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Carta geografica tratta dal Mercurio geografico overo Guida Geografica in tutte le parti del Mondo conforme le Tavole Geografiche del Sansone Baudran de Cantelli Data in luce con direttione, e cura di Gio. Giacomo de Rossi nella sua stamperia raccolta di carte edita a Roma tra il 1660 ed il 1730 dalla tipografia De Rossi - la datazione delle carte va dal 1669 al 1715 - la cui prima stesura si deve a Giovanni Giacomo de Rossi. Nel corso degli anni l’atlante fu arricchito da un numero sempre maggiore di carte nelle successive edizioni curate prima da Domenico de Rossi e poi dal figlio Filippo. Il Mercurio Geografico è una raccolta che raccoglie lavori di cartografi quali Michele Antonio Baudrand, Nicolas Sanson, Augustin Lubin, Filippo Titi, Giacomo Ameti, Giovanni Antonio Magini e Innocenzo Mattei e che contempla come "corpus" principale la grande produzione del geografo Giacomo Cantelli da Vignola. Le carte sono finemente copiate ed intagliate dai maggiori incisori dell'epoca tra i quali Falda, Widman, Barbey, Widman, Lhuillier, Donia, Mariotti. Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Bibliografia cfr. R. Almagià, Studi storici di cartografia napoletana, in “Archivio storico per le province napoletane”, 38 (1913), p. 645; A. Bonazzi, Il Mercurio geografico: il gioco e la differenza, in “Giacomo Cantelli: geografo del Serenissimo”, Bologna, 1995, p. 37-44 e 150-152; Bagrow 268; Phillips I 254-255; Shirley BL I, pp. 868-874; Alberghini, Ferrara. La storia di un territorio in una collezione di mappe e vedute dal XV al XX secolo, 2008, p.56. Map taken from Mercurio geografico overo Guida Geografica in tutte le parti del Mondo conforme le Tavole Geografiche del Sansone Baudran de Cantelli Data in luce con direttione, e cura di Gio. Giacomo de Rossi nella sua stamperia collection of maps published in Rome between 1660 and 1730 by the typography De Rossi - the date of the maps goes from 1669 to 1715 - whose first edition is due to Giovanni Giacomo de Rossi. Over the years the atlas was enriched by an increasing number of maps in subsequent editions edited first by Domenico de Rossi and then by his son Filippo. The Mercurio Geografico is a collection that brings together works by cartographers such as Michele Antonio Baudrand, Nicolas Sanson, Augustin Lubin, Filippo Titi, Giacomo Ameti, Giovanni Antonio Magini and Innocenzo Mattei, and which includes as its main "corpus" the great production of the geographer Giacomo Cantelli da Vignola. The maps are finely copied and engraved by the major engravers of the time including Falda, Widman, Barbey, Widman, Lhuillier, Donia, Mariotti. Copper engraving, in good condition. Literature cfr. R. Almagià, Studi storici di cartografia napoletana, in “Archivio storico per le province napoletane”, 38 (1913), p. 645; A. Bonazzi, Il Mercurio geografico: il gioco e la differenza, in “Giacomo Cantelli: geografo del Serenissimo”, Bologna, 1995, p. 37-44 e 150-152; Bagrow 268; Phillips I 254-255; Shirley BL I, pp. 868-874.
Bellissima incisione raffigurante l’occupazione, avvenuto nel 1707, della città. Con la morte di Carlo II e l’estinzione del ramo Asburgo di Spagna, a questi successe Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV, che assunse il nome di Filippo V. Tale successione fu tuttavia rivendicata dall’imperatore Leopoldo I per il proprio figlio arciduca Carlo, quale erede del primo ramo di Casa d’Austria. Di qui la guerra di successione spagnola che, tra il 1707 e il 1734, vide l’occupazione austriaca di Napoli e l’assunzione al trono di Carlo divenuto VI imperatore. Racchiusa entro una cornice ornamentale riccamente decorata e arricchita da un grande cartiglio raffigurante la carta del Regno di Napoli. Tavola tratta dal “Repraesentatio belli, ob successionem in Regno Hispanico….” edito ad Ausburg da Jeremias Wolff circa nel 1720. Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Molto decorativa. Bellissima incisione raffigurante l’occupazione, avvenuto nel 1707, della città. Con la morte di Carlo II e l’estinzione del ramo Asburgo di Spagna, a questi successe Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV, che assunse il nome di Filippo V. Tale successione fu tuttavia rivendicata dall’imperatore Leopoldo I per il proprio figlio arciduca Carlo, quale erede del primo ramo di Casa d’Austria. Di qui la guerra di successione spagnola che, tra il 1707 e il 1734, vide l’occupazione austriaca di Napoli e l’assunzione al trono di Carlo divenuto VI imperatore. Racchiusa entro una cornice ornamentale riccamente decorata e arricchita da un grande cartiglio raffigurante la carta del Regno di Napoli. Tavola tratta dal “Repraesentatio belli, ob successionem in Regno Hispanico….” edito ad Ausburg da Jeremias Wolff circa nel 1720. Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Molto decorativa. G. Pane - V. Valerio, "La città di Napoli tra vedutismo e cartografia", p. 232-233
Carta geografica dell’Italia settentrionale con indicate le località in cui si svolsero i combattimenti della Seconda Guerra di Indipendenza del 1859. Ai lati della mappa vi sono le bandiere italiana e francese con i nomi dei luoghi ove ebbero luogo le battaglie di: Montebello, Palestro Turbigo, Magenta, Marignan (Melegnano) e Solferino. La carta è incorniciata da una serie di 22 piccole vedute di città italiane e francesi: Milano, Verona (2), Padova, Venezia, Ferrara, Napoli (2), Roma (5), Civitavecchia, Firenze (2), Livorno, Nizza Tolone, Marsiglia, Sempione e Lago Maggiore
49659Paris Chez F. Buisson, Libraire 1806 in 8 (21,5x13,5) 3 volumes reliures demi basane fauve de l'époque, dos lisses ornés de faux nerfs dorés, pièces de titre et de tomaison de cuir noir, petite restauration ancienne au dos en queue du tome 2, mors du plat supérieur du tome 3 faible. Tome 1: 358 pages, la carte manque ("Carte de la Capitainerie Générale de Caracas"). Tome 2: 469 pages. Tome 3: 362 pages avec 3 plans pliés (1°/ Plan de ville de Caracas, 2°/ Plan du Port de la Goayre, 3°/ Plan de la Rade et de la ville de Porto Cabello). François Raymond Depons, 1751-1812. Edition originale, avec 3 plans gravés hors texte, la carte de la Capitainerie Générale de Caracas manque. Bon exemplaire ( Photographies sur demande / We can send pictures of this book on simple request )
Carta dell’Italia settentrionale che ripropone il modello del Sanson, anche se rispetto a questa è ridotta nelle dimensioni e semplificata nei particolari.Bibliografia: Colombo-Rondanini-GRSD, p. 40; Tooley 1979, p. 184; Davoli, Sanfelici, Zanasi, p. 62, n. 19
In-24 gr. (mm. 136x77), p. pergamena coeva, pp. 126,(4), vignetta inc. al frontespizio, molto ben illustrato nel t. da 100 deliziose composizioni xilografate, una per ogni favola. Rara edizione (non citata dalle principali bibliografie) di questa opera postuma che vide la luce per la prima volta nel 1563. Cfr. Choix de Olschki,VIII, pp. 3674/75 e Brunet,II,1160, per le numer. ediz del Cinque e del Settecento. Pagg. con lievi ingialliture, altrimenti esemplare ben conservato. "Gabriele Faerno (1510-1561), notaio e letterato.. Raccogliendo materiale favolistico soprattutto da Esopo, ma anche da altri autori antichi e moderni, il F. scrisse un testo “Fabulae centum..” che conobbe una grande fortuna editoriale, e che venne tradotto in francese da C. Perrault". Così Diz. Biograf. Italiano,XLIV, p. 146-47.
242915Paris, Magimel, an IX - 1800 2 parties en un fort vol. in-4, [4] ff. n. ch., XXXII pp., 103 pp. (avec interversion typographique des f. 59-60 et du f. 61-62), 502 pp., avec 6 grands tableaux dépliants hors texte, une carte, broché sous couverture d'attente de papier bleuté, non coupé. Dos un peu défraîchi, petit travail de ver en marge intérieur n'altérant pas la lecture, carte détachée.
In-8 p. (mm. 215x130), mz. pelle mod., filetti e tit. oro al dorso, piatti in cartonato coevo, VIII,76 pp.num., 2 cc.nn. (una con “Edizione protetta dalla legge 19 fiorile anno IX” e una c.b.). Vi sono contenuti: "Dei sepolcri", carme di Foscolo, in terza edizione - "I sepolcri", versi di Pindemonte, in seconda edizione - "Sui sepolcri" di Foscolo e di Pindemonte. Epistola di Torti, in prima edizione - Versi del Monti (estratti dal V canto inedito della Mascheroniana), in prima edizione. Cfr. Mazzolà,30 - Ottolini,154: “fu ristampato nel 1823 e 1824” - Manca all’Acchiappati. Restauro al frontespizio per picc. strappo margin., alc. pagine con aloni ma certamente un buon esempl. su carta forte.
