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Prima edizione. Fioriture diffuse alla copertina, fortunatamente più leggere al piatto superiore; per il resto ottimo esemplare. Rarissima opera prima di Sebastiano Carta: ICCU registra solo cinque esemplari, quello della Centrale di Firenze e gli altri in fondi specialistici (Reggi a Milano, Demichelis a Ravenna, Gramsci e Caetani a Roma), cui OCLC aggiunge le copie del MART di Rovereto e quelle di Yale (le copie dei coniugi Mrinetti) e Getty negli Stati Uniti; mai apparso nel database storico del sito di vendita Maremagnum e quasi mai registrato in cataloghi di vendita. Raccolta di poesie tra modernismo e avanguardia, impaginata in stile molto moderno e particolarmente pregiata da una splendida copertina dell’artista romano di origine russa Giovanni Ketoff, altrimenti noto come «Chetof», «Chetofi» o «Chetoffi», al secolo Ivan Ketov (1916-1968), che espose con i futuristi lungo tutti gli anni trenta fino alle soglie della seconda guerra mondiale. Per «Le case» dell’amico e collega Sebastiano Carta (espongono insieme con Carlo Belli da Bragaglia nel 1934), Ketoff inventa un disegno astratto di chiara derivazione neoplastica ma di impatto costruttivista, che risulta modernissimo anche ai giorni nostri. «La sua attività di futurista è stata ben messa in luce da Claudia Salaris, che lo ha definito “la figura più interessante del futurismo letterario romano degli anni trenta” e che ne ha collocato l’esperienza in ambito futursimultaneista [...] per la sintesi da lui operata tra futurismo ed ermetismo [...]. Marinetti definisce i sui interventi poetici “poesia sintetica, astratta, mosaica”, perché caratterizzata da un “livello minimale di linguaggio, da versi strozzati, interruzioni continue, che suggeriscono l’idea di un montaggio semiautomatico» (Salaris, Futurismo letterario a Roma, in Casa Balla e il futurismo a Roma, 1989)” (Diz. Fut., p. 227). Cammarota, Futurismo, n. 91.1
Forty-three loose pages printed offset in six colors using Staccato screens with UV inks. Essay: Bice Curiger. English translation: Catherine Schelbert. English and German edition Carta Munken Print Cream da 300 gr. Custodia della CPMC, Paris, in cartone riciclato, impresso e stampato a caldo, con immagine incollata al piatto. Graphic design: Three Star Books. Printing: Imprimerie Blanchard, Paris. Cm 43 x 32.5. pp. 43. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 1000 esemplari (Original edition of 1000 copies). . This publication conceived by Maurizio Cattelan is both a book and an artwork. Like Duchamp's "Boîte-en-valise," it is a survey of Cattelan's work. The artist designed the loose pages to fit in a carboard box; the hand-illustrated text and images emphasize the character of an artist's book. Bice Curiger, chief editor of Parkett and curator at Kunsthaus Zurich, has contributed a well-informed essay.Questa pubblicazione ideata da Maurizio Cattelan è sia un libro che un'opera d'arte. Come la "Boîte-en-valise" di Duchamp, è un'indagine sul lavoro di Cattelan. L'artista ha disegnato le tavole sciolte per adattarle a una scatola di cartone; il testo e le immagini illustrate a mano ne fanno un libro d'artista. Bice Curiger, redattore capo di Parkett e curatore del Kunsthaus di Zurigo, ha contribuito con un saggio ben informato.
196331622«mon exemplaire des Busclats» Paris, Corti, (15 septembre) 1963. 1 vol. (140 x 210 mm) de 151 p. et [1] f. Broché. Un des 26 premiers exemplaires sur Marais, celui de René Char qu'il l'a justifié à l'encre noire : «mon exemplaire des Busclats», (n° 10). Il contient nombre de corrections et variantes de la main du poète.
193732052Exemplaire René Char sur papier teinté Paris, GLM, (15 décembre) 1937. 1 vol. (190 x 250 mm) de [36] p. Broché, sous couverture orange. Édition originale. Illustrée de 5 pointes sèches de Valentine Hugo. Un des quelques exemplaires hors commerce sur papier teinté, justifié et signé par le poète «exemplaire d'auteur».
Edizione originale, tiratura di testa. Eccellente esemplare, il numero 3 nella tiratura di testa delle prime 25 copie numerate in numeri arabi, stampate su «vergè pelure de mûrier d’Annam» e con una suite aggiuntiva delle due litografie virate in nero e sanguigna. Poema composto in alessandrini classici, ornato da due belle litografie dell’autore. La tiratura comune di 450 esemplari è in carta diversa e senza la suite.
