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Edizione originale. Rara collezione completa (10 volumi). Esemplari in ottime condizioni con rare e normali abrasioni ai piatti (da segnalare solo fioritura al piatto del X volume). Carte pulite con qualche occasionale fioritura. Rarissima collezione completa di «Novissima» “albo d’arti e lettere” ideato e fondato da Edoardo De Fonseca tra il 1900 – anno in cui diede vita a Milano alla Società Editrice di Novissima - e il 1901, anno di pubblicazione del primo volume di questa bellissima – e unica nel suo genere – rivista dedicata alla letteratura, all’arte e all’illustrazione. Contraddistinta da una grafica curata e riccamente liberty, al suo interno «Novissima» raccoglieva testi e componimenti poetici di autori importanti (tra i molti, De Amicis, Pirandello, Pascoli, D’Annunzio), rubriche di teatro, musica e moda, inserzioni pubblicitarie ma, soprattutto, illustrazioni e tavole stampate su carte di tipo diverso. Bompard, Majani, Terzi, Dudovich, Kienerk sono solo alcuni degli illustratori che De Fonseca chiamò a sé per collaborare stabilmente al periodico annuale e per firmare le copertine, piccoli gioielli d’Art Nouveau. Nel dettaglio, «Novissima» si presentò con la copertina del 1901 - raffigurante una giovane donna tra i rami di ciliegio - firmata da Aleardo Terzi; nel 1902 con l’illustrazione di Antonio Rizzi; nel 1903 con l’elegante creazione dello scultore Edoardo Rubino, a metà tra bassorilievo e cammeo; nel 1904 con la grafica del notissimo cartellonista Marcello Dudovich; nel 1905, il piatto anteriore è affidato ad Augusto Majani, mentre nel 1906 nuovamente ad Aleardo Terzi; nel 1907, in un numero che affronta i temi emersi all’Esposizione Internazionale di Milano dell’anno precedente, la copertina - che ritrae un uomo intento a innaffiare un melograno - è di Duilio Cambellotti; nel 1908 il tema femminile è invece sviluppato da Giovanni Mataloni; nel 1909 è la volta di Alfredo Baruffi, a cui viene affidata anche l’illustrazione dell’intero volume, mentre nel 1910 la pubblicazione si congeda con la copertina di Umberto Bottazzi. Tra i contributi artistici accolti all’interno dei numeri, non si può non segnalare quantomeno la presenza di un’opera di Giacomo Balla nel volume del 1904. Perfettamente in linea con i tempi, l’esperienza di «Novissima» si concluse nel 1910 al mutare del gusto artistico e del clima culturale, rimanendo tuttavia una splendida testimonianza dello spirito a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, così sospeso, onirico e borghesemente languido. 10 voll.
18991181571899 Paris, Pour les Cent bibliophiles, 1899, 1 volume in-quarto de 205x275 mm environ, 423 pages , XXVII pages (Pièces condamnées), (3) ff. (carton),complet du frontispice et des 6 planches hors-texte, contient la note pour le relieur ainsi que le courrier d'expédition de la Société des Cent Bibliophiles reliés in-fine. Tirage à 115 exemplaires numérotés (n°66, nominatif). Reliure signée de Carayon, demi maroquin rouge à coins, plats marbrés, gardes marbrées, couvertures et dos d'origine, grainés, conservés. Des épidermures sur le cuir, quelques feuillets très légèrement salis en leur marge (poussière), de rares feuillets brunis en fin de volume néanmoins bon état, bel exemplaire.
Deux lettres de Jean Paulhan et quatre résponses de Georges Braque présentées par Castor Seibel. Deux lithographies de Georges Braque présentées par Fernand Mourlot / Due lettere di Jean Paulhan e quattro risposte di Georges Braque (riproduzione delle lettere autografe). Testo di presentazione di Castor Seibel. Alcune illustrazioni a colori. 2 litografie originali di George Braque, una in bianco e nero ("Essai: pemier lavis") e una in bianco, nero e marrone ("Epreuve avec le bistre"), firmate su lastra e numerate a matita, presentate da un testo di Fernand Mourlot ("Fernand Mourlot présente deux états inédits d'une lithographie de Georges Braque"). Misura del foglio e della litografia: cm 31x23,5 Esemplare n° 156/230. Stampato su carta vélin d'Arches, presso l'Atelier Bordas. La tipografia è dell'Atelier Mérat. 4to (cm 30,5x25) . pp. 42. . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 230 esemplari numerati (Original edition of 230 numbered copies). . Il volume presenta due prove inedite di una litografia originale di George Braque, "Profil de femme".