In-24 gr. (mm. 147x80), 3 opere in 1 vol., p. pergamena coeva (risg. rifatti), 22 cc.nn., 374 pp.num., 28 cc.nn. (Indice e Lettera del Canonico Agostino Pinchiari all’A.). Uniti, con propri frontespizi, datati 1672 (qui pubblicati per la prima volta): - "Editto del Re’ Christianissimo Luigi XIV contro gli Duelli e Rincontri" /// "Regolamento de’ Signori Marescialli di Francia", toccante le Riparationi d’Offese fra Gentilhuomini per l’esecutione dell’Editto contro Duelli e Rincontri, pp. 80,(2) (numeraz. continua). Il volume, ornato da fregi e grandi capilettera, è illutrato da 8 belle tavole f.t., inc. in rame, con gli stessi motivi allegorici dell’ediz. originale in-4 (Bologna, 1671), e con un emblema xilografato al verso del frontespizio. "Mancano": occhietto, antiporta e ritratto dell’Autore. “Opera morale assai importante sui doveri dei cavalieri, dove il bolognese Gessi (1613-1671) chiama più volte in causa la "Gerusalemme liberata" del Tasso come testo di riferimento per le questioni d’onore e inserisce molte illustrazioni che rappresentano scene del poema”. Così Diz. Biograf. Italiani, LIII, p. 478. Cfr. Gelli,178 per la prima ediz. del 1671 - Praz, p. 348: “with 8 copperplates (should be 10)” - Cat. Piantanida,I,298 (anche la sua copia con 8 tavv.). Esemplare ben conservato.
Carta della Repubblica Cisalpina, coloritura coeva. Primo stato di tre.Bibliografia: Bibliografia: Davoli, Sanfelici, p. 34, n° 10
202297Genève, Jacob Stoer, 1636 2 tomes en un fort vol. in-4, [16] ff. n. ch. (titre, dédicaces, vie de Guichardin, table), 604 pp., [10] ff. n. ch. de table, [554] pp. mal chiffrées 558 (il y a saut de chiffrage de 176 à 181), veau fauve marbré, dos à nerfs cloisonné et fleuronné, pièce de titre, encadrement de double filet à froid sur les plats, tranches rouges (rel. du XVIIIe s.). Mors abîmés, coiffes rognées, des pages roussies parfois fortement.
ITALIA CUM STATIONIBUS ET VIIS PUBLICIS DELINEATA A JACOBO CANTELLI DA VIGNOLA, ECC. AMSTELODAMI EXUDIT F. HALMA, ECC. IN USUM SERENISS. PRINCIPIS BORUSSIAE.Come si ricava dai due titoli, trattasi di una edizione olandese della carta del Cantelli, edita da Francesco Halma ad Amsterdam, e dedicata al Principe Federico Guglielmo. Orientazione normale. Longitudini provenienti dalle isole di Capo Verde. Orografia prospettica. Le strade sono rappresentate con due linee parallele e colorate in rosso; pure in rosso sono i centri principali. Incisore G. Droogenham, Geometra.Carta geografica e postale della penisola, deriva da quella di Giacomo Cantelli ed è edita per la prima volta a Leida da Pieter Vander Aa nel 1700.Sono conosciuti diversi stati della lastra, uno senza il titolo nel cartiglio in alto a destra in olandese (qui presente) ed uno con uno stemma araldico dei principali stati italiani, contenuto sempre nel medesimo cartiglio.Esemplare tratto dall'opera Beschryving van oud en nieuw Rome, di François Jacques Deseine edita ad Amsterdam nel 1704 da Franz Halma.Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. Map of Italy and the islands Corsica, Sicily and Sardinia after G. Cantelli, published by Francois Halma.Published in Beschryving van oud en nieuw Rome, by François Jacques Deseine.Copperplate, very good condition. Borri 178
Delineata sulla scia della più grande veduta di Jeremias Wolff, l’opera offre quaranta riferimenti topografici. Il Leopold, era un modesto incisore ed editore di Augsburg; la sua serie di vedute di città, da cui questa incisione è tratta, venne pubblicata con pochissima tiratura, rendendo quindi le opere particolarmente rare. Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. In the wake of Jeremias Wolff’s bigger view, this work presents many topographical references. Leopold was a modest engraver and publisher in Augsburg; the series of city views, from which this one is taken, has been published in a very limited circulation, which means these works are very rare. Copperplate, in excellent condition. A. Alberghini (a cura di) "Ferrara..." p. 188
Bella veduta incisa all’acquatinta, stampata a colori e ritoccata a mano (mm. 204x300, più grandi margini), disegnata da Federico Lose ed incisa da Carolina Lose (è sotto passe-partout). Fa parte della magnifica serie “24 migliori vedute pittoresche nei monti della Brianza”. “Villa Ciani-Rovaglia, in alto sul poggio, a dominare il singolare paesaggio della costa di Agliate, una delle prime, brevi, ondulazioni del terreno dopo la pianura. Sotto ecco il Lambro.. Tra tutti i disegni, sempre suggestivi, di Federico Lose, questo, dedicato alla Costa d’Agliate, riunisce in sé tutti i caratteri descrittivi del paesaggio brianteo. C’è la grande villa patrizia, sul colle, un campanile aguzzo, c’è il verde diffuso nel bosco e nel sottobosco, c’è l’acqua che appare come elemento indispensabile nel quadro composito e vario del paesaggio brianteo”. Così Rodi “Omaggio alla Brianza”, p. 54. Esemplare ben conservato.