Prima edzione. Esemplare 29 di soli 30 numerati da 1 a 30, in stato di nuovo. Splendido libro d’artista realizzato in sole 41 copie variamente numerate (una prova per l’archivio della stamperia, dieci I-X con due grafiche originali e trenta 1-30). Raccolta inedita di poesie di Osvaldo Coluccino, poeta e compositore nato nel 1963. Accompagnano i versi due scritti in prosa, «Un dinamismo percettivo», del poeta, e «Sfogliare» dell’artista Franco Guerzoni che compone cinque grafiche e la copertina, combinando tecniche calcografiche con la stampa litografica.
Libro d'artista composta da una poesia di Roberto Didier e interventi pittorici originali di Piero Varroni realizzati a mano a china e acrilico Stampato su carta Alcantara da 160 gr. per le pagine interne e 300 gr. per la copertina. Composto e ideato da Piero Varroni. 8vo (cm 25x18). pp. 14. . Perfetto (Mint). . Edizione originale di 21+VI es. numerati e firmati. .
19472041[Paris, Librairie Les Nourritures terrestres, 1947]. In-folio (335 x 260 mm), en feuilles, couverture rempliée illustrée d'une vignette gravée, chemise titrée or au dos et étui de l'éditeur. 31 EAUX-FORTES EN NOIR HORS-TEXTE ET UN FRONTISPICE EN COULEURS GRAVÉS PAR OSCAR DOMINGUEZ. Le texte manuscrit de Paul Éluard est reproduit en héliogravure par Roger Lacourière qui a assuré l'entière impression de l'ouvrage. Très bel exemplaire, sans rousseurs, de ce très beau livre gravé.
196161478Illustrations originales de Henry d'Anty, préface de Jean Cassou, un des 30 exemplaires sur Rives B.F.K. numérotés de I à XXX (n° V) comprenant 8 planches refusées, tirage total à 91 exemplaires, avec frontispice d'André Verdet (numéroté 29/100 et signé par l'artiste), traduction des Editions Gallimard, 1 vol. in-folio en feuilles sous couv. rempliée, chemise cartonnée demi-toile et étui pleine toile noire, Editions R. Gastaud, Grenoble, 1961, avec frontispice, 8 planches et 8 planches refusées
Illustrations originales de Henry d'Anty, préface de Jean Cassou, un des 30 exemplaires sur Rives B.F.K. numérotés de I à XXX (n° V) comprenant 8 planches refusées, tirage total à 91 exemplaires, avec frontispice d'André Verdet (numéroté 29/100 et signé par l'artiste), traduction des Editions Gallimard, 1 vol. in-folio en feuilles sous couv. rempliée, chemise cartonnée demi-toile et étui pleine toile noire, Editions R. Gastaud, Grenoble, 1961, avec frontispice, 8 planches et 8 planches refusées Exemplaire bien complet des 16 gouaches par Henry d'Anty et du frontispice d'André Verdet. Etat très satisfaisant (étui et chemise frottés avec rouss., bon état par ailleurs). Français
In-8°; pp. (16), 470, (40), con note manoscritte nel testo, e una carta manoscritta prima del frontespizio, una vignetta incisa su legno al frontespizio, tre nel testo (un è la ripetizione della prima); marca tipografica all’ultima pagina; legatura in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Contiene, in versi, un ritratto di S. Francesco, un ritratto dell’istesso stimmatizzato, una canzone, alcuni sonetti, i venti canti della Vita del Santo, e nelle ultime 40 pp. “Apparitioni e miracoli di S. Francesco dopo la sua morte”, Della corda di S. Franscesco, la Regola. Genova imperia liguria san francesco assisi santi saint agiografia poesia poems franciscan miracoli miracle porto maurizio
Edizione originale. Esemplare brunito alle carte e alla copertina (particolarmente al dorso, che reca qualche segno del tempo e piccole mancanze alle cerniere); per il resto in buone condizioni. Rara opera prima tirata in soli 350 esemplari non numerati, dichiarati al colophon. Uno degli esordi eccezionali degli anni trenta italiani, che vedono fiorire «le opere prime e fondamentali, quelle che segnano la nascita di un poeta e gli imprimono indelebilmente i caratteri» — per usare le belle parole di Donato Valli (L’onore del Salento, p. 103). Oltre ai primi tre libri di Gatto — osserva sempre Valli — nello svolgersi del decennio 1930-1940 escono altrettante opere prime di Salvatore Quasimodo e Leonardo Sinisgalli, ma anche «La barca» di Mario Luzi: il nucleo forte della generazione che traghetterà la lirica italiana oltre la metà del secolo, nel secondo Novecento. Alfonso Gatto pubblica «Isola» a soli ventitré anni, grazie al decisivo sostegno economico del padre dell’amico coetaneo Carlo Muscetta (come