"In-8°, 84cc, legatura in pergamena coeva, titolo manoscritto al dorso, bella incisione su legno dell’aquila imperiale al frontespizio. Buone condizioni. La prima apparizione in stampa di questi tre autori (a cura di Francesco Amadi): Brocardo, Delfino e Molza, e quindi la prima edizione del celebre poema di Molza La nimpha tiberina. Antonio Brocardo, figlio del celebre filosofo Marino Brocardo, nacque a Venezia all'inizio del Cinquecento e studiò poesia sotto Gabriel Trifone. Fu amico di Sperone che lo introdusse nel suo Dialogo della Rettorica e allude anche a un sonetto (mai pubblicato) in lode alle cortigiane nei suoi Amori. Commettendo l'enorme errore di tentare di screditare le opere di Bembo, allora tenuto in grande rispetto a Venezia e Padova, morì di crepacuore nel 1531, provocato dai selvaggi attacchi a lui, sostenendo Pietro Aretino di essere il capobanda. Molza, invece, fu celebrato dall'intera intellighenzia romana della prima metà del Cinquecento. Nato a Modena nel 1489 si trasferì presto a Roma dove la sua poesia sembra aver avuto un successo maggiore delle sue relazioni amorose, una delle quali quasi finì con la morte da un pretendente rivale e lo fece diseredare dal padre. Dal 1529 al 1535 fu alla corte del cardinale Ippolito de 'Medici e alla sua morte passò a quella del cardinale Alessandro Farnese. Morì nella sua città natale nel 1544. Dice Tiraboschi di lui ""Merita veramente questo onore (l’edizione proposta dal Cardinale Farnese delle opere di Molza nel 1547), in quanto è uno dei più dotti poeti in rima di questo secolo, e all'eleganza dello stile lega la nobiltà dei pensieri e di immagini ""Census B3755; non in Adams; NUC individua le copie a Columbia e Yale; RLIN aggiunge Michigan, Harvard e Folger; nessuna ulteriore copia individuata da OCLC. In-8°, 84cc, contemporary vellum binding, fine woodcut imperial arms on title-page. Good copy. The first appearance in print of these three authors (edited by Francesco Amadi): Brocardo, Delfino and Molza, and therefore the first edition of Molza’s celebrated poem La nimpha tiberina. Antonio Brocardo, the son of the celebrated philosopher Marino Brocardo, was born in Venice at thebeginning of the sixteenth century and studied poetry with Gabriel Trifone. He was a friend of Sperone who introduced him in his Dialogo dell Rettorica and also alludes to a sonnet (never published) in praise of courtesans in his Amori. Making the enormous mistake of trying to discredit the works of Bembo, then held in great respect in Venice and Padua, he died of a broken heart in 1531, brought about by the savage attacks on him, Pietro Aretino claiming to be the ringleader. Molza, on the other hand, was lionised by the entire Roman intelligentsia of the first half of the sixteenth century. Born in Modena im 1489 he soon moved to Rome where his poetry seems to have been a greater success than his love affairs, one of which almost ended in his death from a rival suitor and caused him to be disinherited by his father. From 1529 to 1535 he was in the court of Cardinal Ippolito de’ Medici and after his death he passed to that of Cardinal Alessandro Farnese. He died in his hometown in1544. Tiraboschi says of him “He truly deserves this honour (Cardinal Farnese’s proposed edition of Molza’s works in 1547), as he is one of the most learned rhyming poet of this century, and to elegance of the style he links the nobleness of thoughts and vividness of images” Censimento B3755; not in Adams; NUC locates the copies at Columbia and Yale; RLIN adds Michigan, Harvard and Folger; no furter copy located by OCLC."
