig. Brunet I, 616. La più importante biografia del Maestro compositore, alla redazione della quale l’A. dedicò gran parte della sua vita. Belliss. esempl. su carta forte e a larghi margini.
181190382Paris: Imprimerie Impériale 1804-1814 1811. Fine. Imprimerie Impériale 1804-1814 Paris s. d. 1811 19.5 x 24.5 cm Broché Rare first edition of this poem printed on bluish paper and composed by Tissot in honour of the birth of the King of Rome the Emperors son.Not in Quérard.Our copy is preserved in its original wrappers under a modern marbled paper cover. Not in Quérard. A fine copy. Imprimerie Impériale (1804-1814) unknown
Incisione in rame stampata su due lastre e due fogli riuniti nella parte centrale, seconda tiratura del 1800 circa, b/n, cm 70,5 x 97 circa (alla lastra), 81,5 x 108 (l'intero foglio con i margini bianchi). Titolo e lunga dedicataria al margine inferiore all'Altezza Reale Eminentissima Errigo Benedetto Maria Vescovo di Frascati; più sotto, in minuta scrittura è presente una legenda a 13 voci: 1 Anfiteatro ornato con 320 Colonne di pietra tiburt.na, e 136 Statue della medes.ma pietra. 2 Fontane di acqua perenne. 3 Obelisco di granito rosso da Caio Cesare portato dall’Egitto a Roma, e messo nel suo circ.° alto piedi 81 e col Piedestall° 109. 4 Palazzo della Sag. Inquisizione. 5 Ch. di S. Salvatore in Campo S.to. 6 Seminar.° del Clero di San Pietro. 7 Palazzo per i Canonici della Basilica. 8 Sagrestia di S. Pietro. 9. Ch. di S. Marta. 10 Palaz.° Pontif.°. 11 Casino di Belvedere. 12 Torre dell’antiche mura della Città Leonina. 13 M.te Vaticano. Si tratta di una serie di tre incisioni, realizzate dal 1774 al 1778 e l'opera è dedicata a Enrico Benedetto Stuart, cardinale e duca di York ed erede cattolico al trono britannico. In questa prima tavola il Vasi realizza una splendida veduta a volo d'uccello che mostra la Piazza San Pietro con la Basilica Vaticana e con il Palazzo Vaticano. Al centro dell'immagine campeggia l'obelisco del Bernini e tutta la scena è resa con una grande accuratezza di dettagli, anche per quanto riguarda i colonnati semicircolari e tutti gli edifici circostanti, il cui tratteggio va via via attenuandosi per quelli sullo sfondo. Ad eccezione di questa, che è la prima tavola, le altre due documentano diversi momenti di cerimonie papali, l'una in esterno, con la veduta del fianco destro della Basilica Vaticana, e l'altra in interno; e sono rispettivamente dedicate all'Eminentissimo e Reverendissimo Principe, il Cardinale Leonardo Antonelli del Titolo di S. Sabbina, e alla Santità del Sommo Pontefice Papa Pio VI. Felicemente Regnante. Esemplare con imperfezioni e strappi marginali e con alcune minute abrasioni dell'inchiostro, bella impressione, buono tutto l'inciso. .
in-folio, pp. (24), 472, attraente leg. tedesca del tempo in p. vitello biondo, triplice rquadro a secco con piccolo fiore in oro agli angoli sui piatti e fleuron al centro, dorso a nervi con tit. oro (abrasioni agli spigoli ed alla cuffia infer.). Marca tip. sul frontesp. ed in fine, fregi ed iniz. silogr., testo su due colonne in car. tondo e corsivo con passi in greco. Pregevole edizione critica (''c'est le texte de Lambin corrigé par Schott'', cfr. Graesse II, 270) di questa celebre opera storica di Cornelio Nepote (per molti secoli attribuita ad Emiliano Probo). "Sono 22 biografie scritte per narrare la vita dei maggiori condottieri stranieri, ai quali dovevano contrapporsi i condottieri romani...; comprende diciannove personaggi greci (tra li altri Milziade, Temistocle, Aristide, Pausania, Alcibiade, Epaminonda, Argesilao), uno persiano (Datame), due cartaginesi (Amilcare ed Annibale). A queste vite è consuetudine far seguire le due uniche superstiti del libro degli storici latini: Catone il censore e Pomp. Attico" (Diz. Bompiani, Opere, VII, p. 843-4). Buon esempl., malgrado lievi fioriture della carta; antica firma di proprietà ''P.Castellanus'' nel margine infer. del titolo.. Graesse II, 270..