ha ricordato lo stesso critico nel memoir «L’erranza», Catania 1992): Angelo Muscetta, che conduceva ad Avellino una florida attività commerciale, procurò dunque gli accordi con la tipografia Pergola, mentre la Libreria del 900 diretta da Ugo Arcuno e Salvatore Mastellone — luogo di ritrovo della più vivace intellettualità napoletana, dagli artisti circumvisionisti allo scultore Saverio Gatto, zio di Alfonso — prestò il proprio marchio in qualità di editore. «Isola» fu ben accolta sia da Sandro Penna (“L’Italia letteraria”, 12 febbraio 1933) sia da Eugenio Montale (“Pegaso”, maggio 1933): il primo non mancò di notare i numerosi echi letterari, sin troppo avvertibili non ancora ben diluiti com’erano in uno stile personale («sembra grondare d’acqua bevuta a tutte le più giovani sorgenti»); il secondo chiosava salomonicamente come « avv[enga] raramente che un esordiente […] presenti insieme tante virtù e tanti vizi».
Edizione originale. Ottimo esemplare completo del rarissimo foglio di errata corrige, che conta una ventina di voci; pecetta blu stampata in bianco «“Poesia”. Organo del futurismo. Direttore F.T. Marinetti. Via Senato, 2 - Milano» applicata al piede del piatto anteriore; firma d’appartenenza coeva elegantemente vergata al frontespizio («ex libris Attilio Piovano 6. VI. 1910»); dorso e taglio superiore normalmente scoloriti, con una sigla a lapis blu all’angolino alto esterno del piatto superiore. Rara quarta raccolta di Corrado Govoni, opera culminante e insieme terminale della «prima fase», sospesa tra simbolismo crepuscolare e impennate “futuriste”. Impaginata nello stesso formato elegante delle «Fiale», e stampata in una carta simile, di pregio, a spese dell’autore. Alle soglie del 1909, contemporaneamente alla nascita del futurismo, Govoni sceglieva Marinetti come suo editore di riferimento, e gli consegnava anche le rese della produzione precedente (come presto fece anche Aldo Palazzeschi), da quel momento messa in commercio sotto l’egida di «“Poesia” organo del futurismo». «La quarta raccolta di Govoni risistema il repertorio esplorato nei primi libri e anticipa, anche solo attraverso squarci fulminei (come quello, già così pienamente futurista, che occupa la parte centrale di “Amo”), gli sviluppi più innovativi delle raccolte a venire [...]» (F. Targhetta, Corrado Govoni 1903-1907, tesi di dottorato 2008 Uni Padova, p. 5). Cammarota, Futurismo, 249.4 e 249.7
Prima edizione. Esemplare in notevolissima rilegatura moderna d’amatore, fatta realizzare ad hoc per il libro di Gozzano, che conserva i due piatti della copertina originale; in ottime condizioni (minima mancanza all’angolino della copertina anteriore, senza perdite di testo; prime carte appena brunite; ex libris privato rimosso al verso del frontespizio). Forse la più celebre delle raccolte gozzaniane, contiene per la prima volta in libro «La signorina Felicita, ovvero la felicità». «Nasce qui il personaggio destinato, più di ogni altro del suo tempo, a rovesciare la maniera illustre del maggior poeta, il personaggio che diverrà famoso della “Signorina Felicita”, per ora affidato a “L’ipotesi” (autunno 1907) e poi sviluppato e modificato sensibilmente nella “Nuova antologia” del 16 marzo 1909. Può dirsi questo il fulcro della nuova raccolta di versi a cui Gozzano pensa in questi anni, sino a quando la pubblica presso Treves (Milano) nel febbraio 1911, nel volume “I colloqui”, copertina di Leonardo Bistolfi» (Guglielminetti, voce del Dizionario biografico degli italiani, vol. 58, 2002). Il manoscritto era stato consegnato all’editore nel settembre 1910; Gozzano stesso ne aveva realizzate tre copie in manoscritto calligrafico (di sua mano) da affidare ai maggiori critici letterari dell’epoca (Luigi Ambrosini, Giuseppe Antonio Borgese, Francesco Pastonchi): il libro era molto atteso e la data di uscita, fissata con largo anticipo al 3 febbraio 1911, fu poi posticipata per problemi tecnici dell’editore al 27 febbraio — data nella quale il libro apparve contemporaneamente in tutte le librerie italiane, affiancato dalle recensioni sul «Secolo» (Ambrosini) e sulla «Stampa» (Borgese). Pastonchi del «Corriere» non ritenne di pubblicare una recensione, causando le lacrime del suscettibile poeta (De Toma, “Le non godute” e altre note gozzaniane, in: Lettere italiane 37:1: 83-108, pp. 97-100).