1890bf4127Dessin original 1890 Crayon sur papier, environ 14,5 x 8,8 cm. Non signé, daté 'Café Procope, 13 9bre 90'. Sous un très joli cadre moderne, avec dorure et arabesques. Dessin publié (pl. XII) dans 'Verlaine' de Francis Carco. 'À en croire certains de ses amis intimes, en particulier le chansonnier et dessinateur Cazals, le café était pour Verlaine au moins autant un lieu social qu'une occasion de boire. Il ne s'empressait pas, racontent-ils, de vider les consommations lesquelles venaient d'être servies. Au contraire l'absinthe versée à l'heure de l'apéritif restait longtemps dans le verre...' (A. Buisine 'Verlaine, histoire d'un corps', p. 90) Provenance : Giraud-Badin ; Vrain (Cat. Paul Verlaine, 1994, n°30) Réf. : Ruchon 'Verlaine, documents iconographiques', LXXVI et p. 236. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
193132363Exemplaire René Char, avec une lettre de Joë Bousquet, imprimé en partie en vert Paris, Éditions Surréalistes, (30 juillet) 1931. 1 vol. (225 x 280 mm) de 33 p., [2] et 2 f. Broché. Edition originale. Tirage unique a 100 exemplaires sur papier Vidalon dont 5 exemplaires de tête imprimés en vert. Précieux exemplaire d'essai avec le cahier central imprimé en vert, conservé par René Char avec une lettre autographe de Joë Bousquet qui vient de lire le receuil et lui exprime toute son admiration (1 p. en 1 f., adressée à l'adresse parisienne de Char, 35 rue Marbeuf, enveloppe conservée).
193431620Exemplaire Georges Bataille : la plus ancienne dédicace connue de l'un à l'autre. Paris, Éditions Surréalistes, (20 juillet) 1934. 1 vol. (140 x 190 mm) de 142 p. et [1] f. Broché. Édition originale. Envoi signé : «à Georges Bataille “ Le rêveur embaumé sans sa camisole de force” R. Char». Bandeau éditeur et prière d'insérer conservés - rédigé par Tristan Tzara.
194529120Envoi signé au couple Zervos Paris, Gallimard, (24 février) 1945. 1 vol. (185 x 230 mm) de 90 p. et [1] f. Broché. Édition originale. Un des 1 000 exemplaires sur châtaignier (n° 387). Envoi signé : « à Yvonne et à Christian Zervos, dont la Rencontre et l’amitié ajoutent une page à ce livre et un sens à son titre. De tout coeur leur ami. René Char ».
46400139, Madrid, Victoriano Suarez, 1906; in-8, cart. bradel beige, ent. non rog., couv. illustrée, étui. (Rel. postérieure) XXII pp., 1 f. portrait en frontispice, 1 f.n.ch. vocabulario, 346 pp., 1 f. achevé d'imprimer ( 22 mai 1906 par Ricardo Fé), 1 f. publicité pour une édition du Quichotte, 1 f. volant d'errata sur papier rose. EDITION ORIGINALE rare. C'est le premier et le plus célèbre livre du poète péruvien J.S. Chocano ( 1875-1934). Hommage à l'Amérique latine, à ses paysages, ses volcans, fleuves, forêts, à sa faune et à sa flore, aux mœurs des indigènes, aux trésors des Incas, etc. Le recueil est dédié au roi Alphonse XIII d'Espagne. Préface de Miguel de Unamuno. PREMIER LIVRE ILLUSTRÉ PAR JUAN GRIS. 69 compositions dont 1 à pleine page, 2 illustr. de couverture. Cette illustrations est particulièrement intéressante, car bien que très influencée par l'Art nouveau elle préfigure déjà certaines tendances cubistes. En 1906 Juan Gris a 19 ans. Après la publication de ce livre, la même année, il quittera l'Espagne pour Paris. Exemplaire non coupé, avec le très rare f. d'errata.
Libro d'artista composto da una poesia inedita di Mario Diacono intitolata ''1950'' e interventi pittorici originali a mano, su 14 pagine, inclusa la copertina di Piero Varroni Stampato a mano con torchio litografico a stella E. Brisset in caratteri Bodoni su carta a tino Alcantara da 300 gr. Folio (cm 50x35). pp. 20. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 21 es. numerati e firmati. .