In-folio cm. 49,5 X 35,5 pp. 48 nn. stampate su carta rusticus gr. 260 della cartiera Ventura, con le cinque tav. incorniciate in passe-partout f.t. Tutti gli articoli sono stati autografati a matita dagli autori. Legatura in cartonato edit. e tela con ill. a piena pag. in verde. Ottima la conservazione, in costodia edit. La nostra copia è la 11 di 250 tirate. Ottimo stato.
in-4, pp. (16, compr. antip. inc.), 181, (9), leg. coeva p. perg., tass. in pelle con tit. oro al dorso. Stemma papale inc. sul tit., iniz. silogr. Dedica al Card. Benedetto Pamphilj. Con antip. raffig. i Santi Giovanni Battista ed Evangelista e veduta della Basilica Lateranenese e 3 tav. f.t. inc. in rame da Gio. Batt. Sintes (2 raffigurano recto e verso di medaglie papali e la terza, più volte ripieg., riproduce il grande mosaico absidale). Come dice l'avviso al lettore, il vol. abbraccia due lavori: il primo, di Aless. Baldeschi, s'intitola ''Relazione della nave principale della sacr. chiesa papale Lateranense''; il secondo, di Gio. Mario Crescimbeni, ''Ristretto delle cose più notabili, che oggi si veggono ne' portici, nelle navi minori, e traversa, e nella tribuna...''. Interessante e rara monografia storico-artistica. Bell'esempl. a grandi margini (con qualche lieve ingiallitura).. Olschki, Choix, 16385. Lozzi 4159..
Ampia veduta prospettica di Piazza Colonna incisa da Francesco Barbazza su disegno di Francesco Panini. La prospettiva include tutti gli edifici storici che si affacciano sulla piazza: Palazzo Montecitorio e Palazzo Chigi, a destra; sullo sfondo, dove ora sorge palazzo Wedekind, sede della testata giornalistica "Il Tempo", si nota la struttura originaria che il palazzo aveva fin dalla fine del '600, dopo le modifiche volute da papa Innocenzo XII (1691-1700) che donò il Palazzo all’Ospizio Apostolico di San Michele. Con tutta probabilità fino da allora si insediò al primo piano dell’edificio il Monsignore Vicereggente del Vicariato di Roma. A sinistra, palazzo Niccolini, oggi Ferraioli, con accanto la Chiesa di S. Bartolomeo Apostolo. L'incisione fa parte di una serie di 37 vedute che la Calcografia Camerale commissionò a Francesco Panini tra il 1763 e il 1779. Incise da diversi artisti, le tavole circolarono separatamente. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. View of the Piazza Colonna, engraved by Francesco Barbazza after a drawing by Francesco Panini. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
Prima edizione di questa famosa guida di Roma. Un volume (11x16 cm) di (16)-172-(2) carte. Segnatura: 2A-2B? A-X? Y?. Stemma del dedicatario cardinale Giovanni Domenico De Cupis sul frontespizio. Marca tipografica del Blado (Aquila coronata) a carta Y3r. Iniziali xilografiche; carattere corsivo romano. Editore e data indicati alla fine del testo: (Impressum Romae : per Antonium Bladum de Asula in Campo Floræ, in ædibus. D. Ioan. Bap. de Maximis, 1534 vltimo mensis Maij). Minima traccia di tarlo alle prime due carte; una gora alla parte inferiore del volume dalla carta 145. Peraltro belle condizioni, buoni margini e nessuna brunitura. Legatura in piena pergamena morbida, tracce di legacci al dorso, tagli colorati in blu (legatura rifatta con pergamena antica). Rara e importante prima edizione. La seconda edizione, stampata a Lione, venne pubblicata nello stesso anno della prima e fu curata da Rabelais; la terza edizione del 1544 presenta per la prima volta anche illustrazioni.