Prima edizione. Esemplare stampato ad personam per Piero Malcovati, in ottime condizioni (leggere tracce di sporco al cofanetto, che presenta i tagli fessurati e reataurati, altrimenti privo di particolari difetti da segnalare). Conserva il pergamino protettivo. Firma del presidente dei «Cento amici del libro» Bino Sanminiatelli al colophon. Raccolta di 13 liriche.
Collezione completa in edizione originale. Ottimo stato di conservazione, esemplare con grandi margini. «E veramente io non so qual capriccio mi tocchi ora il cervello di volere con questi fogli ragionare di cose, che dipingano costumi, facciano ritratti della vita umana, e delle usanze del mondo...». Così recita la prefazione di questo celebre periodico, scritto interamente e con eleganza dal Gozzi (1713-1786) sul modello dello “Spectator” di Joseph Addison. L’autore fu poeta e traduttore, ma si segnalò in particolare per la sua attività in ambito editoriale e per la redazione di questa rivista: con una prosa limpida e vivace come poche altre nel Settecento, Gozzi fornì una serie di gustosi quadri della società veneziana, mettendone in luce gli aspetti più variegati, dalla politica al costume, fino alla morale e alla cultura. Si ristampò più volte. Ritratto del Gozzi inciso da Baratti all’antiporta del primo volume; grandi incisioni ai frontespizi dei 12 volumi. 12 voll. in 6 tomi
9 acqueforti originali a colori su fogli sciolti ripiegati di Hsiao Chin (lastre: cm 10,3x7,8 - 13x10; foglio: chiuso cm 13x10 - aperto 13x30). Poesie dell'Artista in italiano e inglese Acqueforti tirate sui torchi di Giorgio Upiglio a Milano. Custodia editoriale in carta vergatina azzurra. Esemplare N. 1. 16mo (Cm 12x10,2). pp. 60 n.n.. . Ottimo (Fine). . Prima edizione di 85 esemplari numerati e firmati dall'Autore (First edition of 85 copies numbered and signed by the author). .
38937Deux plaquettes reliées en un volume in-8 (212 x 135 mm), demi-maroquin vert sapin à coins, dos lisse orné d'un décor de filets en long dorés fermés par un motif rocaille, titre doré dans un compartiment au centre, plats filetés or, couvertures muettes vertes d'origine conservées, exemplaire non rogné (reliure signée Noulhac).
22713Paris, Delloye, 1840. In-8, XIII-389 pp., broché, couverture originale imprimée, chemise de demi-maroquin long grain bleu de Devauchelle, étui bordé (quelques petits frottements, couverture un peu défraîchie, pâles rousseurs éparses).