Libro d'artista composto da 12 testi poetici inediti di Mario Diacono e 12 tavole originali di Piero Varroni realizzate con pastelli ad olio Stampato su carta Arches da 185 gr. Copertina e cofanetto dipinti a mano da Piero Varroni. 4to (cm 36x26). . . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 12+3 es. numerati e firmati. .
22510S.l., s.n.1930. In-4, 57 pp., maorquin vert de Marot-Rodde mosaïqué de maroquin gris clair et orné de filets dorés au premier plat, dos long, important encadrement intérieur orné de même et d'un filet au palladium, doublure et garde de soie moirée verte, tranches dorées sur témoins, couverture conservée, chemise de demi-maroquin à bande vert orné de 2 filets au palladium doublée de basane grise, étui bordé (dos de la reliure et doublure de l'étui jaunis, une déchirure à cette doublure, quelques petites rousseurs, petits frottements et un accident à l'étui).
18890035411889 Paris, Vanier, 1889. In-8 (151 X 199 mm) maroquin havane, dos cinq nerfs, auteur et titre dorés, date en queue, coiffes et coupes filetées, bordure intérieure ornée de roulettes et filets dorés, plats et dos de la couverture conservés, tranches dorées sur témoins, étui (Huser); (1) f. blanc, frontispice, 97 pages, (1) f. d’achevé d’imprimer, (1) f. blanc. Infimes traces de frottements sur les plats.
Edizione originale illustrata da Giacomo Manzù con sette litografie originali a piena pagina e sei testatine, stampata sui torchi di Piero Fornasetti su carta a mano delle Papeteries de Rives. Ogni esemplare reca le firme originali di Quasimodo e Manzù Litografie stampate da Piero Fornasetti. Matrici levigate dopo la stampa. Prima edizione di 193 + 7 + XIV f.c. es. numerati e firmati dagli Autori al colophon. Esemplare n. 72. 4to. pp. (4) 58. . Ottimo (Fine). . Prima ed. di 193+7+XIV es. numerati e firmati. . Una poesia già apparsa in ''Letteratura'' nel 1953, una in ''La Fiera Letteraria'' nel 1954 e 5 inedite.
Edizione originale. CON DEDICA Ottimo esemplare, eccezionalmente pulito all’interno e ben conservato anche alla copertina (uniforme brunitura; dorso rinforzato con supporto in carta simile; piccole mancanze a testa e piede) e pregiato da bella dedica autografa dell’autore vergata in grande alla terza pagina: «a G. Perinello | con affetto | Aldo Palazzeschi | Firenze 31 Dicembre 1913». Si tratta probabilmente del compositore Carlo Perinello (1877-1942), che nel 1939 musicò «Tre canzoni su parole di Aldo Palazzeschi». «Caro collega, ho ricevuto con vivissimo piacere i vostri poemi, e, guidato da un infallibile istinto, ne ho intrapresa immediatamente una lettura attentissima. | I vostri poemi mi hanno vivissimamente interessato per tutto ciò che rivelano in voi di non ancora espresso e di sicuramente originale. Vi è — nel vostro volume — [...] un odio formidabile per tutti i sentieri battuti, e uno sforzo, talvolta riuscitissimo, per rivelare in modo assolutamente nuovo un’anima indubbiamente nuova». Così Marinetti, al principio del 1909 (il curatore del carteggio data presuntivamente a maggio), risponde all’invio dei «Poemi» da parte di Palazzeschi: stampato in sole 250 copie a spese dell’autore, sotto le cure fittizie del «Cesare Blanc» che era poi il nome del suo gatto, rappresenta di fatto la raccolta d’inaugurazione della stagione futurista dell’autore, arruolato definitivamente nell’ottobre dello stesso anno e da lì fino al 1914 colonna portante del gruppo dei ‘poeti futuristi’. Impaginato con gusto preraffaelita, ricorda moltissimo nel formato e nella concezione l’opera prima, quei «Cavalli bianchi» tirati in sole cento copie e così acerbi sotto il profilo poetico. Nei «Poemi», invece, c’è già un Palazzeschi piuttosto maturo, apprezzato, tra gli altri, da Marino Moretti («Ci sono