Carta geografica tratta dal L’Italia a cura di Fabio Magini, edito a Bologna nel 1620, tre anni dopo la prematura morte del padre. Composto da un breve testo descrittivo di sole 24 carte, l’opera è corredata di 61 carte geografiche della penisola, e costituisce il primo esempio di atlante italiano. L’opera è per intero di mano del Magini, che iniziò la realizzazione delle carte nel 1594 circa, dando alla luce per prima nel 1595 la carta del territorio di Bologna. Tutte le carte vennero alle stampe quindi prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, successivamente corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Per la realizzazione delle lastre il Magini si servì di due dei più famosi intagliatori dell’epoca: il belga Arnoldo Arnoldi e l’inglese Benjamin Wright. Carta della Sardegna con tre cartigli decorativi e un mostro marino. Realizzata prima del 1605, misura cm 34,3 x 44,5 e, considerando il lato lungo, è in scala di circa 1:736.000, ha i margini graduati ma senza riferimenti numerici e con la suddivisione di 1°, sia per le latitudini sia per le longitudini. Scala di miglia Venti Italiane. L'immagine della Sardegna è tratta da quella disegnata intorno al 1577 dall'ingegnere militare Rocco Cappelino la quale, pur non essendo la migliore in circolazione (soprattutto se confrontata con quella realizzata dal Mercatore), grazie all'avallo datole dal Magini, ebbe un enorme credito e venne diffusa soprattutto dell'editoria francese e olandese. La carta, gradevolmente decorata, contiene tre bei cartigli: in quello in alto a sinistra è contenuta la dedica al Cardinale Alessandro Ottaviano de' Medici. Il titolo si trova nel cartiglio in alto a destra, ornato con motivi vegetali e figure di mostri, secondo il gusto dell'epoca. In basso a sinistra, in un altro cartiglio è inserita la scala grafica. L'interno della carta è rappresentato come un insieme montuoso, nella quale gruppi di mucchi di talpa sono collocati in maniera del tutto arbitraria. I numerosi fiumi sono tracciati con una doppia linea. Le coste sono caratterizzate da profonde insenature e da ampi golfi. Il mare è reso con un fitto tratteggio ondulato di linee bianche alternate e fasci di linee scure. Nella parte in basso a destra è anche un grande mostro marino in procinto di divorare un veliero. Gruppi di puntini indicano le saline. I centri abitati più importanti sono disegnati con piccole vedute prospettiche a volo d'uccello, gli altri con un cerchietto accompagnati dal relativo toponimo. In alto, nel cartiglio a destra, il titolo ISOLA DI SARDEGNA; nel cartiglio a sinistra la dedica e l’imprint editoriale All’ Ill.mo et Rev.mo mio S.r et P[at]ron[us] Col.mo il S.r Card. de Medici. Fabio di Gio. Ant. Magino. In basso a sinistra la scala grafica Scala di miglia Venti Italiane (20 miglia pari a mm 40). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord a sinistra. Graduazione ai margini di 1’ in 1’ ma priva di numerazione. Incisione in rame, bella impressione tratta dalla prima edizione del 1620, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Piloni (1997): pp. 84-85, tav. XXXV. Map taken from L'Italia edited by Fabio Magini, published in Bologna in 1620, three years after the untimely death of his father. Composed of a short descriptive text of only 24 pages, the work is accompanied by 61 maps of the peninsula, and is the first example of an Italian atlas. The work is entirely by the hand of Giovanni Antonio Magini, who began the realization of the maps in 1594 or so; the first dated map (1595) the map of the territory of Bologna. All the maps were printed before 1620, in their provisional drafts, later corrected and updated for the final edition. For the realization of the plates Magini used two of the most famous engravers of the time: the Belgian Arnoldo Arnoldi and the English Benjamin Wright. Copperplate, in good condition. Carta della Sardegna con tre cartigli decorativi e un mostro marino. Realizzata prima del 1605, misura cm 34,3 x 44,5 e, considerando il lato lungo, è in scala di circa 1:736.000, ha i margini graduati ma senza riferimenti numerici e con la suddivisione di 1°, sia per le latitudini sia per le longitudini. Scala di miglia Venti Italiane. L'immagine della Sardegna è tratta da quella disegnata intorno al 1577 dall'ingegnere militare Rocco Cappelino la quale, pur non essendo la migliore in circolazione (soprattutto se confrontata con quella realizzata dal Mercatore), grazie all'avallo datole dal Magini, ebbe un enorme credito e venne diffusa soprattutto dell'editoria francese e olandese. La carta, gradevolmente decorata, contiene tre bei cartigli: in quello in alto a sinistra è contenuta la dedica al Cardinale Alessandro Ottaviano de' Medici. Il titolo si trova nel cartiglio in alto a destra, ornato con motivi vegetali e figure di mostri, secondo il gusto dell'epoca. In basso a sinistra, in un altro cartiglio è inserita la scala grafica. L'interno della carta è rappresentato come un insieme montuoso, nella quale gruppi di mucchi di talpa sono collocati in maniera del tutto arbitraria. I numerosi fiumi sono tracciati con una doppia linea. Le coste sono caratterizzate da profonde insenature e da ampi golfi. Il mare è reso con un fitto tratteggio ondulato di linee bianche alternate e fasci di linee scure. Nella parte in basso a destra è anche un grande mostro marino in procinto di divorare un veliero. Gruppi di puntini indicano le saline. I centri abitati più importanti sono disegnati con piccole vedute prospettiche a volo d'uccello, gli altri con un cerchietto accompagnati dal relativo toponimo. In alto, nel cartiglio a destra, il titolo ISOLA DI SARDEGNA; nel cartiglio a sinistra la dedica e l’imprint editoriale All’ Ill.mo et Rev.mo mio S.r et P[at]ron[us] Col.mo il S.r Card. de Medici. Fabio di Gio. Ant. Magino. In basso a sinistra la scala grafica Scala di miglia Venti Italiane (20 miglia pari a mm 40). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali Septentrio, Meridies, Oriens, Occidens, il nord a sinistra. Graduazione ai margini di 1’ in 1’ ma priva di numerazione. Incisione in rame, bella impressione tratta dalla prima edizione del 1620, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Piloni (1997): pp. 84-85, tav. XXXV.