052895Paris Calmann-Lévy, Editeur 1879 in 8 (20x17,5) 1 volume reliure plein chagrin marron, couverture conservée. 273 pages, petits renforts anciens de transparent sur les marges de la couverture, non rogné. Exemplaire non justifié, imprimé sur papier de Hollande. Envoi autographe signé par Victor Hugo, datée du 27 décembre 1880. Bon exemplaire ( Photographies sur demande / We can send pictures of this book on simple request )
189368116s. d. [circa 1893] | 16 x 22.50 cm | une feuille
19661364PARIS. C. DE ACEVEDO. 1966. GRAND ET FORT IN-4 (33,5 X 43 X 8,5 CENTIMETRES ENVIRON) DE 184 + (10) PAGES, SOUS COUVERTURE BLANCHE REMPLIEE ILLUSTREE D'UNE COMPOSITION DOREE, TITRE IMPRIME EN NOIR, SOUS EMBOITAGE DE L'EDITEUR PLEINE BASANE ORANGE, TITRE DORE AU DOS. PREFACE DE JEAN CASSOU. CHAQUE FABLE EST ILLUSTREE DE 2 LITHOGRAPHIES, UNE A MI-PAGE ET UNE HORS TEXTE, SOIT EN TOUT 40 LITHOGRAPHIES, 20 A MI-PAGE ET 20 HORS TEXTE, PAR YVES ALIX, CALDER, A. M. CASSANDRE, CAVAILLES, CLAVE, MARIANNE CLOUZOT, PAUL COLIN, COUTAUD, SALVADOR DALI, HERMINE DAVID, DUNOYER DE SEGONZAC, VALENTINE HUGO, FELIX LABISSE, JACQUES LAGRANGE, ANDRE MARCHAND, PIGNON, DOM ROBERT, ROHNER, MARC SAINT-SAENS, TOUCHAGUES. PREMIER TIRAGE LIMITE A 440 EXEMPLAIRES NUMEROTES, DONT 41 HORS COMMERCE, UN DES 329 SUR PUR FIL DE LANA, AVEC UNE SUITE DES ILLUSTRATIONS SUR PUR FIL DE LANA, CELUI-CI PORTANT LE NUMERO 320. LA SUITE COMPORTE BIEN LES 40 LITHOGRAPHIES SUPPLEMENTAIRES, 20 A MI-PAGE ET 20 HORS TEXTE. DEFAUTS AU NIVEAU DE L'EMBOITAGE, COMME SOUVENT COMPTE-TENU DU POIDS DE L’OUVRAGE, SINON TRES BEL EXEMPLAIRE, INTERIEUR TRES FRAIS.
027561Paris, Dentu, 1846 0 Deux textes réunis en un volume (180 x 108mm), [2] ff. 220 pp. Reliure en chagrin bleu nuit, dos à nerfs richement orné de caissons fleuronnés dorés, triple filet sur les plats, double filet doré sur les coupes, tranches dorées, roulette dorée les chasses, gardes " OLD DUTCH ", tête dorée, étui (reliure ancienne et étui moderne). (frottis au dos, présence de quelques rousseurs éparses mais néanmoins plus nombreuses sur le portrait et sur un hors-texte). Édition originale tirée à petit nombre, imprimée sur un beau papier fin. Relié à la suite du même : " Farces et Moralités ". Paris, M. Lévy frères, [1848], [2] ff., IV 200 pp. Édition originale tirée à petit nombre. Le premier ouvrage est orné d'un portrait-frontispice et de 4 eaux-fortes originales, tirées en bistre, en hors-texte de Jules BUISSON ; le second ouvrage de 3 eaux-fortes du même artiste. Jules Buisson (1822-1909), illustrateur et caricaturiste qui fut notamment député de l'Aude. Bel exemplaire d'Auguste POULET-MALASSIS avec son ( premier ) ex-libris frappé sur les plats : triangle égalitaire encadrant la devise " PAUCI, BONI, NITIDI " . 3 lignes manuscrites à l'encre en regard du faux-titre sur le second texte. TRÈS RARE.
Prima edizione. Ottimo esemplare a grandi margini nella variante in brossura avorio, stampato su cara pesante (usura perimetrale alla brossura; restauro al dorso; segni d’attenzione a matita viola nel testo). Timbro di possesso «Biblioteca la Ricciardetta» al piatto anteriore e al frontespizio e firma di possesso al piatto anteriore. Rarissimo opuscolo stampato in 50 copie, che reca le fittizie indicazioni editoriali «All’Insegna della Speranza, pei Tipi della Fame». Torna qui preponderante la vicinanza di Lucini agli ultimi, che sembrava essere culminata in «Gian Pietro da Core» con i suoi ideali di ribellione e progresso, ma che in seguito erano parsi affievoliti; riemerge qui invece come reazione sdegnata alla violenza contro i rivoltosi dei moti di Milano (maggio 1898), inserendosi nella poesia di Lucini di quegli anni, che, «risalendo ai grandi modelli di G. Parini e C. Porta, poteva agevolmente essere ricondotta all'interno di una oramai ben definita "linea lombarda", nutrita di concretezza tematica e di partecipazione etico-civile. Lo scopo era quello di cogliere le contraddizioni che si annidavano nella falsa coscienza della società, demistificandone le ipocrisie e i pregiudizi. [...] Prendendo spunto dai moti milanesi del 1898, repressi nel sangue da F. Bava Beccaris, [il «Sermone»] sviluppava un violento discorso antimonarchico» (Giuseppe Zaccaria, «Lucini», voce del «Dizionario biografico degli Italiani», volume 66, 2006). L’opera è significativamente dedicata ad Anna Kuliscioff, che era stata arrestata per sovversione nello stesso 1898. Degni di nota anche i fregi «Bona fide» e «Sine fraude», al piatto anteriore e al frontespizio il primo e al piatto posteriore il secondo: vennero usati altrove da Lucini (ad esempio in «Ai mani gloriosi di Giosuè Carducci», 1907), sempre per libri usciti dalla tipografia Botta di Varazze; la coincidenza spinge a identificare lo stampatore ligure con l’editore di questa rarissima placchetta.