delle poesie in questo libro per le quali io vado pazzo addirittura», ) e Corrado Govoni, la cui poetica è mirabilmente sintetizzata nel componimento d’apertura «Chi sono?» (uno dei più antologizzati della storia della letteratura italiana del Novecento): l’autore nega di essere poeta mentre pubblica una raccolta di «Poemi»; nega di essere pittore mentre illustra la suddetta raccolta con un suo disegno; conclude dunque col saltimbanco, aprendo la strada che culminerà nel manifesto futurista del «Controdolore». -- «Sulla copertina naïve, disegnata dallo stesso Palazzeschi, si accampano come in un libro di fiabe tutti gli oggetti del suo surreale repertorio poetico» (Dal Vate al Saltimbanco, p. 187). Echaurren, Futurcollezionismo, p. 21-ss; Gambetti, Preziosi del Novecento, p. 35; Dal Vate al Saltimbanco, p. 187-90 n. 209
Prima edizione commerciale. Esemplare con prestigiosa provenienza attestata da ex libris. Questa edizione è preceduta solo dalla rarissima plaquette per nozze, dallo stesso titolo, pubblicata l’anno precedente con soli ventidue componimenti contro i settantadue qui raccolti. «Il 31 dicembre, il giorno che dedicava sempre ai dolci affetti, compose il terzo sonetto dal titolo Anniversario: “Già li vedevo gli occhi tuoi soavi...” e con esso licenziò proprio allora la nuova edizione di “Myricae” che fu considerata come 2a ma in realtà era la prima. A mezzo gennaio il volumetto, che raggiunse le 157 pagine, fu pubblicato» (Maria Pascoli, p. 319-20). Il libro è aperto dalla prefazione dell’autore, quasi una prosa lirica che amplia e giustifica la dedica a stampa per il padre Ruggero, posta dopo il frontespizio, e che nella terza edizione, considerata definitiva, sarà sostituita dalla prefazione. «Pressoché esaurite le copie venali dell’opuscoletto pel Marcovigi, l’editore Giusti propose a Giovannino di ristamparlo, offrendogli in compenso 60 esemplari della nuova edizione su 300 che ne avrebbe posto in vendita. L’affare era nullo per l’autore, tanto più che l’editore voleva che il volume del libro fosse notevolmente accresciuto. Tuttavia egli accettò e si pose all’opera» (Maria Pascoli, p. 319). Maria Pascoli, Lungo la vita, p. 319-20; Myricae, ed. Nava, pp. cclvii; Gambetti – Vezzosi, Rarità bibliografiche, p. 641.
Rarissima edizione originale. Lievi fioriture al piatto anteriore e restauro professionale al sottile dorso muto, ma ottimo esemplare. Rarissima plaquette stampata su iniziativa di Ermenegildo Pistelli per le nozze Fuochi-Turris. Edizione originale della raccolta di poesie in latino, chiamata «Silvula» sulla scia delle «Selve» di Stazio. Giano Nemorino del titolo era il nome che Pascoli talvolta assumeva nel mandare agli amici le sue poesie latine. Nella dedicatoria a Mario Fuochi, il Pistelli riconosce apertamente il valore di Pascoli nel comporre in latino: «Ora invece hai dei versi e quali versi! [...] il Pascoli è latinista vero e poeta vero; e perciò a lui, che ne scrive di così splendidi italiani, è permesso di far versi anche in latino». Il poeta, all’inizio degli anni ’90, progettava una serie cospicua di «odi-dedica» (Paradisi, p. 46) in latino da inviare ad alcune personalità dell’epoca; ne realizzò però solo nove, di cui cinque, quelle qui presentate, vennero offerte al Pistelli nell’aprile 1984 per essere stampate nell’opuscolo in onore delle nozze dell’amico Mario Fuochi. I testi della plaquette vennero ripubblicati solo a distanza di vent’anni, dopo la morte del poeta, nell’edizione dei «Carmina» uscita per Zanichelli e curata dallo stesso Pistelli, all’interno della sezione «Poematia et Epigrammata». Rarissimo, 1 solo esemplare in Iccu (Biblioteca Marucelliana - Firenze). G. Pascoli, «Carmina», a cura di Ermenegildo Pistelli, Bologna, Zanichelli, 1915