In-4 p., 4 volumi, lussuosa legatura in tela edit. con borchie in metallo (picc. spacchi alla cuffia del 2° vol.), ai piatti ricche cornici a secco e medaglione in rilievo che raffigura Ludovico il Moro, tagli dorati, pp. XVI,766; XV,646; XI,368; (6),325. L'opera presenta una ricchissima documentazione iconografica di 2.449 illustrazioni in b.n. nel t. e 89 tavole f.t. (di cui 13 in tricromia) per lo più applic. su cartoncino. Importante opera di arte e di storia milanese, cosi' suddivisa: "La vita privata e l'arte a Milano nella seconda meta' del Quattrocento - Bramante e Leonardo - Gli artisti lombardi (ritrattisti, miniatori, scultori in legno, orafi) - Le arti industriali, la letteratura e la musica". "Prima edizione". Cfr. Catalogo Hoepli,767. Esemplare ben conservato.
In-8 gr. (mm. 271x176), mz. pelle coeva con ang., dorso a cordoni con fregi e titolo oro, pp. 878, testo inquadrato in doppio filetto, molto ben illustrato da 10 tavole a piena pag. nel t., disegnate da Focosi e inc. su legno da Ratti, con le cornici decorative eseguite da Fiorentini. Le testate e i capilettera (pure xilografati) che adornano gli "Inni Sacri" sono stati eseguiti su disegni di Focosi, Paolo Riccardi, Salvator Mazza. "Edizione originale" completa della dispensa aggiuntiva, quasi sempre mancante, uscita nel 1860 e contenente: "Marzo 1821" ed il "Proclama di Rimini" (gia' pubblicati nel 1848). Vi sono contenute: l'Adelchi (2a ediz. dell’autore) - il Discorso sulla Storia Longobardica in Italia - il Conte di Carmagnola (2a ediz.) - la “Lettre sur l'unité de temps et de lieu dans la tragédie” (2a ediz.) - del Romanzo Storico.. - il Dialogo dell'Invenzione - la Lettera a Giacinto Carena sulla Lingua Italiana - le Osservazioni sulla Morale Cattolica (2a ediz.) - gli Inni Sacri (3a ediz.) - le Strofe per una Prima Comunione - il Cinque Maggio - Marzo 1821 ed il Proclama di Rimini. Cfr. Parenti "Rarità bibl. dell'800", I,239-246 - Cat. Hoepli,214. Con fiorit. e lievi arross. ma buon esemplare.
La carta viene preparata da Gerard Mercator per il suo Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589) che comprende un frontespizio allegorico e 22 carte geografiche della penisola, dei Balcani e della Grecia. Successivamente le carte sono ristampate nell’Atlantis Pars Altera (1595) pubblicato postumo alla morte del Mercatore, dallo stampatore di Duisburg Albert Buys, sotto la supervisione del figlio Rumold Mercator. Composto da sei parti – pubblicate separatamente tra il 1589 e il 1594 – comprende 107 mappe, tutte tranne la carta del mondo di Rumold, firmate da Gerard Mercator. Le lastre vennero poi acquistate da Jodocus Hondius, che tra il 1606 e il 1630 le utilizzò per il suo Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrandole ed aggiornandole con proprie “nuove” carte. Delle mappe di Mercator sono note anche ristampe curate da Johannes Janssonius. Le edizioni Hondius e Janssonius ebbero un grande successo commerciale e furono stampate in più lingue, con il testo al verso della carta in latino, francese, tedesco e olandese. La carta è incisa con i connotati tipici dell'opera mercatoriana. Le montagne sono allineate in un concetto di area montuosa, non per indicare vere catene o valli, ed hanno una struttura con qualche differenza nella dimensione, ma simile per quanto riguarda la forma, con pendici verticali e cime piatte. Le città sono mostrate attraverso castelli più o meno grandi caratterizzati da tetti slanciati ed aguzzi, simili a cappelli di mago. ESEMPLARE DALLA PRIMA EDIZIONE DI ATLANTIS PARS ALTERA. Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134. The map is prepared by Gerard Mercator for his Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589), which includes an allegorical frontispiece and 22 maps of Italy, the Balkans and Greece. Later, the maps are reprinted in the Atlantis Pars Altera (1595) published posthumously after the death of Mercator, by the Duisburg printer Albert Buys, under the supervision of his son Rumold Mercator. Composed of six parts - published separately between 1589 and 1594 - it includes 107 maps, all except Rumold's map of the world, made by Gerard Mercator. The plates were then purchased by Jodocus Hondius, who between 1606 and 1630 used them for his Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrating and updating them with his own "new" maps. Of Mercator's maps are also known reprints edited by Johannes Janssonius. The Hondius and Janssonius editions had a great commercial success and were printed in several languages, with the text on the back of the map in Latin, French, German and Dutch. The map is engraved with the typical connotations of Mercatorian work. The mountains are aligned in a mountainous area concept, not to indicate true chains or valleys, and have a structure with some differences in size, but similar in shape, with vertical slopes and flat tops. The cities are shown through more or less large castles characterized by slender and pointed roofs, similar to wizard hats. Copper engraving, in good condition. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134