Edizione originale. Esemplare numero 149/300, in più che buone condizioni di conservazione (brunito ai bordi e sul dorso della copertina; uniformemente brunito all’interno). Opera prima tirata in sole 300 copie numerate nella raffinata collezione di poesia dell’appena nato editore modenese Guanda, «prima verifica di un ventenne poeta nutrito di avide e spasmodiche letture: in questo libretto le “Confessioni” di Sant’Agostino possono benissimo incrociarsi con la “Saison en enfer” di Rimbaud e un primo accostamento a Hölderlin convive con una affettuosa lettura di poeti del “Frontespizio”, come Betocchi e Papi» (Verdino, Luzi: L’opera poetica, I Meridiani, p. XIII). Mario Luzi proveniva da studi e letture inconsuete per un poeta: «La mia ambizione era la filosofia. Al liceo spesso marinavo la scuola per andare a leggermi in pace i miei filosofi, specialmente Sant’Agostino di cui il decimo libro delle “Confessioni” doveva poi diventare il mio breviario per tanti aspetti. Fu quello l’unico periodo nel quale frequentai le biblioteche. Lessi allora anche taluni scrittori moderni come Mann (“Disordine e dolore precoce”) e Proust. Soprattutto il “Dedalus” di Joyce mi colpì in pieno petto. Mi accorsi che i veri filosofi del nostro tempo erano alcuni grandi scrittori e la vocazione infantile per la poesia si confortò» (Acrocca, Ritratti su misura di scrittori italiani, Venezia 1960, p. 252). Filosofo e francesista — come dimostrano i primi libri non poetici (“L’opium chrétien”, Guanda 1938, ovvero rielaborazione della tesi di laurea su François Mauriac; “Un’illusione platonica”, Rivoluzione 1941) — fondamentale per Luzi fu l’ambiente fiorentino, approcciato dal lato universitario (Bigongiari, Macrì, Bo,Traverso) prima che da quello delle «Giubbe rosse». L’esordio poetico fu assai tormentato: di una prima, intensa produzione 1934-1935 — i cui autografi, perduti, sono riemersi nel 2001 e pubblicati nel 2003 (ma vedi anche l’edizione della “Barca” con gli autografi, a cura di Petrini, 2005) — Luzi selezionò ventun componimenti da sottoporre all’editore modenese Ugo Guandalini, che — su modello gobettiano — aveva appena fondato una minuta ma assai vivace casa editrice: «Guanda mi risponde con una lettera lusinghiera, dice di aver esclamato il classico: ecco un poeta. E facendo proposte e accettando docilmente controproposte vuol pubblicare. Io sono tormentatissimo esasperato dal fatto che le poesie non sono tutt’e venti ma pochissime solo di mia piena soddisfazione [...] A Guanda non piaceva il titolo La barca, ma io ho insistito su quello. È significativo e appartiene a un oggetto reale senza essere fraseologico e troppo apertamente logico come lo sono anche i migliori e più concreti di questi ultimi anni, “Realtà vince sogno”, “Sentimento del tempo”. Il titolo insomma è lirico, almeno quello» (lettera a Bigongiari, agosto 1935, in Verdino cit., p. 1318). «La barca» venne ben recepito sia dai colleghi già affermati sia dai coetanei (memorabile la recensione del giovane Caproni sul «Popolo di Sicilia» del 29 novembre 1935). A riguardare oggi il catalogo, fu probabilmente il primo titolo in un certo senso epocale pubblicato dall’editore, in quel prototipo di collana poetica — incunabolo della poi celebre «Fenice» — che timidamente affiancava la collezione ammiraglia dei «Problemi d’oggi». Ospitò anche l’esordio di Petroni («Versi e memoria», 1935) e la seconda raccolta di Gatto («Morto ai paesi», 1937).