Prima edizione. Ottimo esemplare del tutto genuino (normale uniforme brunitura; principio di distacco alla testa della cerniera anteriore, non destinato a peggiorare; internamente pulito), conservato entro scatola conservativa su misura. Seconda raccolta poetica, molto rara, segue l’esordio «Resine» (1911), in seguito ripudiato dall’autore. Importantissima silloge del Novecento, che incise profondamente sulla poesia dell’entre-deux-guerres, registrando in particolare una notevole influenza nei versi del giovane Montale. Comprende ventinove poesie, di cui poco più di un terzo erano già apparse su periodici: principalmente sulla «Riviera ligure», la rivista che da “house organ” dell’Olio Sasso fu trasformata da Mario Novaro in una delle più importanti sedi di poesia del primo Novecento italiano, e su cui il ventenne Sbarbaro mosse i suoi primi passi letterari nel 1912; ma anche su «La Voce» di Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, con cui collaborava dal 1913, e infine — nello stesso gennaio del 1914 — su «Quartiere latino» di Ugo Tommei. Il volume fu stampato a spese della sorella Clelia e venne definito dall’autore, poco prima di morire, «l’unico libro che ho fatto». Originariamente destinato a chiamarsi «Sottovoce», il titolo definitivo fu scelto da Papini, «ispirato da un concerto del musicista Giannnotto Bastianelli a cui aveva da poco assistito» (Gambetti). Un redazionale di «Lacerba» (2:9, 1° maggio 1914, p. 144) recitava, a ridosso dell’apparizione del libro: «In questi giorni Firenze ha ospitato tre uomini dei quali non parlando i giornali parleremo noi ad uso de’ curiosi futuri. Il primo è stato Camillo Sbarbaro, poeta, ligure, ex allievo dei Salesiani, collaboratore di “Lacerba”, della “Voce” e della “Riviera ligure”, impiegato dell’Ilva, che sta per pubblicare un libriccino piccino piccino di versi umili che chiamerà “Sottovoce” o “Sommessamente” o “Tout bas” o “Grisaglie” o “Pianissimo”. È un omino nient’affatto maestoso che non dimostra né i suoi ventisei anni né l’impegno poetico che forse possiede». -- «Gli anni tra il 1910 e il 1915 vedono il formarsi di quella situazione psicologico-conoscitiva da cui emergono le folgoranti intuizioni di “Pianissimo”. Solitudine, estraniazione, incomunicabilità, indifferenza, prima di diventare motivi poetici, sono il risultato di un’esperienza umana segnata da una violenta crisi esistenziale. Finito il liceo nel 1908, Sbarbaro si trova di fronte una realtà quotidiana che non riesce ad accettare: il soffocante ambiente della provincia, le ristrettezze economiche della famiglia, la lenta decadenza fisica del padre, poi l’impiego non gratificante alla Siderurgica di Savona, gli rendono più critico l’impatto con le responsabilità dell’età adulta» (Astengo). Da questo retroterra esperienziale nascono i versi di «Pianissimo», già maturi, in gran parte ambientati in una Genova spersonalizzata a generica «Città», «verso cui Sbarbaro proverà un sentimento di repulsione unito però alla certezza di aver trovato un adeguato correlativo alla propria aridità» (ibidem). -- «Pianissimo» è stato inserito da Lucio Gambetti nel suo catalogo dei «Preziosi del Novecento», ovvero quei libri che — nonostante la relativa frequenza sul mercato, nei cataloghi degli ultimi trent’anni — hanno mantenuto e ben incrementato il loro alto valore dalla fine del secolo scorso. Angeleri & Costa, Bibliografia degli scritti di Camillo Sbarbaro, pp. 4-ss; Astengo, Camillo Sbarbaro immagini e documenti, nn. 26-32; Gambetti, Preziosi del Novecento, Alai 3, 2017, p. 21
20946Lyon, Cercle lyonnais du livre, 1927. In-4, non paginé, en feuilles, couverture originale illustrée, étui et chemise cartonnés (petits accrocs à l'étui, minuscules rousseurs éparses, pâles décharges).