La carta viene preparata da Gerard Mercator per il suo Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589) che comprende un frontespizio allegorico e 22 carte geografiche della penisola, dei Balcani e della Grecia. Successivamente le carte sono ristampate nell’Atlantis Pars Altera (1595) pubblicato postumo alla morte del Mercatore, dallo stampatore di Duisburg Albert Buys, sotto la supervisione del figlio Rumold Mercator. Composto da sei parti – pubblicate separatamente tra il 1589 e il 1594 – comprende 107 mappe, tutte tranne la carta del mondo di Rumold, firmate da Gerard Mercator. Le lastre vennero poi acquistate da Jodocus Hondius, che tra il 1606 e il 1630 le utilizzò per il suo Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrandole ed aggiornandole con proprie “nuove” carte. Delle mappe di Mercator sono note anche ristampe curate da Johannes Janssonius. Le edizioni Hondius e Janssonius ebbero un grande successo commerciale e furono stampate in più lingue, con il testo al verso della carta in latino, francese, tedesco e olandese. La carta è incisa con i connotati tipici dell'opera mercatoriana. Le montagne sono allineate in un concetto di area montuosa, non per indicare vere catene o valli, ed hanno una struttura con qualche differenza nella dimensione, ma simile per quanto riguarda la forma, con pendici verticali e cime piatte. Le città sono mostrate attraverso castelli più o meno grandi caratterizzati da tetti slanciati ed aguzzi, simili a cappelli di mago. ESEMPLARE DALLA PRIMA EDIZIONE DI ATLANTIS PARS ALTERA. Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134. The map is prepared by Gerard Mercator for his Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589), which includes an allegorical frontispiece and 22 maps of Italy, the Balkans and Greece. Later, the maps are reprinted in the Atlantis Pars Altera (1595) published posthumously after the death of Mercator, by the Duisburg printer Albert Buys, under the supervision of his son Rumold Mercator. Composed of six parts - published separately between 1589 and 1594 - it includes 107 maps, all except Rumold's map of the world, made by Gerard Mercator. The plates were then purchased by Jodocus Hondius, who between 1606 and 1630 used them for his Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrating and updating them with his own "new" maps. Of Mercator's maps are also known reprints edited by Johannes Janssonius. The Hondius and Janssonius editions had a great commercial success and were printed in several languages, with the text on the back of the map in Latin, French, German and Dutch. The map is engraved with the typical connotations of Mercatorian work. The mountains are aligned in a mountainous area concept, not to indicate true chains or valleys, and have a structure with some differences in size, but similar in shape, with vertical slopes and flat tops. The cities are shown through more or less large castles characterized by slender and pointed roofs, similar to wizard hats. Copper engraving, in good condition. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134
La carta viene preparata da Gerard Mercator per il suo Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589) che comprende un frontespizio allegorico e 22 carte geografiche della penisola, dei Balcani e della Grecia. Successivamente le carte sono ristampate nell’Atlantis Pars Altera (1595) pubblicato postumo alla morte del Mercatore, dallo stampatore di Duisburg Albert Buys, sotto la supervisione del figlio Rumold Mercator. Composto da sei parti – pubblicate separatamente tra il 1589 e il 1594 – comprende 107 mappe, tutte tranne la carta del mondo di Rumold, firmate da Gerard Mercator. Le lastre vennero poi acquistate da Jodocus Hondius, che tra il 1606 e il 1630 le utilizzò per il suo Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrandole ed aggiornandole con proprie “nuove” carte. Delle mappe di Mercator sono note anche ristampe curate da Johannes Janssonius. Le edizioni Hondius e Janssonius ebbero un grande successo commerciale e furono stampate in più lingue, con il testo al verso della carta in latino, francese, tedesco e olandese. La carta è incisa con i connotati tipici dell'opera mercatoriana. Le montagne sono allineate in un concetto di area montuosa, non per indicare vere catene o valli, ed hanno una struttura con qualche differenza nella dimensione, ma simile per quanto riguarda la forma, con pendici verticali e cime piatte. Le città sono mostrate attraverso castelli più o meno grandi caratterizzati da tetti slanciati ed aguzzi, simili a cappelli di mago. ESEMPLARE DALLA PRIMA EDIZIONE DI ATLANTIS PARS ALTERA. Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134. The map is prepared by Gerard Mercator for his Italia, Sclavoniae et Graeciae tabula geographicae (Duisburg, 1589), which includes an allegorical frontispiece and 22 maps of Italy, the Balkans and Greece. Later, the maps are reprinted in the Atlantis Pars Altera (1595) published posthumously after the death of Mercator, by the Duisburg printer Albert Buys, under the supervision of his son Rumold Mercator. Composed of six parts - published separately between 1589 and 1594 - it includes 107 maps, all except Rumold's map of the world, made by Gerard Mercator. The plates were then purchased by Jodocus Hondius, who between 1606 and 1630 used them for his Atlas Sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi, integrating and updating them with his own "new" maps. Of Mercator's maps are also known reprints edited by Johannes Janssonius. The Hondius and Janssonius editions had a great commercial success and were printed in several languages, with the text on the back of the map in Latin, French, German and Dutch. The map is engraved with the typical connotations of Mercatorian work. The mountains are aligned in a mountainous area concept, not to indicate true chains or valleys, and have a structure with some differences in size, but similar in shape, with vertical slopes and flat tops. The cities are shown through more or less large castles characterized by slender and pointed roofs, similar to wizard hats. Copper engraving, in good condition. Bibliografia cfr. Koeman II Me 11 e Koeman II Me 13A, 1595); Van der Krogt 1:002; J. Keuning, The History of an Atlas, in “Imago Mundi” IV (1947) pp. 37-43; World Encompassed p. 134
Vol. cinque di cui i primi due di testo, pp. VI-1024 con molti dis. n.t. (la numerazione si riferisce alle colonne), tre di tavole, divisi in parte I° 1-21 fibule, 1-113 Italia settentrionale; parte II° e III° Italia centrale da tav. 114-249 e da 250-383. Leg. in mezza tela con angoli e tass. al dorso invertiti quelli del testo e e cartelle per le tavole. Opera di estremo interesse anche se riprodotta, vista la rarità.
180397Paris, Chassériau et Hécart, 1819-1821 5 vol. in-8, 2 cartes dépl., veau fauve, dos lisse recouvert de basane verte et orné, tranches marbrées (rel. de l'époque). Ex-libris Michel Marie de Pomereu. Bon exemplaire.
Carta geografica del Bresciano, per la prima volta pubblicata da Ortelius nel 1590 nel Appendix del Theatrum Orbis Terrarum. La mappa è basata sulla carta di Cristoforo Sorte del 1560. Orientata con il nord sulla sinistra, mostra il Lago di Garda, il Lago d'Iseo, numerosi paesi e fiumi. Carta tratta dal Theatrum Orbis Terrarum e che è considerato il primo vero “atlante” moderno. L’opera fu pubblicata in 7 lingue e 36 edizioni, per il quale – nel 1570 - Ortelius ottenne il privilegio, ovvero una sorta di diritto d'autore che impediva ad altri cartografi di pubblicare i propri lavori. Il Theatrum rappresentava il lavoro più avanzato del lavoro della descrizione cartografica. L’Ortelius vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. Ortelius fu anche il primo a citare le fonti, menzionando i nomi dei cartografi nel “catalogus auctorum”. Dal 1598 al 1612 le edizioni postume del Theatrum furono realizzate dal suo collaboratore Johannes Baptiste Vrients. Incisione in rame, eccellente coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Map of the province of Brescia in northern Italy, based on Christoforo Sorte's map of the region. Oriented with north to the left, the map depicts Lake Garda and Lake Iseo, numerous small towns, and the extensive river system in the region. Map taken from the Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. Ortelius was also the first to cite sources, mentioning the names of cartographers in the "catalogus auctorum". From 1598 to 1612 the posthumous editions of the Theatrum were made by his collaborator Johannes Baptiste Vrients. Copper engraving, contemporary coloring, in good condition. M. Van den Broecke "Ortelius Atlas Maps" (2011), n. 123.
Carta geografica di Piemonte e Liguria tratta dal Theatrum Orbis Terrarum, edizione latina 1584. La carta deriva dal modello di Giacomo Gastaldi. Il Theatrum Orbis Terrarum è considerato il primo vero “atlante” moderno. L’opera fu pubblicata in 7 lingue e 36 edizioni, per il quale – nel 1570 - Ortelius ottenne il privilegio, ovvero una sorta di diritto d'autore che impediva ad altri cartografi di pubblicare i propri lavori. Il Theatrum rappresentava il lavoro più avanzato del lavoro della descrizione cartografica. L’Ortelius vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. Ortelius fu anche il primo a citare le fonti, menzionando i nomi dei cartografi nel “catalogus auctorum”. Dal 1598 al 1612 le edizioni postume del Theatrum furono realizzate dal suo collaboratore Johannes Baptiste Vrients. Incisione in rame, eccellente coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Map of Piedmont, after Giacomo Gastaldi. Latin edition of 1584 of the Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. Ortelius was also the first to cite sources, mentioning the names of cartographers in the "catalogus auctorum". From 1598 to 1612 the posthumous editions of the Theatrum were made by his collaborator Johannes Baptiste Vrients. Copper engraving, contemporary coloring, in good condition. M. Van den Broecke "Ortelius Atlas Maps" (2011), n. 128.