Sorprendente veduta a volo d'uccello di Roma con cartiglio decorativo con titolo, che mostra la città com'era nel 1550. Sono incluse varie strutture superstiti dell'antica Roma: le mura circostanti, il Pantheon, il Colosseo, l'Arco di Costantino e il Foro Romano. Nell'angolo sinistro in primo piano si possono vedere il Palazzo Papale e l'Obelisco dal circo di Caligola e Nerone. In basso due figure in primo piano e due ampie tabelle con la legenda."E' una copia ridotta della pianta del Camocio (o della precedente di Leon Pitor come sostiene Scaccia Scarafoni) nella quale la città è ritratta a volo d'uccello dal Gianicolo" (cfr. Marigliani p. 152). L’opera è inserita nel Civitates Orbis Terrarum, il primo atlante devoto esclusivamente alle piante e vedute delle principali città del mondo. Il primo volume delle Civitates Orbis Terrarum fu pubblicato a Colonia nel 1572. Il sesto e ultimo volume apparve nel 1617. Questo grande atlante di città – cartografia urbana - curato da Georg Braun e inciso in gran parte da Franz Hogenberg, conteneva 546 prospettive, vedute a volo d'uccello e vedute cartografiche di città di tutto il mondo. Franz Hogenberg realizzò le tavole dei primi quattro volumi e Simon van den Neuwel (Novellanus, attivo dal 1580) quelle dei volumi V e VI. Georg Braun (1541-1622), un ecclesiastico di Colonia, fu il principale redattore dell'opera e fu molto aiutato nel suo progetto dalla vicinanza e dal continuo interesse di Abraham Ortelius, il cui Theatrum Orbis Terrarum del 1570 fu, come raccolta sistematica e completa di mappe di stile uniforme, il primo vero atlante. Le Civitates, in effetti, erano destinate ad accompagnare il Theatrum, come indicato dalla somiglianza dei titoli e dai riferimenti contemporanei sulla natura complementare delle due opere. Tuttavia, le Civitates erano progettate per avere un approccio più popolare, senza dubbio perché la novità di una raccolta di piante e vedute di città rappresentava un'impresa commerciale più rischiosa di un atlante mondiale, per il quale c'erano stati diversi precedenti di successo. Franz Hogenberg (1535-1590) era figlio di un incisore di Monaco che si era stabilito a Malines. Incise la maggior parte delle tavole del Theatrum di Ortelius e la maggior parte di quelle delle Civitates, e potrebbe essere anche indicato come il responsabile dell'origine del progetto. Oltre un centinaio di artisti e cartografi diversi, il più importante dei quali fu l'artista di Anversa Georg Hoefnagel (1542-1600), fornirono i disegni per le tavole delle Civitates. Hoefnagel non solo contribuì alla maggior parte del materiale originale per le città spagnole e italiane, ma rielaborò e modificò anche quello di altri collaboratori. Dopo la morte di Hoefnagel, il figlio Jakob continuò il lavoro per le Civitates. Gli autori della raccolta si proponevano di raffigurare "non icones et typi urbium", cioè non immagini generiche e tipizzate, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": non intendeva alludere o idealizzare, ma rappresentare fedelmente sulla carta, riprodurre esattamente, e in tempo reale, ciò che l'occhio vede, come annunciato nella prefazione al primo volume delle Civitates Orbis Terrarum. Incisione in rame, finemente colorata a mano, lieve gora d'acqua nel margine inferiore destro, piega di carta centrale, per il resto in ottimo stato di conservazione.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", tav. 123; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 52; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" n. 12; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 156. Striking bird's-eye plan of Rome with decorative title cartouche, showing the city as it was c. 1550. Included are various surviving features of ancient Rome: the surrounding walls, the Pantheon, the Coliseum, the Arch of Constantine, and the Forum Romanum. In the left corner in the foreground can be seen the Papal Palace and the Obelisk from the circus of Caligula and Nero. With two figures in the foreground, and two extensive tables of explanations."E' una copia ridotta della pianta del Camocio (o della precedente di Leon Pitor come sostiene Scaccia Scarafoni) nella quale la città è ritratta a volo d'uccello dal Gianicolo" (cfr. Marigliani p. 152). The work is included in the Civitates Orbis Terrarum, the first atlas devoted exclusively to plans and views of the world's major cities. Printed in six volumes between 1572 and 1617 it was so successful and widespread that several editions translated into Latin, German and French were printed. The first volume of the Civitates Orbis Terrarum was published in Cologne in 1572. The sixth and the final volume appeared in 1617. This great city atlas, edited by Georg Braun and largely engraved by Franz Hogenberg, eventually contained 546 prospects, bird-eye views and map views of cities from all over the world. Fransz Hogenberg produced the plates for the first four books, and Simon van den Neuwel (Novellanus, active since 1580) those for volumes V and VI. Georg Braun (1541-1622), a cleric of Cologne, was the principal editor of the work, and was greatly assisted in his project by the close, and continued interest of Abraham Ortelius, whose Theatrum Orbis Terrarum of 1570 was, as a systematic and comprehensive collection of maps of uniform style, the first true atlas. The Civitates, indeed, was intended as a companion for the Theatrum, as indicated by the similarity in the titles and by contemporary references regarding the complementary nature of two works. Nevertheless, the Civitates was designs to be more popular in approach, no doubt because the novelty of a collection of city plans and views represented a more hazardous commercial undertaking than a world atlas, for which there had been a number of successful precedents. Franz Hogenberg (1535-1590) was the son of a Munich engraves who settled in Malines. He engraved most of the plates for Ortelius's Theatrum and the majority of those in the Civitates, and may have been responsible for originating the project. Over a hundred of different artists and cartographers, the most significant of whom was Antwerp artist Georg Hoefnagel (1542-1600), engraved the cooper-plates of the Civitates from drawings. He not only contributed most of the original material for the Spanish and Italian towns but also reworked and modified those of other contributors. After Hoefnagel's death his son Jakob continued the work for the Civitates. The author set out to depict "non icones et typi urbium," that is, not generic and typified images, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": not intended to allude or idealize but to represent faithfully on paper, to reproduce exactly, and in real time, what the eye sees, as announced in the preface to the first volume of Civitates Orbis Terrarum. Etching on copperplate with original hand colour, a light waterstain in the lower right corner, otherwise in good conditions.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", tav. 123; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 52; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" n. 12; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 156.