Con 19 acqueforti originali, firmate a matita, di Safet Zec (da cm 8,8x6,7 a 33x44,5). 5 poesie di Izet Sarajlic, un racconto di Mesa Selimovic e 5 poesie di Abdulah Sidran in italiano e serbo-croato Le incisioni sono state stampate su carta acquaforte da 200 gr. delle cartiere Magnani di Pescia. 4to. pp. 90. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 110 es. numerati. .
193729423Manuscrit autographe signé [Le Cannet], 19 janvier 1937. 1 page en 1 f. (160 x 250 mm), encre noire. Poème autographe signé. Éluard a inscrit la date sous sa signature : « chez René Char le 19-1-37 ».
1949yts37London: Macmillan Publishers Ltd. VG : in very good condition without dust jacket. Teg. 1949. Limited Edition 99/375. Green hardback cloth cover. 220mm x 150mm 9" x 6". ix 275pp; xii 306pp. Both volumes with photogravure frontis plates of Yeats after John S Sargent and Augustus John. Volume I signed by Yeats on the limitation page. Printed on specially made Glastonbury Ivory Toned Antique Laid Paper. The type selected is Fournier. The work was published on November 25 1949. . Macmillan Publishers Ltd hardcover
191281970Chicago: Harriet Monroe 1912-1914. First Editions. Twenty-four 24 octavo issues 19.5cm; original pictorial wrappers; pp.1-2097 Vol.1; pp.1-23020 Vol.2; pp.1-22524 Vol.3; pp.1-25020 Vol.4. Publication sequence as follows; Vol.1 Nos.1-6 October 1912-March 1913; Vol.2 Nos.1-6 April-September 1913; Vol.3 Nos.1-6 October 1913-March 1914; Vol.4 Nos.1-6 April-September 1914. All issues show some of the expected mild creasing and tiny tears to the yapped edges. The six issues in Vol.1 all show some tiny spots to wrappers from oxidized staples with Vol.1 No.2 spine-sunned and showing several small tears; two issues in Vol.2 with 1" tears to wrappers; a few issues in Vol.3 show some tiny streaks to wrappers with Vol.3 No.1 showing a neatly repaired 3.5" tear to front wrapper; a few issues Very Good though on the whole a very fresh Near Fine set many issues with unopened pages. A uniformly attractive set of the first 24 issues of Harriet Monroe's important modernist little magazine. "The first issue of Poetry marks the turning point in American poetry of the twentieth century. What we refer to as "modern poetry" had been given some slight attention in the Chicago Chap-Book. But for the most part young writers were neglected discouraged from experiment by the editorial policies of the commercial press. Harriet Monroe's editorship was at first prompted by a desire to give all poets a hearing.Her courage helped to save the magazine from occasional financial depression." Hoffman The Little Magazine: A History and Bibliography p.241. The contents of these issues include contributions by Ezra Pound William Butler Yeats John Reed Clark Ashton Smith Rabindranath Tagore Hilda Doolittle Witter Bynner William Carlos Williams Vachel Lindsay Amy Lowell Joyce Kilmer D.H. Lawrence Richard Aldington Robert Frost Sarah Teasdale Padraic Colum Carl Sandburg Ford Madox Huefer William Rose Benet and others. 81970. Harriet Monroe unknown
1947022614New York: Weidenfeld & Nicolson 1947 First printing of the first edition. Inscribed and signed by Robert Frost to poet teacher and friend Samuel French: "To Samuel French Morse / from his fellow in the art / Robert Frost / in great hopes for us all." Light rubbing to board ends and faint toning to page margins else book in fine condition; light toning to jacket spine and cover margins trace of shelf wear else dust jacket in fine condition. Among his many lifetime achievements Frost was a four time recipient of the Pulitzer Prize in Poetry. Weidenfeld & Nicolson hardcover
Prima edizione. CON DEDICA Esemplare n. 19/23, in eccellenti condizioni di conservazione, con tutte le tavole numerate e firmate in autografo dall’artista. Rarissima cartella tirata in soli 23 esemplari. Raccoglie cinque «Sibyllae» composte al principio degli anni ottanta (1980-1984), stampandole in zincografia. Le lastre tirate a mano su carta Rosaspina bianco dai Torchi di Elefante Rosso, sono state biffate dopo la stampa.