Affascinante carta storica dell'antica Etruria - Tuscia secondo la denominazione romana - pubblicata nel Parergon - l'atlante storico di Abraham Ortelius. La mappa si basa sul lavoro cartografico del Bellarmati, integrato - come di consueto per le carte storiche di Ortelius - con fonti classiche quali Livio, Plinio, Catone, Virgilio e Plutarco.Nel cartiglio a destra, sotto il titolo, è riportata la notizia del privilegio decennale. Nel cartiglio in basso a sinistra, è contenuto un elenco dei siti di incerta localizzazione.Proprio sopra il cartiglio, in corrispondenza di Capraia, Ortelius riporta una citazione curiosa di Claudio Rutilio Namaziano, De reditu Lib. I: "Squalet lucifugis insula plena viris Rutil. lib.1" ovvero "L’isola si presenta squallida, piena di uomini che fuggono la luce". Il verso è il 440 del libro I del De Reditu di Rutilio Namaziano re-soconto del viaggio di ritorno compiuto dal poeta da Roma in Gallia, nel 415 o nel 417 d.C. Il passaggio dinanzi all'isola di Capraia, offre all'autore pagano l'occasione di un attacco sprezzante e velenoso contro i monaci e le loro pratiche ascetiche: l'isola, infatti, dal IV-V sec., era sede di una comunità monastica che si era qui ritirata proprio per la natura selvaggia dell'isola (laddove in Oriente era frequente il ritiro nel deserto). L'ascetismo erano considerati dall'autore, che aveva a cuore le sorti di Roma, come una deplorevole sottrazione ai doveri civili. I monaci, e, in via indiretta, i cristiani, sono dunque definiti "lucifuges" "che fuggono la luce", epiteto che Virgilio usa nelle Georgiche per gli scarafaggi.Anche per altri siti, Ortelius cita espressamente fonti classiche - è il caso dell'isola d'Elba, definita da Virgilio "isola generosa di inesauribili miniere di acciaio" - o ricorda gli eventi memorabili legati al sito, come nel caso di Caprara di Gualdo Tadino, l'antica "Capras", "ubi Totilas interfectus" "dove Totila (re degli Ostrogoti) fu ucciso".Incisione su rame, magnifica coloritura coeva, testo latino al verso, in ottimo stato di conservazione. Esemplare tratto dall'edizione latina del Parergon, del 1584, la PRIMA EDIZIONE dell'atlante a contenere questa carta.La lastra verrà utilizzata per le edizioni pubblicate tra il 1584 e il 1592: a partire dal 1595 sarà sostituita con un'altra lastra (Van den Broecke, Ort 208).Come sottolinea Koeman "... il Parergon deve essere considerato come lavoro personale di Ortelius. Per quest'opera, infatti, diversamente dal Theatrum, non copiò le mappe di altri cartografi, ma ne disegnò lui stesso di nuove ed originali…prese luoghi, regioni e territori delle civiltà classiche illustrandone e spiegandone la storia, una materia molto vicina al suo cuore… La mappe e le lastre del Parergon devono essere valutate come le più importanti incisioni che rappresentano il diffuso interesse per la geografia classica nel XVI secolo". Map of ancient Tuscany, based on Bellarmati's map, supplemented by classical sources including Livy, Pliny, Cato, Virgil and Plutarch. Cartouche middle right: "Cum priuilegio Imperiali et Belgico | ad decennium. | 1584". [With a ten year imperial and Belgian privilege. 1584.] Cartouche lower left: list with names of uncertain locations in two columns.From the 1584 Latin edition of the Parergon by Abraham Ortelius, that is the first edition of atlas in which this map occures. From 1595 onwards a new plate (Van den Broecke Ort 208) appears.Copper engraving, text in Latin on verso, orìginal colors, in very good condition. Map taken from the Parergon, the first historical atlas ever published. It was initially conceived by Ortelius as an appendix to his Theatrum Orbis Terrarum, but given the considerable success of these historical maps it later became an independent work and remained the main source of all similar works throughout the seventeenth century. Koeman wrote: "This atlas of ancient geography must be regarded as a personal work of Ortelius. For this work he did not, as in the Theatrum, copy other people's maps but drew the originals himself... He took many places and regions from the lands of classical civilization to illustrate and clarify their history, a subject very close to his heart... The maps and plates of the Parergon have to be evaluated as the most outstanding engravings depicting the wide-spread interest in classical geography in the 16th century." The Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. Copper engraving, contemporary coloring, in good condition. Koeman/Meurer: 11P, Karrow: 1/156, van der Krogt AN: 7200H:31A.