[Roma-Napoli] (cm.19,8) bella legatura d' amatore in mz. marocchino rosso recente, con nervi e sguardie antiche. -- cc. 4 nn. Stemma papale al frontis, carattere rotondo. Rarissimo, il Census Iccu registra solo 4 copie nelle biblioteche italiane (Biblioteca Universitaria di Bologna). opuscolo molto importante che costituisce un documento ufficiale del Pontificio di Giulio II. Circa il tipografo, l' opera è descritta negli annali del Tinto "Eucarco e Marcello Silber" stampata in società con J. Beplin, E. Nani ed E. Guillery; nonchè dal Barbieri "Tipografi Romani del '500". Lo stemma di Giulio II al frontis, è riprodotto a tav. XII degli Annali del Tinto (Tipo 1). Per notizie biografiche sull' autore napoletano, Corvino Massimo, morto nel 1522 vedi: Minieri-Riccio "Scrittori di Napoli" 1844 p. 109; Tafuri "Istoria.Regno di Napoli" 1744 III 128; Toppi "Biblioteca Napoletana" 1678 p. 212. Bell' esemplare fresco e nitido. * Tinto n° 107; * Barbieri p.49; * Ascarelli "Cinquecentine Romane" p. 78 registra solo l' esemplare della Vaticana e di Londra; Bm. Stc. 201.[f68] Libro
Acquaforte, 1796 circa, in basso didascalia su tre righe separate al centro dallo stemma araldico di Pio VI. “PROSPETTO DELLA GRAN FABBRICA DELL’OSPIZIO APOST.CO DI S. MICHELE IN ROMA ERETTA DALLA S.M. DI PP. INNOCENZO XII IN ASILO ED EDUCAZIONE DE’ PUTTI ORFANI COME/ ALLE L[ETTE]RE =A= PROSEGUITA DAL PONTEFICE CLEMENTE XI A COMODO E SOLLIEVO DELLE VECCHIE E VECCHU INVALIDI CON L’AGGIUNTA DELLA CASA DI CORREZIONE COME ALLE L[ETTE]RE =B=/ PERFEZIONATA POI E COMPITA DALLA MAGNAMINITà E BENEFICENZA DI N.S. PP PIO SESTO FELICEME.TE REG.TE IN RICOVERO E CUSTODIA DELLE ZITELLE ORFANE COME ALLE L[ETTE]RE =C= /LUIGI GAZZOLI PRIMO PRESIDENTE IN DETTO OSPIZIO UMILIA AL TRONO DELLA SANTITà SUA” Firmata sotto l’immagine: “Francesco Pannini disegnò” e “Vincenzo Feoli incise”. Lievissime e sporadiche fioriture, nel complesso ottimo lo stato di conservazione. Incisa da Vincenzo Feoli dal disegno di Francesco Pannini del 1794 realizzato in occasione del completamento degli edifici aggiunti per volere di Pio VI. “L'acquaforte del Feoli descrive con rigore topografico l'ampia veduta, definendo la diversa intensità luminosa della superficie architettonica e dell'acqua del fiume sottostante, mentre il bulino disegna i contorni più mobili e frastagliati della vegetazione, delle imbarcazioni e delle scene di genere che popolano l'immagine (Arrigoni-Bertarelli, 1939, n. 2002; Il Settecento a Roma, 1959, p. 253, n. 1080; Piranesi e la veduta del Settecento a Roma [catal.], Roma 1989, p. 95; un esemplare del Gabinetto comunale delle stampe di Roma, MR 40650, riporta a penna la data 1796)” (Rossella Leone - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 46 (1996), “Vincenzo Feoli”). Nato da un’idea “illuminata” del papa Benedetto Odescalchi, poi ripresa da Innocenzo XII Pignatelli nel 1693, l’Istituto Apostolico del San Michele venne edificato con l’intento di offrire ai poveri e vagabondi, oltre a un tetto, un avviamento professionale che permettesse loro di reinserirsi nella società. Nei trentacinque anni successivi al primo corpo di fabbrica detto “Odescalchi”, l’edificio crebbe fino a raggiungere i due terzi dell’attuale estensione, ma il progetto architettonico venne più volte interrotto e poi ripreso, tanto che il complesso monumentale si concluse soltanto 150 anni dopo la posa della sua prima pietra. Etching, 1796 circa, at bottom caption on three lines separated at center by the heraldic coat of arms of Pius VI. Signed below the image: “Francesco Pannini disegnò” e “Vincenzo Feoli incise”. Inscribed: PROSPETTO DELLA GRAN FABBRICA DELL’OSPIZIO APOST.CO DI S. MICHELE IN ROMA ERETTA DALLA S.M. DI PP. INNOCENZO XII IN ASILO ED EDUCAZIONE DE’ PUTTI ORFANI COME/ ALLE L[ETTE]RE =A= PROSEGUITA DAL PONTEFICE CLEMENTE XI A COMODO E SOLLIEVO DELLE VECCHIE E VECCHU INVALIDI CON L’AGGIUNTA DELLA CASA DI CORREZIONE COME ALLE L[ETTE]RE =B=/ PERFEZIONATA POI E COMPITA DALLA MAGNAMINITà E BENEFICENZA DI N.S. PP PIO SESTO FELICEME.TE REG.TE IN RICOVERO E CUSTODIA DELLE ZITELLE ORFANE COME ALLE L[ETTE]RE =C= /LUIGI GAZZOLI PRIMO PRESIDENTE IN DETTO OSPIZIO UMILIA AL TRONO DELLA SANTITà SUA. Engraved by Vincenzo Feoli after a 1794 drawing by Francesco Pannini made on the occasion of the completion of the buildings added at the behest of Pius VI. Occasional foxing, otherwise in very good condition. “L'acquaforte del Feoli descrive con rigore topografico l'ampia veduta, definendo la diversa intensità luminosa della superficie architettonica e dell'acqua del fiume sottostante, mentre il bulino disegna i contorni più mobili e frastagliati della vegetazione, delle imbarcazioni e delle scene di genere che popolano l'immagine (Arrigoni-Bertarelli, 1939, n. 2002; Il Settecento a Roma, 1959, p. 253, n. 1080; Piranesi e la veduta del Settecento a Roma [catal.], Roma 1989, p. 95; un esemplare del Gabinetto comunale delle stampe di Roma, MR 40650, riporta a penna la data 1796)” (Rossella Leone - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 46 (1996), “Vincenzo Feoli”). According to President de Brosses, a French traveller who visited Rome in 1739, beggars amounted to a quarter of the population; maybe his assessment was not based on accurate research, but certainly pauperism, the state of being poor and relying on charitable assistance for living, was a normal condition for a significant part of the population of Rome. The city attracted poor people from the countryside and the many institutions founded by the popes to tackle pauperism in a way caused its growth. In 1686 Carlo Tommaso Odescalchi, a relative of Pope Innocent XI, felt that a partial solution could be found in teaching a job to the abandoned male children of the poor; he bought a piece of land near Porto di Ripa Grande and by 1689 a building was completed (probably designed by Mattia de' Rossi); it was located in the second from the left of the five identical blocks which make up today's Ospizio di S. Michele. In 1693 Pope Innocent XII bought the charitable institution and commissioned Carlo Fontana to enlarge the existing building; Fontana added another storey to it and built two identical blocks at its sides; a fourth block was completed by 1714. The new complex housed in separate sections also old people and unmarried women. The boys worked in a wool factory, but also a printing press was installed in the premises reserved to them. Fontana built also a large church inside one of the blocks; its bells can be seen from the outside.
51750Roma: Il Nuovo Torcoliere 1974. Ottimo Fine. Acquaforte originale in nero. L'opera faceva parte della cartella Il Trittico comprendente opere di Guccione Guttuso e Morlotti. cm 49x59 Foglio cm 56x76. . Ottimo Fine. Tiratura: 150 X. Guttuso Bellini 1978 Bellini Paolo Guttuso. Opera grafica. Club Amici dell'Arte Editore 1978. Il Nuovo Torcoliere, unknown